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Piigs: maiali di carta – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la critica e analisi sociale PIIGS. Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity, basata sul film Piigs: maiali di carta, libro a cura di Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre. Un corposo estratto integrale del post per comprendere in quale nassa ci siamo cacciati rincorrendo il mito del business:

Uscito nel 2017, Piigs è un film sui disastri delle politiche neoliberiste in Europa. Adesso è uscito anche un libro omonimo, un backstage di carta che ci permette di capire come una pellicola indipendente, nata sulle panchine di Piazza Re di Roma, invece di durare per un fine settimana in tre sale, abbia raggiunto numeri sorprendenti: 3 mesi di tour di presentazione alla presenza dei registi, 9 settimane di programmazione nel Circuito Cinema in circa 100 sale per un totale di quasi 100 mila spettatori, più altri 300 mila con la trasmissione sulla Rai e altri milioni stimabili grazie alla distribuzione all’estero e alla piattaforma Raiplay.

Il volume racconta di tre videomaker che decidono d’imbarcarsi in un’impresa impossibile: girare un film di economia. E così, come Thomas Kuhn mostrava che le scoperte scientifiche sono opera di pesci fuor d’acqua, Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre, che di economia sapevano poco o niente, si mettono a studiare Keynes, Minsky, Galbraith, Mitchell, Caffè e Gallino. Poi, scoperto il mostro dell’austerità che divora le nostre vite, s’industriano con i mezzi espressivi del cinema, ma senza un soldo in tasca, per comunicarci il pericolo che corriamo. È la parte più avvincente del libro in cui si collezionano una serie di case history di guerrilla cinema degne di un corso universitario: l’intervista rubata a Warren Mosler in un corridoio di facoltà, quella a Yanis Varoufakis con tanto di schizzi di pizza rossa, la missione teleguidata oltre oceano per girare la parte su Noam Chomsky, lo studio di Vladimiro Giacché e l’incubo della telecamera traballante, la gestione dell’imprevisto con Erri De Luca.

Piigs in versione cartacea è la storia incredibile di come produrre e distribuire un film partendo da meno di zero, di come organizzare un crowdfunding, risparmiare sui diritti d’autore del materiale d’archivio e trovare finanziamenti con metodologie degne dei Blues Brothers. Il volume dimostra inoltre che si può realizzare un prodotto di massa anche sposando una tesi teorica di peso. Nel caso specifico si tratta per lo più della Teoria monetaria moderna, che sta raccogliendo molti consensi nella sinistra radicale internazionale, ma che allo stesso tempo, a detta dei critici, non sembra dare risposte nuove ai problemi cui andò incontro il postkeynesismo negli anni settanta. Ciò, tuttavia, non toglie nulla all’incisività destruens di Piigs (film e libro), alla sua capacità di smascherare la natura di classe dell’Unione europea e delle sue politiche economiche. Alla fine del lungo viaggio dei tre registi, sia nei meandri macroeconomici del neoliberismo, che nei loro risvolti quotidiani – esemplificati dalla storia della cooperativa Il Pungiglione – l’elisir portato a casa è un dono di conoscenza. Federico Greco infatti conclude: “Non si tratta neppure… di un conflitto tra i Paesi del nord Europa e quelli del sud, come comprenderò col tempo, ma tra le élite di ogni singolo Paese e le loro classi dei lavoratori.”

Di Solstizi e Apocalissi: di Saturno e dell’Età dell’Oro – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un post molto interessante sulle “Annotazioni solstiziali e “apocalittiche” sulla celebrazione del Natale e sulla fine dell’Anno, sulla dottrina arcaica delle “porte” del Cosmo e dell’Anno e sull’escatologia dell’antica Religione Siderale, passando dalla tradizione greco-romana a quella induista a quella cristiana”, sulle congiunzioni astrali e delle energie cosmiche solstiziali che hanno determinato la spiritualità degli umani nel corso delle epoche, innestando l’inesplicabile fin dai tempi più remoti.
Alcuni estratti:

