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Davvero accaduto


La visione di una via, loggata da binari del tram e da linee elettrificate, aeree. Una percezione di ciò che è realmente accaduto

Il 1969 dei Pink Floyd: la storia di Zabriskie Point | OndaMusicale


Su OndaMusicale il racconto delle registrazioni dei Pink Floyd per la colonna sonora di Zabriskie Point, avvenute a Roma alla fine del ’69. Cose davvero pittoresche…

Proprio mentre è a Londra per girare Blow Up, Antonioni ha avuto modo di vedere all’opera i primi Pink Floyd, in un pirotecnico live psichedelico alla Roundhouse, accompagnato da Monica Vitti. E mentre è in California per girare Zabriskie Point, nel ’68, la band si trova lì col tour di A Saucerful Of Secrets. I Pink Floyd sono un gruppo di riferimento per la cultura giovanile californiana, tanto che già nelle prime scene del film appare il retro della copertina di A Saucerful Of Secrets, mentre uno dei protagonisti telefona, seduto sul letto.

A Roma i quattro musicisti alloggiano in un hotel di lusso, il Massimo D’Azeglio, ad appena trecento metri dagli International recording studios di via Urbana. Il ricordo di Roger Waters di quel periodo è piuttosto pittoresco e serve a dare l’idea del periodo: “Andammo a Roma e alloggiavamo in un hotel di lusso. Ci svegliavamo regolarmente alle 4 e mezzo del pomeriggio, ci fiondavamo al bar e stavamo lì fin verso le sette quando, barcollando, ci infilavamo al ristorante, dove mangiavamo e bevevamo più o meno un paio d’ore. Dopo una settimana circa delle due programmate, il tipo del ristorante cominciò a cambiare le nostre ordinazioni; noi chiedevamo dei vini assurdi e lui ce ne portava altri, certe bottiglie a prezzi folli.”

Alla boheme della vita nell’albergo di lusso, fa però da contraltare l’impatto tutt’altro che idilliaco col maestro Antonioni. È ancora Waters che racconta, in questi spezzoni tratti da Zig Zag, una rivista dell’epoca: “Si cominciava a lavorare alle 9, minuto più minuto meno; lo studio distava pochi minuti a piedi, ci andavamo barcollando. Non c’era molto da fare e avremmo potuto sbrigarci in cinque giorni. C’era Antonioni e noi avevamo preparato dell’ottima musica ma quando la ascoltava, ricordo che aveva un terribile tic, si lanciava regolarmente in commenti tipo: “È beeeeellissssimo ma trooooppo triste” o “È trooooppo forte”. C’erano sempre errori, e non da poco. C’era sempre qualcosa che impediva alla musica di essere perfetta. Qualunque cosa tu cambiassi, non andava bene e lui non era contento. Un inferno, un vero inferno. Antonioni si sedeva ad ascoltare e ogni tanto – spesso – si addormentava. Noi continuavamo a lavorare fino alle sette o alle otto del mattino, tornavamo in albergo per colazione, poi a letto, su alle 4 e mezza e ancora al bar.”

Complessità cognitive (Roma)


A mani nude nella terra, per ricordare ciò che è stato dimenticato, in una dimensione piuttosto che in un’altra evanescente. Infine, riemergono i fatti, e lo stupore ti avvinghia fino alle complessità cognitive di cui non sarai mai degno.

La Via dei Sepolcri (Monte Tuscolo) – Nemora


Su Nemora un viaggio crepuscolare – e cosa c’è di meglio di questo periodo, di questi giorni che esplorano l’abisso dell’inverno e solstiziale incipiente? Lungo la strada che i Romani, duemila anni fa, percorrevano nei dintorni di Frascati ci sono innumerevoli tombe, ora abbandonate e misconosciute; il viaggio si fa interiore, sul filo di altre dimensioni…

Vieni sulla Via dei Sepolcri, lungo il Monte Tuscolo.
Varca il cancello che immette sul sentiero lastricato ed entra in questo spazio in cui giacevano i corpi degli Antichi.
La giornata è ventosa. Lo stesso vento che ha spazzato via i resti umani portandoli con sé, lasciandosi alle spalle involucri vuoti.

