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Archivio per Roberto Contestabile

Sessismo e… omofobia | Free Animals, Loved & Respected


Segnalo e incollo questo bellissimo post di Roberto Contestabile. Ne condivido ogni parte, e voi?

Sono un uomo.

Quando avevo 15 anni e mi trovai la ragazza, mio padre mi comprò dei preservativi.
Durante l’adolescenza nessuno mi ha mai criticato quando uscivo con diverse ragazze. Attualmente continua così.
Nessuno mi giudica quando voglio farmi una ragazza e prendo l’iniziativa.
Nessuno mi vigila i vestiti, dicendo che devo fare attenzione a come mi vesto. Nessuno mi ripete che devo fare attenzione perché “le donne pensano solo al sesso”.
Nessuno pensa che le mie ex stessero con me solo per scopare.
Non sono mai stato giudicato perché avevo dei preservativi nello zaino o nel portafoglio e non li ho mai nascosti ai miei genitori.
Non mi hanno mai detto che per sposarmi devo essere vergine, essendo un uomo.
Non mi hanno mai ripetuto che “L’uomo deve valorizzarsi” o “Fatti rispetto”. Il mio sesso ottiene il rispetto da sè.
Quando esco per strada nessuno mi chiama “gnoccone”.
Nessuna sconosciuta mi dice “sexy” in tono aggressivo.
Io posso camminare per strada mangiando un gelato tranquillamente, perché so che non sentirò niente come “Lascia stare il gelato e vieni qui a ciucciarmi”.
Io posso perfino camminare per strada mangiando una banana.
Non ho mai dovuto attraversare una strada per sviare un gruppo di donne al bar, che mi diranno qualcosa al mio passare, lasciandomi pieno di vergogna.
Io non sono mai stato seguito da una donna in macchina mentre tornavo a casa a piedi.
Io posso prendere la metro piena di gente tutti i giorni con la certezza che nessuna donna si sfregerà su di me con pervertite intenzioni.
Non ho mai sentito dire che qualcuno del mio sesso sia stato stuprato da un gruppo di donne.
Posso prendere l’autobus da solo di notte, non ho paura di essere stuprato in qualsiasi momento. Questo rischio non esiste nella testa delle persone del mio sesso.
Quando esco di notte, posso indossare quello che voglio. Se soffrirò qualche tipo di violenza, nessuno mi incolperà dicendo che ero ubriaco o a causa dei miei vestiti.
Se, un giorno, io fossi stuprato, nessuno andrà dicendo che la colpa è mia, che ero in un posto inadeguato, che ero vestito indecentemente. Nessuno giustificherebbe l’atto dello stupratore. Io sarei trattato come VITTIMA.
Quando ho una relazione sessuale con una donna subito, al primo appuntamento, sono praticamente applaudito.
Nessuno mi chiama “troione”, “facile”, “gigolò” per avere del sesso occasionale ogni tanto.
99% dei siti pornografici sono fatti per piacere a me e agli uomini in generale.
Nessuno resta scioccato quando dico che guardo porno.
Nessuno mi giudicherà mai perché dico che mi piace scopare.
Nessuno mi giudicherà mai se mi vede leggere libri erotici.
Nessuno resterebbe scandalizzato se dicessi che mi masturbo.
Quando ho lo stesso incarico di una donna nell’ambito lavorativo, non prenderò mai meno soldi di lei.
Se fossi promosso ad un livello più alto, nessuno sparlerebbe dicendo che probabilmente sono andato a letto con il mio capo. Le persone riconoscerebbero il mio merito.
Se dovessi viaggiare per lavoro e dovessi lasciare i figli con la madre qualche giorno, nessuno mi darebbe dell’irresponsabile.
Nessuno trova anormale se a 30 anni io non ho ancora avuto dei figli.
La società non vede la mia verginità come un trofeo.
Se io esco con dei determinati vestiti nessuno mi dice “Se le va a cercare”.
Se io fossi in discoteca e una donna mi facesse del sesso orale, non sarei io ad essere sparlato. Nessuno mi chiamerebbe “puttanone” e neanche direbbero “E poi ha anche il coraggio di scrivere frasi d’amore su Facebook”.
Se in qualche modo si diffonde un video dove sto avendo una relazione sessuale con una donna in pubblico, nessuno mi criticherà o insulterà. Non sarei uno schifoso puttaniere, uno stronzo, un disgraziato. Sarei solo un uomo. Compiendo il mio copione da macho.
Nessuno dice che è mancanza d’igiene se non mi depilo.
Nessuno mi giudica se sono un padre single.
Non mi proibirebbero mai di occupare un incarico alto nella Chiesa Cattolica perché sono uomo.
Non sono mai stato obbligato a fare le pulizie di casa perché sono un uomo.
Non mi hanno mai costretto ad imparare a cucinare, essendo un uomo.
Nessuno dice che il mio posto è in cucina perché sono un uomo.
Nessuno dice non posso dire le parolacce, essendo un uomo.
Nessuno dice che non posso bere, essendo uomo.
Nessuno guarda male il mio piatto se ho messo tanto cibo.
Quando dico “No” nessuno pensa che me la stia tirando. No è no.
Non ho bisogno di controllarmi i vestiti per evitare che una donna cada in tentazione.
Le persone del mio sesso non vengono stuprate ogni 12 secondi in Brasile.

