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Archivio per Psichiatrico

Contagio sistemico


Infezione di metodologie psichiche da invaso, quando la perfezione del contagio diviene sistemica.

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Einstein | VERDE RIVISTA


Su RivistaVerde un piccolo racconto che rende bene il senso di alienato che verso la fine dei ’70 aleggiava nei Floyd, complice la paranoia psichiatrica che Roger Waters stava vivendo in quel momento. Un gioiello minuto davvero, eccovi un estratto:

Io mi guardai intorno, stupita. C’erano tantissime persone a vederli – ma non è questo il punto. Il punto è che erano tutti intenti a riprendere con il telefono. Stavano riprendendo il concerto di una cover band.

Le riprese dei telefoni erano identiche a quelle di quelli che riprendevano il concerto di Roger Waters allo stadio Olimpico anni prima: fumo, luci rosse, triangoli che si muovono sullo sfondo, gente che urla, schitarrate. Allora la teoria della relatività, allora. Allora Roger Waters non esiste. O meglio, il suo essere Roger Waters non dipende da lui come persona, ma dalla posizione dell’osservatore, dall’atteggiamento dell’osservatore e dalla curvatura dello spazio tempo. Voglio dire che in quel momento, partendo esclusivamente dal punto di vista dell’osservatore, non c’era nessun presupposto per negare il fatto che loro fossero i Pink Floyd.
I quesiti che mi posi anni fa, comunque, erano gli stessi.

Il gruppo salutò, dichiarando che la loro formazione esiste dal ’74. Questo significava che loro erano una cover band dei Pink Floyd ufficialmente da pochissimo dopo che esistessero i Pink Floyd. E se loro, ufficiosamente, fossero una cover band dei Pink Floyd da prima dell’esistenza dei Pink Floyd giungendo così alla conclusione che i Pink Floyd non esistano come Pink Floyd ma nascano come cover band dei Pink Floyd?

Pensai anche che la cosa incredibile era che, per la teoria della relatività, non stava cambiando nulla, perché dalla posizione e dalle reazioni degli osservatori (il pubblico) quelli comunque erano i Pink Floyd.

TOHorror Film Fest – Lunedì nero presenta “The Evil Within” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della presentazione di The Evil Within, film di Andrew Getty davvero peculiare.

Protagonista del film è Dennis, ragazzo con problemi cognitivi perseguitato da un mostro che appare nei suoi sogni per spingerlo a compiere violenze sempre più efferate.

Affascinante miscela di horror anni ’80 ed estetica artigianale alla Michel Gondry, The Evil Within ha tutte le credenziali per essere considerato un film maledetto. Tuttavia, al di là della cronaca nera, rimane un’opera visionaria e sentita che affronta con sguardo anticonvenzionale il tema della malattia psichica; a tratti girata in modo stupefacente, piena di invenzioni in grado di resuscitare stilemi horror e surrealisti d’altri tempi, per poi rilanciarli sul tavolo in maniera talmente caotica e personale da oltrepassare agilmente il semplice citazionismo e non somigliare a nient’altro.

Il film verrà proiettato lunedì 9 aprile al festival TOHorror Fillm Fest di Torino. Chi può vada.

Orrore e follia nel genio di Poe – Parte seconda | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la seconda parte di tre del piccolo saggio di Sandro Fossemò dedicato a Poe e alla lettura psicoanalitica delle sue opere.

Secondo Poe, colui che sognava a occhi aperti sviluppava molta fantasia ed era in grado di comprendere la realtà nella sua complessità al prezzo di uno stato di dissociazione visionaria diretta a esprimere una “suprema forma d’intelligenza”. Gli stati di alterazione psichica erano un mezzo per sviluppare fantasia creativa perché permettevano all’inconscio di emergere vertiginosamente nella sfera percettiva. Una caratteristica della percezione geniale consiste nella compenetrazione tra sogno e realtà provocata da stati mentali alterati, forse dovuti a traumi psicologici o all’assunzione di sostanze stupefacenti, in cui avviene la dissociazione dal reale. Carl Gustav Jung (1875-1961) analizza ottimamente il fenomeno in cui l’individuo perde la cognizione della realtà per lasciare spazio all’inconscio.

La forze eruttate dalla psiche collettiva portano confusione e cecità mentale. Una conseguenza della dissoluzione della persona è lo scatenamento della fantasia che, evidentemente, è né più né meno che l’attività specifica della psiche collettiva. Questa irruzione di elementi fantastici introduce violentemente nella coscienza materiali e impulsi della cui esistenza non si aveva alcun sospetto. Si scoprono tutti i tesori del pensiero e del sentimento mitologico. Non è sempre facile resistere a impressioni talmente travolgenti. Questa fase va annoverata tra quelle che rappresentano un vero pericolo nel corso dell’analisi, pericolo da non sottovalutarsi.

