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Archivio per Sandro Moiso

Sull’epidemia delle emergenze / fase 4: pandemia, crisi, clima e guerra – Carmilla on line


Mi sento di quotare quasi tutto di questo lungo ma interessante articolo apparso CarmillaOnLine, che fa un po’ il punto della situazione pandemica non solo in Italia ma in tutto il mondo. Su tutto, come atteggiamento generale dell’intero universo umano terrestre, credo sia giusto segnalare questo passo del WallStretJournal, che solo pochi giorni fa scriveva nel suo editoriale, mica un trafiletto:

Nessuna società può salvaguardare a lungo la salute pubblica, al costo di minare quella economica.

Questo è il punto di partenza per capire quali sono i principi che guidano i quadri dirigenziali dell’umanità intera, cosa reputano più importante: salvare l’economia, non tanto le vite umane; salvare i dividendi trimestrali dei dirigenti delle multinazionali, non tanto l’umanità. Un po’ come segare il ramo su cui si è seduti…

Leggete tutto il post; ripeto non tuttissimo mi trova d’accordo, ma molte cose sono illuminanti su cosa sta succedendo e, soprattutto, su cosa potrebbe succedere o succederà. Buona lettura.

Sull’epidemia delle emergenze /2: prima venne il carcere… – Carmilla on line


Analisi dal pianeta reso pregno di virus. Da CarmillaOnLine, cose sempre da tenere a mente, male non fa.

La paura del virus non è che una miccia, l’esplosivo è questa vita di merda che si trangugia e respira quotidianamente. Come dicevano i francesi: fine del mondo, fine del mese, stessa battaglia.

Questa epidemia intaccherà a fondo il sistema economico e la vita sociale di questo paese.
Una volta finita l’emergenza, i padroni di ogni risma torneranno a battere cassa.
Per chi ricorda il default della Grecia di dieci anni fa, qualcosa di simile si affaccia all’orizzonte. Ma lo scenario è oggi più instabile, la crisi più profonda, l’autoritarismo più esplicito. Sono i primi bagliori che illuminano il clima da guerra civile che già si sta annunciando, quelli che si intravedono alla fine di questi giorni.

E non ci si potrà appellare alla magnanimità della democrazia.
Occorre preparare adesso i piani per lo scontro di classe che viene.
Ecco un valido motivo per tornare a fare i conti con questa catastrofe.

Perché quello che per primi stanno sperimentando sulla loro pelle i carcerati in rivolta sarà esattamente ciò che attenderà tutti coloro che a breve, ancora nel corso dell’epidemia o subito dopo il suo placarsi, si mobiliteranno, non per scelta ma per necessità, per le condizioni di lavoro e i licenziamenti, per le mancate cure sanitarie o per il costo dei medicinali e dei prodotti di prima necessità. Per ogni schizzo di questa vita informe che urla vendetta.

Questa non è una previsione tra le tante, è esattamente la realtà dei fatti che ci attendono. Il capitalismo non ha affatto l’intenzione di salvarci, ma soltanto di salvare se stesso. Sulla nostra pelle.
Prepariamoci.

Il grande nulla – Carmilla on line


No, non è così che si vince il fascismo. Come già sapevano i migliori compagni comunisti, anarchici e antifascisti negli anni ’20 e ’30, la cui esperienza fu cancellata dalla controrivoluzione staliniana e dalla carneficina del secondo conflitto mondiale, il fascismo si batte soltanto vincendo sul capitalismo e superando proprio i limiti del dettato nazionale, aziendale, produttivistico e lavoristico su cui fonda il suo discorso. Di cui però gli attuali, momentanei, vincitori della schermaglia elettoralistica sono tra i migliori e agguerriti rappresentanti.
Un vecchio comunista italiano, Amadeo Bordiga, affermava che chi vuol essere progressista dovrebbe avere almeno il coraggio di dichiararsi fascista, poiché proprio l’idea di progresso, tipica di questo modo di produzione oggi fallimentare in tutti i campi, fin dalle sue origini ha avuto come corollari il rafforzamento degli stati nazionali, il governo dei loro confini, lo sfruttamento in casa e fuori della manodopera schiavizzata nelle fabbriche e nei campi. Qualunque fosse il colore della pelle e a qualsiasi latitudine appartenessero gli imprenditori e i governanti.
Il capitalismo industriale è nato in carcere e il fascismo ne ha sempre esaltato le funzioni. Sia dell’uno che dell’altro.
Nazionalizzare le masse, questa la funzione del fascismo (il razzismo, che non può essere ridotto al solo anti-semitismo che è molto più antico, ne costituisce solo uno dei corollari, non il fondamento, poiché nacque con il colonialismo che avrebbe posto le fondamenta dell’attuale immondo modo di produzione). Rendere i cittadini tali in quanto orgogliosi del proprio (buon) governo e solidali con gli interessi del capitale e dell’imperialismo e non membri di una comunità umana, la marxiana gemeinwesen, di eguali sia dal punto di vista sociale che economico, partecipi di una comune fortuna di cui pochi – sempre meno visto che gli italiani più abbienti oggi detengono il 72% della ricchezza nazionale, mentre a livello mondiale 26 individui possiedono la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale – detengono i rubinetti e il patrimonio globale.

