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Archivio per Romanzo storico

Neroinchiostro | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione di Franco Forte a Neroinchiostro, giallo storico di Sara Vallefuoco uscito per Mondadori. Un estratto di questo intrigante romanzo che si dispiega su territori impervi e arcaici.

È l’estate del 1899, e l’Italia è più unita sulle mappe che nel cuore dei suoi abitanti. Il giovane vicebrigadiere Ghibaudo viene trasferito nell’entroterra sardo con un gruppo di carabinieri provenienti da tutto il Regno per fondare un avamposto nella lotta al brigantaggio. Il mondo che lo attende è profondamente diverso dalla Torino in cui è cresciuto: i crimini sono tanti, ma poche le denunce, a dimostrazione che lì i torti vengono raddrizzati non dalla legge ma dai coltelli. È dunque una sorpresa quando la popolana Lianora si rivolge ai carabinieri per un caso di furto. Nelle stalle della donna, però, il vicebrigadiere scopre qualcosa che cambia totalmente il volto dell’indagine: il cadavere di un collega dell’Arma. I sospetti ricadono su Anania, bracciante di Lianora, ma alcuni indizi spingono Ghibaudo a sospettare che la verità sia più complicata – e scura – di così. E mentre il carabiniere cerca di fare i conti con i sentimenti inconfessabili che si accorge di provare, un assassino prende di mira i poeti al volo, rimatori di strada che girano di paese in paese denunciando i torti subiti dalla loro gente.

Il racconto di Neroinchiostro da parte di Sara Vallefuoco:

“Neroinchiostro è una storia di confini. Cos’altro è uno scritto se non un confine tra l’immaginazione e il mondo? Tra un’idea e la sua attuazione? Tra una minaccia e un crimine?
Sarà per questo che alla stazione dei carabinieri di Serra le lettere anonime si custodiscono con cura in una scatola più pesante di un capretto. Lo sa bene il vicebrigadiere Ghibaudo, che vorrebbe tirare una riga netta tra la legge del Regno e quella dei briganti: una bella linea d’inchiostro nero chiamata giustizia.
E magari, già che c’è, con lo stesso inchiostro disegnarsi sul cuore una mappa del desiderio, dell’amore perfino. Salvo scoprirsi incartografabile, come dice lui, che è ancora molto giovane e affetto da romanticismo.
Il suo collega, il brigadiere Moretti, un bel confine l’ha trovato: si chiama scienza forense. Di notte legge Galton, Lombroso e Conan Doyle, sogna schedari di impronte, foto segnaletiche, misure antropometriche, Roma e la sua Lauretta. Di giorno si aggrappa a polverine e lenti di ingrandimento, convinto che il crimine d’ora in poi dovrà combattersi così.

Il generale di Diocleziano | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di Il generale di Diocleziano, romanzo storico di Guido Cervo. Un estratto dalla quarta:

286 d.C., Gallia settentrionale. Valerio Metronio Stabiano è un romano d’antico stampo. È sempre stato un soldato, che i tumultuosi eventi del suo tempo hanno portato ai più alti gradi nelle legioni. Uomo d’ordine, da sempre dedito a Roma e ai suoi valori, è stato emarginato dall’imperatore Marco Aurelio Carino poco prima della guerra civile contro Diocleziano. Condannato all’inazione mentre il suo mondo è in pericolo, si è ritirato nella sua villa di campagna, forzandosi a vivere come un comune aristocratico. Una vita lontana dai campi di battaglia che gli ha permesso, se non altro, di godere dell’affetto dei suoi familiari. Ma i tempi sono cupi. Rivolte contadine e massicce incursioni di barbari minacciano l’unità e la stessa esistenza dell’Impero. Le orde dei ribelli bagaudi, dedite a sanguinari riti celtici, dilagano nelle province galliche, e la stessa famiglia Metronia è in pericolo. Diocleziano, divenuto imperatore, è risoluto a porre fine al caos. Toccherà a Valerio Metronio, richiamato al servizio di Roma, portare a termine una missione ad alto rischio, per stroncare la ribellione. Tra le poche forze al suo comando, una coorte di soldati umiliati e oggetto di disprezzo, superstiti di una legione d’Oriente, in prevalenza costituita da cristiani, punita con la decimazione per aver rifiutato di rendere il sacrificio d’uso agli dei. Sarà sotto la sua guida che questi uomini, attraverso un succedersi di battaglie, troveranno il loro riscatto.

