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Archivio per Riccardo Campa

Non sono solo i romanzi a poter… Spaventare! – D Editore


Promozione da Halloween per gli amici di D-Editore, come spiegano qui. In sostanza, alcune delle loro migliori pubblicazioni saggistiche e transumane sono scontate in modo consistente, dateci un’occhiata.

Cari amici e lettori, come ogni festività, cerchiamo sempre di organizzare qualche attività o promozione, e questo Halloween 2017 non poteva certo essere un’eccezione! Abbiamo quindi pensato di proporvi una selezione di sei tra i nostri più fortunati libri: Guerra e Architettura di Lebbeus Woods, Topie Impitoyable di Léopold Lambert, La rivincita del paganesimo e La specie artificiale di Riccardo Campa, Re-Act di Gianpiero Venturini e Carlo Venegoni e Lezioni dalla fine del Mondo di Alessandro Melis ed Emmanuele Jonathan Pilia!

Cittadini e automi | L’indiscreto


Su L‘Indiscreto un saggio di Riccardo Campa sul tema dell’intelligenza artificiale e i suoi sviluppi. Lascio parlare lui…

Il 13 giugno 2013, il premio Nobel Paul Krugman ha aggiunto la sua voce a questo dibattito con un articolo significativamente intitolato Sympathy for the Luddites. L’economista riconosce che, in passato, i dolorosi problemi generati dalla meccanizzazione sono stati risolti grazie all’intensificazione dell’istruzione pubblica. Tuttavia, i problemi determinati dall’intelligenza artificiale non sono risolvibili allo stesso modo, giacché essa sostituisce anche i lavoratori qualificati. Sicché, oggi, «sta emergendo un quadro molto più oscuro degli effetti della tecnologia sul lavoro». Krugman (2013) ci ricorda che

Il McKinsey Global Institute ha recentemente pubblicato un rapporto su una dozzina di nuove tecnologie che, probabilmente, avranno effetti ‘dirompenti’, ovvero saranno capaci di sconvolgere il mercato esistente e gli assetti sociali. Anche una rapida scansione della lista del rapporto suggerisce che alcune delle vittime di questo sconvolgimento saranno i lavoratori che attualmente sono considerati del lavoro della conoscenza”, con software capaci di fare lavori che in passato richiedevano le competenze di laureati. I nuovi prodotti della robotica potrebbero diminuire ulteriormente l’occupazione nel settore manifatturiero, ma potrebbero anche rimpiazzare alcune tipologie di medici.

Nella presente indagine, daremo provvisoriamente per scontato che il quadro delineato da Krugman e altri sia corretto, e cercheremo di estrapolare possibili futuri da esso. Il dibattito sembra essere cristallizzato principalmente sul confronto dicotomico tra chi ritiene che “la tecnologia è cattiva” (luddisti, tecnofobi) e chi sostiene che “la tecnologia è buona” (anti-luddisti, tecnofili), ma vale la pena notare che ci sono molti più eserciti sul campo di battaglia. Come abbiamo visto in precedenza, Marx ha costruito il proprio giudizio di valore tenendo conto di un’ulteriore variabile: il sistema. In breve, la sua posizione era “la tecnologia è buona, il sistema è cattivo”. Questa terza posizione è finita in qualche modo nell’ombra, nella seconda metà del XX secolo, per molte ragioni che non possiamo discutere qui, ma trattare anche il sistema come una variabile ci sembra un passo indispensabile. Non c’è bisogno di essere socialisti rivoluzionari, per ritenere auspicabile un modello analitico più complesso. Krugman punta il dito contro la degenerazione del sistema, più che contro la tecnologia in se stessa. Il premio Nobel sottolinea che

la natura della crescente disuguaglianza in America è cambiata intorno all’anno 2000. Fino ad allora, la competizione era tra lavoratori di diverso tipo; la distribuzione del reddito tra lavoro e capitale – tra salari e profitti, se volete – si è mantenuta stabile per decenni. Da allora, tuttavia, la fetta della torta spettante al lavoro è fortemente diminuita. A quanto pare, questo non è un fenomeno unicamente americano. Un nuovo rapporto dell’International Labor Organization sottolinea che la stessa cosa sta accadendo in molti altri paesi, che è esattamente quello che ci si aspetta di vedere se le tendenze tecnologiche globali si ritorcono contro i lavoratori.

