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Archivio per Roma

Cambiati per me


Sembro ancora lì, a lasciarmi andare alle onde, e mi domando sui cicli storici che mi hanno coinvolto insieme ai luoghi, cambiati perfettamente per me.

Plastilina


Snowdrifts in spring

Il rimando è scorso via mentre scorgevo lumi arcaici farsi veri, e la realtà si modificava sotto di me come plastilina.

Dies Alliensis (18 luglio 390 a.C.) « Studia Humanitatis – παιδεία


Lo scannatoio, le sue origini. Da StudioHumanitatis.

Sebbene sovrastasse così immensa sventura, la città che contro i Fidenati, i Veienti e gli altri popoli confinanti era ricorsa all’estremo rimedio, nominando in molte circostanze un dittatore, in quell’occasione – a tal punto il destino accieca gli animi, quando non vuole che si annulli la sua incombente violenza – non cercò, contro un nemico mai visto e mai sentito nominare, che portava la guerra dall’Oceano e dagli estremi confini della terra, nessuna autorità, nessun aiuto straordinario. Il supremo comando era nelle mani di quei tribuni per la cui temerarietà ci si era tirati addosso la guerra, ed essi facevano una leva per nulla più accurata di quella che si era soliti fare per guerre ordinarie, sminuendo anzi l’importanza che a questa attribuiva la pubblica opinione. Frattanto i Galli, quando seppero che ai violatori del diritto umano si era perfino reso onore, e che ci si era fatti giuoco della loro ambasceria, ardenti d’ira, incapace com’è quel popolo di frenarla, immediatamente, levate le insegne, si misero in cammino a marce forzate. E mentre al tumulto destato dalla loro precipitosa avanzata le città atterrite correvano alle armi, e i contadini si davano alla fuga, essi, dovunque passavano, gridavano a squarciagola ch’erano diretti a Roma, occupando coi cavalli e con gli uomini, che avanzavano spiegati in lungo e in largo, uno spazio immenso. La rapida marcia dei nemici, benché fosse stata preceduta dalla fama e dai messi inviati dai Chiusini e poi via via da altri popoli, destò a Roma grandissimo terrore, poiché a stento si poté andar loro incontro, con un esercito quasi improvvisato e raccolto in fretta e furia, a undici miglia dall’Urbe, là dove il fiume Allia, scendendo con un letto assai profondo dai monti Crustumini, confluisce nel Tevere non molto al di sotto della strada. Già ogni luogo, di fronte e all’intorno, era pieno di nemici, e quella gente, portata per natura agli inutili schiamazzi, aveva fatto echeggiare ovunque l’orrendo frastuono dei suoi selvaggi canti e dalle grida di varia natura.

Allora i tribuni militari, senza aver prima scelto una posizione adatta per l’accampamento, senza essersi assicurata la protezione d’una trincea dove potersi rifugiare, senza ricordarsi almeno degli dèi se non degli uomini, senza aver preso gli auspici e senza aver fatto i sacrifici propiziatori, schierarono l’esercito, distendendolo alle ali per evitare di essere circondati dal gran numero dei nemici: ciò nonostante non potevano opporre un fronte uguale al loro, mentre assottigliando il centro, lo rendevano debole e quasi disunito. Sulla destra v’era una piccola altura, che si decise di far occupare dalle truppe di riserva, e questa mossa, come segnò l’inizio del panico e della fuga, così rappresentò l’unica via di salvezza per i fuggitivi. Infatti Brenno, principe dei Galli, temendo soprattutto, data la scarsezza dei nemici, uno stratagemma, convinto che l’altura fosse stata occupata con lo scopo di permettere ai rincalzi di assalirli alle spalle e di fianco non appena i Galli avessero sferrato un attacco frontale contro il grosso delle nostre legioni, operò una conversione e marciò contro le truppe di riserva, non dubitando che, se le avesse sloggiate da quella posizione, nella pianura la vittoria sarebbe poi stata facile per i suoi ch’erano tanto superiore di numero: a tal punto, non solo la fortuna, ma anche la tattica stava dalla parte dei barbari. Dall’altra non v’era nulla che desse l’idea d’un esercito romano, né presso i comandanti, né presso i soldati. La paura e il desiderio di fuggire, insieme con l’oblio d’ogni dovere, avevano talmente invaso gli animi, che furono assai più quelli che preferirono rifugiarsi a Veio, nella città dei nemici, nonostante l’ostacolo del Tevere, anziché direttamente a Roma, presso le spose e i figli. La posizione protesse per poco tempo le riserve; nel resto dell’esercito, appena fu inteso il grido di guerra, di fianco dai più vicini, alle spalle dai più lontani, quasi ancor prima d’aver visto il nemico sconosciuto, senza avere, non solo tentato il combattimento, ma neppure levato il grido di guerra, freschi ed illesi com’erano, si diedero alla fuga; nessuno fu ucciso in battaglia; la strage avvenne alle spalle, in quell’accozzaglia di uomini che ostacolavano la fuga azzuffandosi tra loro. Sulla riva del Tevere, dove fuggì tutta l’ala sinistra dopo aver gettate le armi, fu fatta una gran carneficina, e molti, inesperti del nuoto o privi di forze, appesantiti dalle corazze e dal resto dell’armatura, furono inghiottiti dai gorghi; la maggior parte, tuttavia, riparò sana e salva a Veio, donde non soltanto non fu mandato a Roma alcun aiuto, ma neppure la notizia della disfatta. Quelli dell’ala destra, ch’erano rimasti lontano dal fiume e più sotto il monto, si diressero tutti a Roma, e, senza aver neppure chiuso le porte della città, si rifugiarono nella rocca.