La toponomastica di Roma ancora ricorda il mitico doppio regno: Giano, dalla sua dimora sul Mons Ianiculus, e quella del suo benevolo ospite Saturno, Mons Saturnius, e che in futuro sarebbe stato conosciuto col nome di Campidoglio. Nella pittura rinascimentale, il topos dell’Età dell’Oro è rappresentato come un giardino in cui uomini e donne nudi danzano attorno alla fonte della giovinezza eterna, la fonte dell’ambrosia, che tutti nutre senza diseguaglianze e liberi da malattie. Forse memori di questo, la pantomima della felicità – ormai lontana – era celebrata con i Saturnalia che si svolgevano a Roma dal 17 dicembre per alcuni giorni, presumibilmente fino al solstizio, in cui i ruoli sociali erano invertiti o aboliti, come un breve e fugace assaggio dell’età felice forse, ma anche come uno scherzo irrimediabilmente malinconico dell’ebbrezza, in cui un servo poteva per un giorno diventare “re”, e poi ogni cosa sarebbe ritornata al suo posto. Il tempio di Saturno, dove era custodito il prezioso erario dello stato, si richiudeva, e la statua, cosparsa d’olio, veniva avvolta in strette bende di lana, perché non potesse oltre manifestare quella liberalità che gli era concessa solo nei periodi a lui dedicati. E le sue porte si chiudevano fino all’anno venturo.

Fermo è il cielo della Nascita del Sole, si fermano il cielo e la terra nella notte di Natale, secondo il racconto del Protovangelo di Giacomo. Giuseppe si aggira per le campagne in cerca di una levatrice, ci sono pastori accampati in giro che vegliano le greggi, è periodo sicuramente non invernale, ma il suo significato è immutato. È mezzanotte, quando il ciclo del giorno raggiunge un culmine che segna il nuovo inizio, come un solstizio. «E io Giuseppe stavo camminando, ed ecco che non camminavo più. Guardai per aria e vidi che l’aria stava come attonita, guardai la volta del cielo e la vidi immobile, e gli uccelli del cielo erano fermi. Guardai a terra e vidi una scodella e alcuni operai sdraiati attorno, con le mani nella scodella: e quelli che stavano masticando non masticavano più, e quelli che stavano portando alla bocca non portavano più, ma i visi di tutti erano rivolti in alto. Ed ecco delle pecore erano condotte al pascolo e non camminavano, ma stavano ferme, e il pastore alzava la mano per percuoterle col bastone, e la sua mano restava per aria. Guardai alla corrente del fiume e vidi che i capretti tenevano il muso appoggiato e non bevevano; e insomma tutte le cose, in un momento, furono distolte dal loro corso». I pastori, il cui mestiere è sorvegliare e vegliare, assistono dunque al prodigio, che nel cielo buio di allora si manifesta in tutta la sua potenza.

Nelle celebrazioni di Mitra, la prima esponeva la nascita dalla Pietra, che coincideva con il Solstizio invernale, mentre una seconda celebrazione, dodici giorni dopo (come dopo un anno simbolico) accadeva il 6 gennaio, nella ricorrenza della nascita di Aion. Queste due “nascite” rappresentavano le due modalità in cui era concepito Mitra, quale Signore del Tempo. Secondo alcuni autori, la prima nascita era intesa come il ciclo temporale, riferito all’avvicendarsi dell’anno, e la seconda in riferimento al Tempo Infinito. Oppure, per dirlo con le parole di Platone: «Il Tempo (Cronos) era l’immagine in movimento dell’Eternità perfetta (Aion)». Iconograficamente lo troviamo raffigurato come un ragazzo con la testa leonina, con uno scettro, una chiave ed un fulmine tra le mani, avvolto da un serpente che intorno al suo corpo compie sette giri e mezzo, corrispondenti alle sfere celesti.

Il bosco sacro dei Parioli e il capodanno nella Roma antica – TRIBUNUS


Conoscere questi luoghi, quelle empatie, quei piccoli segni che lasciano filtrare il contatto trascendentale… Su Tribunus qualche nota sul bosco sacro dei Parioli.

