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Pink Floyd, “A Momentary Lapse of Reason”: la storia del disco #2.


Su OndaMusicale la seconda puntata – qui la prima – di ciò che ci fu dietro al ritorno dei Floyd senza Roger Waters. Scene da CdA e da azionisti, momenti risibili se non si stesse parlando di una band di artisti (che in quel momento diventano umani). Un estratto:

I sospetti più oscuri di Roger trovarono infine conferma durante un consiglio di amministrazione autunnale della Pink Floyd Music Ltd (la holding che dal 1973 si occupava di tutte le transazioni finanziarie legate ai Floyd, con Waters, Gilmour, Mason, Wright e O’Rourke in veste di soci e codirettori). Nel corso della riunione, apprese dell’apertura di un nuovo conto in banca per dare e avere denaro in connessione con “il nuovo progetto Pink Floyd”. Alla notizia, Roger esplose letteralmente, sparando il primo colpo della guerra floydiana. La sera di Ognissanti del 1986, Roger diede inizio a una causa in Alta Corte di Giustizia per dissolvere la società – e così eliminare il gruppo – una volta per tutte. Con queste azioni, Waters aveva attuato una svolta di 180 gradi rispetto all’offerta precedente di lasciare il nome a Gilmour e Mason. Quattro mesi dopo, inoltre, dovette subire una citazione di Steve O’Rourke contro di lui, per 25000 sterline di arretrati non pagati. Il 10 novembre 1986, la EMI diede alle stampe il suo comunicato: “I Pink Floyd sono vivi e vegeti, e stanno incidendo in terra inglese”.

La sede che fu scelta per le prime fasi di registrazione fu l’Astoria, lo studio-casa galleggiante di David Gilmour ormeggiato sul Tamigi vicino a Hampton Court. La registrazione ebbe inizio utilizzando una macchina analogica a 24 piste con possibilità di sovraincisioni su un registratore digitale Mitsubishi a 32 piste. Fu la prima esperienza di registrazione digitale su nastro per i Pink Floyd.
Phil Taylor – l’angelo custode delle chitarre del padrone di barca – ricorderà poi che durante le registrazioni, David risalì il fiume, rimase a bordo per un weekend e registrò tutta Sorrow, comprese le parti di chitarra, la parte vocale e la batteria elettronica, cosicché quando il lunedì si riunirono di nuovo i musicisti, erano rimaste da fare solo le rifiniture.
Una minaccia sopraggiunse quando il livello del fiume si mise a salire così in fretta che l’intera imbarcazione cominciò a inclinarsi, sospinta dall’acqua contro uno dei pontili a cui era legata. Il fedele barcaiolo e custode Langley Iddins era lì, pronto a mollare la staffa minacciosa. Fradici ma riconoscenti, Nick e Dave in seguito gli offrirono di comparire in un ruolo da protagonista (come rematore) in uno dei filmati che proiettarono durante il tour. Quel mattacchione di Nick scrisse poi che “siccome Langley vive a bordo dell’imbarcazione e rema tutti i giorni, è il più vicino equivalente che io abbia mai incontrato al topo Ratty del libro di Kenneth Grahame, Il vento nei salici”. Meno male che c’era Nick a riempire d’ironia quel vuoto di ragione!

A posteriori, Nick si disse colpito da un paio di cose dell’album finito. Anzitutto, avrebbe dovuto dare maggiore fiducia a sé stesso e suonare tutte le parti di batteria. E, nel complesso, con David avrebbe dovuto osare di più. Col risultato che ne era venuto fuori un album “guardingo”, con pochi rischi. E le due sensazioni, messe insieme facevano sì che si sentiva lievemente distaccato da Momentary Lapse; sentiva che non avesse il sound Pink Floyd.
Durante le prima fasi di lavorazione, nessuno era sicuro che il progetto potesse restare a galla. Gilmour continuò a sostenere pubblicamente che i pezzi si sarebbero uniti in un album solista, oppure sarebbero stati l’inizio d’un gruppo nuovo di zecca. Ma le case discografiche volevano un nuovo album dei Pink Floyd, avrebbero investito su quello, e rimasero tutt’altro che impressionate da quello che sentirono all’inizio. Dave ricevette l’intimazione nel corso d’un pranzo in riva al Tamigi con Ezrin e Stephen Ralbosky della CBS, che senza difficoltà esplose: “Questa musica non assomiglia per un cazzo ai Pink Floyd!”.

Le tue distopie


Nelle distopie dei tuoi pensieri trovi istanze di ricordi non strutturati, non realizzati.

Decadenza a picco


Necessario installarsi sul punto strategico di non ritorno per osservare la decadenza a picco di un’idea, di un’esistenza.

