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Archivio per Ray Bradbury

Intervista a Luigi Pachì | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine è disponibile un’intervista a Luigi Pachì, direttore della nuova collana di DelosDigital dedicata al weird: Innsmouth. Eccone uno stralcio:

Innsmouth, come sai, è la cittadina immaginaria lovecraftiana descritta nella storia La maschera di Innsmouth, pubblicata nel 1936, e che offre il suo nome a questa nuova collana dal nome omonimo. Innsmouth, in un certo senso, può considerarsi la capitale del Weird, un genere certamente ad ampio raggio che propone storie che dalla normalità fanno confluire improvvisamente elementi estranianti non riconducibili alla realtà che ci circonda. Con questa nuova collana il lettore passa, da un momento all’altro, da una tranquilla “Comfort zone” a una “Weird zone” molto fosca e talvolta terrificante, o semplicemente straniante … Innsmouth  è sostanzialmente una collana di letteratura Weird, un genere che però è difficilmente catalogabile e che ha come capostipite il solitario di Providence, Howard Phillips Lovecraft. Le storie che Innsmouth propone hanno in sé un elemento soprannaturale, la cui sensazione da parte del lettore viene percepita mentre si inoltra nella narrazione. Racconti intrisi di ignoto, di oscuro, le cui radici lovecraftiane si sono espanse nel tempo grazie a opere di molti altri autori come Franz Kafka, Ray Bradbury, James Ballard, Fritz Leiber, Stephen King o, in chiave ancor più moderna, China Miéville. Ho già raccolto in queste settimane moltissimo materiale e ringrazio gli autori che si sono prodigati a proporre le loro storie Weird.

Sul tema del Weird vorrei provare a ribaltare il paradigma secondo cui, come diceva il buon Giuseppe Lippi, quando non è SF, non è fantasy e non è horror, allora è Weird. Io voglio cercare di vedere invece il weird come una macro area in grado di contenere più generi, tra cui anche i tre appena descritti (so che questa mia visione potrà turbare molti animi). L’importante è che all’interno di una narrazione in cui la normalità del quotidiano viene rappresentato all’interno di un preciso periodo storico o temporale (sia esso del passato, del presente o del futuro), ecco, in quel particolare quotidiano avviene qualcosa di straniante che sfalsa e sorprende non solo il lettore ma anche i personaggi che fanno parte del racconto immersi nella loro realtà. Non a caso se consideriamo storie weird quelle di serie tv cult come Ai confini della realtà, non ci si sorprende nel vedere episodi che possono tranquillamente essere considerati anche puramente fantascientifici.

“The Handmaid’s Tale” e altri capolavori della distopia novecentesca portati sullo schermo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo molto dettagliato, a cura di Gian Filippo Pizzo, sulla distopia, su cosa significa e cosa coinvolge. Da non perdere.

Il capolavoro assoluto, ancora oggi, dell’utopia negativa è 1984 (1949) di George Orwell, che al contrario del precedente ha una trama sviluppata e persino coinvolgente, visto che narra le sventure di Winston Smith, impiegato addetto a correggere i vecchi libri e giornali per adeguarli all’ideologia revisionista della dittatura del “Grande Fratello”, in un’Inghilterra che fa parte di Oceania, uno dei tre blocchi in conflitto tra loro in cui si è divisa la geopolitica dopo una catastrofe atomica, gli altri essendo Eurasia e Estasia. Smith, contrario al regime ma tranquillo, conosce Julia che fa parte di un’organizzazione segreta, diventano amanti e rivoluzionari, si incontrano clandestinamente, vengono scoperti, imprigionati, sottoposti a tortura e, infine, al lavaggio del cervello: usciti di galera si incontreranno per caso in un parco, si confesseranno di essersi traditi a vicenda ma comunque ormai sono diventati sostenitori del “bispensiero” del regime. Indipendentemente che si tratti di un’opera anticomunista, come sostengono alcuni, o semplicemente anti totalitaria, come dice la maggior parte dei critici, 1984 è un apologo contro i regimi, contro la manipolazione del pensiero, la pubblicità  e la falsificazione dei fatti storici, ma non va trascurata la splendida caratterizzazione della psicologia del protagonista, che molti non evidenziano.