Come risposta al problema, Krugman non propone di eliminare le macchine, ma di attivare una politica di redistribuzione della ricchezza, «che garantisca non solo l’assistenza sanitaria, ma anche un reddito minimo». Si noti che l’economista americano non chiede una modifica radicale del sistema, come fa Marx, ma solo di aggiustarlo, di riportarlo all’equilibrio precedente. Pertanto, è importante elaborare un modello analitico in grado di tener conto delle posizioni con un focus sul sistema, e anche di diverso orientamento, come quelle di Krugman e di Marx.

In sostanza, si disegnano vari scenari sociopoliticoeconomici, in cui il rapporto tra tecnologia, lavoro e capitale viene analizzato a fondo, ma a mio modesto avviso manca l’opzione di una Singolarità in cui l’IA prende il sopravvento e determina la fine del lavoro umano, per cui si dispone di una libertà sconfinata, seguita poco dopo da un’altra Singolarità, in cui le IA dispongono la loro supremazia – magari intrisa di Liberismo – condannando l’umanità o postumanità a un ruolo di schiavismo.

Le radici pagane della rivoluzione biopolitica. | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo di Riccardo Campa che riprende le idee espresse nel suo La rivincita del paganesimo, uscito un po’ di tempo fa per i tipi di D Editore. Il focus, questa volta, è sulla biologia e la nuova politica che ne deriverà, ovviamente il tutto è assai interessante e da divorare.

Oggi la Chiesa cattolica e i partiti conservatori insistono sul fatto che le radici dell’Europa sono cristiane. Insistono anche ossessivamente sul fatto che c’è un’unica bioetica “vera” ed è quella cristiana. Detta bioetica proibisce o limita fortemente un numero elevato di pratiche biomediche (aborto, eutanasia, eugenetica, procreazione artificiale, fecondazione eterologa, terapie geniche, cure con staminali embrionali, modifica della linea germinale, ecc.). Ma, allora, come si spiega la rivoluzione biopolitica in atto? Se è in atto una rivoluzione, è plausibile che ci sia un’altra irresistibile forza etica e spirituale che spinge in quella direzione.

Naturalmente i cristiani respingono questa tesi, ritenendo di avere il monopolio della spiritualità. Sostengono infatti che è Mammona, l’interesse, il denaro a spingere in quella direzione. Ma che si tratti di una lettura parziale e di comodo è piuttosto evidente. Anche l’aspetto “commerciale” esige una spiegazione. Perché ci sono tanti acquirenti di soluzioni biomediche? Perché si vogliono figli sani e non malati? Perché si vuole rallentare il proprio invecchiamento? Perché si affrontano con mezzi tecnici le malattie e le menomazioni? Perché si usano rimedi farmacologici per agire sulla propria psiche? Perché si cerca di migliorare innanzitutto questo mondo, la propria esistenza terrena, il proprio corpo, e si guarda con timore alla morte?

«Perché tutto questo è in vendita»: non è una risposta soddisfacente. Ci sono migliaia di prodotti che sono stati proposti sul mercato e poi ritirati perché non hanno suscitato sufficiente interesse.

Qualcuno risponde semplicemente: perché è il buon senso che ci dice che è preferibile essere sani, intelligenti, belli, forti, giovani e longevi, piuttosto che malati, stupidi, brutti, deboli, vecchi e moribondi. C’è qualcosa di vero in questo. Ma nemmeno questa è una risposta completa. Se la tradizione mistica giudeo-cristiana, che qualcuno vorrebbe egemonica in Europa e America, ci trasmette un messaggio del tutto diverso – volto a rivalutare la sofferenza e la carità in vista di un premio post mortem – donde deriva questo buon senso terrestre, questa etica alternativa?

Basta scavare ancora più indietro nella tradizione occidentale e si scopre che le radici della rivoluzione biopolitica sono proprio nel paganesimo europeo. Una tradizione millenaria che il cristianesimo ha inizialmente cercato di estirpare e, poi, nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, di riassorbire parzialmente, nella speranza di poterne trarre qualche frutto. Sennonché, nella Modernità, la tradizione pagana è sfuggita del tutto al controllo della Chiesa ed è riemersa prepotentemente, diventando di nuovo egemonica. Se non nelle forme, almeno nei contenuti più profondi e autentici.