A Roma, nell’area dove sorge l’attuale quartiere di Parioli, nell’antichità vi era un Bosco Sacro, che i Romani credevano fosse abitato dalle Ninfe. Quest’area verde era intoccabile, le distese di arbusti erano come templi, e tutto ruotava attorno a una sorgente naturale (Piazza Euclide, ndr). Intorno a quest’ultima era stata costruita un’enorme vasca, che raccoglieva l’acqua della polla: questa sacra sorgente era dedicata a una divinità molto antica: Anna Perenna, che presiedeva allo scorrere del tempo, e del suo continuo rinnovarsi.
Non a caso, uno degli auguri che i Romani si scambiavano era: “Annare Perreneque commode”, cioè “Trascorrere un ottimo anno da capo a coda”. Un buon auspicio, pronunciato soprattutto in occasione del Capodanno.
In epoca repubblicana, questa festa era celebrata attorno alle celebri Idi di Marzo (15 del mese), mentre in età alto imperiale vennero anticipate al primo di Gennaio.
In migliaia si radunavano attorno alla sacra fonte per banchettare, divertirsi, e cantare. Lunghi tavoli erano posti lungo la via Flaminia, e l’alcool scorreva abbondante.
Secondo il poeta Ovidio, la festa era molto giocosa e a chiaro sfondo erotico, poiché la celebrazione aveva un carattere iniziatico, e molto donne avrebbero perso la verginità in tale occasione. Nella fonte, inoltre, i Romani gettavano molte offerte, tra le quali uova (simbolo di fecondità e fertilità) o pigne (simbolo di fertilità, ma anche di castità).
La fonte di Anna Perenna continuerà a esser il fulcro del culto legato alla fertilità, al buon augurio, e alla festa per il nuovo anno almeno fino al III secolo d.C. Intorno al IV-V secolo sarà usata solo per pratiche oscure legate soprattutto alla superstizione popolare. L’imperatore Teodosio ne vorrà la definitiva chiusura, per via della proibizione dei culti pagani.

La leggenda che sarai


Lasciati affondare in un gorgo di decadenza e disfacimento, quando le memorie di un tempo sono gli scenari della leggenda che sarai.

Arriva Lovecraft Tales, il TeatrOrror sui pattini | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un’interessante manifestazione romana che coniuga il territorio con la suggestione, una sorta di riscrittura del genius loci con gli stilemi cari, in questo caso, a Lovecraft.

Arriva lo spettacolo sui pattini Lovecraft Tales di Mary Ferrara, un TeatrOrror che visita i luoghi del mistero di Roma, per tenere viva la cultura e non lasciarla diventare un fantasma. La cultura horror e dark fantasy sarà al centro di questa originale iniziativa portando il teatro fuori dal teatro, dato che per misure di sicurezza questi luoghi di cultura restano chiusi. Nasce quindi un esperimento su rotelle, con personaggi in movimento che non sostano ma corrono sui pattini attraversando alcuni luoghi del mistero di Roma, realizzato grazie alla collaborazione tra l’autrice, attrice e regista Mary Ferrara e i Pattinatori del Pincio, associazione che nasce con lo scopo di far provare l’esperienza di pattinare per Roma a tutti e dare “brividi” a chi pattina già. Si può seguire lo spettacolo in streaming dal sito Indiecinema.it.

Partenza il 9 e il 16 dicembre alle 19 da piazzale Flaminio per raggiungere Ponte Sant’Angelo dove aleggia lo spettro di Beatrice Cenci, protagonista di una storia di violenza e decapitata l’11 settembre del 1599 a soli 22 anni. Si passa poi a piazza del Popolo di fronte alla targa in memoria dei carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, giustiziati dal boia Mastro Titta, che secondo le leggende si aggirano come spiriti nella notte. Conclusione nel quartiere Coppedè, mix di architettura liberty e neo gotica, cosparso di elementi esoterici e massonici e utilizzato spesso come scenario di film horror, tra i quali L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. Omaggio finale a Daria Nicolodi, regina del thriller italiano recentemente scomparsa.

Io, Druso: continua la saga di De Bello Alieno | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova pubblicazione per Alessio Brugnoli, autore in grado di impressionare per la sua erudita conoscenza della Storia e delle Scienze, nonché della Matematica, colto di un Fantastico che non ha confini. Per la collana Ucronica di DelosDigital è uscito Io, Druso, continuatore dell’universo creato da Davide Del Popolo Riolo, recente vincitore del Premio Urania.