Si comprenderà facilmente come questa condizione sia talmente insopportabile che l’individuo desidera porvi termine al più presto possibile, dato che la somiglianza con l’alienazione mentale è finanche troppo stretta. Come è noto, la forma più comune di pazzia , la demenza precoce o schizofrenia, consiste essenzialmente nel fatto che l’inconscio espelle e soppianta, in larga misura, le funzioni della mente cosciente. L’inconscio usurpa le funzioni del reale e vi sostituisce una propria realtà. I pensieri inconsci diventano udibili sotto forma di voci, oppure sono percepiti come illusioni o allucinazioni corporee, ovvero si manifestano sotto forma di giudizi insensati, ma irremovibili, sostenuti in opposizioni alla realtà.

Allorché la persona si dissolve nella psiche collettiva, l’inconscio viene spinto entro la coscienza in un modo simile, ma non identico. L’unica differenza rispetto allo stato di alienazione mentale è che l’inconscio viene portato in superficie mediante l’analisi cosciente; almeno questo è ciò che accade al principio dell’analisi, quando si devono ancora superare forti resistenze di ordine culturale. Più tardi, dopo l’abbattimento di barriere erette nel corso di anni, l’inconscio invade la coscienza spontaneamente e talvolta irrompe nella mente come una fiumana. In questa fase la somiglianza con l’alienazione mentale è strettissima. Però si tratterebbe di vera follia solo se i contenuti dell’inconscio diventassero una realtà che prendesse il posto della realtà cosciente; in altri termini, se il soggetto vi prestasse fede senza riserve.

Solo una mente preparata come quella di Poe era pronta ad accogliere le invasioni dell’inconscio senza crollare completamente nella totale alienazione mentale perché lo scrittore era genialmente in grado di sfruttare la disfunzione percettiva come mezzo conoscitivo della realtà, servendosi dell’analisi razionale della propria fantasia. Di conseguenza, Poe non era uno schizofrenico che aveva completamente perduto il senso del reale, ma piuttosto era un forte visionario, pieno di talento, capace di interpretare coscientemente le proprie visioni. L’analisi junghiana sulla dissociazione della realtà con particolare visioni trova quasi un certo riscontro quando lo scrittore descriveva il suo stato mentale nei momenti in cui “sognava a occhi aperti” nel saggio Marginalia, facendo proprio riferimento in modo impreciso a delle improvvise “fantasie”.

Suoni larvali


Non posso fare altro che esimermi dalle intemperanze psichiatriche e resettare ogni ricordo al livello basico dei suoni larvali in fondo all’oceano.

Orrore e follia nel genio di Poe – Parte prima | HorrorMagazine


Sandro D. Fossemò avvia un’altra indagine sul mondo del Fantastico Horror classico, quello di Edgar Allan Poe, per capirsi. Tema dell’indagine tripartita è Orrore e follia nel genio di Poe, su HorrorMagazine. Uno stralcio, giusto per capire di cosa parliamo:

La psicoanalisi ha scoperto che vi può essere un legame psicologico tra la percezione geniale e la dissociazione mentale presente in modo conflittuale ma creativo nell’artista che nella propria nevrosi soffre di disturbi percettivi. La concezione meccanicistica della psichiatria positivistica ha invece quasi sempre bollato l’anormalità come malattia mentale, negandone così le implicazioni creative che sono profondamente legate al mondo della percezione. Proprio come avviene a quell’ostrica che, grazie a un piccolo difetto della conchiglia, permette a un granello di sabbia di penetrare all’interno fino a generare una perla così avviene per chi ha un disturbo nella percezione della realtà dove la perla diventa l’arte. La psicoanalisi junghiana si presta discretamente a uno studio che lega l’inconscio con l’espressione geniale e nevrotica del visionario americano perché la percezione del mito è direttamente influenzata dall’archetipo. Anche se non mi sogno neanche lontanamente di introdurre un discorso analitico sulla complessa e geniale mente del noto poeta posso comunque provare a immaginare un tracciato psicologico ma solo intuitivo della notevole creatività artistica dello scrittore  e affermare senz’ombra di dubbio che spesso le menti più brillanti sono quelle più sensibili e, in un certo senso, anche le più “devastate” a causa di un singolare modo di percepire la realtà che oltrepassa quella comune per indagare meglio su quella “nascosta”.

Dive – Crosses are Burning | Concrete Jungle | Welcome to Hell IV


Visto ieri sera al Traffic di Roma. Terrific, mi verrebbe da dire, poderoso e granitico, oscuro, psicotico, inossidabile. Da amare oscuramente. Questi sono tra i pezzi che ho più interiorizzato nel tempo, perfetta colonna sonora del romanzo La casa degli invasati, di Shirley Jackson; pensateci, i riverberi industrial-EBM sono perfette dissonanze weird.

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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