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Archivio per Roma

A proposito di pecore elettriche, ratti neri e rifiuti tossici – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la chiamata per sostenere il caffè letterario La Pecora Elettrica, a Centocelle, Roma, che è stato avvolto dalle fiamme tra il 24 e il 25 aprile. I presupposti sembrano convergere verso il dolo, ma in ogni caso, visto che non si può rimanere senza un centro di aggregazione del genere, ecco l’appello di Sandro Moiso.

Fuori dalle serrande divelte, già dal giorno della liberazione, si è creato un viavai di gente, di solidarietà e di supporto, qualcosa che è necessario ma non così scontato. Sono tanti e tante che si sono affacciati per farsi vedere vicini alla Pecora Elettrica, per dare il proprio contributo.
Una rete spontanea si è già attivata per mettere su una campagna di raccolta fondi e di iniziative solidali; Centocelle si è stretta attorno ai suoi figli, si difende e non cede all’intimidazione, ha tirato fuori la parte migliore di sé e mostrato che, a dispetto di quanto si dica, è ancora terra dal cuore grande e dalle mani forti.

Conscia del fatto che ormai, sia a livello locale che nazionale, malavita organizzata, mafie, formazioni di estrema destra che si spacciano per populiste, razzismo, mala politica e forze politiche istituzionali condividono interessi ed obiettivi talmente intrecciati tra di loro da impedirne qualsiasi significativa differenziazione all’interno dei diversi ruoli e delle differenti attività svolte. Tutte concorrono a impedire qualsiasi forma di riorganizzazione dei movimenti dal basso e a svolgere un ruolo di controrivoluzione preventiva nei confronti dello scontento delle classi meno abbienti, così come aveva già intuito nel 1921 Luigi Fabbri a proposito dell’allora nascente fascismo mussoliniano.

Così ancora oggi, dopo un secolo dalla prima guerra civile del 1919-1922 e a settant’anni dalla seconda che vide il fascismo cadere soltanto per continuare a vivere nelle strutture repressive autoritarie del “nuovo” Stato repubblicano, la funzione strumentale delle bande fasciste è rimasta la stessa. Aggravata però dal fatto che coloro che si sforzano di sventolare la bandiera antifascista in chiave puramente elettorale altro non fanno che indebolire una reale e ferma opposizione all’azione combinata delle mafie politiche e finanziarie e del loro secondo braccio armato, essendo il primo costituito dagli apparati militari e repressivi dello Stato stesso.

Capitale e fascismo sono una cosa sola e se è possibile, in certi periodi, vederli come entità distinte lo è soltanto in grazia delle lotte e degli apparati organizzativi che la classe degli sfruttati sa darsi ed animare, mentre oggi è inevitabile cogliere come tra le scorrerie delle bande fasciste, l’affermarsi di un risorgente nazionalismo aggressivo e gli interessi di una classe imprenditoriale e politica ormai giunta nell’era del suo tramonto storico vi sia più di un punto di comune interesse.

Difendere la Patria, sventolare le bandiere della Famiglia e della Razza, esaltare l’imprenditorialità e la proprietà privata e il lavoro come elementi non conflittuali tra di loro ma uniti dall’azione comune dello Stato e dei sindacati confederali all’interno di un sempre risorgente Patto del Lavoro, costituiscono ideali rozzi e ormai superati dallo svolgersi della Storia che, come nell’immagine suggerita a suo tempo da Engels, avanza col suo carro, portatore di morte e distruzione, senza curarsi dei cadaveri che lascia per strada.

Oggi i cadaveri sono quelli dei confini degli stati nazionali, delle costituzioni di carta sorte tutte indifferentemente secondo vari gradi di compromesso, dell’unità delle classi all’ombra dell’idea di Nazione, della Famiglia autoritaria e patriarcale che ha fondato fin dalle origini la proprietà privata dei mezzi di produzione e la loro trasmissione ereditaria, della Religione rivelata, in tutte le sue diverse e omicide declinazioni, e dei Partiti politici destinati a rappresentare in maniere univoca la volontà, infinitamente varia, espressa dalla specie e dalla comunità umana.

Fascism, wherever it appears, it is the enemy. (A Talk With Philip K. Dick, 1977)

* * *

Il 30 maggio si sarebbe dovuta tenere presso la libreria di Centocelle la presentazione del libro La guerra che viene. Probabilmente l’evento si terrà ancora, ma non sarebbe una cattiva idea che altri saggisti e scrittori militanti aderissero all’iniziativa per parlare del proprio lavoro e allo stesso tempo dare il proprio contributo personale alla battaglia antifascista che occorre oggi condurre anche a partire dalla reazione ad episodi come questo.

Tutti coloro che, infine, volessero dare il loro contributo solidale alla rinascita della libreria potranno farlo qui.