Giulio Cesare, invece di dedicarsi all’arte della guerra, si è dedicato alla scienza e alla tecnica. E Roma ha fatto un balzo nel progresso (attirandosi l’attenzione malevola dei marziani, ma quello è un problema già risolto). La conosciamo perché l’abbiamo letta nel romanzo Premio Odissea di Davide Del Popolo Riolo, De Bello Alieno; Brugnoli riprende la stessa ambientazione qualche anno più tardi, quando i romanzi grazie alla loro nuova tecnologia hanno attraversato l’oceano e colonizzato quella che loro chiamano Iperborea, cioè l’America del Nord. Qui si trasferisce Druso, in cerca di fortuna. La sinossi:

Due generazioni sono passate da quando, grazie alle invenzioni del Machinarum Magister, la minaccia aliena che incombeva sull’Urbe è stata sventata. La Repubblica ha dovuto affrontare nuove sfide e i romani, la cui curiosità è tale che, per dirla alla Tacito, che né l’Oriente né l’Occidente possono saziare, hanno cominciato a colonizzare la misteriosa Iperborea, abitata da popoli tanto bizzarri quanto affascinanti. Terra che è lo sfondo della strana vita di Tiberio Druso Nerone Germanico eccetera eccetera (perché non voglio infastidirvi enumerando tutti i suoi nomi), per gli amici Claudio, che soprannominato l’Idiota o il Balbuziente dai propri parenti, in compagnia di un pubblicano negato per la matematica, di un inventore iperboreo, di due liberti cialtroni e di un ebreo misantropo, distillò nuovi liquori, scongiurò guerre, sottomise popoli, anche se la Repubblica ne avrebbe fatto a meno, rubò il cuore a una splendida donna, con qualche trascurabile difetto, ma chi non ne ha, e divenne l’uomo più ricco dell’Urbe. Urbe che è lo sfondo delle imprese di Sesto Aullio, il cosiddetto filosofo pratico, del suo biografo e amico, il medico ebreo Giovanni di Tiberiade e del loro mortale nemico, l’Annibale del crimine, Lucio Massovio.

Un omaggio una delle pietre miliari della fantascienza italiana, De Bello Alieno di Davide del Popolo, autore del racconto in appendice, e un altro tassello di uno straordinario universo narrativo peplumpunk.

Il matrimonio nella Roma antica – TRIBUNUS


Su Tribunus un bel po’ di più un cenno storico sulle consuetudini matrimoniali della Roma antica. Un breve stralcio:

Nella Roma antica, il matrimonio era qualcosa di molto diverso rispetto a quello del nostro mondo contemporaneo. Non si trattava infatti di un’espressione d’amore, quanto piuttosto di una sorta di contratto stipulato tra due individui o, per meglio dire, tra due famiglie.

Il termine matrimonium deriva da mater (“madre”) e munus (“dovere”), quindi “dovere della madre”. La donna abbandonava la propria famiglia ed entrava in quella del consorte, perdendo tutti i legami civili che la tenevano legata ai suoi antenati, alla sua gens, ai culti domestici. A livello giuridico, la donna entrava nella sua nuova famiglia non col grado di moglie, ma come “figlia”.

Giuridicamente era infatti considerata inferiore al marito, allo stesso livello dei figli che lei stessa avrebbe generato o di quelli che il marito già aveva. Tanto che da questi ultimi sarebbe stata considerata alla stregua di una “sorella”. Inoltre, il matrimonio romano era contraddistinto da una serie di rituali, e non esisteva nemmeno una sola tipologia di matrimonio. Tutto ciò che ruota intorno al matrimonio nella Roma antica era, insomma, un mondo a sé.

I matrimoni nel mondo romano si potevano dividere in due grandi categorie: il matrimonio cum manu e il matrimonio sine manu.

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6 1 MITO – Diana


Inseguendo la dea tra le strade dell’EUR con la realtà aumentata. Un progetto di QAcademy e Komplex LiveCinema Group.
Ecco il video della tavola rotonda cui ho partecipato ieri con Mariano Equizzi, Simone Arcagni e Francesca Sereno. Interessanti e splendidi argomenti, condivisibili, per delineare un nuovo futuro che guardi alla Storia e ai miti per trarne Cultura da diffondere.

