HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Roma

BORDO PAGINA | Intervista a Sandro Battisti, autore di ‘Sensorium’


Su FerraraItalia è uscita una mia intervista, progettata dal sempre solido Roberto Guerra, relativa a Sensorium, la mia ultima fatica letteraria uscita per Delos Digital e dedicata, per intero, al sesso quantico.

Scrittori di Science Fiction, prossimi alla vostra news connettivista, già da tempo parlano di sesso quantico: perché questo è un argomento così hot per voi?

Perché è una forma di sperimentazione molto acuta, profonda, intensa come poche altre e quindi, data la natura intrinsecamente sperimentale del collettivo, perché non provare? Ovvio, non tutti all’interno del Movimento sono affascinati da tali tematiche e come è sempre accaduto, ognuno la vede a modo suo: per esempio, non tutti v’intravedono il nero a contatto e lovecraftiano che vi ravviso io, e non tutti sono interessati a parlarne. Forse non piace loro nemmeno speculare idealmente sulla materia erotica, ma la focalizzazione sperimentale del collettivo non viene minimamente intaccata da ciò. Nemmeno a dirlo, poi, nessuno è proprietario di quest’idea, sarebbe perciò bello farla fiorire anche fuori dai connettivi.

Annunci

Sensorium, il sesso al tempo del connettivismo


Come segnala Fantascienza.com, è uscita per la collana Robotica.it della Delos Books una mia raccolta di racconti di sesso quantico, Sensorium.

Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum.
Dal vincitore del Premio Urania Sandro Battisti, il più lirico tra gli autori del movimento Connettivista, una collezione di brevi racconti erotico-fantastici. Con le illustrazioni di Ksenja Laginja.

L’ebook è acquistabile al prezzo di 1.99€ anche su DelosStore.

Mausoleo di Augusto


Ti racconto ancora una favola, una frastagliata visione di edifici antichi che si stagliano sull’orizzonte imprecisi, inesistenti, eppure maestosi e memori della grandezza passata. Io sono nei loro pressi.

L’oblio sulla grotta della natività di Roma. A chi fa paura il Lupercale – SATURNIA TELLUS


Su SaturniaTellus un post fiume molto interessante che ribadisce l’importanza della Grotta del Lupercale a Roma, ne rinnova la notizia della sua scoperta avvenuta più di dieci anni fa e rafforza le tesi dell’archeologo Andrea Carandini, che teorizza la continuità ideologica tra Ottaviano e Romolo; come? Eccone un dettaglio che ho sfruttato nel mio ultimo romanzo, ancora inedito: Punico.
Il mio consiglio è di leggere attentamente tutto l’estratto, la sorpresa corposa è alla fine ma ha bisogno di un’attenta lettura storiografica e archeologica di tutto l’esposto. Buona lettura!

L’ha (ri)scoperta nell’angolo sud occidentale del colle Palatino, nel novembre 2007, la Soprintendenza archeologica di Roma. Si trova nell’area dei palazzi di Augusto, in asse tra il Tempio di Apollo e l’attuale Basilica di S. Anastasia, a ridosso di quest’ultima e prospiciente il Circo Massimo. È sepolta sotto 16 metri di terra e finora è stata solo esplorata da una telecamera sonda la quale ha mostrato una struttura di 9 metri di altezza per 7,5 di diametro, con le pareti riccamente decorate da motivi geometrici realizzati a mosaico policromo e filari di conchiglie, con al centro l’aquila di Augusto. A detta delle autorità in materia, è la grotta della natività della Romanità, la nostra “capanna di Gesù bambino” (e vedremo il parallelismo non è un gioco di parole), l’antro nel quale approdarono, sospinti dalle acque del Tevere, i gemelli Romolo e Remo. Ovvero, il Lupercale. «È incredibile pensare» dichiarò l’allora ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli «che possa essere stato finalmente trovato un luogo mitologico, oggi diventato finalmente reale». E il soprintendente archeologo, Angelo Bottini, così certificò: «Abbiamo la ragionevole certezza che quella sia la grotta della lupa». Entusiasta per «una delle più grandi scoperte mai fatte» il professor Andrea Carandini. Insomma, un ritrovamento che fa uscire Romolo e la lupa dalla leggenda, per farli entrare nella storia dalla porta principale. Un’altra sonora scoppola dell’archeologia alla storiografia. Ebbene, sono passati dieci anni e cosa è successo? Studi, ricerche, nuovi scavi, dibattiti sull’eccezionalità del rinvenimento? Nulla di tutto questo. Nulla di nulla. Tutto fermo a quel giorno di novembre. Una annosa cortina di nebbia sospetta ha, infatti, sepolto di nuovo il Lupercale. Se mai avessero trovato qualcosa del genere all’estero, sarebbe diventata un’attrazione “mondiale”. Da noi no. Un silenzio tombale ha avvolto lo scavo dove Romolo e Remo erano stati salvati dal Tevere ed erano stati nutriti dal picchio e dalla lupa, personificazioni dei re arborigeni e oracolari Pico e Fauno. Proviamo allora ad abbozzare una spiegazione all’apparente mistero, partendo dall’inizio.