MMLibri | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Sul blog di Marco Milani una notizia interessante; vi lascio alle sue parole, un annuncio che indica una svolta nella produzione dell’autore:

Nel mio percorso di vita una certa passione mi ha portato a scrivere, con discrete soddisfazioni, positivi riscontri e qualche buon riconoscimento. Continuerò a farlo. Ora, con il marchio personale di Marco Milani LIBRI, ripropongo aggiornata tutta la mia produzione, quella svincolata da CE e non più reperibile o sparsa per raccolte e portali web, sfruttando la possibilità di un canale distributivo come AMAZON.
Il riferimento è su https://mmlibri.wordpress.com, dove troverete nel frattempo in barra laterale 4 free ebooks direttamente scaricabili; inizierò a breve con TWO. Due racconti di ‘sci-fi in prog’ di riferimenti voluti e in matrice australiana: ENCELADO, con il compimento inatteso di un viaggio interplanetario verso il relativo satellite naturale di Saturno, e UFFICIO ASSUNZIONI, ovvero nuovi modi di offrire e cercare un lavoro in un futuro non così prossimo. Racconti originariamente scritti con gli alias letterari di James R. Tricarico e di Emma-Jane Walker.

Pink Floyd, i 50 anni di “Meddle”: la storia di “One of these days” – Rockol


In questi giorni ricorre il mezzo secolo di un disco che, a mio parere, è un po’ il summa psichedelico dei Floyd e quindi, uno dei summa del rock; parlo di Meedle, del contenuto che c’è lì dentro che si può riassumere due, tre brani: One of these days, A pillow of wind e, ovviamente, Echoes.
RockOl parla del primo brano, quel One of these days che è patrimonio sonoro di tutto il pianeta, che potrete ascoltare in fondo per un refresh che non fa mai male.

È l’apertura di “Meddle”, prima traccia del lato A, e a conti fatti sono appena due note, sulla scia di quella “Careful With That Axe Eugene” che con una sola nota di basso era stata capace di entusiasmare gli ascoltatori.
Le analogie con la famosa canzone dell’urlo si fanno ancora più evidenti considerando la struttura dei brani e le tematiche loro correlate: introdotta e conclusa dal rumore del vento, “One Of These Days” si sviluppa attraverso un inizio strumentale basato su un giro di basso che crea il ritmo giocando con gli effetti eco, passa attraverso una fase centrale che sembra rallentarne il tiro e poi accenna a tetri orizzonti squarciati a colpi di ascia con la sinistra frase “One of these days I’m going to cut you into little pieces”. .
Segue una vigorosa esplosione sonora a ritmo tambureggiante, con la chitarra slide a insinuarsi fra le ottave più alte; infine la chiusura, a riagganciarsi circolarmente all’incipit.

Gilmour: “Il Binson era un sistema di delay italiano. Era strano perché non usava loop su cassetta ma un disco di metallo; produceva effetti eco stupendi che non erano assolutamente ottenibili da qualsiasi altro apparecchio inventato fino a quel momento. ‘One Of These Days’ è nata grazie ai miei esperimenti col Binson, come anche ‘Echoes’. Un giorno Roger decise di provare sul basso le tecniche che stavo sviluppando. Ottenne un riff di base sul quale tutti abbiamo poi lavorato tramutandolo nel brano ‘One Of These Days’. Nel pezzo di apertura ci siamo io e Roger al basso, poiché avevamo deciso che ci sarebbe stata una doppia traccia con questo strumento. Si può sentire dallo stereo. Il primo basso sono io, mentre nella battuta successiva Roger entra dall’altro lato dello stereo. Non avevamo un set di corde di riserva per il basso di scorta, per cui il secondo basso ha un suono lieve. Mandammo un roadie a comprare altre corde ma lui ne approfittò per farsi un giro dalla sua ragazza”. Gilmour allude al comportamento superficiale di un collaboratore di studio; la vicenda, che all’epoca fece infuriare la band, viene simpaticamente raccontata da Nick Mason nel libro “Inside Out”: “Uno dei bassi aveva bisogno di corde nuove e così mandammo uno dei ragazzi nel West End a comprarle.

Le analogie con la famosa canzone dell’urlo si fanno ancora più evidenti considerando la struttura dei brani e le tematiche loro correlate: introdotta e conclusa dal rumore del vento, “One Of These Days” si sviluppa attraverso un inizio strumentale basato su un giro di basso che crea il ritmo giocando con gli effetti eco, passa attraverso una fase centrale che sembra rallentarne il tiro e poi accenna a tetri orizzonti squarciati a colpi di ascia con la sinistra frase “One of these days I’m going to cut you into little pieces”. Segue una vigorosa esplosione sonora a ritmo tambureggiante, con la chitarra slide a insinuarsi fra le ottave più alte; infine la chiusura, a riagganciarsi circolarmente all’incipit.

La frase, cantata in falsetto da Nick Mason, poi riprodotta a velocità rallentata, è in realtà un classico esempio di umorismo in stile Floyd, spesso non colto da ascoltatori superficiali.
John Leckie: “Nick si avvicinò con un sacco di idee folli. È sua la voce passata attraverso un modulatore ad anello che si sente in ‘One Of These Days’”. Non è l’unica stranezza vocale nella storia del gruppo ma certo la più famosa. Prima di inserire sulla traccia la voce camuffata di Nick Mason, la band aveva provato a sovraincidere quella di Jimmy Young; i fastidiosi “deliri” radiofonici del Dj avrebbero ispirato Waters e compagni anche per l’introduzione della futura “Raving And Drooling” del 1974.