Gli affreschi virtuali al Palatino | 06blog


Su 06blog un articolo che annuncia prossime visite guidate al Palatino e al Foro Romano con l’ausilio di tecnologie virtuali, tali da mostrare com’erano le pitture sui muri rimasto spesso senza più pigmenti. Saranno visite a numero chiuso, a partire dal prossimo 28 settembre, e francamente tutto ciò è qualcosa che mi lascia a bocca spalancata, un’epifania che mi fa tremare.

La rivoluzione al Foro Romano e al Palatino continua: è un salto nel futuro in questo luogo che segna le origini e il passato di Roma. Facciamo un salto nel futuro attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie immersive che consentono al visitatore un’emozione nuova, quella di vedere in dettaglio quello che ormai è solo un lacerto di pittura su un antico muro.

I Luoghi segreti si articola in due focus, dedicati uno al Palatino, con le Case di Augusto e di Livia, l’Aula Isiaca/Loggia Mattei; l’altro al Foro Romano, con Santa Maria Antiqua, il Tempio di Romolo e l’Oratorio dei quaranta martiri.

La ricetta segreta dei Romani per il cemento perfetto – OggiScienza


Su OggiScienza un interessante articolo che tratta del cemento romano steso a contatto con l’acqua marina, proprio il cemento degli antichi Romani, che ha caratteristiche inarrivabili oggi poiché col passare del tempo diventa sempre più granitico, l’esatto contrario dei nostri. Possiamo parlare una quantità di tempo del perché, evocare scenari apocalittici e cospirazionisti, ma il dato di fatto rimane e, in un certo qual modo, m’inorgoglisce.

Acqua di mare, ceneri vulcaniche, calce viva, pietre vulcaniche “quanto basta”. Questa, pare, sia la ricetta (approssimativa) per un cemento perfetto, cioè quello degli antichi Romani, arrivato fino a oggi nonostante i 2000 anni che ci dividono. E paradossalmente quello stesso cemento è più resistente oggi di ieri.
Di norma, a contatto con l’acqua il cemento piano piano si dissolve, ma non quello degli antichi Romani. I ricercatori del Berkerley National Laboratory hanno studiato ai raggi X una serie di campioni provenienti da Orbetello, in Toscana, e sono riusciti a scoprire le doti di quella miscela e saperne di più sulle tecniche costruttive dell’epoca. Lo studio è stato pubblicato su American Minearologist.

La combinazione degli ingredienti usati dai Romani pare abbia prodotto una reazione detta “pozzolanica”. Sostanzialmente l’acqua di mare ha corroso la particolare miscela generando un nuovo minerale, la tobermorite di alluminio, che aggiunge coesione nella struttura del cemento, ne previene crepe e rotture, e salda il cemento rendendolo incredibilmente resistente.
La presenza della tobermorite ha sorpreso molto Marie Jackson, la ricercatrice che ha firmato a primo nome lo studio: “La tobermorite è molto difficile da creare”, spiega in una nota alla stampa. “Sintetizzarla in laboratorio richiede alte temperature e se ne riescono a produrre solo quantità minime. Nessuno riesce a produrre cristalli di tobermorite a 20 gradi centigradi…eccetto i Romani!”

Ma allora perché non produrre lo stesso cemento ancora oggi? Sfortunatamente l’antica ricetta originale è andata del tutto persa. Marie Jackson ha studiato un grande numero di documenti rimasti dai testi Romani, ma senza successo. La combinazione di ingredienti e le dosi esatte, per ora, sono ancora un segreto.

 

Video Rai.TV – Rai Movie – Tanti futuri possibili – Omaggio a Renato Nicolini


Durante un tardo pomeriggio, Renato Nicolini attraversa a bordo di un mini-van il Grande Raccordo Anulare di Roma. Con il traffico alle spalle e l’incessante scorrere delle auto, in lui si attivano pensieri e riflessioni secondo libere associazioni di idee. Diretto da Gianfranco Rosi.

La parte più importante, però, quella SF e quantica, è negli ultimi dieci minuti, e lì ho avuto un mezzo colpo apoplettico perché ho riconosciuto la matrice surreale delle nostre fantasie connettive, come se noi fossimo innestati nel tessuto spaziotemporale contemporanea che è l’illusione stessa… Grazie a Giovanni De Matteo per la segnalazione; su ArchivioRAI.

Impero Connettivo e Romano in salse da illusioni


Nei risvolti di una semplice deriva sinaptica, trovo la complessità di un mondo scomparso a dirimere i nodi del tempo attuale, ogni illusione massima delle sensorialità umane.

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