Diario di un editore: torniamo a guardare al futuro… | PEJA


Alcune note dal diario personale di Emmanuele “Peja” Pilia, riguardo le nuove uscite della sua casa editrice D-Editore. Copio e incollo:

Buttare giù due righe su questo mio diario virtuale ha sempre del catartico, e questo soprattutto se il motivo è l’uscita di un nuovo libro: La società degli automi, di Riccardo Campa, con una prefazione di Claudio Cominardi. Ora, ogni libro che noi pubblichiamo lo attendo con una certa enfasi: a volte perché è frutto di lavoro di molti mesi (come ad esempio Topie Impitoyable o L’Architettura del Continuo), tanti da farmi immergere fisicamente nei contenuti che il testo propone. A volte, perché quei contenuti sono per me talmente forti da diventare lentamente un credo (come La fine dell’invecchiamento o il libro in uscita Panarchia). Ecco, questo libro rappresenta un po’ entrambi le cose.

Non ho mai fatto mistero della mia fede transumanista: io sono un transumanista, credo in un futuro dove la tecnologia migliori drasticamente la vita di ogni individuo, credo in un futuro dove la scienza avrà messo fine ai peggiori mali del nostro tempo, credo in un futuro di abbondanza e privo di restrizioni economiche. Forse può apparire eccessivamente ingenuo, ma in cuor mio trovo questa mia personale e pragmatica fede particolarmente pragmatica: ogni giorno mi informo su cosa sta accadendo nei laboratori di tutto il mondo, di quali tecnologie sono sviluppate e distribuite in forma gratuita, di quali farmaci attualmente in uso potranno essere usati per rallentare altre malattie e via dicendo. Sì, sono ottimista, e lo sono nonostante tutto il resto del mondo sta crollando. Prendiamo ad esempio la crisi economica e la contingente crisi del lavoro: di fatto sembrerebbe preannunciare una dittatura tecnofascista in cui solo un’élite potrà godere dei frutti del lavoro dell’intera umanità, e questa è una preoccupazione che effettivamente vivo anche io. Ma se riuscissimo a diffondere il seme di queste idee, se riuscissimo a parlarne, a divulgare, a far entrare questi temi nelle istituzioni, forse potremmo cambiare il futuro.

Sono felice di aver pubblicato questo libro proprio perché in questo modo penso di aver contribuito, almeno un poco, a divulgare questi temi. Il libro parla del tema della fine del lavoro, argomentando la tesi secondo la quale probabilmente la disoccupazione tecnologica avanzerà con sempre più forza, e di come sarà possibile scongiurare la minaccia di conflitti sociali sempre più duri, tra chi verrà tagliato fuori e chi riuscirà a trovare una sua collocazione nel mondo del lavoro.

Adoro il lavoro di Emmanuele, è una di quelle persone con cui puoi anche non essere in accordo su tutto, eppure continuerai a seguirlo perché ha testa, perché sai che ti ci puoi scontrare, ragionare, riderne subito dopo, perché sai che con lui puoi fare squadra. Ecco perché amo le sue pubblicazioni e i colpi di piccone che continuamente dà a questo decrepito e insensato mondo, usando ragione e passione: cos’altro desiderare da un essere umano?

La fine dell’invecchiamento | Fantascienza.com


Una mia recensione a La fine dell’invecchiamento, uscito per D Editore. Su Fantascienza.com.

Longevity Day Italia | ilcantooscuro


Come ricorda il buon Alessio “Galessio” Brugnoli, oggi 24 ottobre a Roma alle 17.30, presso lo Stadio di Domiziano, prenderà vita il Longevity Day, dedicato ai temi transumanisti della sconfitta dell’invecchiamento; significativa la scelta della data odierna, in cui le Nazioni Unite celebrano la Giornata Internazionale dell’Anzianità. Significativo anche che l’incontro, come dice il buon Alessio:

Deleyva Editore, l’Associazione Italiana Transumanista, l’Italian Institute for the Future, la Longevity Alliance, la corrente di pensiero del Connettivismo, l’Open Biomedical Initiative, insieme ad altri enti e associazioni, organizzano sabato 24 ottobre, alle ore 17.30 nello Stadio di Domiziano, un incontro nell’ambito dell’International Longevity Day per rispondere a queste domande. In tutto il mondo attivisti, scienziati, politici, imprenditori, accademici sono sempre più convinti delle possibilità offerte dalla scienza per un’estensione radicale dell’aspettativa di vita. Le recenti dichiarazioni di personalità come Mark Zuckerberg e Bill Gates sembrano confermare le stime degli scienziati impegnati in questa ricerca.
Se il sogno di una vita estesa indefinitamente diventerà realtà in un futuro non molto lontano, è fondamentale fin da subito riflettere sulle conseguenze politiche, morali ed economiche che questa rivoluzione porterà con sé nella società e nella vita quotidiana di ciascuno, prima che sia troppo tardi.
A discutere di questi temi saranno invitati alcuni tra i principali esperti italiani ed internazionali. Nel corso dell’incontro sarà inoltre presentata l’edizione italiana del testo più rivoluzionario del longevismo, La Fine dell’Invecchiamento di Aubrey de Grey, portato in Italia da Deleyva Editore.