6 1 Mito – Diana: inseguendo la dea tra le strade dell’Eur con la realtà aumentata


Domani 27 novembre, dalle 15 alle 18, sarò ospite nell’ampia cornice di un evento straordinario, a cura di Komplex LiveCinema Group – in cui possiamo riconoscere l’opera di Mariano Equizzi, Luca Liggio e Paolo Bigazzi – e Q Academy di Francesca Sereno. Parlo di 6 1 Mito, installazione multimediale che intreccia la storia mitologica di Roma – in particolare dell’EUR – con la realtà aumentata. L’evento avverrà su RomeMuseumExhibition e saranno presenti insieme a me Mariano Equizzi, Simone Arcagni, professore associato presso l’Università di Palermo e studioso di cinema, media, nuovi media e nuove tecnologie, e Francesca Sereno. Nel dettaglio:

C’è la realtà e la realtà aumentata. La realtà sono gli edifici di viale Europa, il cuore dell’Eur. La realtà aumentata invece è la possibilità di “inseguire” con una App scaricata sullo smartphone lungo questo percorso le immagini di una narrazione antica: quella che riguarda Diana, la dea romana della caccia e dei boschi, del rapporto tra uomo e natura. Quasi un film in cui però gli spettatori sono “spettatori” ovvero protagonisti perché loro è affidata la scelta dei percorsi da seguire, delle immagini da evocare. Proprio in questi giorni sono state terminate le riprese del progetto che porta il nome “6 1 Mito”, che ha come obiettivo la valorizzazione culturale rivolgendosi a un pubblico di giovani attraverso strumenti tecnologici innovativi e usando un linguaggio diretto, comprensibile, talvolta ironico. La valorizzazione guarda a due target: quello dell’Eur, un gioiello dell’architettura razionalista e della Roma moderna, e a restituire con una narrazione contemporanea la cultura dell’antica Roma, in particolare, con la scelta di Diana, quell’intreccio colto e popolare tra uomo e natura.

Gli spettatori saranno guidati da una mappa di Google alla ricerca delle “installazioni” collocate in diversi punti di viale Europa. Qui, inquadrandole con lo smartphone attraverso una applicazione gratuita, emergeranno immagini dinamiche, parole e suoni attraverso i quali passa la narrazione. Qualcosa che ha origine nel cinema e nell’immagine in movimento, ma va oltre proprio perché prevede una autonomia dello spettatore capace di “inseguire” le immagini e costruire una storia e una narrazione non solo passiva.

Il progetto “6 1 Mito” è vincitore dell’Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022, fa parte di ROMARAMA 2020 il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale, ed è realizzato in collaborazione con SIAE. Quello del 2020 dedicato a Diana è solo il primo appuntamento del progetto “6 1 Mito” che si allargherà sempre nel quartiere EUR con altre due tappe nel 2021 e nel 2022 ad altre due divinità femminili latine, Minerva e Venere. Clicca, registrati e cerca sulla mappa lo stand di QAcademy.

Ci vediamo lì?

 

Nell’antica Roma c’erano anche le “prostitute del cimitero” – Vanilla Magazine


Su VanillaMagazine un bel post che indaga le consuetudine postribolari del mondo romano, in particolare si pone l’accento sulle prostitute che in un modo assai gothic, diremmo così oggi, consolavano i parenti dei defunti all’interno dei cimiteri. Un estratto:

Le bustuariae, chiamate anche nocticulae, esercitavano di notte all’interno dei cimiteri. Incarnavano il lato oscuro della prostituzione, esaltato anche da un certo aspetto fisico che oggi definiremmo dark: incarnato pallido e volto senza espressione, sguardo gelido quasi da defunta e movimenti del corpo lentissimi.

Solitamente il primo approccio con i clienti avveniva durante un funerale, visto che la maggioranza delle bustuariae di giorno lavorava come prefica e piangeva per morti sconosciuti. Secondo il poeta romano Marziale erano i vedovi recenti a essere attratti dalle bustuariae, per quel loro modo lugubre e lamentoso di gemere durante l’amplesso, disposte ad assecondare fantasie macabre, come fingere di essere un cadavere o consumare il rapporto sulla terra appena scavata di una tomba.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Atrévete a descubrir los pensamientos más secretos de una escort. (Sin pelos en la lengua)

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