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Storia di Roma Antica: la nascita della città | CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura un corposo post che analizza la nascita e poi il passaggio a repubblica di Roma. A cura di Giuseppe Antonelli.

Non è escluso che la cosiddetta isola Tiberina abbia avuto una discreta importanza nella nascita di Roma. Questo isolotto è uno sperone di roccia conficcato proprio nel mezzo della corrente del Tevere, all’altezza dei quartieri di Trastevere e di Ghetto, poco prima dell’ansa del fiume che converge a gomito sotto l’Aventino per avviarsi verso il mare. Il suo nucleo di lava vulcanica regge impavido la pressione dell’acqua e la fronteggia dimezzando la distanza tra le due rive principali, creando così un’occasione che non poteva non stimolare l’iniziativa di qualche «fiumarolo» di tremila anni fa il quale deve aver pensato di guadagnarsi da vivere organizzando un traghetto o magari gettando una passerella mobile nel punto in cui l’attraversamento risultava più agevole e sicuro.

Un poco più a valle, un centinaio di metri circa, il Tevere sbracava nella palude del Velabro e riduceva le sue pretese di ostacolo naturale diventando guadabile. Qui transitavano le greggi, le mandrie, i cariaggi; sull’isola, i viaggiatori sofistici che non gradivano di bagnarsi i piedi.

Il terminal degli uni e degli altri era comunque lo stesso e cioè il Foro Boario, quello slargo di territorio pianeggiante sulla riva sinistra del fiume compreso tra i colli del Campidoglio, del Palatino e dell’Aventino.

Se si aggiunge che, più o meno nella stessa zona, attraccava il naviglio che proveniva dalla costa tirrenica, avendo risalito la corrente a forza di remi, si può immaginare che il Foro Boario non presentasse l’aspetto smobilitato proprio dei luoghi dove si svolge una volta l’anno una grande fiera ma facesse trasparire il fervore dei suoi traffici permanenti pur nella sonnacchiosa solitudine naturale propria dei siti lontani dall’animazione delle aggregazioni urbane.

Su IL PRIMO AMORE Antonio Moresco commenta IL FANTASMA DI EYMERICH – Eymerich.com


Su Eymerich.com la recensione a Il fantasma di Eymerich, l’ultimo romanzo della serie del Magister che Valerio Evangelisti ha recentemente scritto. Un estratto:

Lo sfacelo della Roma del Milletrecento, l’atmosfera marcia e funerea che vi si respirava, il cinico mondo del potere e quello del popolo inferocito, idolatra e ottuso sono tratteggiati con grande efficacia e sapienza e non si dimenticano. Certo, l’autore si sarà sicuramente documentato con l’acribia dello storico, però introdurre via via, far crescere e respirare il quadro generale attraverso i vari passaggi dell’azione e con tanti vividi particolari, tutto questo è bravura del romanziere.
E poi ci sono le irruzioni quantistiche e cosmiche, la comicità, l’ironia feroce e il freddo furore. E ci sono anche le molte apparizioni di Caterina da Siena (uno dei bersagli preferiti dell’autore), che sono sempre irresistibili.

Pink Floyd – Fingal Cave Take One


Non compreso nella colonna sonora di Zabriskie Point, di Michelangelo Antonioni, questo stupendo brano fu suonato alla fine del ’70 a Roma, nelle infinite session che il regista fece fare ai Floyd; il risultato fu modesto, furono soltanto tre o quattro le tracce che poi Antonioni scelse, e questa meraviglia_summa del delirio psichedelico dei Floyd si perse nei meandri di un abisso misconosciuto. Siamo ai livelli massimi dell’espressione musicale, no riff, no melodia, no blues…

Fuggiaschi e reietti, cioè Romani | Studia Humanitatis – παιδεία


Su StudiaHumanitas un post circostanziato, dal punto di vista storico e anche antropologico, sul film Il primo Re, dedicato alla storia mitizzata di Romolo e Remo, e della fondazione di Roma. Un estratto significativo, ma verrebbe voglia di incollare tutto il post (ok, lo faccio).

Una docente universitaria di Storia antica ha visto il film «Il primo re» sulla leggenda di Romolo. Attori convincenti, ispirazione poetica, un profondo senso del sacro

La leggenda di Roma è uno dei miti di fondazione più complessi del mondo, una stratificazione di storie, leggende e presunti avvenimenti. Alla fine del II millennio il Lazio e i colli erano già abitati da trenta popoli latini, insediati in villaggi e facenti capo ad Alba Longa. Il sito che sarà di Roma era incentrato su un guado del Tevere poco più a valle dell’Isola Tiberina, ai piedi dell’Aventino. Di qui passava la strada del sale (via Salaria), elemento essenziale dell’alimentazione e della conservazione dei cibi, conteso fra i popoli italici. In quest’area già un secolo prima di Romolo c’era il centro proto-urbano Septimontium, cioè «cime divise», articolato in clan di tipo tribale, le gentes, le cui terre erano coltivate dai loro servi o clientes. Erano i Latini, i cui patres più eminenti si riunivano in assemblea, pur in assenza di un centro urbano unitario.