Ebbe tre trasposizioni per lo schermo, la prima nel 1954 in un adattamento televisivo BBC di Nigel Kneale (il creatore di Quatermass) che suscitò polemiche e interrogazioni parlamentari perché il contenuto fu giudicato eversivo; segue la trama pur con qualche inserimento non sempre necessario e qualche lungaggine di troppo, ma è ancora oggi fruibile e apprezzabile anche per l’ottima interpretazione di un giovane Peter Cushing (chi sa l’inglese può trovarlo su Youtube). La seconda nel film diretto da Michael Anderson distribuito in Italia come Nel 2000 non sorge il sole (1956), molto fedele al romanzo eccetto che per il finale in cui i due ribelli vengono fucilati, ma con un tono molto cupo che esalta la drammaticità della vicenda in maniera eccessiva e pesante. La versione migliore è la terza, distribuita in Italia come Orwell 1984 proprio nel fatidico anno, con due eccezionali John Hurt e Richard Burton alla sua ultima interpretazione; fedelissima al romanzo sia come trama che come essenza  – per questo il regista Michael Redford fu accusato di mancanza di creatività – ne rende visivamente in ogni scena il disagio esistenziale del protagonista e l’orrore di un futuro totalizzante. Orwell aveva già scritto nel 1945 anche La fattoria degli animali, anche questo portato sugli schermi, una parabola che in quanto tale non mi sembra rientrare appieno nel discorso, come del resto il successivo Il signore delle mosche (1954) di William Golding.

Attengono parzialmente al tema Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury e Arancia meccanica (1962) di Anthony Burgess, parzialmente perché non ci danno un quadro complessivo della società futura: il primo ci dice soltanto che i libri saranno odiati e proibiti, tanto che i pompieri invece di spegnere gli incendi sono preposti a bruciare i libri, provocando la ribellione del pompiere Montag che alla fine si rifugerà in una comunità in cui membri imparano a memoria i capolavori della letteratura per poterli tramandare (lo splendido film omonimo fu girato da François Truffaut nel 1966). Il secondo descrive una Londra in cui i giovani “drughi” si danno impunemente a ogni sorta di nefandezza, compresi stupri e “ultraviolenza”, ma la cura riabilitante cui verrà sottoposto il protagonista Alex lo ridurrà una larva incapace di agire: l’epocale film dallo stesso titolo fu diretto da Stanley Kubrick nel 1971. Solo una breve citazione per Largo! Largo! (1966) di Harry Harrison, da cui è stato tratto nel 1973 il film 2022: i sopravvissuti di Richard Fleischer con Charlton Heston e un commovente Edward G. Robinson, perché si tratta di opere – sia il libro che il film – non particolarmente impegnate ma di intrattenimento: la sovrappopolazione costringe la società a eliminare gli anziani, ma quello che il popolo non sa è che l’alimento base della nutrizione chiamato Soylent Green non è fatto di “soia e lenticchie” ma dai cadaveri degli eliminati…  Quasi stesso discorso per La fuga di Logan (1967) di William F. Nolan e George Clayton Johnson – il film di Michael Anderson e la serie televisiva omonimi sono rispettivamente del 1976 e 1977-78 – dove il limite dell’esistenza è fissato addirittura a soli 21 anni, così Logan diserta da poliziotto e decide di fuggire assieme a coloro che prima cacciava.

Fahrenheit 451: il trailer del telefilm tratto dal capolavoro di Ray Bradbury | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Fahrenheit 451 è il nome della nuova serie Tv di fantascienza dell’emittente televisiva statunitense HBO. Tratto dall’omonimo romanzo del 1953 del grande autore statunitense Ray Bradbury, la serie TV racconterà le avventure del protagonista Guy Montag in una società distopica, dove i libri rappresentano la cosa più pericolosa per lo status quoFahrenheit 451 andrà in onda sull’emittente HBO a partire dal 19 maggio.

Ray Bradbury Shadow Show | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione di Emanuele “Manex” Manco a Ray Bradbury Shadow Show, opera che ho già segnalato pochi giorni fa e che un omaggio a fumetti al grande maestro SF. Un estratt:

Ray Bradbury Shadow Show è la versione italiana della raccolta in un solo volume delle cinque uscite della miniserie Shadow Show: Stories in Celebration of Ray Bradbury, contenente fumetti ispirati all’opera dell’autore de Il popolo dell’autunno, Cronache Marziane e Fahrenheit 451.

Curata da Sam Weller e Mort Castle, l’antologia non propone pedisseque trasposizioni di racconti, bensì delle opere che più che altro ne traggono ispirazione. Il senso è abbastanza chiaro a mio avviso: raccontare delle storie pensate per essere raccontate a fumetti, piuttosto che limitarsi a un passaggio di media. Non che questa non potesse essere una strada percorribile, ma in questo caso se n’è scelta un’altre, anch’essa più che legittima.

Un’idea che si esplica nel raccontare i mondi di Bradbury testimoniandone il lascito con alcuni moderni narratori, che a lui vogliono rendere un tributo.

