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Archivio per Repubblica Romana 1849

E’ tornato in libreria il romanzo breve CONTROINSURREZIONE, in una nuova versione – Eymerich.com


Segnalazioni dal sito di Valerio Evangelisti su sue nuove pubblicazioni e critiche alle ultime uscite – qui e qui. Brani…

È uscito presso la casa editrice Centoautori il romanzo breve di Valerio Evangelisti Controinsurrezione, già apparso nel 2004. Questa edizione è stata rivista e modificata per adattarla a 1849: I guerrieri della libertà, di cui ora rappresenta una sorta di spin-off.

Su PULP LIBRI Walter Catalano recensisce 1849. I GUERRIERI DELLA LIBERTA’ – Eymerich.com


Walter Catalano recensisce, su PulpLibri, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti: 1849, i guerrieri della libertà, libro dedicato agli eventi successi a Roma durante l’esistenza della repubblica di quell’anno. Un estratto:

Questo romanzo, uno dei più riusciti fra gli ultimi scritti da Evangelisti, è anche un bildungsroman “politico” che vede il giovane “uomo senza qualità” Folco, acquisire dignità e consapevolezza sul campo di battaglia e guadagnarsi faticosamente il rispetto e infine l’amore della proto-femminista Adelaide, donna disincantata ed estremamente libera di pensieri e di costumi.

Seppure nella sconfitta militare il finale della storia – come probabilmente la consuetudine del grande romanzo popolare vuole – sarà, tutto sommato, lieto: i due amanti si ricongiungeranno, il loro futuro fiorirà certamente migliore, più pieno e più sensato – in prospettiva – così per loro come per molti altri reduci. La Repubblica romana non ha lottato e non è morta invano, la sua sconfitta è solo temporanea e il suo sacrificio ha piantato un seme che fruttificherà: lo spirito della sua Costituzione potrà ancora animare e ispirare gli ideali di nuove future battaglie.

Su IL PICKWICK Luca Cangianti recensisce 1849. I GUERRIERI DELLA LIBERTA’ – Eymerich.com


Recensione molto puntuale e acuta a 1849, i guerrieri della libertà, ultimo romanzo in ordine di tempo di Valerio Evangelisti, ambientato nella repubblica romana del 1849, con Garibaldi e Mazzini – e non solo – alla guida. Uno stralcio:

1849. I guerrieri della libertà è un libro molto topografico, gli eventi sono sempre geolocalizzati mediante un’avvincente street view narrativa. Possiamo inoltre cogliere vari riferimenti al presente o alla storia dei movimenti di lotta della Capitale (si vedano per esempio i chiodi a tre punte utilizzati anche dai partigiani durante l’occupazione nazifascista). Ma lo scrittore, da storico quale è stato all’inizio della sua carriera, gioca sempre con il sostegno delle fonti, per altro esibite dettagliatamente nella nota bibliografica. Ancora una volta Evangelisti utilizza gli strumenti del romanzo popolare per offrirci non solo un viaggio salgariano nel tempo, ma anche la simulazione avvincente di un percorso coscienziale: fa letteratura e al tempo stesso attività politica; ci disvela un mondo di significati e di sentimenti mettendoci di fronte alle nostre responsabilità; distrugge i nostri equilibri inerziali, fa filtrare nel triste presente un raggio di speranza blochiana.
Ritornano quindi molti temi che abbiamo incontrato nel ciclo de Il Sole dell’Avveniredel quale quest’ultimo romanzo costituisce il prequel: le osterie, al pari delle “cameracce” emiliano-romagnole, come luoghi della ricomposizione di classe; il potere salvico della rivoluzione (“Noti vigliacchi si trasformarono in eroi, farabutti diventarono combattenti tra i più arditi”); il riemergente protagonismo femminile nei momenti di rivolgimento sociale (decisamente affascinati le figure della rivoluzionaria Adelaide Quaglierini e delle prostitute repubblicane in armi: la Bocciuta, la Buciona e la Carabiniera); il connubio tra festa e rivoluzione (“Si danzavano il salterello e la tarantella. Le osterie erano gremite, l’Urbe era in festa”).
Con ironia, senza retorica e pietismi, Evangelisti ha grattato via la superficie cinica e fatalista del popolo romano portando alla luce il suo desiderio di riscatto, che ancora oggi potrebbe ardere sotto le ceneri.