Hardware (1990) 30 anni di cyber-plagio | Il Zinefilo


Lucius Etruscus qualche mese fa – colpevole mia svista – ha analizzato a fondo Hardware, la pellicola che Richard Stanley girò una trentina di anni fa, dal sapore cyberpunk ma non solo; potete trovare le sue argomentazioni sul blog Il zinefilo, vi incollo quindi stralcio e vi invito a leggere tutta la (meravigliosa) storia dietro alla realizzazione del lungometraggio, che non conoscevo:

Malgrado sia un’opera non originale, comunque Stanley deve inventarsi un modo per riempire un film avendo per le mani solo qualche pagina di fumetto, quindi ci dà dentro e onestamente tira fuori oro puro, costruendo fili narrativi da tirare al momento giusto, introducendo personaggi che faranno comodo in momenti chiave e inventando modi perché la protagonista possa sfuggire ad un robot assassino in una casa minuscola. Mi sento di dire che Stanley è riuscito pienamente nell’intento, e ancora oggi credo che  Hardware sia un film che funzioni, quasi del tutto privo com’è di riferimenti al momento particolare in favore di temi universali. L’ambiente claustrofobico regala grande emozione al tutto: all’epoca chi rimaneva assediato in casa aveva centinaia di metri quadrati dove scappare, ma la povera Jill a giusto una camera e cucina da condividere con il suo carnefice, quindi si apprezzano ancora di più le idee per far andare avanti la storia, riuscite o meno che siano.

Graniglia di Volontà


Concordo con le tue sensazioni granulose – graniglia di polvere fine in cui la composizione delle immagini che estrapoli dalla tua fantasia si confronta con il senso del reale, pilotato dalla tua Volontà.

404, visioni pericolose italiane | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita su Amazon di 404, antologia a cura di Alessandro Forlani che coinvolge alcuni nomi noti del panorama editoriale fantastico italiano. Di cosa si parla in quest’atipica antologia?

Si parla di cyberpunk, di Blade Runner e persino di Jovanotti nell’introduzione di 404, la nuova antologia curata da Alessandro Forlani e pubblicata in modo indipendente su Amazon, ma non di Dangerous Visions. Eppure a noi sembra, leggendo la quarta di copertina ancora prima dei racconti, che il filo conduttore sia molto simile a quello della famosa antologia curata negli anni sessanta da Harlan Ellison. Un’antologia di rottura, senza limiti imposti di alcun genere. Nelle pagine che leggerete ci sono argomentazioni forti: troverete almeno un racconto, almeno un paragrafo che vi farà storcere il naso, che vi costringerà a fermarvi a pensare a quello che state leggendo dice, ed è difficile non raccogliere la sfida.

I racconti sono dieci, di alcuni degli autori più validi del momento nella fantascienza italiana – Linda De Santi, Alberto Della Rossa, Irene Drago, Giuliana Leone, Maico Morellini, Ilaria Petrarca, Ambra Stancampiano, Fabio Ulcigrai (Lorenzo Davia), Andrea Viscusi, Simone Volponi, e per ognuno di essi c’è una diversa copertina: il libro infatti è acquistabile su Amazon in dieci versioni diverse.

Weird Book presenta “Dario Argento. Le tenebre del mondo” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Dario Argento. Le tenebre del mondo, saggio di Roberto Lasagna in uscita per Weird Book che indaga l’opera del Maestro romano. La sinossi:

Un viaggio tra le ossessioni e i personaggi del cineasta italiano che più ha saputo far conoscere la raffigurazione della paura sul grande schermo. Dario Argento non smette di sorprendere, diventando persino attore a ottant’anni per il film Vortex di Gaspar Noé, e questo libro ci porta dentro il suo mondo di tenebre raccontando i film, le influenze, i successi e il rapporto con tra la critica e con la censura del maestro del brivido.

Da soggettista per Sergio Leone a regista di gialli e thriller che hanno fatto scuola come L’uccello dalle piume di cristallo e Profondo rosso sino alla definitiva affermazione come autore di horror quali Suspiria e Inferno, Dario Argento non ha mai smesso di trasformarsi, di trasgredire le regole per rinnovare il linguaggio del cinema, influenzando l’opera di altri autori.

Con le interviste ad alcuni dei collaboratori di Dario Argento che si raccontano in un libro completo, dove ogni film, da quello divenuto un cult al lavoro più controverso, viene collocato in un divenire che testimonia la vitalità di un cineasta unico al mondo.

Ugasanie – Bast Dreams


Quale allitterazione ravvisi quando scoperchi il continuum e le sue apparenze?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Duff Beer, feeling no pain / Made from Canadian rain

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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