Ray Bradbury Shadow Show, preso a se stante, è un buon libro di racconti a fumetti, che non fa rimpiangere il tempo speso per la lettura. Se non conoscete Bradbury è l’occasione per schiudere uno scrigno ancora più ampio, ossia andare alla ricerca delle fonti d’ispirazione originali. Potete considerarlo una mappa per intraprendere un viaggio che, ve lo posso assicurare, sarà pieno di soddisfazioni. Se conoscete Bradbury scoprirete con piacere come sia stato un punto di riferimento per scrittori che, pur compiendo un proprio percorso, non dimenticano il loro retaggio.

Molti e prestigiosi gli artisti coinvolti nel progetto; vi bastino due o tre nomi, intanto: Joe Hill (o King, come lo volete chiamare), Neil Gaiman e Harlan Ellison.

Edizioni NPE: Le firme del fumetto mondiale omaggiano Ray Bradbury | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un fumetto dedicato a Ray Bradbury, preparato anche da artisti grafici del calibro di Neil Gaiman ed Eddie Campbell. Qualche info in più:

Contiene 9 storie a fumetti a colori che affrontano tutti i temi cari a Ray Bradbury. Alcune di esse sono adattamenti di sue opere, altre – come la storia scritta da Gaiman – prendono spunto da esse per andare oltre. Il formato cartonato, interamente a colori con sovraccoperta, e i grandi nomi coinvolti per commemorare Bradbury, contribuiscono a conferire pregio a questa edizione pubblicata pubblicata per la prima volta in Italia da Edizioni NPE.

Una conversazione con Ray Bradbury: l’intervista integrale | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Ray Bradbury, grazie ad opere come Fahrenheit 451 (edito in Italia col titolo Gli anni della fenice) e The Martian Chronicles (Cronache marziane), si è affermato nel tempo come uno dei più grandi autori di fantascienza della storia. Oggi vi presentiamo un’intervista del 2008 con Lawrence Bridges, considerata una delle migliori interviste mai fatte all’autore statunitense, dove si parla soprattutto di scrittura. Buona visione!

Kipple.it: Quando Oriana Fallaci intervistò Ray Bradbury


[Letto su KippleBlog]

Oriana Fallaci: Noi abbiamo bisogno di aria per respirare, di acqua per bere, noi soffriamo senz’aria e senz’acqua: allora perché andare, perché?
 
Ray Bradbury: Per la stessa ragione che ci fa mettere al mondo i figli. Perché abbiamo paura della morte, del buio, e vogliamo vedere la nostra immagine ripetuta e immortale. Non vorremmo morire: però la morte esiste e, poiché esiste, partoriamo figli che partoriranno figli, all’infinito, e questo ci regala all’eternità. Non dimentichiamolo: la Terra può morire, può esplodere, il Sole può spegnersi, si spegnerà. E se il Sole muore, se la Terra muore, se la nostra razza muore con la Terra e col Sole, allora ciò che abbiamo fatto fino a quel momento muore. E muore Omero, e muore Michelangelo, e muore Galileo, e muore Leonardo, e muore Shakespeare, e muore Einstein, e muoiono tutti coloro che non sono morti perché noi viviamo, perché noi li pensiamo, perché noi li portiamo dentro e addosso. E allora ogni cosa, ogni ricordo, precipita nel buio con noi. Salviamoli, dunque, salviamoci. Prepariamoci a scappare, scappiamo per continuare la vita su altri pianeti, per ricostruire su altri pianeti, per ricostruire su altri pianeti le nostre città: non saremo a lungo terrestri! E se davvero temiamo il buio, se davvero lo combattiamo, allora, per il bene di tutti, prendiamo i nostri razzi, abituiamoci al gran freddo, al gran caldo, all’acqua che non c’è, all’ossigeno che non c’è, diventiamo marziani su Marte, vesuviani su Venere, e quando anche Marte morirà, quando anche Venere morirà, andiamo in altri sistemi solari, su Alfa Centauri, ovunque riusciremo ad andare, e scordiamo la Terra. Scordiamo il nostro sistema solare, scordiamo il nostro corpo, la forma che aveva, queste braccia queste gambe questi occhi, diventiamo non importa come, diventiamo licheni, insetti, sfere di fuoco, non importa cosa, importa solo che in qualche modo la vita continui, e con la vita continui la coscienza di ciò che fummo e facemmo e imparammo: la coscienza di Omero, la coscienza di Michelangelo, la coscienza di Galileo, di Leonardo, di Shakespeare, di Einstein! E il dono della vita continuerà in eterno.
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Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

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