Interverranno

A chiudere l’incontro sarà presentata una tavola rotonda, moderata da Remo Montanari, Luca Bevilacqua e Massimo Saviotti (membri del board dell’Associazione Italiana Transumanisti).

Info:

Longevity Day Italia

24 ottobre 2015, ore 17,30, Stadio di Domiziano – Via di Tor Sanguigna 1/3, 00186 Roma

Contatti:
Cell. +39 3208036613
eMail info@deleyvaeditore.com
www.deleyvaeditore.com

Notizie di libri e cultura del Corriere della Sera


Sul Corriere.it una splendida segnalazione per gli amici di Delevya e per i transumanisti, Riccardo Campa in primis. Avevo già parlato de La rivincita del paganesimo, e ora una bella disamina del saggio viene messa in relazione con altri testi e idee, mettendo in evidenza che:

Ne deriva che la religione del mondo classico si presentava indubbiamente come un terreno favorevole per l’avvio dei processi di secolarizzazione, alimentati dal libero uso della ragione nel campo del sapere, che Campa, nell’altro saggio di cui si è detto, identifica con la nozione di paganesimo. Da questo punto di vista la tesi che la modernità consista nel riemergere della cultura classica, con la progressiva dismissione del dogmatismo di origine biblica, appare per molti versi solidamente fondata, ma per altri eccessiva nello stabilire una netta cesura tra Antichità greco-romana e Medioevo cristiano. Più che rifiutare in blocco la filosofia classica, i seguaci di Gesù ne rigettarono alcuni aspetti, mutuandone altri funzionali alla propria fede: come ricorda Campa, il concetto di anima, centrale nella visione cristiana dell’uomo, è di evidente origine platonica. E a tutti è nota l’inconfondibile matrice aristotelica del pensiero di san Tommaso d’Aquino.

Ciò non toglie affatto che il Rinascimento e ancor più l’Illuminismo abbiano segnato una svolta, poiché recuperarono anche i lasciti del mondo antico incompatibili con le credenze cristiane. E tuttavia il conflitto tra Atene e Gerusalemme, o per meglio dire tra ragione e fede, non si configura in termini di ostilità assoluta: semmai si tratta di un rapporto dialettico, che vive di reciproche contaminazioni. Persino in fatto di bioetica, tema su cui insiste particolarmente Campa, non tutte le confessioni cristiane (basta pensare ai valdesi) condividono le rigide chiusure della Chiesa cattolica. Le radici della modernità sono tante e nessuno può rivendicarle in esclusiva.

Non sono un fan del paganesimo, nel senso che lo considero comunque una religione, e io non amo le religioni bensì una forma privata e anarchica di misticismo, però le idee che esprime Campa incontrano il mio favore, e sono assolutamente ragionevoli; in più avendo in profonda antipatia le religioni monoteiste i in particolare il Cristianesimo, credo che questi concetti si debbano diffondere così da sbocciare nel terreno dell’ignoranza vigente.

“La specie artificiale” – Stato & Potenza


Recensione a La specie artificiale, di Riccardo Campa, saggio transumano uscito per la Delevya Editore. Nell’articolo, interessanti passi di filosofia applicata al sociale, alle ideologia religiose, alla politica e all’antropologia, di cui vi segnalo questi ampi passi:

Per Campa sono sostanzialmente due le bioetiche che, nelle loro diverse sfumature interne, si contrappongono in tutti questi casi: da una parte una bioetica “cattolica”, “bioconservatrice”, che nel solco della tradizione giudaico-cristiana guarda con aperta o velata ostilità alle sempre maggiori capacità dell’uomo di incidere sulla propria vita biologica, sottraendola al monopolio divino e naturale; dall’altra una bioetica “laica”, “bioprogressista”, che sul solco della tradizione pagana, rinascimentale, nietzschiana e poi futurista, saluta invece come un fatto estremamente positivo, e rispondente alla profonda aspirazione della specie umana, la sempre maggiore capacità dell’uomo di riuscire ad acquisire conoscenza e potere anche sui meccanismi che regolano la propria vita biologica.