Ecco perché è importante non svalorizzare il dolore che non conosciamo.

Ordinanza: no agli Animali in spiaggia. | Free Animals, Loved & Respected


Sul blog di Roberto Contestabile il testo di una lettera che ha spedito al sindaco di Ugento, in Puglia, che ha vietato l’ingresso agli animali in spiaggia (credo che potranno entrarci ben pochi, allora). Pieno sostegno e condivisione all’iniziativa.

“Buongiorno caro sindaco di Ugento, con la presente esprimo tutto il mio dissenso in merito alla vostra ordinanza che vieta l’ingresso di Animali sulle spiagge. Il Cane come il Gatto ed altri Animali d’affezione sono ritenuti dalla Corte Costituzionale parte integrante della famiglia. Quindi se il sottoscritto o qualsiasi cittadino desidererà recarsi in vacanza o anche a fare una semplice passeggiata in riva al mare, ciò non sarà possibile: scandaloso e retrogrado. Lei sa benissimo che gli Animali sono esseri viventi senzienti dotati di sensibilità ed accortezze uniche non paragonabili al miglior essere Umano. E se non lo sapesse la invito ad informarsi meglio. Le spiagge si sporcano per colpa di altri gravi motivi non legati ai bisogni fisiologici di un tenero ed innocuo Cane. E se lei pensa che tale restrizione amministrativa sia motivata da misure di sicurezza, allora sarebbe il caso che studiasse personalmente, o chi per lei, documentazioni e testimonianze autorevoli che determinano la non pericolosità verso le persone. Detto questo se queste poche parole non sono servite a convincerla nell’eliminare l’ignobile divieto, la invito formalmente a contattare le numerose associazioni animaliste che potranno delucidarla al meglio. Resto in attesa, comunicandole quanto segue: né io o altri miei amici, parenti e conoscenti, si recheranno nella vostra località turistica per trascorrere le vacanze, anzi finché sarà in vigore l’ordinanza la nostra pubblicità sarà assolutamente pessima. Nulla di personale. I miei più sinceri auguri di buon lavoro e buone vacanze.”

Vittime & carnefici. | Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di Roberto Contestabile, incollo qui sotto un post inattaccabile per la sua verità intrinseca. Siate onesti con la senzienza degli esseri eventi, e non aspettate un solo istante nello sfanculare il sistema economico mondiale liberista, da tempo ormai non più nelle mani degli umani e portatore del Male, nella sua accezione più profonda: danneggia l’umano.

Non ci si chiede mai abbastanza perché esistono nel mondo tante vittime. Vittime sacrificali, seviziate, torturate ed infine uccise per mano Umana. Ma l’aspetto più terribile è costituito dall’incoscienza, o peggio scetticismo generale, che si ripercuote come un macigno sull’attuale genocidio. Tanti non sanno, non vogliono o preferiscono ignorare.