Secondo il folklore locale, i capi primordiali del Palatino erano re discendenti da Marte: Pico (il picchio), Fauno (il lupo) e Latino, associato a una scrofa madre di trenta maialini, cioè i trenta popoli del Lazio. La mitica dinastia dei Silvi («silvani») si conclude con i fratelli Amulio e Numitore. La figlia di Numitore, vergine sacerdotessa posta a custodire il focolare di Vesta ad Alba, è ingravidata dal dio Marte; nascono così due gemelli, di cui il maggiore è Romo o Remo, il secondo Romolo. Entrambi i nomi derivano da Rumon, nome etrusco del Tevere.

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L’imperatore dannato (Newton Compton 2019) | Gli Archivi di Uruk


Lucius l’Etrusco segnala quest’intrigante opera di S.J.A. Turney, L’imperatore dannato, dedicato alla figura di Caligola. Ecco la quarta – che per me, che ho appena letto l’ultimo lavoro di Andrea Carandini dedicato ad Agrippina Minore, risulta assai veritiera:

37 d.C. l’imperatore sta morendo. Nessuno sa quanto tempo gli resti da vivere, ma la lotta per il potere è già cominciata. Quando Tiberio, sempre più debole, investe Caligola del titolo imperiale, sperando di ristabilire l’ordine, non sa che sta decretando l’ascesa di uno dei tiranni più malvagi della storia. Il ragazzo spensierato di un tempo si trasformerà presto in un uomo astuto e calcolatore. Costretto a difendersi dai complotti dei suoi alleati politici, a guardarsi dai tradimenti di amici e familiari più stretti, Caligola diventerà a poco a poco un imperatore cinico, astioso e vendicativo: ogni traccia del ragazzo timido e gentile di un tempo è scomparsa. E lentamente – mentre la sua violenza aumenta – il contatto con la realtà si fa sempre più debole. C’è un’unica decisione da prendere, se non si vuole che la grandezza di Roma venga irrevocabilmente compromessa…

FRANCO FORTE, GUIDO ANSELMI E… ROMOLO – IL PRIMO RE « La zona morta


Su LaZonaMorta una bella intervista a Franco Forte e Guido Anselmi per il loro romanzo Romolo, il primo Re. Interessanti, molto, anche le valutazioni che i due autori fanno su Romolo stesso, sulla sua figura storica e aggregatrice, sulla sua ombra dal sapore già globalista in un’epoca che di certo, non aveva la minima idea di cosa sarebbe stato il nostro mondo connesso.

ANZITUTTO PERCHE’ UN ROMANZO SU ROMOLO? COSA VI PROPONEVATE CON GUIDO ANSELMI? NE SONO STATI SCRITTI ALTRI SUL FONDATORE DI ROMA?

Che io sappia questo è il primo romanzo storico su Romolo e sulla fondazione di Roma. Quello che ci proponevamo, io e Guido Anselmi, era di dare vita a un personaggio, e a una storia, che riuscissero a slegarsi in qualche modo dalla leggenda, per dare corpo a una vicenda entusiasmante, che ha dato vita non solo a una delle civiltà più straordinarie della Storia, quella dell’antica Roma, ma anche a tutta la società attuale. Si tratta della prima pietra (anzi, del primo solco) di tutto ciò che è seguito nei quasi tremila anni che sono trascorsi, e non poteva restare tutto legato a semplici leggende, a storie mitologiche senza costrutto. Così abbiamo provato a discriminare, a razionalizzare, a cercare i riferimenti concreti che possono avere dato vita alla leggenda di Romolo e Remo, e crediamo di essere riusciti a raccontare una storia credibile e plausibile con i lasciti storici. Una storia, a nostro avviso, persino più avvincente della leggenda stessa.

COSA RAPPRESENTA QUESTO PERSONAGGIO PER LA NOSTRA STORIA?

Romolo era un visionario, un ragazzo e poi un uomo che aveva capito che il solo modo per sopravvivere e prosperare fosse riunire il popolo intorno a un ideale comune, per dare forza a un concetto di comunità molto all’avanguardia, per i tempi di cui parliamo. Per inseguire questo sogno ha dovuto affrontare prove terribili, fra cui anche l’opposizione con il fratello Remo, terminata nel sangue versato da Romolo in nome di un futuro che non poteva essere mortificato dal desiderio personale di rivalsa che animava Remo. Roma nasce dal sangue, non solo di un popolo che ha lottato strenuamente per imporsi su un mondo primitivo e selvaggio, ma anche della persona più cara al fondatore di Roma.

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