Quella “laica”/“bioprogressista” è per Campa un’etica quindi apertamente favorevole – almeno nelle sue componenti più consapevoli – alla prospettiva dell’autoevoluzione diretta del genere umano, non più paralizzato dai dogmi del Dio guidaico-cristiano e sempre meno ostaggio del caso e della necessità delle regole cieche dell’evoluzione; un genere umano che è quindi sempre più guidato, nel suo percorso evolutivo, da una scelta culturale vieppiù libera e consapevole e, nella prospettiva “laica”, verso un sempre maggiore potenziamento e ampliamento delle proprie facoltà.

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La Rivincita del Paganesimo | Deleyva Editore


Mi accorgo ora di questo titolo di Deleyva Editore: La Rivincita del Paganesimo, di Riccardo Campa, dell’Associazione Italiana Transumanisti. Purtroppo sembra una pubblicazione esaurita, ma colgo l’occasione per chiedere all’editore di mettere in commercio altre copie, il perché lo capirete leggendo la quarta qui sotto:

Quali sono le radici profonde della civiltà moderna? Alcuni anni orsono la Chiesa cattolica domandò all’Unione Europea di riconoscere nella costituzione le “radici cristiane” dell’Europa. La richiesta fu respinta. Il rifiuto opposto dalla quasi unanimità dei paesi europei sta ad indicare non soltanto che viviamo ormai in una società secolarizzata e post-cristiana, ove i seguaci di Cristo sono soltanto un gruppo di cittadini tra gli altri, ma che non è nemmeno così pacifico che i valori e le istituzioni che costituiscono l’ossatura della Modernità siano innanzitutto un’eredità del messaggio evangelico. Questo libro intende dimostrare che, se proprio vogliamo andare in cerca delle radici storiche della Modernità, dobbiamo guardare altrove. Ci sono infatti buone ragioni per interpretare l’emersione della Modernità come una “rivincita del paganesimo”. I germi della democrazia, della mentalità scientifica, della libertà di commercio, della tolleranza religiosa, dell’agonismo sportivo, delle belle arti, dell’edonismo, della libertà sessuale, della bioetica laica, e di tanti altri tratti della Modernità, sono infatti più facilmente rintracciabili nel mondo pagano e, in particolare, nella civiltà dell’Antica Roma o dell’Antica Grecia, che non nel Medioevo cristiano.

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Λ_ Guerra e Architettura in tour: Interno 14 | PEJA TransArchitecture research


Segnalo, riportando tutto il post perché è impossibile far meglio, la notizia sottostante che riguarda gli amici di ALTA e transumanisti, e della casa editrice specializzata in argomenti di transarchitettura Deleyva. Faccio i complimenti a Emmanuele “Peja” Pilia per il progetto in cui ha sempre creduto, un gran bel progetto da sostenere in ogni modo; ci vediamo all’evento sotto specificato.

Come molti di voi ormai sapranno, da qualche settimana, io, Alessia Roberta Paola Rinaldi, Massimiliano Ercolani, Emidio Battipaglia, Amalia Verzola, Riccardo Campa, Barbara Martusciello ed altri, siamo finalmente riusciti a dar vita ad un progetto che ci riempie di orgoglio: Deleyva Editore, con la quale stiamo cercando di portare avanti un sottile discorso legato all’immaginario tecnologico e le sue interazioni con l’architettura nella “Libreria di TransArchitettura”, la collana che ho l’onore di dirigere. Sono felice che il nostro lavoro stia dando i suoi primi frutti. Tra questi, un piccolo, prossimo evento che stiamo organizzando assieme agli amici dell’AIAC, l’Associazione Italiana di Architettura e Critica presieduta da Luigi Prestinenza Puglisi. Sarà un’occasione per conoscerci, per parlare di Guerra e Architettura, dei prossimi piani di Deleyva…

“Interno 14″, il nuovo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica, inaugura il giorno 8 Marzo 2013 alle ore 18,30 con un’iniziativa in partnership con Deleyva Editore ed ALTA Associazione-Laboratorio di TransArchitettura: “Guerra e Architettura”, performance-presentazione del libro di Lebbeus Wood in occasione dell’edizione italiana Deleyva Editore a cura di Massimiliano Ercolani.

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AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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