Lo sfruttamento Animale costituisce una reale piaga che non merita alcun tipo d’indifferenza. Nell’epoca più gloriosa dell’informazione non é necessario riportare prove e testimonianze su un massacro ben presente ed evidente. Si può sottostare alle pietose mistificazioni dell’industria zootecnica, alle vergognose messinscena della ricerca scientifica, ma negare l’evidenza è da ipocriti e, in alcuni casi specifici, anche criminali.

Lo sfruttamento Animale è strettamente correlato al dominio e all’egemonia capitalista, e in ogni caso (per usare un eufenismo) non è strettamente necessario dissentire da prove e testimonianze quando queste sono il frutto macabro e terribile di un sistema di potere che non tutela i deboli e gli indifesi.

Affermare che gli Animali soffrono e muoiono per mano Umana può essere banale e scontato, facile da proporre in un dibattito qualunque, ma è la triste verità. E non bisogna mai dimenticare che la violenza verso altri esseri viventi, definiti erroneamente inferiori, è antesignana di ben altri episodi gravi e micidiali. Il legame tra la violenza sugli Animali e quella sugli Umani regna indiscusso in ogni ambito sociale. Chi è violento con gli Animali lo sarà anche con la persona a lui vicino, spesso la moglie o fidanzata o figlio. Lo sarà verso l’immigrato, il diversamente abile, l’omosessuale, la donna o il bambino o l’anziano peggio se malato.

Lo dice Francesca Sorcinelli con lo studio affermato sul “Link”, lo dice Annamaria Manzoni con il libro “Sulla cattiva strada”, lo dicono numerosi esperti a livello internazionale. Il dibattito è aperto, e tutti convergono verso un unico grande collegamento che determina indiscutibilmente la violenza di specie. Una drammatica realtà molto grave e pericolosa. Per esporre verità assolute bisogna prima affrontare una piena consapevolezza di ciò che si vuole comprendere e concepire, altrimenti ogni prova diventa nulla.

“Liberazione Animale – una prospettiva antispecista” esprime il suo dissenso all’attività venatoria | Free Animals, Loved & Respected


Sul blog di Roberto Contestabile un documento che invita all’abbandono, all’allontanamento di qualsiasi pratica venatoria e, più in generale, alla cultura delle armi. Diffondo liberamente, convinto della estrema necessità di un salto cognitivo per l’umanità.

Il 14, 15 e 16 aprile prossimi si svolgerà a Foggia, all’interno dei padiglioni Ente Fiera Autonomo, lo spettacolo dei cultori dell’attività venatoria, ossia caccia e pesca ed ogni sollazzo annesso. Ma la brutta notizia è che il divertimento puro non sarà dei reali protagonisti di questa vicenda, ovvero gli Animali. Sì perché il tema principale, per chi non conoscesse il temine venatorio, è sparare in ambiente aperto contro esseri viventi indifesi, utilizzare canne ultra sofisticate per pescare innocui Pesci, che poi non verranno mangiati (non che sia una giustificazione) ma ributtati morti nelle acque. Ma soprattutto il Nature Show pubblicizza la vendita e quindi la diffusione di pistole e fucili autentici. Non parliamo di mezzi a scopo ludico, giocattoli per intenderci, bensì vere e proprie armi da fuoco. Le stesse che vengono adottate dalle forze militari e di polizia: armi a scopo offensivo, ferimento ed uccisione.

I casi di cronaca evidenziano un aumento dei delitti, come i fatti tragici di Macerata in cui un folle estremista ha sparato contro persone inermi ferendole gravemente. Ma non solo: i casi di violenza sono esponenzialmente cresciuti. I giornali d’informazione sono pieni di reati a scopo omicidio, soprattutto in una realtà come quella meridionale dove criminalità e scarso senso civico sono per la maggiore.