Su IL BECCO Dmitrij Palagi recensisce 1849. I GUERRIERI DELLA LIBERTA’ – Eymerich.com


Sul sito di Valerio Evangelisti la recensione alla sua ultima fatica letteraria: 1849. I guerrieri della libertà, romanzo storico dedicato alla seconda Repubblica Romana, quella di MazziniSaffiArmellini. L’estratto della rece:

Siamo abituati a guardare al passato come a una storia fatta da grandi uomini che prendono decisioni epocali, capaci di guidare gli eserciti e di dare forma alle istituzioni. La seconda Repubblica romana è poco studiata nelle scuole italiane e spesso viene liquidata con la citazione del triumvirato MazziniSaffiArmelliniValerio Evangelisiti le regala invece un romanzo bello e importante: 1849. I guerrieri della libertà. In una cornice di attenta ricostruzione del contesto è il popolo a recuperare la centralità con cui muove il tempo. Tra fiumi di vino, fumo di sigaro e sangue prende così corpo un nuovo tassello della galassia letteraria di uno dei principali scrittori italiani. Un sistema narrativo, come evidenziato da Alberto Sebastiani in una recente pubblicazione (Nicolas Eymerich, edita da Odoya nel 2018), capace di disegnare una visione che parte dell’epoca medievale e arriva a un distopico futuro, coinvolgendo pagine di cronaca italiana.

Dopo la trilogia del Sole dell’Avvenire, Evangelisti torna alla famiglia Verardi, seguendo la migrazione di un romagnolo a Roma, dove Pio IX inizia a farsi odiare con sempre maggiore intensità dalla popolazione. La lotta di classe può svilupparsi anche in assenza di una componente operaia, perché spesso matura anche senza una piena consapevolezza da parte degli oppressi, chiamati a obbedire ma spesso indifferenti alla retorica. La dignità è una conquista difficile, appare raramente agli onori della storia pubblica, perché al nostro sistema economico conviene celare la massa in rivolta, non rassegnata, arrabbiata, capace di trovare coraggio nella sua disperata condizione. Teste che si alzano e scorgono i raggi di una speranza, per conquistare un futuro migliore: questa è la Repubblica Romana riscoperta nel romanzo. Tra i sigari di un artritico Garibaldi, la chitarra notturna di Mazzini e canti popolari scritti di Mameli la scena è presa da nomi meno conosciuti. Prostitute, uomini al limite tra il commercio e il banditismo, disorientate figure in cerca di un loro posto nel mondo. La realtà è fatta prevalentemente di confusi interessi da scoprire e da difendere. L’epopea di Evangelisti non è eroica ma per questo ha molto da poter dire all’epoca presente. Parla della condizione umana e di come questa non sia immutabile. Chiama alla responsabilità di non arrendersi. Nella consapevolezza di come ogni individualità abbia i suoi difetti e i suoi limiti, da superare in una dimensione collettiva, dove si scrive effettivamente la storia.

Su LA STAMPA-TUTTOLIBRI Valerio Evangelisti racconta la genesi di 1849. I GUERRIERI DELLA LIBERTA’ – Eymerich.com


Sul sito di Valerio Evangelisti la genesi del suo nuovo romanzo I guerrieri della libertà, narrazione storica della Repubblica Romana del 1849. Ed è una continua sorpresa…

Mazzini, Saffi, Armellini. Questi tre cognomi erano tutto ciò che mi era rimasto in mente, della repubblica romana del 1849, dopo il liceo. Nient’altro: un episodio minore del risorgimento. Ma del risorgimento stesso, cosa ricordavo? La spedizione dei Mille, certo, le guerre di indipendenza, la presa di Porta Pia. Pochissimo altro.

Succede, nel 2008, che l’amico Antonio Moresco mi faccia una proposta. Ha scritto un racconto che tratta delle Cinque giornate di Milano. Se io facessi la stessa cosa, su un altro episodio risorgimentale coevo, potremmo farne un libriccino firmato da entrambi. Accetto alla cieca, e mi metto alla ricerca del possibile tema. Mi tornano alla memoria Mazzini-Saffi-Armellini. Sì, mi occuperò della repubblica romana. Anche per colmare le lacune personali sull’evento.

Ne nasce il racconto La controinsurrezione (mentre quello di Moresco, diversissimo, si intitola L’insurrezione). Leggo una serie, molto incompleta, di saggi sull’argomento, e mi accorgo di due cose. Malgrado la brevità nel tempo, l’episodio è di grande rilievo nella storia italiana. Questo è riconosciuto dalla totalità degli studiosi, senza eccezione. Tuttavia, per quanto parlino di un’ampia partecipazione popolare, gli autori finiscono immancabilmente per concentrarsi sulle figure più note (Mazzini, Garibaldi, Mameli, Pisacane, Cristina di Belgioioso, ecc.), mentre del “popolo”, fatta eccezione per il famoso Ciceruacchio, o non c’è traccia o è molto pallida.

