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Which is your favorite SubCULTURE? WGT – Trailer DocumentARI


Fatevi una (sub)cultura.

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Immagini del Retrofuturismo | ilcantooscuro


Il bravo Alessio “Galessio” Brugnoli ha redatto un post in cui traccia le differenze tra i vari sottogeneri del Fantastico e soprattutto SF in cui compare il suffisso punk; eccovi questo Bignami della nuova Fantascienza del Duemila e passa: mirabile…

Nel Sandalpunk, che può essere fracassone come un peplum o colto e misurato, rivive, nelle sue contraddizioni, il mito atemporale della classicità e della centralità dell’Uomo, intriso di eroismo etico e di equilibrio tra Natura e Cultura.

Nel Clockpunk, invece, la chiave di lettura dominante è lo stupore dinanzi alle infinite possibilità della tecnica.

Nello Steampunk dominano le contraddizioni del positivismo, con la lotta tra uomo e teknè alienante, che tende a ridurre ogni individuo in alienato meccanismo.

Nel Nouveaupunk – così mi piace definire con un pizzico di civetteria la mia narrativa – vige invece la malinconia di un’epoca che muore nella sensazione della tragedia imminente e ineluttabile contro cui gli uomini, senza speranza di riuscire, sono certi della sconfitta. In cui il sogno del Bello nasconde malamente la consapevolezza di una realtà industriale sempre più aliena dall’umano.

Il Dieselpunk, invece, è la realizzazione delle riflessione di Heidegger e di Severino sulla tecnica, viste come nascondimento e rifiuto dell’Essere, dato che il Reale si identifica in ciò che può essere dominato e utilizzato. E questo vale anche per l’Individuo, non più soggetto, ma oggetto del controllo dello stato totalitario.

E questa disperazione, che però dà sicurezza, è un’ancora in cui aggrapparsi nelle tempeste del Reale e si muta in malinconia, quando tutto è perduto: quando non rimangono che rovine e sogni, aperture al mistero dell’essere, siamo nell’Atompunk, in cui rinasce lo stupore dinanzi alle opere dell’Uomo, lo stesso che nasce osservando quel che rimane del Buran.

Aggiungo: in tutto ciò, il punk delimita l’approccio proprio del Cyberpunk e del Punk con un anarchismo di fondo, in cui la caoticità urbana e la sporcizia sociale danno derive da suburbi.

My way. Il 2 febbraio 1979 moriva Sid Vicious. | Necrologika


Su Necrologika un bel post per ricordare l’anniversario della morte di Sid Vicious, l’indimenticato bassista dei punk Sex Pistols, dipartita avvenuta il 2 febbraio 1979. Ecco dei passi significativi dell’articolo, che è bello:

Il Punk è stato l’ultimo tentativo di rivolta costruito in uno strappo dello Spettacolo. Dentro si è ficcata l’Anarchia, come un chiodo, il ribaltamento del folle, la spilla da balia infilata nel viso, il lucchetto al posto della catenina con il crocifisso, la lametta, la cicatrice, il tatuaggio, il damasco e la pelle, i capelli che sputano sul pettine della borghesia, gli strappi e gli anfibi che sfregiano il vestito del travet. Un’anti-maschera che fa sconcio della maschera. E poi l’uso di ogni sostanza che alteri lo stato di coscienza, e l’alcol e il sesso (ma non quello vitalistico del rock, quello nero del gotico). Il sussulto finale del romanticismo eroico, anglosassone e germanico. Perché i Punk (banale da dirsi, ma vero) sono gli eredi postmoderni di Lord Byron. Maledetti, sì, ma davvero. E chi ci crede fino in fondo sceglie l’autolesionismo autentico, fisico e mentale, come parola che non deve essere compresa, che non vuole comunicare, che si chiude nel cerchio della formula esoterica di chi si maledice da sé, prima che chiunque possa farlo, al suo posto. Protesta politica, anche. Ma soprattutto rivolta dei corpi, per la prima volta sfregiati nell’ostentazione di sé. E la musica è l’unica lingua sonora che quei corpi ammettono, per dirsi, al di là del loro primo segno.

I Sex Pistols sono la Musica, per il Punk. Sono icona. E icona diventano Johnny Rotten e Sid Vicious, cantante e bassista del gruppo. I loro concerti hanno la potenza di quelli rock degli anni Sessanta. Sono eventi, sputo, urlo, bestemmia. Un calcolo che non ha soluzione. Il suono per il suono. Il movimento per il movimento.

CREATURE SIMILI___ I primi dark nella Milano degli anni Ottanta [Parte I] : Storiografia e geografia « Kainowska


Uno sterminato articolo che racconta, tramite la lente milanese, la scena alternative dei primi ’80 in Italia. Su Kainowska.com.

“Dark” è una definizione che esiste solo in Italia. Questa subcultura, che convenzionalmente nasce in Inghilterra alla discoteca Batcave (di cui abbiamo parlato alla fine di questo articolo), è ora universalmente definita goth, con tutte le declinazioni fashioniste degli ultimi anni, cyber goth, gothic Lolita, gothic aristocrat, fetish goth, tribal goth, goth metal, emo, neo folk. Il termine “goth” non è mai stato esportato in Italia, o comunque non ha mai attecchito fuori dalla cerchia degli affiliati alla marea nera. Quando a Milano iniziano a vedersi i primi punk pallidi, poco propensi alla guerriglia, nerovestiti dalla testa ai piedi e reietti, non esiste una definizione per loro. Alcuni di loro si chiamano con orgoglio gothic punk, come i frequentatori della Batcave. Successivamente, nel corso delle relazioni con i punk ortodossi e i centri sociali, verrà fuori la definizione Creature simili. Infine quella sdoganata ai media di dark. Queste sono anche le due anime della prima scena gotica italiana, Creature simili anarchiche da una parte e dark del giro delle discoteche dall’altra, prima fra tutti l’Hysterika. Un altro universo a parte sono i dark di provincia, che si muovono in territori socialmente molto più ostili di Milano.

Fascino arcaico


Le movenze da acconciatura si modellano sul tuo carapace psichico, donando fascino nel senso arcaico del termine.

Libro Illustrato | Punk, Bambini | 06blog


Su 06blog questo post che ha dell’essenziale, perché se non si comprendono le culture o sottoculture che ci sono state prima di noi, non si va da nessuna parte; quindi…

Come spiegare a vostro figlio – e  magari anche a vostra madre se non ci siete ancora riusciti – che quella musica che la maggior parte della gente etichetta come “rumore” è invece la vostra musica preferita? Come far appassionare il vostro piccolo al punk?

La risposta, coppie giovani e meno giovani, sta in questo libro: “What is Punk?”, libro per bambini scritto da Eric  Morse, autore underground e giornalista rock, e illustrato dall’artista californiana Anny Yi.

Avvicinare le nuovissime generazioni alla cultura punk attraverso dei simpatici personaggi in plastilina, per spiegare quei pochi ma intensi anni che hanno totalmente rivoluzionato e stravolto il mondo della musica, ma non solo.

Il libro, edito dalla casa editrice Akashic e adatto per piccoli lettori  – è indicato da 4 anni in su –  spiega il punk raccontato attraverso filastrocche e rime baciate. Dai Clash ai Sex Pistols, dai Ramones a Iggy Pop, questo volume descrive le band e le icone pop che hanno fatto la storia di una delle subculture più ricche del secolo scorso.

Cyberpunk?


Sostentati dalla continua ricezione di info, neoneuroni in selvaggia parata si predispongono all’attitudine punk del modello cibernetico

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