Zoopticon | Free animal, loved and respected


Sul blog di Roberto Contestabile, un post che relaziona un intervento del ben noto dalle nostre parti Francesco “DeadToday” Cortonesi, uno dei primi ad aver creduto nel Movimento Connettivo, ormai 13 anni fa, sia dal lato autoriale che cinematografico. Il tema? Antispecismo…

L’antispecismo è un movimento rivoluzionario che vuole mostrare ciò che pur essendo davanti ai nostri occhi viene abilmente nascosto da una società basata sul dominio. Un dominio subdolo che a sua volta viene occultato da una moltitudine di parole come “libertà”, “uguaglianza”, “solidarietà”, “fratellanza” usate impropriamente dal potere costituito come dei paraventi per rendere eticamente accettabile ciò che non lo è. La reclusione, proposta come forma positiva di controllo, strutturata secondo una precisa divisione spaziale trova nel Panopticon, la grande struttura utopica della fine del Settecento che Jeremy Bentham aveva immaginato, la figura architettonica ideale, riproducibile, a seconda delle esigenze, in forme perfettamente integrabili e accettabili nella società che ci avvolge.

Il suo effetto principale è indurre nel detenuto una coscienza del proprio stato di visibilità che assicurerebbe il funzionamento automatico del potere. Per Bentham il potere doveva essere visibile e al contempo inverificabile. Non sono più necessari strumenti coercitivi estremi come le catene, gli spazi totalmente ristretti, la violenza continua per ridurre alla docilità. Il detenuto deve percepire una parvenza di libertà all’interno dello spazio limitato e per far questo tutto quello che serve è che le separazioni siano nette e le aperture che permettono visibilità e controllo ben disposte. In poche parole, con il modello Panopticon la prigionia assume un’altra forma: non più coercizione estrema e punizione, ma controllo e osservazione.

Cosa è successo a Piazza Indipendenza! – Free Animals, Loved & Respected


Se provassero a sbatterti fuori di casa, te e la tua famiglia…cosa faresti? Un gesto disperato? Be’, è quello che hanno fatto gli sfollati a Roma di fronte ai poliziotti armati! È quello che hanno fatto alcuni individui non criminali di fronte a istituzioni fasciste e antidemocratiche! È quello che è accaduto in Italia, un paese presumibilmente civile inserito in un contesto internazionale definito liberale ed aperto alla solidarietà. Un paese che ha sopportato anni di conflitti e battaglie soffrendo una migrazione di connazionali verso nazioni estere, ed ora si confronta molto negativamente con una situazione altamente drammatica fatta di esseri Umani in cerca di dignità. Un paese che adotta speculazioni estremamente profonde nonostante abbia un passato costituito da colonizzazioni e conquiste incontrollate verso popoli africani ora indeboliti e privi delle loro principali risorse fisiche e mentali. E’ vergognoso far parte di una comunità che si dichiara istituzionalmente aperta alle integrazioni e poi commette errori così grossolani e consequenziali di una realtà ipocrita ed incapace nell’affrontare problemi sociali. Molti razzisti parlano coraggiosamente di “invasione” senza neanche conoscere la storia, la verità, i diritti di innocenti poveri di giustizia… soprattutto se sono stati derubati della loro rispettabilità personale.

Questo è l’incipit di un post di Roberto Contestabile, condivisibile e lucido, cristallino nella sua inattaccabile analisi. Da ragionarci ben bene sopra.

Mercificati – Free Animals, Loved & Respected


Sul blog di Roberto Contestabile uno sguardo allo status attuale dell’iperliberismo che macina tutto, soprattutto le vite dei suoi schiavi principali, che ritiene insignificanti più degli umani: gli animali. Un estratto:

“Tutto quello che tocchiamo gronda sangue, ma sembra che nessuno se ne accorga!” Riflessioni sulla condizione animale, di Barbara Mugnai.