Anche il mio racconto, documentato frettolosamente, ha la stessa carenza. Cado anzi in un paradossale equivoco. Inserisco tra i personaggi, per dare vivacità alla vicenda, tale Babette di Interlaken, la “vergine comunista” fumatrice e cospiratrice, calata a Roma dalla Svizzera anticattolica per volgere la rivoluzione in senso egualitario. L’avevo scovata nell’Almanacco Bompiani 1972, a cura di Umberto Eco e Cesare Sughi. Era presa dal romanzo L’ebreo di Verona, del gesuita reazionario Antonio Bresciani.

La credo realmente esistita (Bresciani spesso deforma fatti reali) e la metto nel mio racconto. L’anno successivo, la “vergine comunista” riappare ne Il cimitero di Praga di Umberto Eco. Anzi, Eco riproduce quasi fedelmente intere pagine de L’ebreo di Verona. Peccato che la terribile Babette non sia mai esistita. Era l’invenzione di un gesuita codino che, alla ricerca di mostri libertari fasulli, quando non li trovava li immaginava.

La “vergine comunista” mi era servita per introdurre nella repubblica romana quel “popolo” evocato ma non descritto nei libri di storia (una donna, per di più). Inoltre alludeva a istanze sociali che, seguendo solo le azioni di Mazzini e altri capi rivoluzionari, risultavano assenti o molto pallide. Eppure Pio IX, ben prima di fuggire da Roma, aveva espresso furenti anatemi contro il socialismo e il disumano comunismo. Si riferiva solo al 1848 francese? Cercava di esorcizzare fantasmi?

Presi come una sfida la scoperta di un “popolo” nella rivoluzione romana del 1849, e decisi, prima ancora di averla accertata, di scriverci sopra un romanzo. Volevo, come nel mio Il sole dell’avvenire, mettere in scena personaggi umili, che partecipassero agli eventi cercando di capirli, ma non in grado di dirigerli. Lontanissimi dagli eroi, dai comandanti, dai politici, per quanto testimoni del loro operato.

La Comune di Roma – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione de La Repubblica Romana, di Roberto Carocci, excursus storico sui momenti repubblicani di Roma attorno alla metà dell’800. Eccone un tratto estratto dall’articolo:

La società romana prerivoluzionaria era caratterizzata da un’economia stagnante e antiquata, con pochi centri produttivi, alti indici di disoccupazione e pauperismo. L’attività capitalistica era confinata nelle commesse pubbliche e la borghesia era stata costretta a riversarsi in alcune attività professionali emarginate dalla casta clericale saldamente arroccata a presidio della pubblica amministrazione. Le classi subalterne sopravvivevano con redditi insufficienti, la criminalità era diffusa e le controversie si risolvevano comunemente con lo “zaccagno”, il coltello da tasca. Delazioni e torture erano all’ordine del giorno e farsi crescere la barba poteva bastare per finire nelle liste nere della repressione papalina.

Eletto al soglio pontificio nel 1846 Giovanni Maria Mastai Ferretti inaugurò alcune timide riforme liberali che, lungi dal risolvere i problemi di fondo della formazione economico-sociale romana, consentirono il dispiegarsi di una soggettività popolare e plebea basata sull’alleanza tra artigiani e i ceti professionali. Nel giro di qualche anno, mentre in Europa dilagavano i moti rivoluzionari del 1848, i cortei e le manifestazioni passarono dai plausi alle riforme a rivendicazioni sempre più pressanti, fino a trasformarsi in assalti alle proprietà dei ricchi e in cortei armati cui partecipavano gli stessi che li avrebbero dovuti reprimere, cioè i carabinieri.
Dopo il punto di non ritorno costituito dall’allocuzione con la quale il papa rinunciava alla causa dell’unità italiana, gli eventi precipitarono: il 16 novembre 1848 a piazza del Popolo manifestanti e soldati fraternizzarono riunendosi poi in assemblea a piazza della Cancelleria, dove si approvò un programma di riforme democratiche e il proseguimento della lotta per l’unità nazionale. Il papa, protetto dalle guardie svizzere, dichiarò di non volersi piegare alla forza. Di notte si mise in testa un cappello tondo da semplice prete e sul naso un paio di occhiali verdi. Camuffato in questo modo fuggì a Gaeta da dove scomunicò gli insorti e chiese aiuto alle potenze straniere.
A Roma si svolsero elezioni a suffragio “universale” maschile, fu eletta un’assemblea costituente e dichiarata la repubblica con a capo un triumvirato esecutivo. Ne erano membri Giuseppe Mazzini, il repubblicano Aurelio Saffi e il più moderato Carlo Armellini. Nell’Urbe dilagò la fes, il carnevale repubblicano fu più allegro e colorato del solito, anche se gli aristocratici evitarono di farsi vedere. A sostegno della tesi della correlazione tra l’emergere della soggettività di classe e di genere, la giornalista statunitense Margaret Full notò invece “Parecchie donne piacenti, vestite tutte di bianco, che portavano irriverenti il berretto rosso della libertà”.

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