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Archivio per Romanzo storico

Ufo e misteri nell’Italia fascista con Gli archivi segreti della sezione M | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Gli archivi segreti della sezione M, romanzo storico di Carlo Alberto Orlandi, pseudonimo dietro cui si nascondono Giulio Leoni, Enrico Lucenti, Massimo Pietroselli.

Italia, metà degli anni trenta. Mussolini or­dina al Ministro dell’Interno di costituire un nucleo investigativo speciale con il compito di indagare su quelle vicende, criminali o meno, considera­te pericolose per la sicurezza della nazione per la loro natura bizzarra e talora esoterica.
La sezione viene posta alle dipen­denze funzionali del Gabinetto RS-33, un gruppo di scienziati guidato da Gu­lielmo Marconi, che accetta il ruolo con la riserva di po­ter utilizzare sul campo forze prove­nienti dal mondo universitario anziché tradizionali agenti di polizia. La sua scelta cade su Ondina Murri, esperta di storia e di lingue antiche, Davide Va­relli, geniaccio matematico e Romolo Mancini, appassionato di motori.

I tre giovani, con il compito di indagare sui vari misteri, intera­giscono in ogni episodio con personaggi realmente esistiti all’epoca: Gabriele d’Annunzio, Ettore Majorana, Primo Car­nera, padre Agostino Gemelli e gli eso­teristi di Ur, attori e artisti famosi…

Indubbiamente, una pubblicazione dal fascino enorme, tre eccellenti firme nazionali che narrano verosimilmente di un periodo che così lontano non è, con tutti i misteri dell’epoca che ancora pulsano intatti…

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La legione perduta (Piemme 2019) | Gli Archivi di Uruk


Il buon Lucius Etruscus segnala questo romanzo storico, che m’intriga un bel po’: La legione perduta, di Santiago Posteguillo. Eccovi la quarta – sono già immerso nel periodo traianeo, sì sì…

È il 53 a. C. e Roma guarda il mondo non più da dominatrice incontrastata, ma da uno soltanto dei luoghi di potere: altri imperi, in lande lontane, sono sorti, e ormai si estendono quanto e più di lei. Ma l’Oriente, così vicino, è una tentazione troppo ghiotta per chi è assetato di potere. È così che il console Crasso decide di attraversare l’Eufrate, per portare ancora una volta il nome di Roma oltre i confini e rinnovare la sua grandezza. E, in realtà, per il proprio personale tornaconto: come molti uomini di potere, la sua ambizione è entrare nella storia.
Ma la battaglia di Carre, sanguinosa e violenta, pone fine a ogni sogno di espansione: Crasso scapperà da vile, e del suo esercito non si saprà più nulla.
Centocinquant’anni dopo la sconfitta di Carre, e l’incredibile vicenda della legione perduta, a tenere le redini di Roma è un uomo di tutt’altra pasta. Marco Ulpio Traiano. E il sogno è ancora vivo: la conquista dell’Oriente. È così che Traiano darà inizio alla più grande campagna militare che Roma abbia mai intrapreso. E che non potrà che passare alla storia…
Il nuovo capitolo della grande saga di Traiano è un lungo, incredibile viaggio attraverso un passato che, nonostante l’immensa lontananza, ci è molto più vicino di quanto possiamo immaginare.

Una storia di inquisitori, culti ancestrali e No Tav – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a La valle degli eretici, romanzo storico di Riccardo Borgogno che ripercorre un po’ il sentiero di alcune storie di Eymerich, quelle che si dipanavano tra i territori degli eretici e certe valli del nord-est italiano, tipo la Val di Susa.

“Il priore del convento, il balivo del Castrum, i catari, i templari, il fantasma del castello, l’uomo selvatico, il sabba delle streghe…che storia!”
Basterebbero già queste poche parole, dette da uno dei personaggi secondari del romanzo, per riassumere alcuni dei temi trattati nel testo di Riccardo Borgogno appena pubblicato dalle dizioni Tabor della Valsusa. Ma per averne un’immagine più esatta e completa occorrerebbe aggiungerne altre: culto di Diana, formaggi, Savoia, Escartoun, Poveri di Lione, complotti e, soprattutto, Movimento No Tav.

Le edizioni Tabor, da sempre impegnate nella pubblicazione di testi e saggi riguardanti le culture e le resistenze montane non solo valsusine, esordiscono nella letteratura con un romanzo “popolare” in cui storia e tradizioni valligiane si mescolano con il presente e i suoi dilemmi. Sociali, culturali e politici. Un incrocio di percorsi, narrazioni (soggettive e corali), memorie e cronache antiche e moderne che il titolo riassume perfettamente.

