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Archivio per Religioni

Il dolore di essere Masoch 2 | nonquelmarlowe


Seconda parte di una trilogia di post – che originariamente era un corposo articolo, qui e qui le altre sezioni – che Lucius Etruscus ha scritto quasi due anni fa sulla correlazione tra masochismo e le sue innumerevoli relazioni nell’arte, letteratura, cinematografia e non solo. Un estratto significativo, ma da non trascurare nulla di ciò che Lucius ha analizzato.

Fa caldo nel deserto egiziano del 300 dopo Cristo, dalla cui sabbia rovente fuoriesce un cenobita: che sia un delizioso rimando alla futura saga filmica di Hellraiser e ai suoi cenobiti infernali? Ovviamente no, è semplicemente il nome di un uomo che si è ritirato a vivere in una piccola comunità religiosa. Ma Pafnuzio non è più un cenobita, il suo percorso non seguirà le orme del futuro Sant’Agostino, perché Pafnuzio è impazzito della più folle delle pazzie: Pafnuzio si è innamorato, e si è innamorato di Taide. Una peccatrice. Peggio: un’attrice.

Questa storia ce la racconta nel 1890, con ancora Sacher-Masoch in vita, il grande romanziere Anatole France in uno dei suoi capolavori forse oggi più dimenticati: Taide (Thaïs). Pafnuzio non prova amore per Taide, prova passione, ossessione («Sai tu che cosa vedevo in questo manoscritto dettato dal più grave degli stoici? Precetti di virtù forse e crude massime? No. Vedevo sull’austero papiro danzare mille e mille piccole Taidi»), follia, totale perdita di qualsiasi ragionamento logico a causa di amore (od ossessione amorosa), e quando per la prima volta vede la donna a teatro recitare nel ruolo di Polissena, in una versione dell’Iliade, France non trova miglior modo di descrivere il piacere che prova Pafnuzio:

«Il dolore era bello sul viso di Taide.»

È la descrizione di un’ottima prova attoriale nel ruolo di Polissena? France ci sta raccontando che Pafnuzio giudica Taide un’ottima attrice capace di ben rappresentare il dolore di un personaggio? O forse ha trovato un modo potente per ricordarci che il desiderio può passare anche per il dolore? Siamo nel 1890, vent’anni dopo la celebre opera di Sacher-Masoch, ed è ormai chiaro quel messaggio che un altro francese, Pascal Laugier, ha dovuto ricordarci nel 2008, con il film Martyrs: l’agonia porta all’estasi tipica dei santi, a quegli occhi volti al Cielo di chi vede martirizzata la propria carne. È un rapporto inscindibile fra spiritualità ed agonia che porta a ben altre considerazioni, perché non solo nell’estasi mistico-dolorosa si roteano gli occhi. France lascia sotto traccia qualcosa che Sacher-Masoch fa intendere in modo più preponderante: al divino si arriva anche con l’orgasmo, la cui mimica facciale è indistinguibile dall’agonia.

Taide diventerà santa, sia per la Chiesa cattolica che ortodossa, ma per ora si limita a fingere quel dolore che Pafnuzio avverte in tutt’altro modo, cioè come orgasmo. Ed è un’altra egiziana, molto più avanti nel tempo, che farà impazzire un altro uomo religioso: Esmeralda, uno dei tantissimi personaggi del romanzo corale Notre-Dame de Paris (1831) di Victor Hugo. (Classico della narrativa mondiale che non ha nulla a che vedere con le biasimevoli riduzioni che ne sono state tratte per il cinema, o peggio per l’infanzia.)

Curatori moderni ci spiegano in nota che Esmeralda in realtà viene chiamata “egiziana” perché all’epoca si è convinti che quella sia la patria degli zingari, ma è una precisazione del tutto inutile e che soprattutto rischia di spezzare il collegamento che Hugo crea con i deserti da cui è nata la religione: quel culto che viene accantonato da Claude Frollo, arcidiacono di Notre-Dame. È lui che, anticipando la scena della Taide di France, dimentica ogni insegnamento religioso quando fissa la bruna sedicenne Esmeralda danzare, mentre altri la paragonano a una ninfa o a una dea. Il peccato è negli occhi di chi guarda, così come il dolore è nel cuore di chi lo brama

Atti nefasti


Nefandezze di dubbia matrice religiosa si apprestano a divenire sterminate essenze purificatrici di un Nulla che non può essere mondato, perché puro di dimensioni superiori, inumane.