All’ombra delle querce, passo passo, avvicinati ai colombari che custodivano le urne cinerarie del popolo basso.
La cremazione era in uso nell’Antica Roma fra la metà del I a.C e il I secolo d.C, perciò il lasso temporale in cui i resti furono deposti qui non oltrepassa il regno dell’imperatore Claudio.
Dagli Antonini in poi, di fatti, si diffonderà definitivamente la pratica dell’inumazione, con la quale il corpo viene posto sottoterra.
I colombari derivano il loro nome dalla conformazione dei nidi di piccione ed erano destinati al volgo, alla povera gente; servivano l’esigenza di dover disporre più morti in uno spazio ristretto.
Avvicinati per osservare meglio le mensole che ospitavano le urne: ci sono ancora i resti dei recipienti – detti “olle“- che contenevano le ceneri. Piccoli ventri in coccio.
La tomba come ritorno al grembo materno, spazio cavo in cui avviene una metamorfosi.
A destra c’è una camera sepolcrale composta da un vano dal basso soffitto, ricavata nella roccia lavica. Addentrandoti noterai una caratteristica che accomuna le tombe antiche rupestri in cui sei entrato finora. Il pavimento polveroso, le pareti fresche e ruvide. E come sempre non c’è vita, se non qualche ragno che ha tessuto la sua trama all’ingresso. Vegetazione e fauna si astengono dal proliferare nella penombra vellutata dei sepolcri. Dove a ogni passo tenui particelle fuligginose si sollevano e l’atmosfera è sospesa nel Tempo.
Dall’interno si vedono edera e rovi pendere dall’alto e, avanti ancora, la strada di basolato.
Ed eccoti, sei fuori dalla vita. Non c’è nessuno a transitare in quel momento – e, in realtà, per di qui non passa più quasi mai nessuno – ma prova a immaginare come possa essere osservare i vivi lì fuori, dal fondo di uno spazio incastonato fra le braccia della terra.
I rumori sono attutiti. I colori distanti. I passi spenti.

L’antica Roma era una città di immigrati, lo certifica il Dna – Repubblica.it


Con buona pace di tutti coloro che pensano che gli Italiano, i Romani e le etnie antiche dell’Italia fossero ben definite e pure. Da Repubblica.

L’Antica Roma era una città di immigrati, come New York: è stata fin dalle origini un crocevia di civiltà, con etnie anatoliche, iraniane e ucraine, rintracciate nel profilo genetico dei suoi primi abitanti, grazie all’analisi del DNA da 29 siti archeologici, che ha permesso di ricostruire 12.000 anni di migrazioni. La scoperta, a cui la rivista Science dedica la copertina, si deve al gruppo internazionale coordinato da Alfredo Coppa, antropologo fisico dell’università Sapienza di Roma, Ron Pinhasi, antropologo dell’università di Vienna, e da Jonathan Pritchard, genetista e biologo dell’università americana di Stanford. Grandissima la partecipazione italiana, con numerose università, Soprintendenze archeologiche e ministero dei Beni Culturali.

Pecore elettriche e Narcocittà… | ilcantooscuro


Alessio Brugnoli, persona colta, gran scrittore, fine conoscitore delle dinamiche umane e non solo, analizza i fatti relativi al nuovo incendio che ha colpito La Pecora Elettrica, caffè letterario romano – Centocelle – il giorno prima della sua riapertura. Un estratto significativo:

Roma però è di certo una delle capitali della droga in Europa: nel 2018 i reati legati alla sua produzione, traffico e spaccio sono aumentati del 10,9% rispetto a quanto registrato nel 2017, pari a 5.105. Ovviamente, questi sono quelli identificati dalle forze dell’ordine o denunciati, ossia la punta dell’iceberg.