Come l’autore fa ancora dire ad un altro personaggio, una libraia di Bussoleno:

Gli abitanti di questa valle hanno una lunghissima tradizione di autogoverno, fin dall’epoca dei primi insediamenti umani. Siamo gente orgogliosa, solidale e laboriosa. Contrari al progresso, come i sostenitori dell’Alta Velocità ci accusano di essere? Se ti guardi intorno noterai che abbiamo automobili, televisori, computer e cellulari, come tutti. Non è questo il punto. Il punto è che, da sempre, la gente di questa valle fa quadrato contro chi arriva e vuole imporsi. E non è neppure questione di un atteggiamento di chiusura che sarebbe tipico delle genti di montagna, come spesso si sente affermare da chi in realtà non conosce né queste genti né la montagna. Da queste parti, infatti, siamo accoglienti con il forestiero, ma non con chi viene qui per comandare. È successo prima con i Romani, poi con Re e Imperatori, ora con l’Alta Velocità. Inoltre, forse perché abbiamo avuto parecchie rogne con il potere, ci stanno simpatici i diversi, i ribelli, la gente strana. Per questo le eresie di tutte le risme qui attecchirono facilmente e i loro sostenitori trovarono rifugio. Inoltre, l’Alta Valle fa parte dell’Occitania, la terra dei catari, che il papa e il re di Francia di comune accordo sterminarono […] Gli inquisitori arrivavano da fuori, giudicavano e condannavano sulla base dei dogmi decisi a Roma o, nel periodo che ti interessa, ad Avignone. Di qui il sostegno agli eretici e ai dissidenti, I minoritari e i perdenti della storia.
Non a caso durane l’occupazione nazista, dalla Valsusa uscirono molti partigiani. Nel dopoguerra, poi, qui il PCI è sempre stato forte e, dopo il Sessantotto e l’”autunno caldo”, parecchi giovani della valle hanno militato nelle nuove organizzazioni, soprattutto Lotta Continua. Poi, a metà degli anni Settanta, vi erano ben radicate l’Autonomia, Prima Linea…[…] E così anche per l’Alta Velocità. Tu vieni nel mio territorio con la forza, e io mi oppongo con la forza. Non poteva essere diversamente in una valle con la tradizione dei partigiani prima e della contestazione degli anni Settanta poi. Quelli del TAV dovevano aspettarselo. Era il loro turno.

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Lankenauta | L’altra Grace


Su Lankenauta la recensione a L’altra Grace, romanzo storico di Margaret Atwood ambientato nel XIX secolo, in Canada. Lascio le parole alla recensitrice che, assai meglio di quanto io possa fare, esprime magnificamente lo spirito di questa stupenda opera:

La Grace richiamata nel titolo altri non è che Grace Marks, una donna realmente esistita il cui nome è legato a uno dei delitti più efferati del XIX secolo avvenuti in Canada. Gli eventi, risalenti al 1843, sono descritti e raccontati da numerosi cronisti di nera dell’epoca: il ricco possidente Thomas Kinnear e la sua amante, la governante Nancy Montgomery, vengono uccisi brutalmente in casa. Per il delitto sono arrestati lo stalliere James McDermott e la sedicenne Grace Marks, al tempo domestica di casa Kinnear. La vicenda processuale, che Margaret Atwood ha studiato nei minimi dettagli, per le sue caratteristiche e la sua violenza, attira la morbosità di molti lettori anche fuori dai confini canadesi. James McDermott viene condannato all’impiccagione, pena eseguita nella prigione nuova di Toronto il 21 novembre 1843. A Grace Marks è riservato un altro destino: manicomio e carcere a vita.

Se fosse un classico giallo, Margaret Atwood si sarebbe concentrata sulla ricerca della verità rintracciabile nei fatti. Ma Margaret Atwood non è una scrittrice di gialli e “L’altra Grace” non è un giallo da risolvere. La verità deve trovarsi altrove. Grace Marks è davvero pazza? Grace Marks è colpevole? Grace Marks ha mentito? Grace Marks ha ucciso? In realtà Margaret Atwood ci fa capire in maniera lampante che una verità, in questa vicenda come in tante altre, non si può individuare distintamente. Perché spesso la verità è solo un’interpretazione, un punto di vista, una versione accettabile, una possibile narrazione degli eventi. La verità si trova in una delle tre versioni dei fatti che ha raccontato Grace davanti ai giudici? Oppure una delle due dichiarate da James McDermott? Nella storia di Grace sembra che la verità si disperda e si moltiplichi, si contorca e si spezzetti. Di certo, come dice la stessa Grace: “Solo perché una cosa è scritta, signore, non vuol dire che sia la verità sacrosanta“.