Così, su CarmillaOnLine, Sandro Moiso in un passo assolutamente condivisibile che inquadra un elemento di stretta attualità, italiano, che possiamo tranquillamente soprassedere (per l’infima importanza dell’argomento stesso, non perché l’autore sia dimenticabile).
È importante riflettere su tutto ciò. È Vitale.

Primi elementi di ballistica spaziale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’attenta analisi delle dinamiche del Capitalismo – o nella sua forma più recente, Liberismo – che, come credo di aver intuito da molto tempo ormai, accortosi che non potrà ingurgitare altro che se stesso, rivolge i suoi rigurgiti espansionistici verso lo spazio esterno, verso lo spazio siderale, da conquistare con le medesime modalità che hanno devastato il nostro pianeta e l’intero bioma vivente. Un estratto:

…l’urgenza di descrivere concretamente un nuovo ciclo del modo di produzione e di accumulazione capitalistica, quello “multiplanetario”. Un’urgenza che deriva dalla necessità di delineare scenari di espansione del tutto nuovi, destinati, nell’intento dei suoi promotori, a rompere quella contraddizione esistente tra un capitalismo potenzialmente illimitato nelle sue possibilità teoriche di espansione, ma finito all’interno dei limiti dello sferoide su cui fino ad ora si è appoggiato.

Non a caso il numero di privati interessati alla ricerca tecnologica e scientifica legata all’esplorazione spaziale si è notevolmente ingrandito a partire dagli anni 2000. Il recente annuncio di Elon Musk sull’avanzamento nella progettazione e realizzazione di un nuovo potentissimo razzo destinato a portare gli uomini sulla Luna e su Marte (qui) sembra far parte di questo allargamento della base di coloro che sono interessati e coinvolti nel progetto di espansione multiplanetaria del modo di produzione dominante, per ora, sul solo nostro pianeta.

E, non a caso, sempre il solito Musk ha sostenuto l’utilità di un bombardamento nucleare del pianeta rosso ai fini di una sua terraformazione e adattamento per una futura colonizzazione terrestre (qui). L’imprenditore americano, spesso definito come “visionario”, sembra infatti essere la punta di diamante di una ricerca di espansione degli investimenti destinati alla rivitalizzazione di un capitalismo, esattamente come le aziende dello stesso Musk, oggi piuttosto asfittico, almeno in Occidente.

The Great Green Capitalism Swindle – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una riflessione di Sandro Moiso sul Capitalismo amico dell’ambiente, prendendo ovviamente spunto dalle gesta di Greta Thunberg. Un estratto:

Oggi tale necessità di introdurre il discorso di una critica del capitalismo fondata su reali istanze di classe resta tutt’ora valida e urgente. Valida perché anche se le teorizzazioni del comunismo novecentesco ispirato dall’esperienza sovietica si sono rivelate insufficienti e dannose nel concepire un società diversamente organizzata, in cui troppo spesso la visione del progresso ha finito col coincidere in tutto e per tutto con quella ispirata dallo sviluppo economico di stampo capitalistico, la società è rimasta ferreamente divisa in classi e il numero degli espropriati e dei diseredati è aumentato in maniera esponenziale, man mano che si riduceva vistosamente il numero di coloro che da tale espropriazione economica, politica e culturale traevano beneficio e profitto. Urgente perché effettivamente la situazione attuale del pianeta non farà ulteriori sconti alla nostra specie, in un contesto in cui i processi devastanti indotti dal mutamento climatico saranno probabilmente ancora più rapidi del timing che la scienza ha già previsto (qui).