Il Lupercale

La fonte più diretta sull’esistenza del Lupercale è Dionigi di Alicarnasso. In Antichità Romane (I, 32, 3-5; I, 79, 8) scrive: “C’era un sacro luogo, coperto da un folto bosco, e una roccia cava dalla quale sgorgava una sorgente; si diceva che il bosco fosse consacrato a Pan, e ci fosse un altare dedicato al dio. In questo luogo giunse la lupa e si nascose. Il bosco non esiste più, ma si vede ancora la grotta nella quale sgorga la sorgente, costruita a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo, e vicino c’è un recinto nel quale è una statua che ricorda la leggenda: rappresenta una lupa che allatta due neonati, le figure sono in bronzo e di antica fattura. Si dice che in quest’area ci sia stato un santuario degli Arcadi che, in passato, giunsero qui con Evandro. In questo luogo i Romani costruirono un altare al dio e fecero il loro tradizionale sacrificio, che hanno continuato a offrire in questo giorno del mese di febbraio, dopo il solstizio di inverno, senza alterare nulla nei riti allora stabiliti. Questo posto i Romani lo chiamano il Lupercale”. Altre fonti che citano il Lupercale sono Livio (Ab Urbe Condita, I, 5.1.), Virgilio (Eneide, VIII, 342-344), Ovidio (Fasti, II, 381-382.), Plutarco (Romolo, 3-4), Velleio Patercolo (Historia Romana 1.15.3), Varrone (De Lingua Latina 5.54). Il primo imperatore Giulio Cesare Ottaviano Augusto – il rifondatore degli antichi culti che si considerava erede dei re del Lazio Pico, Fauno, Latino e di Enea in quanto membro della gens Iulia per essere stato adottato da Cesare – nelle sue Res Gestae ricorda con orgoglio di aver restaurato il Lupercale. Nell’area del suo immenso palazzo/santuario edificato su Palatino, che dominava il Circo Massimo e l’antico approdo sul Tevere, inglobò la sacra grotta restaurata, ponendola in asse sotto il tempio di Apollo. Il Lupercale compare ancora nel IV secolo sui Cataloghi Regionari (elenchi di monumenti) della Regio X Palatium. Successivamente, per secoli, se ne perde memoria scritta. Solo nel 1526 una grotta-ninfeo decorata con conchiglie e pietre venne riscoperta ai piedi del Palatino: secondo il noto archeologo e topografo Rodolfo Lanciani (che pubblicò la Forma Urbis Romae, la mappa di tutti i resti conosciuti della Roma antica su fonti della pianta marmorea severiana) si tratta proprio del Lupercale. La scoperta del 2007 conferma tutte queste fonti.