Lankenauta | La notte delle beghine


Su Lankenauta la recensione a un romanzo che in qualche modo richiama le atmosfere evangelistiane di Eymerich e delle sue lotte secolari all’eresia del XIV secolo: La notte delle beghine, di Aline Kiner. Un estratto dalla rece:

“La notte delle beghine” inizia con una donna bruciata viva e un libro deposto ai suoi piedi ad ardere insieme a lei. E’ il 1 giugno del 1310 e siamo a Parigi. La donna sul rogo è una beghina, ma è anche una mistica e una scrittrice. Il suo nome è Marguerite Porete e il libro che viene bruciato con la sua autrice si intitola “Lo specchio delle anime semplici” (Le miroir des simples ames), uno dei testi medievali più preziosi e meglio redatti di sempre. Un testo che, nonostante le volontà distruttive dell’Inquisizione e della Chiesa, è sopravvissuto grazie all’esistenza di copie sfuggite rocambolescamente alla censura e alle fiamme. La Francia è governata da Filippo il Bello, nipote di Luigi IX, il re santo. E proprio al re santo si deve la fondazione del grande beghinaggio di Parigi avvenuta nell’anno 1260. L’istituzione del beghinaggio, storicamente, prende vita intorno al 1240 nelle Fiandre e si diffonde con rapidità anche in altri territori europei. Le beghine sono per lo più donne sole o vedove che scelgono di non prendere i voti ma di rispettare la castità dedicandosi alla contemplazione, alla preghiera e all’aiuto del prossimo. Sono donne libere e, soprattutto, sono donne laiche poiché non fanno parte di alcune ordine religioso e non accettano la mediazione di preti nel loro rapporto con Dio.

Il beghinaggio di Parigi, come altri beghinaggi d’Europa, è una sorta di piccola città entro la città: un’area protetta da mura e da occhi indiscreti al cui interno si trovano piccoli alloggi destinati alle beghine, una chiesa, un ospedale, un refettorio, un orto e tutto quel che consente a queste donne di vivere dignitosamente. La società religiosa delle beghine è regolata dalla presenza di una badessa normalmente scelta dalle beghine stesse. Non c’è obbligo di permanenza né limitazioni particolari, anzi. Le beghine sono libere di uscire, di mantenere le proprietà in loro possesso, di praticare una professione e di vestire come desiderano. Nel beghinaggio di Parigi, descritto in questo bel romanzo storico di Aline Kiner, sono ospitate anche donne appartenenti alla nobiltà francese, donne colte e ben istruite in grado di dare soccorso e diffondere conoscenza.

La realtà e la finzione, ne “La notte delle beghine”, si mescolano e si intersecano continuamente. Oltre alle vicende umane e psicologiche dei vari personaggi che si muovono tra le strade di una caotica e sempre affascinante Parigi medievale, la Kiner ha saputo ricostruire e trasmettere, attraverso una scrittura fluida e sempre puntuale, le atmosfere tipiche di quel momento storico. L’autrice è riuscita a muoversi con intelligenza tra gli accadimenti dell’epoca spiegando eventi e dettagli storici che consentono di comprendere la mentalità, la religiosità, le ossessioni e gli smarrimenti di quel tempo. La Francia di Filippo il Bello si sente costantemente minacciata dalla presenza di eretici e miscredenti di ogni genere. Il re condanna e uccide chiunque teme possa far vacillare il su regno e la dignità della Chiesa che pretende di difendere. L’economia va allo sfascio per via di campagne militari senza fine che ormai più nessuno ha voglia di sostenere, meno che mai i nobili di Francia. Vengono perseguiti gli ebrei, vengono attaccati i templari e, alla fine, toccherà anche alle beghine. Su ognuno di questi gruppi peseranno infamanti accuse di eresia e di stregoneria, saranno inflitte torture e decretate pene esemplari.

Mi Rasna | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’ultimo lavoro di Monica Serra: Mi Rasna. Ecco la sinossi, assai interessante:

Anno 1243: Michele fugge da Viterbo, stretta nell’assedio degli Svevi, diretto a Roma, dove intende iniziare una nuova vita. La distanza non è molta, ma gli ostacoli sono ardui: Malaspina, una ladra pronta a saccheggiare una tomba etrusca, i soldati del papa, un cardinale che non è un cardinale e “presenze” che arrivano dall’altro lato del tempo…

L’imperatore dannato (Newton Compton 2019) | Gli Archivi di Uruk


Lucius l’Etrusco segnala quest’intrigante opera di S.J.A. Turney, L’imperatore dannato, dedicato alla figura di Caligola. Ecco la quarta – che per me, che ho appena letto l’ultimo lavoro di Andrea Carandini dedicato ad Agrippina Minore, risulta assai veritiera:

37 d.C. l’imperatore sta morendo. Nessuno sa quanto tempo gli resti da vivere, ma la lotta per il potere è già cominciata. Quando Tiberio, sempre più debole, investe Caligola del titolo imperiale, sperando di ristabilire l’ordine, non sa che sta decretando l’ascesa di uno dei tiranni più malvagi della storia. Il ragazzo spensierato di un tempo si trasformerà presto in un uomo astuto e calcolatore. Costretto a difendersi dai complotti dei suoi alleati politici, a guardarsi dai tradimenti di amici e familiari più stretti, Caligola diventerà a poco a poco un imperatore cinico, astioso e vendicativo: ogni traccia del ragazzo timido e gentile di un tempo è scomparsa. E lentamente – mentre la sua violenza aumenta – il contatto con la realtà si fa sempre più debole. C’è un’unica decisione da prendere, se non si vuole che la grandezza di Roma venga irrevocabilmente compromessa…

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