Urgenza cui gli Stati e i grandi interessi finanziari ed imprenditoriali internazionali fingono soltanto di rispondere con opzioni (tasse destinate a colpire indistintamente i consumi popolari, fasulli tagli alle emissioni, promozione di grandi opere destinate a “migliorare i trasporti”, provvedimenti contro l’uso della plastica e dei carburanti fossili che richiedono tempi lunghissimi e che sono destinati a rivelarsi come inutili e, quasi sicuramente, dannosi sul lungo periodo) che sono autentica sabbia gettata negli occhi di chi si sforza di comprendere ciò che succede o che si illude di poter salvare la società senza modificarla radicalmente.

Illusione che anima, non per cattiva fede, un movimento come Friday for Future e i giovani che in maggioranza lo compongono, anche se la fiducia che alcuni di loro dimostrano ancora nei confronti dei concetti di sviluppo e progresso potrebbe portarli ad essere involontari portavoce non dell’interesse della maggioranza, ma di un ulteriore rafforzamento della profittevole bestia dello sfruttamento della Natura e dell’Uomo come specie.

Il corollario personale che aggiungo a tutto ciò: ho il forte sospetto che il Mercato amico dell’ambiente sia l’ennesima bufala da marketing che vuole perpetuare l’attuale forma di business, arrivando perfino a falsificare i dati dell’imminente apocalisse planetaria affinché si affermi un nuovo sistema, definito “verde”, di industrie e sfruttamento, di fatto identico al precedente.

Carmillafest 2019: ecco il programma! – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il programma completo del CarmillaFest, evento annunciato un po’ di tempo fa che si svolgerà a Bologna al Vag61 – Spazio libero autogestito (via Paolo Fabbri 110) il 19 e 20 ottobre. Dibattiti, musica e gastronomia popolare dedicata all’immaginario d’opposizione. Ecco qui sotto quindi il programma riportato integralmente: gli ospiti sono stratosferici, chi può vada (e non è escluso che riesca a farci un salto anche io).

SABATO 19 OTTOBRE

11.00-13.00
Immaginari alterati
Introduce e modera: Valerio Evangelisti

Presentazione di:
– AA.VV., Immaginari alterati, Mimesis, 2018
– Sandro Moiso, La guerra che viene. Crisi, nazionalismi, guerra e mutazioni dell’immaginario politico, Mimesis, 2019

Intervengono: Sandro Moiso, Franco Pezzini, Gioacchino Toni

13.30-15.00
Pranzo sociale (non immaginario)

Il mostro allo specchio: identità e alterità
Modera: Gioacchino Toni

15.00-16.30
Presentazione di:
– Paolo Lago, Il vampiro, il mostro, il folle. Tre incontri con l’Altro in Herzog, Lynch, Tarkovskij, Clinamen, 2019
– Franco Pezzini, Tutto Dracula, Odoya, 2018-2019
– Luca Cangianti, I morti siete voi, Diarkos, 2019
– H.G. Wells, O. Welles, WWWW. Wars of the Worlds of Wells and Welles, a cura di Filippo Luti, Tessere, 2018

Intervengono gli autori e i curatori dei libri

16.30-18.30
Proiezione del film Go home – A casa loro, regia di Luna Gualano, Italia, 2018

18.30-20.30
Italia Fantastica
Modera: Franco Pezzini

Il ciclo di Eymerich: Alberto Sebastiani dialoga con Valerio Evangelisti

Presentazione di:
– Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro, Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy , Odoya, 2018

Dibattito con: Walter Catalano, Valerio Evangelisti, Nico Gallo, Gian Filippo Pizzo.

20.30-22.00
Cena fantastica

22.00
Concerto di Marco Rovelli

DOMENICA 20 OTTOBRE

11.00-13.30
Pagine nere – letteratura noir e sociale
Modera: Walter Catalano

Presentazione di:
– Mauro Baldrati, Io sono El Diablo, Fanucci, 2018
– Walter Catalano (a cura di), Guida alla letteratura noir, Odoya, 2018

Dibattito con: Walter Catalano, Leopoldo Santovincenzo, Pasquale Pede, Mauro Baldrati

13.30-15.00
Pranzo sociale

15.00-16.15
Il viaggio rivoluzionario dell’eroe
Narratologia, movimenti sociali, soggettività
(a cura del Gruppo di Studio Penequo)
Modera: Fabio Ciabatti
Interventi di: Luca Cangianti, Gabriele Guerra, Mazzino Montinari, Maurizio Marrone

Lavoro, letteratura, dignità
16.15-17.30
Modera: Alexik

Presentazione di:
– Valerio Monteventi, Mala Brocca. Storia di ultimi e di dignità, Pendragon, 2019
– Giovanni Iozzoli, L’Alfasuin, Sensibili alle Foglie, 2018

Intervengono gli autori

Una storia di inquisitori, culti ancestrali e No Tav – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a La valle degli eretici, romanzo storico di Riccardo Borgogno che ripercorre un po’ il sentiero di alcune storie di Eymerich, quelle che si dipanavano tra i territori degli eretici e certe valli del nord-est italiano, tipo la Val di Susa.

“Il priore del convento, il balivo del Castrum, i catari, i templari, il fantasma del castello, l’uomo selvatico, il sabba delle streghe…che storia!”
Basterebbero già queste poche parole, dette da uno dei personaggi secondari del romanzo, per riassumere alcuni dei temi trattati nel testo di Riccardo Borgogno appena pubblicato dalle dizioni Tabor della Valsusa. Ma per averne un’immagine più esatta e completa occorrerebbe aggiungerne altre: culto di Diana, formaggi, Savoia, Escartoun, Poveri di Lione, complotti e, soprattutto, Movimento No Tav.

Le edizioni Tabor, da sempre impegnate nella pubblicazione di testi e saggi riguardanti le culture e le resistenze montane non solo valsusine, esordiscono nella letteratura con un romanzo “popolare” in cui storia e tradizioni valligiane si mescolano con il presente e i suoi dilemmi. Sociali, culturali e politici. Un incrocio di percorsi, narrazioni (soggettive e corali), memorie e cronache antiche e moderne che il titolo riassume perfettamente.

Come l’autore fa ancora dire ad un altro personaggio, una libraia di Bussoleno:

Gli abitanti di questa valle hanno una lunghissima tradizione di autogoverno, fin dall’epoca dei primi insediamenti umani. Siamo gente orgogliosa, solidale e laboriosa. Contrari al progresso, come i sostenitori dell’Alta Velocità ci accusano di essere? Se ti guardi intorno noterai che abbiamo automobili, televisori, computer e cellulari, come tutti. Non è questo il punto. Il punto è che, da sempre, la gente di questa valle fa quadrato contro chi arriva e vuole imporsi. E non è neppure questione di un atteggiamento di chiusura che sarebbe tipico delle genti di montagna, come spesso si sente affermare da chi in realtà non conosce né queste genti né la montagna. Da queste parti, infatti, siamo accoglienti con il forestiero, ma non con chi viene qui per comandare. È successo prima con i Romani, poi con Re e Imperatori, ora con l’Alta Velocità. Inoltre, forse perché abbiamo avuto parecchie rogne con il potere, ci stanno simpatici i diversi, i ribelli, la gente strana. Per questo le eresie di tutte le risme qui attecchirono facilmente e i loro sostenitori trovarono rifugio. Inoltre, l’Alta Valle fa parte dell’Occitania, la terra dei catari, che il papa e il re di Francia di comune accordo sterminarono […] Gli inquisitori arrivavano da fuori, giudicavano e condannavano sulla base dei dogmi decisi a Roma o, nel periodo che ti interessa, ad Avignone. Di qui il sostegno agli eretici e ai dissidenti, I minoritari e i perdenti della storia.
Non a caso durane l’occupazione nazista, dalla Valsusa uscirono molti partigiani. Nel dopoguerra, poi, qui il PCI è sempre stato forte e, dopo il Sessantotto e l’”autunno caldo”, parecchi giovani della valle hanno militato nelle nuove organizzazioni, soprattutto Lotta Continua. Poi, a metà degli anni Settanta, vi erano ben radicate l’Autonomia, Prima Linea…[…] E così anche per l’Alta Velocità. Tu vieni nel mio territorio con la forza, e io mi oppongo con la forza. Non poteva essere diversamente in una valle con la tradizione dei partigiani prima e della contestazione degli anni Settanta poi. Quelli del TAV dovevano aspettarselo. Era il loro turno.

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