Il primo Natale cristiano al … Lupercale

Nel IV secolo l’imperatore Costantino fece edificare la prima costruzione cristiana del centro di Roma: la chiesa di Anastasia, dedicandola alla sorellastra. Oggi è caduta quasi nel dimenticatoio ed è fuori dai circuiti turistici, ma all’inizio dell’era cristiana era la terza per importanza a Roma, dopo il Laterano e S. Maria Maggiore. La sua posizione, alle pendici del Palatino verso il Circo Massimo, la fece eleggere a chiesa di corte imperiale (tituls Anastasiae). Sappiamo che in Anastasia (solo con Teodorico diverrà Sant’Anastasia) i papi, a partire dal V secolo, celebravano regolarmente il 25 dicembre il Natale di Cristo. Fu Sisto III a introdurre l’uso di un rito solenne tripartito: poco dopo la mezzanotte il vescovo di Roma teneva la prima messa nella basilica di S. Maria Maggiore; dopo, prima del sorgere del sole, celebrava la seconda in Anastasia; infine, all’alba, la terza messa in S. Pietro. L’uso di celebrare a Roma il Natale in data fissa, il 25 dicembre, era già documentato a partire dal 336 e. v. nel Depositio Martyrym, il calendario liturgico di Filocalo (in precedenza non c’era tradizione unitaria sulla ricorrenza e le comunità cristiane la festeggiavano con irregolarità e in mesi diversi). Era stato Costantino – l’imperatore che aveva già concesso la libertà di culto ai cristiani nel 313 e si era occupato della data della Pasqua nel 325 (Nicea) – a sovrapporre la festa per la nascita del Cristo alla ricorrenza romana della nascita del Sole invincibile (Natalis Solis Invicti), festa calendariale che Aureliano, nel 274 e.v., stabilì al 25 dicembre, al culmine delle feste solstiziali che seguivano i Saturnali e a suggello millenario della tradizione di culti solari che attraversava tutta la storia della romanità e del mondo italico (dalla Valcamonica ai Pelasgi, dall’Ausel del sabini all’An-sur, il non spento, di Terracina, dal Monte del Sole/Soratte, al Sol Indiges di Laurento, sino alla definitiva consacrazione augustea, con l’edificazione del tempio di Apollo entro il pomerio). Il Cristo che-ci-salva-la-vita, dunque, prendeva il posto del Sole che-dà-la-vita. Ma Costantino si spinse anche oltre. Fece in modo che la prima officiatura del natale di Cristo avvenisse proprio nella chiesa di Anastasia (Silvestro vescovo, 326 e.v.). E perché mai? Oltretutto, l’imperatore aveva già spostato la capitale a Bisanzio/Costantinopoli. Sarà forse perché a ridosso della basilica di Anastasia, edificata su una porzione del palazzo/santuario di Augusto (il frontale, che sporgeva sul Circo Massimo), c’è il Lupercale? (*)

Costantino, facendo celebrare la prima messa di Natale, e fissandola simbolicamente in Anastasia, prese “politicamente” due piccioni con una fava, imponendo la svolta (cristiana) alla storia. Operando una ulteriore sovrapposizione/mistificazione dopo quella della data, assimilò (e tombò) la natività di Roma, rappresentata dal Lupercale, all’altra natività d’importazione, quella del Nazareno e della sua capanna/grotta/spelonca di Betlemme, trasformando così il vecchio culto in favore del nuovo, con una forzatura che tuttavia non operava tagli netti alla Tradizione. Grotta per grotta, nascita per nascita. E, da romano-nonostante-tutto, lo fece in situ, per assicurarsi coerenza formale e continuità ideale (non a caso aveva fatto precedere l’erezione della sua Costantinopoli dai riti romani di fondazione). Da Roma, e solo da Roma, con la sua autorevolezza e con le e sue consolari, la novità del Natale cristiano poté espandersi, come fece, a tutto il mondo conosciuto e dominato: dall’Italia alla Bretagna, alla Spagna, all’Africa settentrionale, al Medio oriente, ai Balcani. Se oggi festeggiamo il 25 dicembre, con l’annesso immaginifico della grotta e della nascita del “Salvatore” figlio di dio e di vergine, è grazie a tutto questo. Dunque, come ha ben scritto Carandini (La casa di Augusto. Dai “Lupercalia” al Natale, Roma-Bari, 2008) è assolutamente certo che “alle pendici del Palatino si erano succeduti natali, epifanie e fondazioni tra Romolo, Augusto e Cristo”, ma questa verità, incontestabile, è oggi assai imbarazzante per la Chiesa cattolica. È questo il motivo per cui, per Roma e per l’Italia, il Lupercale deve rimanere sepolto? Col favore degli insipienti e dell’opinione pubblica, crediamo che più di qualcuno pensi sia un bene che Romolo rimanga una favoletta: sai mai che possa tornare alla memoria che pure lui è figlio di dio (Marte) e di vergine (Rea Silvia).

Grand Guignol de Milan


Ieri sera ho visto al Teatro Petrolini in Roma lo spettacolo Grand Guignol de Milan, ne parlava a suo tempo anche FantasyMagazine.

Ebbene, trovo che la serata sia stata molto interessante, catartica a suo modo, col trattare con sapienza i temi cardine del Fantastico così da rielaborarli in una leggera chiave ironica, che spezza l’angoscia dell’oscuro e che poi, al contempo, ne esalta la caratteristica straniante rispetto alla stolida realtà che ci subissa. Brillanti e bravi gli esponenti dell’ensemble teatrale, con in testa il mefistofelico capobanda, capace di tenere garbatamente in pugno una platea che ha le derive nel becero sempre pronte a strabordare.

PINK FLOYD: THEIR MORTAL REMAINS – DAL 19 GENNAIO | PINK FLOYD ITALIA


Come riportato su PinkFloydItalia, martedì 16 gennaio, alle 12.30, ci sarà una conferenza stampa al Macro di Via Nizza a Roma che presenterà la mostra Their Mortal Remains che aprirà a Roma, sempre al Macro, il 19 gennaio. Presenti alla conferenza stampa i due terzi dei Floyd rimasti, Roger Waters e Nick Mason.