Guido Cervo torna all’Impero Romano con un romanzo epico e di grande forza narrativa. Una storia attualissima che porta in luce la complessità di un mondo scosso da potenti rivolgimenti, che chiamano ciascuno a scelte decisive e al sacrificio personale in difesa del bene comune.

“I Sette Re di Roma” tra mito e realtà – Associazione World SF Italia


Su WorldSFItalia la segnalazione completa della saga di Franco Forte dedicata ai sette re di Roma. Ecco il dettaglio:

Stiamo parlando de “I Sette Re di Roma“, serie ideata dall’infaticabile scrittore e giornalista Franco Forte, composta da sette romanzi che, a partire dal prossimo novembre, sarà in libreria nella prestigiosa collana “Mondadori Oscar Bestseller Historica”.
Si comincerà con la riedizione di “Romolo – Il Primo Re” volume che ha destato grande interesse tra i lettori e che ha dato l’input all’intero progetto editoriale, pubblicato da Franco Forte e Guido Anselmi e dedicato al leggendario creatore dell’Urbe.
Si procederà quindi durante tutto il 2021 e gli inizi del 2022 con gli ulteriori sei romanzi intitolati ognuno agli altri mitici sei sovrani ossia: Numa Pompilio, che sarà pubblicato nel febbraio 2021, realizzato dallo stesso Forte affiancato da Imperi e Roncari.
La terza uscita, prevista sempre per febbraio 2021, riguarderà Tullio Ostilio (scritto da Forte, Alfieri, Bonfiglioli). Quindi per giugno 2021 toccherà ad Anco Marzio (Forte, Di Gialleonardo, Gospodinoff). Tarquinio Prisco sarà in libreria a settembre 2021 (Forte, Fontana, Tortoreto). Servio Tullio a novembre 2021 (Forte, De Boni, Grella).
A chiudere la serie sarà il settimo testo, relativo a Tarquinio il Superbo, disponibile a gennaio 2022 (Forte, Leonelli, Voudì).
In conclusione, un’avventura editoriale originale nella quale quattordici ottimi scrittori italiani danno corpo, in una mescolanza di vicende entusiasmanti, epiche e con riferimenti concreti, a sette avvincenti romanzi sulle vicende che hanno visto Roma, da piccolo villaggio, divenire la capitale di un potente Impero e di una delle più grandi civiltà espresse dall’uomo.

Il collezionista di sogni | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Il collezionista di sogni, nuovo romanzo di Luigi De Pascalis che si sofferma ancora una volta sulla decadenza dell’Impero Romano d’Occidente, questa volta sulla sua fase finale.

L’impero romano è in decadenza. Alemanni, Burgundi, Franchi Svevi e Vandali razziano i territori di frontiera. La capitale si è spostata da poco da Milano a Ravenna. Sul trono d’Occidente siede Onorio.  Ormai in tutto l’Impero i cristiani sono una maggioranza incolta, intransigente e rissosa, ma a Roma non mancano magistrati onesti e capaci. Uno dei più brillanti e temuti è Caio Celso, seguace del dio Mithra e profondo conoscitore del pensiero di Seneca.

Caio Celso discende da Veltumnus Celsus, augure e indovino condotto a Roma in catene durante l’ultima guerra Sannitica. Nelle sue indagini lo affianca il giovane tresvir Alipio, che è anche io narrante di questa vicenda.

Tutto ha inizio il giorno in cui Timocleide di Difilo, il navarca di Miseno che ha restituito disciplina ed efficienza alla flotta romana ripulendo il mare dai pirati, si presenta terrorizzato dall’amico Caio Celso chiedendo il suo aiuto. Rientrando a Miseno con la flotta, Timocleide si è imbattuto in una strana nave alla deriva, senza equipaggio e con un carico inquietante. Da quel momento è stato coinvolto in eventi inspiegabili e cupi. Ora teme per se stesso e per la bellissima moglie Lollia Saturnina che lo attende nella villa di Miseno. Caio Celso e Alipio, sebbene scettici circa il racconto del navarca, acconsentono ad accompagnarlo a Miseno. Finiranno per scoprire che nel grande gioco della vita a volte mortali e immortali s’incontrano e che ciò che accade in quei momenti è al di là di ogni immaginazione.

Lankenauta | La via dei topi. Sulle tracce dei nazisti in Argentina


Su Lankenauta la recensione a La via dei topi, di Emilio Barbarani, romanzo storico che ha molto del verosimile. Un estratto della valutazione:

Il protagonista della vicenda, voce narrante del romanzo, può essere serenamente associato allo stesso Barbarani. Il personaggio principale de “La via dei topi” è un diplomatico, proprio come l’autore. Si tratta, infatti, di un console italiano giunto da pochissimo a Buenos Aires, in Argentina. Siamo nel 1974 e l’uomo, fin dai primi giorni di permanenza nel Consolato d’Italia in Argentina, si rende conto che la sua vita e la sua professione non saranno affatto semplici né sicuri. Fin da subito i colleghi, e non solo, gli suggeriscono di stare molto attento a non dare confidenza agli sconosciuti. Lo invitano a non parlare troppo, a non far capire cosa fa, a non intrattenere rapporti con persone poco note: il Paese è poco sicuro e chiunque potrebbe dimostrarsi tutto il contrario di ciò che dice di essere. Il clima di sospetto e ambiguità pervade tutto il romanzo e anche una bella ragazza conosciuta in un bar potrebbe rivelarsi una spia al soldo della polizia cittadina.

Il console italiano viene presto a conoscenza di una misteriosa figura di cui molti gli parlano con grande circospezione. Si tratta dell’Ufficiale. Una persona dall’identità enigmatica che i poteri forti locali, di palese ispirazione conservatrice e di destra, stanno cercando con impegno. L’Ufficiale, infatti, sembra essere una delle figure più eminenti e sfuggenti della sinistra presenti in territorio argentino. I militari, la polizia e gli uomini al potere sono legati a una matrice ideologica ben definita e lottano forsennatamente contro quelli che per loro rappresentano il nemico. Basta poco a scatenare sparatorie per strada, forme di giustizia sommaria, rapimenti che finiscono per lo più con interrogatori, torture e omicidi. La scomparsa di giovani prelevati dalla polizia è quasi la regola, i desaparecidos sono sempre più numerosi.

“La via dei topi” non è solo il titolo del romanzo ma anche il tragitto che, forse pochi conoscono, percorso da molti gerarchi nazisti, tecnici tedeschi e scienziati al soldo del Terzo Reich per giungere fino in Argentina alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1962 lo stesso Eichmann venne rintracciato in Argentina dal Mussad che lo rapì e lo portò in Israele per processarlo. Ma dove sono finiti questi gerarchi? Dove sono finiti gli scienziati e i materiali pericolosi che questi portarono con sé durante la fuga in Sud America? Quale progetto avevano in mente di allestire una volta finita la Guerra? I misteri della storia, i poteri nascosti, le strane manovre finanziarie hanno mantenuto viva e attiva una piccola e pericolosa enclave nazista sopravvissuta in un luogo segreto in Cile. “Oggi la preoccupazione di americani e europei, russi inclusi, è sapere dove si sono rintanati le migliaia di fuoriusciti nazisti che sono giunti in Argentina con il beneplacito delle Forze Armate locali, e cosa stiano facendo“.

Barbarani sfiora argomenti storici che, ancora oggi, rimangono un tabù. Come, ad esempio, la vera morte di Hitler che, secondo la storia qui narrata, non sarebbe avvenuta nel famoso bunker a Berlino ma, dopo una fuga rocambolesca e ignota ai più, si sarebbe verificata in Argentina nel 1962. Personalmente non reputo accettabile questa versione, ma riconosco che, se parliamo di invenzione narrativa, tutto, o quasi, diventa plausibile. Ognuno fa letteratura a proprio modo.

E’ tornato in libreria il romanzo breve CONTROINSURREZIONE, in una nuova versione – Eymerich.com


Segnalazioni dal sito di Valerio Evangelisti su sue nuove pubblicazioni e critiche alle ultime uscite – qui e qui. Brani…

È uscito presso la casa editrice Centoautori il romanzo breve di Valerio Evangelisti Controinsurrezione, già apparso nel 2004. Questa edizione è stata rivista e modificata per adattarla a 1849: I guerrieri della libertà, di cui ora rappresenta una sorta di spin-off.

Su PULP LIBRI Walter Catalano recensisce 1849. I GUERRIERI DELLA LIBERTA’ – Eymerich.com


Walter Catalano recensisce, su PulpLibri, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti: 1849, i guerrieri della libertà, libro dedicato agli eventi successi a Roma durante l’esistenza della repubblica di quell’anno. Un estratto:

Questo romanzo, uno dei più riusciti fra gli ultimi scritti da Evangelisti, è anche un bildungsroman “politico” che vede il giovane “uomo senza qualità” Folco, acquisire dignità e consapevolezza sul campo di battaglia e guadagnarsi faticosamente il rispetto e infine l’amore della proto-femminista Adelaide, donna disincantata ed estremamente libera di pensieri e di costumi.

Seppure nella sconfitta militare il finale della storia – come probabilmente la consuetudine del grande romanzo popolare vuole – sarà, tutto sommato, lieto: i due amanti si ricongiungeranno, il loro futuro fiorirà certamente migliore, più pieno e più sensato – in prospettiva – così per loro come per molti altri reduci. La Repubblica romana non ha lottato e non è morta invano, la sua sconfitta è solo temporanea e il suo sacrificio ha piantato un seme che fruttificherà: lo spirito della sua Costituzione potrà ancora animare e ispirare gli ideali di nuove future battaglie.

Su IL BECCO Dmitrij Palagi recensisce 1849. I GUERRIERI DELLA LIBERTA’ – Eymerich.com


Sul sito di Valerio Evangelisti la recensione alla sua ultima fatica letteraria: 1849. I guerrieri della libertà, romanzo storico dedicato alla seconda Repubblica Romana, quella di MazziniSaffiArmellini. L’estratto della rece:

Siamo abituati a guardare al passato come a una storia fatta da grandi uomini che prendono decisioni epocali, capaci di guidare gli eserciti e di dare forma alle istituzioni. La seconda Repubblica romana è poco studiata nelle scuole italiane e spesso viene liquidata con la citazione del triumvirato MazziniSaffiArmelliniValerio Evangelisiti le regala invece un romanzo bello e importante: 1849. I guerrieri della libertà. In una cornice di attenta ricostruzione del contesto è il popolo a recuperare la centralità con cui muove il tempo. Tra fiumi di vino, fumo di sigaro e sangue prende così corpo un nuovo tassello della galassia letteraria di uno dei principali scrittori italiani. Un sistema narrativo, come evidenziato da Alberto Sebastiani in una recente pubblicazione (Nicolas Eymerich, edita da Odoya nel 2018), capace di disegnare una visione che parte dell’epoca medievale e arriva a un distopico futuro, coinvolgendo pagine di cronaca italiana.

Dopo la trilogia del Sole dell’Avvenire, Evangelisti torna alla famiglia Verardi, seguendo la migrazione di un romagnolo a Roma, dove Pio IX inizia a farsi odiare con sempre maggiore intensità dalla popolazione. La lotta di classe può svilupparsi anche in assenza di una componente operaia, perché spesso matura anche senza una piena consapevolezza da parte degli oppressi, chiamati a obbedire ma spesso indifferenti alla retorica. La dignità è una conquista difficile, appare raramente agli onori della storia pubblica, perché al nostro sistema economico conviene celare la massa in rivolta, non rassegnata, arrabbiata, capace di trovare coraggio nella sua disperata condizione. Teste che si alzano e scorgono i raggi di una speranza, per conquistare un futuro migliore: questa è la Repubblica Romana riscoperta nel romanzo. Tra i sigari di un artritico Garibaldi, la chitarra notturna di Mazzini e canti popolari scritti di Mameli la scena è presa da nomi meno conosciuti. Prostitute, uomini al limite tra il commercio e il banditismo, disorientate figure in cerca di un loro posto nel mondo. La realtà è fatta prevalentemente di confusi interessi da scoprire e da difendere. L’epopea di Evangelisti non è eroica ma per questo ha molto da poter dire all’epoca presente. Parla della condizione umana e di come questa non sia immutabile. Chiama alla responsabilità di non arrendersi. Nella consapevolezza di come ogni individualità abbia i suoi difetti e i suoi limiti, da superare in una dimensione collettiva, dove si scrive effettivamente la storia.

Holmesius e la corsa delle bighe | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di un apocrifo holmesiano particolare e intrigante: Holmesius e la corsa delle bighe, di Roberto Vianello. La quarta:

In questa storia, Vianello ci catapulta in Britannia, provincia dell’Impero Romano, sopravvissuto nei secoli, almeno fino a questo MMDCXXIII a.U.c. (1870 D.C).
Nella città di Londinium, in una stupenda domus in Via Pistoris, abita l’illustre patrizio Holmesius, insieme al suo amico Vatsonius, apprezzato medicus (medico). Holmesius trascorre il tempo libero dilettandosi con la sua passione per le indagini e collabora spesso con il prætoriano Stradarius. Vatsonius, appassionato di scommesse, lo convince a recarsi nella vicina città termale di Aquæ Sulis (Bath), per assistere alla rievocazione della Corsa delle Bighe, che si corre annualmente nel Lunatus Imperialis (Royal Crescent)…

Un’avventura e uno Sherlock Holmes davvero inediti. Un testo che merita di essere letto con curiosità, attenzione e spirito divertito.

Iulia. Storia di un’imperatrice (Piemme 2019) | Gli Archivi di Uruk


Da Lucius Etruscus questa segnalazione a un romanzo storico, ambientato nel periodo storico dellla decadenza non troppo accentuata dell’Impero Romano. Parliamo di Iulia. Storia di un’imperatrice, di Santiago Posteguillo. Di seguito la sinossi e l’incipit. Inutile dirvi che sono assai intrigato dall’opera…

197 d.C. È notte fonda quando Elio Galeno, medico personale della famiglia imperiale, decide di scrivere una pagina importante del suo diario. I segreti che conosce, le cose che ha visto, le battaglie cui ha assistito in anni e anni di vicinanza con le persone più potenti dell’impero: tutto viene registrato nel suo diario. Ma c’è una persona in particolare la cui storia Galeno vuole scrivere: Iulia Domna. La donna che passò, in soli dieci anni, dall’essere una sconosciuta adolescente nelle sconfinate province orientali a diventare augusta imperatrice, in un cursus honorum che nessuna donna ha mai potuto vantare nella storia dell’impero.
Educata nel modo più raffinato, amante della poesia e della filosofia, sposa di Settimio Severo imperator, madre di Caracalla, fu mater senatus et patriae (un titolo che non fu concesso neppure a Livia, moglie di Augusto), a consacrazione del suo posto speciale nelle gerarchie del potere imperiale. Ma non solo: Iulia, l’imperatrice filosofa, ebbe anche molti nemici, e dovette lottare sempre per proteggere se stessa e la sua famiglia.
Molto più che semplicemente «la prima first lady della storia», Iulia Domna è la grande figura al centro di questo romanzo speciale, che non solo ci immerge nel mondo romano che abbiamo imparato ad amare nelle pagine di Santiago Posteguillo, ma ci dà anche qualcosa di nuovo: un personaggio femminile incredibilmente forte, universale e potente. La storia romana non è mai stata così vicina.

“Roma, 950 ab urbe condita
Il mio nome è Elio Galeno, educato a Pergamo e ad Alessandria. Per anni sono stato il medico della famiglia imperiale di Roma e testimone di molte vicende degne di nota durante la mia lunga vita. Di fatto, ho presenziato alla caduta di una stirpe di imperatori e all’ascesa di un’altra. Ho accompagnato le legioni di Roma in varie campagne contro i barbari, nel Nord, oltre il Reno e il Danubio, e perfino nelle remote terre dell’Oriente. Ho assistito a ben due cruente guerre civili, allo spargimento di molto sangue durante i combattimenti tenutisi sia negli anfiteatri di mezzo mondo che in un’infinità di campi di battaglia. Infine, la mia più terribile esperienza è stata senz’altro la scoperta degli effetti devastanti della peste. Ciononostante, nella mia vita ho avuto anche la fortuna di partecipare ad accadimenti di tutt’altra rilevanza. Gli storici ufficiali dell’impero e coloro che si occupano di trascrivere i fatti salienti della vita degli uomini illustri riporteranno senz’altro ognuno di questi eventi, affinché essi permangano nella memoria collettiva, per i posteri. Eppure, mi resta un dubbio: e Iulia? Qualcuno ricorderà la sua storia? In appena dieci anni Iulia passò dall’essere un’adolescente sconosciuta proveniente dalla città di Emesa, nel Sud della Siria, all’augusta imperatrice di Roma che riuscì a realizzare un cursus honorum senza pari.
Per quanto riguarda me, lei ha deciso di assegnarmi, per gratitudine o per merito, un incarico eccezionale: ho scelto dunque di raccontare la sua storia dal principio, o almeno dal momento in cui Iulia giunse a Roma. Purtroppo, io non possiedo né la sensibilità né la conoscenza delle parole proprie di un poeta, o di un autore di teatro popolare, e seppure io abbia scritto molto, l’ho sempre fatto solo su temi di medicina, piante e decotti, anatomia, malattie e medicazioni. Era inevitabile che, in una tale circostanza, sorgesse in me un problema che mai prima di allora il mio intelletto aveva considerato: in che modo narrare la storia di una persona? Seguendo una successione cronologica o un ordine di tematiche affini?
Confesso che cimentarmi in un argomento a me del tutto ignoto mi fece sentire smarrito per diversi mesi”.

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