Contesti di passaggio


Simbologie lasciate in mostra per troppo tempo: religione, politica.

Mitologia del serpente


Sul blog LaMisureDelleCose un piccolo trattato sulla figura mitologica – e antropologica – del serpente, sconfinante nel religioso o, più semplicemente nel mistico e sciamanico senso della trascendenza.

Grazia sinuosa e colori brillanti, emblema di longevità, eternità e conoscenza – «il più sapiente del creato» (Genesi 3,1) –, abile e persuasivo, prismatico, ipnotico. Tra tutti gli esseri che nell’immaginario mitico hanno rappresentato o sono stati soggetti a trasformazioni, il serpente è quello che per eccellenza incarna l’idea, ambigua, inafferrabile della metamorfosi. Forse per la molteplicità dei suoi attributi e delle sue forme, ha svolto nelle varie tradizioni i ruoli più diversi. In virtù della sua sapienza, ha insegnato le arti e le tecniche utiali all’umanità; nell’Eden è il tentatore astuto e mellifluo, accanto ad Asclepio e Hygeia è simbolo della benefica ed efficace azione del dio oppure, identificato nella sua “legittima progenie” (draghi e dragoni), eternamente maledetto come la personificazione del male. Simbolo per i bramini del tempo infinito che abbraccia l’universo, lo vediamo giacere quieto presso le radici dell’albero cosmico Yggdrasill nella mitologia norrena, nemico degli dei ai quali sopravviverà. Persino Pwan-ku, l’“Adamo cinese” ha accanto un drago mentre è intento a cesellare finemente il mondo dal caos nel quale era nato*.

Headshrinker


Sciamano con membra nemiche in trofeo.

Segnale divino?


Ottieni un gioco surreale di parole in libertà per avere una complessità irreale di eventi, che tu puoi surrealmente giudicare come un segnale divino.

Religioni Fantastiche e Dove Trovarle | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un evento che si svolgerà a Velletri, vicino Roma, dal 2 al 6 luglio. Religioni Fantastiche e Dove Trovarle è il titolo del convegno, ecco alcune righe più esplicative:

Il progetto è quello di un confronto interdisciplinare dedicato alla rappresentazione, in ogni possibile manifestazione artistica connessa ai generi, delle religioni nella produzione fantasy e di fantascienza.

I temi che si intendono approfondire sono:

– La rappresentazione delle religioni “storiche”. Per quale motivo il singolo autore le rappresenta secondo una determinata chiave? Qual è il rapporto con il contesto storico di appartenenza?
– La costruzione delle religioni “inventate”. Quali elementi caratterizzano le religioni inventate dai singoli autori? Secondo quali motivazioni un autore ne delinea le specifiche caratteristiche? Gli elementi che le caratterizzano vengono tratti dalle religioni storiche, e secondo quali fini e modalità?
– La rappresentazione delle divinità e degli altri esseri extra-umani presenti nelle religioni storiche. Come e perché un autore ritrae una divinità o un altro essere extra-umano secondo una specifica immagine? Qual è il rapporto con il contesto storico-culturale di appartenenza?
– La rappresentazione delle divinità e degli altri esseri extra-umani nelle religioni inventate. Quali sono le loro caratteristiche? Come e perché un autore costruisce una divinità o un altro essere extra-umano determinandone i tratti peculiari? Qual è il rapporto con le credenze presenti nelle religioni storiche e del contesto storico-culturale di appartenenza?
– La rappresentazione dei miti e dei racconti sacri presenti nelle religioni storiche. Secondo quali modalità e motivazioni questi vengono riportati?
– La rappresentazione dei miti e dei racconti sacri presenti nelle religioni inventate. Come un singolo autore costruisce un mito o un racconto sacro del mondo che ha creato? Quali sono le caratteristiche che lo delineano come tale? Queste sono tratte dai miti e dai racconti sacri presenti nelle religioni storiche? Qual è il rapporto con il contesto storico-culturale di appartenenza?
– La rappresentazione dei riti presenti nelle religioni storiche. Secondo quali modalità e motivazioni questi vengono riportati?
– La rappresentazione dei riti presenti nelle religioni inventate. Come un singolo autore delinea un rito della religione che ha creato? C’è un rapporto con i riti presenti nelle religioni “storiche”?
– L’impatto della produzione fantasy e di fantascienza nella società in rapporto alle credenze religiose. Alcune delle opere appartenenti a questi generi hanno influito concretamente sulla vita religiosa contemporanea condizionandola?

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