Insomma, ha ragione Saviano, quando afferma: A Roma la droga si vende, a Roma la droga serve per comprare attività commerciali, a Roma la droga serve per costruire case. Roma è diventata una narcocittà.

Come conseguenza, la malavita legata allo spaccio ha due diverse esigenze: da una parte incrementare il suo controllo del territorio, per creare dei discount degli stupefacenti, come ad esempio Piazza Vittorio all’Esquilino, dall’altra investire il relativo flusso di denaro. E Centocelle si presta a entrambe le cose: a sentire gli amici che vi abitano, c’è in corso il tentativo, da parte degli spacciatori, di estendere lo storico supermarket dell’eroina presente nel Parco Don Cadmo Biavati, che funzionava anche quando ero ragazzo, a via delle Palme.

I prezzi della case e dei negozi crescono ogni giorno di più e possono essere una buona occasione per riciclare il denaro sporco; per fare questo, bisogna cacciare in ogni modo i vecchi proprietari e residenti…

Questa chiave di lettura, però, non esclude la pista fascista, anzi… Perché a Roma, malavita e politica sono andate sempre a braccetto. Da una parte, i vari demagoghi e trafficoni locali non si sono mai fatti scrupoli di usare la malavita come longa manus per raggiungere i loro scopi, dall’altra per giustificarsi e autoassolversi, ha sempre avuto una colorazione ideologica e politica, consistente con ciò che nelle periferie veniva identificato come opposizione al sistema dominante.

Ai tempi di Crispi e Giolitti ciò coincideva con l’anarchismo; durante il fascismo, con il marxismo. Nonostante la ricostruzione propagandistica che ne fece il PCI negli anni Sessanta, l’ossatura della Resistenza Romana fu costituita da scomodi personaggi borderline, marginalizzati e qualche volta eliminati fisicamente nel Secondo Dopoguerra. Dalla fine anni Settanta in poi, dai tempi della Banda della Magliana, è stata la volta del Neofascismo…

Il potere di Roma (Newton Compton 2019) | Gli Archivi di Uruk


Lucius Etruscus segnala sul suo blog un romanzo storico che mi interessa parecchio: Il potere di Roma, di David Barbaree. Questa è la quarta, ambientata tra la fine dell’epoca GiulioClaudia e l’inizio dei Flavi:

79 d.C. Il regno dei Parti è teatro di guerra civile. Uno dei pretendenti al trono, affamato di potere, stringe un’improbabile alleanza con un uomo che si professa Nerone, l’imperatore deposto dal trono di Roma e considerato morto. Dall’altra parte del mondo, nel golfo di Napoli, Gaio vorrebbe trascorrere l’estate immerso tra i beneamati libri ma lo zio Plinio, il famoso ammiraglio, vuole invece che stringa amicizia con i giovani patrizi giunti da Roma al seguito di Domiziano, fratello dell’imperatore Tito. In particolare vorrebbe che entrasse in confidenza con il nipote di Ulpio, il misterioso senatore cieco proveniente dalla Spagna, di cui Plinio non si fida. Spera che Gaio possa scoprire qualcosa di più sul suo passato oscuro. Ma quando un ostaggio partico viene quasi ucciso, pochi giorni prima dell’arrivo nei dintorni di Napoli di una delegazione inviata dall’attuale re della Partia, per sancire l’alleanza con il neoeletto imperatore Tito, Plinio e Gaio capiscono che qualcosa non va. Da Levante, infatti, arrivano voci che raccontano di un falso Nerone giunto proprio in quelle terre massacrate dalla guerra. Durante la loro corsa contro il tempo per scoprire la verità, un evento terribile pronosticato dalla Sibilla cumana scuote le coste del golfo: la bocca del Vesuvio inizia a eruttare, e le sue ceneri nere cominciano a riempire il cielo…

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There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

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È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

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Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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