Parole forti…ma che in realtà testimoniano l’attuale situazione culturale: carne ovunque, di ogni aspetto nel colore e nella forma! Non ce ne rendiamo conto e non possiamo distinguere la differenza sostanziale tra una sofferenza assopita ed un abitudine assodata. Il carnismo ha trasformato il consumo di carne e derivati in un settore produttivo che si dirama in tutti gli aspetti culturali. Ed è così che mangiare carne, e fare uso indiretto di pezzi di Animali, è diventata una macabra abitudine degna del miglior sceneggiatore horror! Animali squartati, grondanti sangue occupano la ricca scala del prodotto interno lordo…insieme ad altre categorie merceologiche fatte di materia inorganica! La carne è diventata profitto, e il profitto è la gogna delle nostre vite schiavizzate dal consumo moderno.

Il dio dei polli – Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di Roberto Contestabile la segnalazione di un racconto “a tema” di Francesco “DeadToday” Cortonesi, che è un piacere rileggere. Copioincollo il suo contributo, Il dio dei polli, che è breve e molto suggestivo.

“Il sole si acquatta lentamente dietro la collina. Le nuvole, venate di rosso sembrano vascelli ancorati alle montagne che circondano l’insenatura della valle. Nel sacco nero che Osvaldo porta sulle spalle, i pulcini si agitano disperati prigionieri di un cielo buio senza stelle. Gli alberi ondeggiano leggermente nella brezza e sembrano fantasmi che danzano al tramonto. Osvaldo getta a terra il sacco, prende la pala e inizia a scavare.
Ogni mese fa questo lavoro. Trenta, quaranta, cinquanta pulcini maschi, li chiude in un sacco e li seppellisce, poco lontano dalla fattoria. I pulcini maschi sono inutili alla produzione di uova, quelli che nascono vanno smaltiti. Questa comunque potrebbe essere l’ultima volta che fa così. La prossima settimana dovrebbe infatti arrivare il tritacarne e allora non dovrà far altro che metterli in una scatola e poi rovesciarli direttamente nell’imbuto che porta alle lame che riducono, in una manciata di secondi, i pulcini in tanti minuscoli granelli ottimi come mangime. Osvaldo scava, settanta, ottanta, novanta centimetri. Scava e fischietta. Poi prende il sacco e lo butta nel buco. Lo ricopre velocemente, mentre i pulcini si agitano nel sacco, scalpitano, pigolano. Osvaldo non li schiaccia più come faceva un tempo, la pala si macchia di sangue e tocca lavarla. Del resto, dopo l’ultima palata di terra, i pulcini tacciono. Osvaldo si ferma un istante a guardare il tramonto, a contemplare la campagna. Pensa a sua moglie, ai suoi due figli, Giovanni e Carolina. Quanto è fortunato si ripete, forse per la milionesima volta, quella è la vita che ha sempre desiderato. Una fattoria. Lontano dalle ansie. Lontano dalle angosce della città. Una bella famiglia, un bel lavoro. L’allevamento. Non molto grande. Abbastanza. Osvaldo torna verso la fattoria, non vede l’ora di mettersi a tavola. E’ ora di cena. Sta facendo buio. Tra le frasche che come muri di foglie e arbusti costeggiano il sentiero improvvisamente però sente qualcosa. Un rumore di passi, come di qualcuno che lo segue, forse un Animale. Osvaldo si ferma, si volta, non vuole mettersi a correre, non è nel suo carattere scappare e poi se fosse un Animale che vuole attaccarlo, un Cane selvatico mettiamo, probabilmente lo inseguirebbe. Vede le frasche muoversi. Oramai qualsiasi cosa sia è molto vicino, gli è quasi addosso. Osvaldo impugna la pala con due mani. Il mese scorso all’allevamento di Bernardo, giù a valle hanno rubato duecento Maiali. Ladri di bestiame. Puah. Se sono loro ne vuol lasciare almeno uno in terra. Sono ladri da poco, disperati, mai armati, organizzati a volte, ma non pericolosi. Ma cosa potrebbero mai volere da lui? Il borsello? L’orologio? Osvaldo si prepara a colpire. Tende i muscoli, alza la pala. Ora però è tutto silenzio. Osvaldo aspetta. Un minuto. Due. Cinque. Niente. Se era un Animale se ne è andato. Un Cinghiale sicuramente. Quelli appena sentono odore di uomo scappano a gambe levate, pensa Osvaldo, poi sorride della sua paura. Si sente uno sciocco. Osvaldo si volta e si riavvia verso casa. Fa qualche passo, cinque, dieci, quindici forse. Poi sente di nuovo le frasche agitarsi. Si ferma. Ma non ha certo intenzione di farsi prendere dalla paura come prima. Lentamente si avvicina al bordo del sentiero. Con una mano abbassa le frasche. Improvvisamente un colpo di becco potente come una picconata lo colpisce in piena fronte. L’osso del cranio si rompe. L’ultima cosa che Osvaldo intravede è un ombra.
Gli sembra quella di un pollo.
Un pollo gigante.
Poi Osvaldo cade a terra e muore.
Arriva l’alba e Osvaldo è ancora al centro del sentiero, disteso con le braccia larghe, come crocifisso e il cranio spaccato. Non lo hanno ancora trovato. Ci vorranno ancora due ore, ma lo stanno cercando. Così come nella stessa zona stanno cercando uno Struzzo scappato da un circo.”