La Comune di Roma – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione de La Repubblica Romana, di Roberto Carocci, excursus storico sui momenti repubblicani di Roma attorno alla metà dell’800. Eccone un tratto estratto dall’articolo:

La società romana prerivoluzionaria era caratterizzata da un’economia stagnante e antiquata, con pochi centri produttivi, alti indici di disoccupazione e pauperismo. L’attività capitalistica era confinata nelle commesse pubbliche e la borghesia era stata costretta a riversarsi in alcune attività professionali emarginate dalla casta clericale saldamente arroccata a presidio della pubblica amministrazione. Le classi subalterne sopravvivevano con redditi insufficienti, la criminalità era diffusa e le controversie si risolvevano comunemente con lo “zaccagno”, il coltello da tasca. Delazioni e torture erano all’ordine del giorno e farsi crescere la barba poteva bastare per finire nelle liste nere della repressione papalina.

Eletto al soglio pontificio nel 1846 Giovanni Maria Mastai Ferretti inaugurò alcune timide riforme liberali che, lungi dal risolvere i problemi di fondo della formazione economico-sociale romana, consentirono il dispiegarsi di una soggettività popolare e plebea basata sull’alleanza tra artigiani e i ceti professionali. Nel giro di qualche anno, mentre in Europa dilagavano i moti rivoluzionari del 1848, i cortei e le manifestazioni passarono dai plausi alle riforme a rivendicazioni sempre più pressanti, fino a trasformarsi in assalti alle proprietà dei ricchi e in cortei armati cui partecipavano gli stessi che li avrebbero dovuti reprimere, cioè i carabinieri.
Dopo il punto di non ritorno costituito dall’allocuzione con la quale il papa rinunciava alla causa dell’unità italiana, gli eventi precipitarono: il 16 novembre 1848 a piazza del Popolo manifestanti e soldati fraternizzarono riunendosi poi in assemblea a piazza della Cancelleria, dove si approvò un programma di riforme democratiche e il proseguimento della lotta per l’unità nazionale. Il papa, protetto dalle guardie svizzere, dichiarò di non volersi piegare alla forza. Di notte si mise in testa un cappello tondo da semplice prete e sul naso un paio di occhiali verdi. Camuffato in questo modo fuggì a Gaeta da dove scomunicò gli insorti e chiese aiuto alle potenze straniere.
A Roma si svolsero elezioni a suffragio “universale” maschile, fu eletta un’assemblea costituente e dichiarata la repubblica con a capo un triumvirato esecutivo. Ne erano membri Giuseppe Mazzini, il repubblicano Aurelio Saffi e il più moderato Carlo Armellini. Nell’Urbe dilagò la fes, il carnevale repubblicano fu più allegro e colorato del solito, anche se gli aristocratici evitarono di farsi vedere. A sostegno della tesi della correlazione tra l’emergere della soggettività di classe e di genere, la giornalista statunitense Margaret Full notò invece “Parecchie donne piacenti, vestite tutte di bianco, che portavano irriverenti il berretto rosso della libertà”.

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

N I G R I C A N T E

blog esperienziale di Michele Nigro

Flavio Torba

Scrittore con predilezione per l'horror.

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Crudo e Cotto

Blog di cucina vegana

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn

✨ Artistic spirit ✨👩‍🎨 🇮🇹 26 ♍️ 📧 evelynartworks@virgilio.it

Sull'amaca blog

Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.

Espedienti Editoriali

parlo di editoria e creo eBook

sabbiature

Culture seriali

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, studi tradizionali, antropologia del sacro, storia delle religioni, folklore, esoterismo.

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

patrizia arcari

LIFESTYLE BLOG - appunti e brevi considerazioni su economia circolare, slow life, trasporto sostenibile, cucina del riuso e ... quantistica

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

bertolinometalartist

GIACOMO BERTOLINO

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

Con me nell’universo!

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

eliomarpa

Scrittore fantasma

Maelstrom

Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

La Biblionauta

Chiacchiere sui libri e altre amenità

Archeocake

Torte del passato riviste in chiave moderna

VERDE RIVISTA

protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

Il Canto delle Muse

"Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata." Gustave Flaubert

ArcheoTime

il tempo dell'archeologia. il tempo di guardare, vedere, scoprire, conoscere, viaggiare nel tempo e nello spazio attraverso il tempo dell'archeologia

Somnium Hannibalis

L'ultimo dei Barca, la cenere e il sangue

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: