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Metatron Omega – Chalice of Eternity


Ierofanie dell’eterno freddo, incastonate negli interiori ghiacci psichici.

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La bolscevizzazione e la fine della rivoluzione russa – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un interessante articolo storico che analizza i dettagli sociali e politici di ciò che successe in Russia dall’inizio del ‘900 fino alla Rivoluzione d’Ottobre; il materiale è preso da Antonio Senta (a cura di), Gli anarchici e la Rivoluzione russa (1917-1922). Cose da tenere sempre a mente.

I dieci saggi che compongono il testo curato da Antonio Senta sul rapporto intercorso tra anarchici e Rivoluzione russa esplorano un tema già più volte affrontato dalla storiografia, non solo anarchica.
In tale opera, però, i contributi scritti da Alexander Shubin, Marcello Flores, Giuseppe Aiello, Mikhail Tsovma, Selva Varengo, Pietro Adamo, Roberto Carocci, Lorenzo Pezzica, Davide Bernardini, Massimo Ortalli e dallo stesso curatore, rivisitano la questione da tutte le angolazioni possibili offrendo così una ricca panoramica del punto di vista anarchico sui vari aspetti della Rivoluzione dal 1917 agli anni immediatamente successivi.

I testi costituiscono gli atti elaborati in occasione di un seminario promosso dalla Biblioteca Panizzi e dall’Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa, tenutosi l’1 e il 2 dicembre del 2017 presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e ci è sembrata particolarmente efficace la sintesi degli stessi elaborata dal curatore nella sua Introduzione, di cui riportiamo qui di seguito alcune parti.

Essenziale nell’intendimento di questo lavoro è la distinzione tra rivoluzione russa e rivoluzione bolscevica. Purtroppo è ancora assai diffusa l’opinione che la rivoluzione russa coincida con quella bolscevica, o d’ottobre. Tale identificazione porta con sé il giudizio secondo cui Lenin sarebbe stato il protagonista massimo di tutto il processo rivoluzionario culminato con l’insurrezione dell’autunno del 1917 e con l’instaurazione del governo sovietico.
La rivoluzione russa è in realtà qualcosa di ben più lungo e complesso: iniziata nel 1905 con la “domenica di sangue” divampa fino al 1907, per placarsi fino al febbraio 1917, quando scoppia di nuovo, tuonando fino alla metà del 1921. Il periodo preso in esame da questo testo è quello che va dall’inizio del 1917 al 1921-1922, con alcuni accenni ed excursus ad anni precedenti e successivi. All’interno di tale periodo si succedono più fasi: la rivoluzione, insieme sociale e politica,liberale e plebea, del 1905-1907, quella di fatto spontanea del febbraio 1917, cui segue lo sviluppo del movimento rivoluzionario sotto il governo provvisorio, l’insurrezione di ottobre – che segna il trionfo della politica quale atto di volontà di una minoranza che riesce a mutare il corso della storia -, la guerra civile del 1918-1920, i tentativi di dare vita a una terza rivoluzione, sociale e sovietista, schiacciati nel sangue dal Partito bolscevico fattosi Stato.

Comunismi paralleli e altri viaggi nell’utopia – Quaderni d’Altri Tempi


Un romanzo complesso, la trama che s’innesta su verità storiche per esplorare situazioni verosimili, fino allo sfolgorio della vertigine fantastica, fantascientifica; la suggestione della Rivoluzione d’Ottobre e della decadenza che è sopraggiunta dopo alcuni tempi di governo rivoluzionario, la fascinazione anarchica, i tentativi d’utopia che si trasformano in incubo e delitti, repressioni, pogrom…

Tutto questo e molto altro nell’ultimo romanzo del rimaneggiato collettivo WuMing: ProletKult. Nella recensione di Giovanni De Matteo. Su QuadernoAltriTempi.

Siamo nel 1927 e in tutta l’Unione Sovietica fervono i preparativi per i festeggiamenti del decennale della Rivoluzione d’Ottobre. Denni è una ragazza dal passato misterioso che arriva a Mosca dalle sperdute regioni del sud. Sta seguendo le tracce di un padre scomparso e, quando si presenta alla porta dell’Istituto Trasfusionale, per il direttore Aleksandr Bogdanov (figura storica realmente esistita), che già si sta misurando con gli esiti frustranti della rivoluzione, comincia la sfida più incredibile della sua carriera che lo porterà a fare i conti sia con il suo ruolo personale nella Storia che con un caso medico che da subito rivela caratteri straordinari.
Il personaggio immaginario di Leonid Voloch, il padre che Denni non ha mai conosciuto, è stato delegato al soviet di San Pietroburgo, militante irriducibile e compagno di lotta di Bogdanov: scomparso nel 1907 dopo una rapina a Tbilisi a cui prendeva parte lo stesso Stalin, sarebbe riapparso solo a distanza di diversi mesi, sottoposto a giudizio dai compagni in esilio a Capri per sospetto tradimento e graziato da Bogdanov, che aveva riconosciuto nel suo comportamento i segni di un disturbo post-traumatico riconducibile alla conclusione violenta proprio di quella rapina. La ragazza versa in condizioni di salute precarie e, dagli accertamenti condotti all’istituto, risulta portatrice di un batterio apparentemente legato a una forma sconosciuta di tubercolosi. Trovare Voloch diventa così una corsa contro il tempo, non solo per permetterle di ricongiungersi con quello che resta della sua famiglia, ma anche per salvarle la vita.

Bogdanov resta in silenzio. Quella sfida lo affascina. Un elemento sconosciuto è giunto a turbare le loro certezze. Ora li attende un periodo eccitante, fatto di disordini e divergenze, di contraddizioni e aggiustamenti, finché il sistema non troverà una nuova stabilità. Crisi, differenziazione, equilibrio. La dialettica in versione tectologica, che muove ogni progresso”
(Wu Ming, 2018).

È da queste premesse che muove l’ultimo romanzo di Wu Ming, quanto mai atteso dopo il cambio di assetto compiutosi tra il 2015 e il 2016, con l’uscita di scena di Riccardo Pedrini (cfr. Wu Ming, 2016) che come Wu Ming 5 aveva firmato alcune delle incursioni soliste più fantascientifiche del collettivo bolognese (Libera Baku ora, Havana Glam, Free Karma Food). Messo da parte il progetto del Trittico Atlantico (Manituana, L’armata dei sonnambuli), annunciata addirittura la chiusura della fase del romanzo storico in cui il gruppo artistico-militante si era mosso fin dall’acclamato esordio con Q (quando ancora si riconosce nel progetto Luther Blissett), Wu Ming torna adesso con quello che è al momento il più fantascientifico dei romanzi a firma comune:

Omnimar – Out Of My Life (Official Video)


Danze interiori al suono del ghiaccio che scorre nelle vene…

Lankenauta | Le porte regali. Saggio sull’icona


Su Lankenauta la recensione a Le porte regali. Saggio sull’icona, di Pavel A. Florenskij. Un interessante estratto:

Viene proposta quindi una metafisica dell’immagine e della luce, di primo acchito davvero enigmatica agli occhi di chi non conosce la liturgia della Chiesa Orientale: semmai appare di tutta evidenza l’incompatibilità della concezione della pittura come si evoluta in Occidente con la cosmogonia descritta da Florenskij, che, oltretutto, è esplicito nel contrapporre il volto “mediatore” alla maschera “che disgiunge”. Scrive il presbitero russo che “i due mondi – il visibile e l’invisibile – sono in contatto” e che “la differenza fra loro è così grande che non può non nascere il problema del confine che limi mette in contatto, che li distingue ma altresì li unisce” (pp.13). Se l’esperienza terrena è simbolo di vita spirituale è innanzitutto grazie al ruolo del sogno e poi appunto del volto e della maschera che Florenskij si avvicina gradualmente a definire l’autentico significato di icona: “Il volto e gli aspetti spirituali delle cose sono visibili a coloro che hanno scorto in se stessi il proprio volto primigenio, l’immagine di Dio, ovvero, in greco, l’idea: illuminandosi, essa vede l’idea dell’Essere, se stessa e, attraverso a se stessa che rivela il mondo, vedo questo nostro mondo come idea del mondo superiore” (pp.20). In questo senso l’icona si riconoscerebbe sempre “come un’espressione che attinge al piano divino. Che sia di somma o di scarsa maestria, alla sua base sta la percezione autentica di un’esperienza spirituale sovramondana autentica” (pp.42).

ÆTER, it can hear, it can play | Neural


[Letto su Neural]

Alla fine degli anni Venti, mentre gli Stati Uniti si preparavano a essere travolti da una delle più grandi crisi economiche della storia recente, la Russia dei Soviet bussava alle porte del suo avversario di sempre, l’America, presentando il primo (e tutt’oggi l’unico) strumento al mondo in grado di suonare senza entrare in contatto con il musicista. Con questo gesto i russi, forse senza esserne pienamente consapevoli, stavano scrivendo una delle pagine più importanti della musica elettronica: dalle mani del fisico e violoncellista Lev Sergeevič Termen era nato il Theremin. La sua invenzione, nata diversi anni addietro, aveva già affascinato Lenin e una buona parte di pubblico europeo. L’eterofono si prestava infatti a risultati visivi strabilianti: il musicista, per la prima volta nella storia, diventava un demiurgo, un magico sacerdote che con il solo movimento delle braccia e delle mani dava vita al suono etereo che tutt’oggi possiamo ascoltare in molti film dagli anni ’40 e ’50 in poi e in numerosi brani di musica di ogni genere. Alla complessa vita e alle opere di Lev Sergeevič Termen si è ispirato l’artista e compositore danese Christian Skjødt nella creazione di “ÆTER”, un ambiente sonoro immersivo e interattivo in continua evoluzione. Una serie di antenne, cerchi in rame collegati a circuiti elettronici analogici e a subwoofer aspettano, immobili, pronte ad “ascoltare” e tradurre in suono le onde elettromagnetiche di tutto ciò che, fermo o in movimento, le circonda. L’ambiente generato non è soltanto un’interfaccia tra il visitatore e l’opera, ma una vera e propria rete interconnessa e costantemente contagiabile, laddove le antenne percepiscono e raccontano una storia invisibile agli occhi, con la voce eterea e morbosa dei film di Hitchcock.

Siberia: terra di santi di guaritori e di sette segrete – Bhutadarma


Un viaggio acuto e profondo nell’interiorità sciamanica della Siberia e di Rasputin, dal blog Bhutadarma. Un estratto:

Lo scenario religioso siberiano appare particolarmente radicato, in quanto non c’è stata la minima sovrapposizione di altre culture. Lo sciamanesimo siberiano è pertanto considerato dagli studiosi quello classico, il meno contaminato da altre espressioni spirituali.

Sicuramente la figura siberiana più celebre, riguardo le figure sciamaniche è stata Grigorij Rasputin. Noto monaco e mistico visionario, consigliere privato della famiglia Romanov, figura molto influente alla corte dello Zar Nicola II. Rasputin apparve nella vita dei Romanov nel 1907 e li colse in un momento di estrema fragilità psicologica ed emotiva. Terreno fertile per uno scaltro manipolatore d’anime come lui. Si diceva avesse capacità curative, e molti lo considerano un mago altri un santo. Il succo della storia è che secondo le testimonianze era l’unico a riuscire a curare le crisi di emofilia del piccolo figlio di Nicola II. La Zarina quindi teneva in grandissima considerazione il monaco, che influenzò notevolmente le decisioni politiche dei Romanov. Rasputin, precedentemente nel suo villaggio si procurò la fama di ladro e ubriacone, e fu costretto a fuggire nel vicino monastero per nascondersi. Qui fece conoscenza con Makary un monaco errante, che era stato un consigliere dello Zar Nicola II; e decise di seguire le sue orme. Quindi lasciò tutto e si mise a vagabondare per esplorare la religione e la spiritualità, come un suo modo di far fronte all’isolamento.

Per mesi Rasputin non si tocca il corpo con le mani, non si lava e non si cambia di abito. A volte indossa  catene di ferro per accentuare le privazioni. Il suo peregrinare che è durato circa tre anni, e  lo ha portato verso il sud dell’Europa fino in Grecia. Era affamato per la maggior parte del tempo, e le privazioni fisiche causate dal cammino in un paese grande come la Russia, dove non era possibile chiedere un passaggio dovevano essere state tremende. Il risultato è stato che al suo ritorno a casa tutti hanno avvertito che in lui si era verificato un cambiamento. Le persone che lo hanno incontrato sono sicuramente rimaste colpite hanno sentito che in quegli anni di vagabondaggi aveva conquistato un qualche tipo di essenza religiosa; e dopo averlo incontrato, sono rimasti profondamente affascinati e lo hanno ritenuto sicuramente un religioso.

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