Animali come persone? – Free Animals, Loved & Respected


Condivido molto di questo post preso dal blog di Roberto Contestabile, ma non tutto.

È quindi sbagliato definirli simili a noi solo perché ci ricordano nell’espressione, o nelle note caratteriali, una determinata persona. Spesso è usanza farlo con i Cani, descrivendoli uguali ai loro “padroni” (brutta terminologia di possesso). I Cani (come ogni Animale) non hanno nulla da condividere, con nessuno, senonchè la loro dipendenza forzata con gli esseri Umani. Tipica è l’espressione con cui spesso si afferma: “Gli manca solo la parola!”. Niente di più sbagliato perché non sono loro che non riescono a comunicare…bensì il contrario, ovvero la nostra incapacità di ascoltarli e quindi capirli.

Gli esseri in questione hanno un grosso grado di empatia con i suoi possessori – ha senso dire padroni, perché i cani da soli generalmente si sentono persi, hanno quella necessità di amare un umano che li rende assai simili allo schiavo del rapporto BDSM. Tendono ad assomigliare, invece, al proprio umano prediletto e sì, a volte se parlassero sarebbero davvero uguali agli umani. Anzi, meglio, parecchio meglio. Quoto invece:

Attualmente gli unici esseri viventi dotati di tutela legale ed ogni diritto civile sono le persone Umane tramite pratiche inventate da loro stesse a difesa della propria incolumità. Nonostante ciò si continua a commettere una lunga serie di enormi atrocità, e questo la dice lunga in merito alla mancata consapevolezza della vita altrui, segno inequivocabile di un passaggio evolutivo alquanto controverso.

Il dolore dei Pesci – Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di RobertoContestabile, un post per ricordarci che il mutismo non indica un’assenza di sensi, indica molto spesso soltanto la impossibilità a comunicare secondo un media determinato, canonico: i pesci sono muti, ma non per questo privi di capacità di provare dolore, di essere spaventati dalla morte.

Posseggono gli stessi nostri cinque sensi e anche di più: dei ricettori sensoriali sui fianchi che gli consentono di percepire gli oggetti che hanno vicino.
Sebbene non possano urlare, se provassimo a guardarli mentre hanno un amo infilato nella carne o mentre si dimenano fuori dall’ acqua, riusciremmo a vedere il loro dolore.
I pesci sono in grado, esattamente come noi umani, di secernere endorfine, sostanze chimiche che entrano in gioco per ridurre la sensazione del dolore.
Esattamente come i mammiferi, posseggono nocicettori, i ricettori del dolore. Il paradosso è che buona parte di queste scoperte è stata fatta sottoponendo gli animali a test dolorosi e invasivi, come la somministrazione per bocca di veleno d’ ape o acido acetico e la successiva somministrazione di morfina.

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