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Archivio per Satanismo

Un divertissement (anti)complottista – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione di Sandro Moiso a un romanzo di ormai un quarto di secolo fa dove si analizzavano le dinamiche dei complottisti più estremi, quelli che oggi aderiscono in qualche modo a QAnon, mettendoli alla berlina ed evidenziandone le ilari incongruenze o fesserie: Diego Gabutti, Pandemonium.

Il testo in questione è Pandemonium di Diego Gabutti, edito da Longanesi nella collana La Gaja scienza, da tempo dimenticato ma ancora facilmente reperibile nel mercato dei libri usati, e oggi, a detta dello stesso, neppure troppo amato dall’autore.
Eppure, come al solito, eppure…
Un testo che riesce a mettere insieme Aleister Crowley, la P2, i servizi segreti italiani “deviati”, Satana in persona (ma soltanto nei sogni dei personaggi principali), brigatisti pentiti, baroni siciliani cornuti, magia sexualis e ricerca dell’homunculus è ancora degno di un’occhiata, magari anche attenta.
Si era agli albori dell’uso delle reti, o rete qual dir si voglia, attraverso l’utilizzo di BBS (Bulletin Boatd System), in cui già l’autore individuava la sciagurata possibilità di produrre informazioni incontrollate e bufale a go-go (perché poi oggi si preferisca l’anglicizzante fake news all’italianissimo, e soprattutto evidentissimo nel significato, bufale, è una questione ancora tutta da chiarire).

Un autentico oceano in cui nuotano enormi cazzate mescolate a notizie vere, fasulle, presunte, controllate ed incontrollate (che, in fin dei conti possono reciprocamente rovesciarsi nelle une o nelle altre). Uno stagno per la pesca degli scemi (soggetti ideali sia come pescatori che come pesci), un mare in cui scatenare la fantasia degli agenti dei servizi per comunicare tra di loro oppure per creare eventi improbabili, ma parzialmente credibili oppure assolutamente incredibili, ma luccicanti come oro per i tordi di turno. Che spesso si accodano convinti di svolger un qualche ruolo significativo ai confini di un mondo sospeso in permanenza tra realtà, magia e politica: quello dell’eterno complotto.
Insomma il regno dell’impostura globalizzata in cui ogni impostore, cosciente o meno di esserlo, sogna e immagina di giocare un ruolo significativo nel gran ballo delle balle.
Una enorme commedia degli equivoci in cui, se non ci andassero di mezzo gli innocenti veri (nel caso di Pandemonium delle giovani prostitute uccise o, meglio, sacrificate, per fini oscuri e irrealizzabili, nella realtà le vittime di attentati e violenze indiscriminate giustificate spesso da visioni del mondo reazionarie e folli) ci sarebbe soltanto da sbellicarsi dalle risate (così come capita per gran parte delle lettura del libro).

Il big complotto in questo caso si vorrebbe cosmico, universale, capace di rifondare il mondo e sostituire il suo signore e creatore con un altro, magari dotato, quest’ultimo, di corna, zoccoli, attributi di ambigue dimensioni e demonietti irrispettosi e burloni di contorno. Esoterismo e magia si snodano tra la Sicilia, Milano e Torino. Città, quest’ultima, dove fino ad un decennio or sono era possibile trovare numerose librerie dedite esclusivamente all’argomento; tutte dai nomi improbabili e memori del mito della città magica per eccellenza al centro dei triangoli bianchi e neri (come la maglia della squadra foraggiata dalla ex-FIAT) che attraverserebbero ancora l’Europa tra Lione e Praga, l’est e l’ovest come un Treno ad Alta Velocità del potere e della Grande Bestia.

La casa del sabba: terminate le riprese del primo horror italiano dell’era Covid-19 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di La casa del sabba, horror italiano girato da… Marco Cerilli.
In questi anni mi sono chiesto che fine avesse fatto Marco di cui, dopo aver girato LaTrentunesimaOra, non avevo più avuto notizie. E quindi sono ben felice di segnalare questo suo primo lungometraggio; vi lascio alle info della notizia e al trailer:

Robert Santana, famoso scrittore italoamericano di romanzi dell’orrore, giunge in Puglia per trascorrere alcuni giorni in una vecchia casa abbandonata vicino al mare. Una fama sinistra aleggia su quei luoghi a causa dei fatti inquietanti accaduti anni prima e di uno strano video che circola in rete. L’agente immobiliare cerca di convincere Robert ad acquistarla, ma lo scrittore vuole trascorrerci dentro solo qualche giorno per trovare la giusta ispirazione. La memoria della casa inizia a manifestarsi con allucinazioni, che lo scrittore annota come spunti per il suo romanzo. Conosce poi alcuni abitanti della zona che gli raccontano la storia di una setta giunta sul posto negli anni Settanta per edificare un tempio dedicato al culto satanico. Lo scrittore, quindi, scoprirà presto che la setta continua a esistere.

Lankenauta | Black metal. Il sangue nero di Satana


Su Lankenauta la recensione a Black metal. Il sangue nero di Satana, saggio di Vincenzo Trama che indaga il mondo del BlackMetal scandinavo – e non solo, visto che tocca anche gli Aborym italiani, e attenzione agli stereotipi. Un estratto:

“Black metal. Il sangue nero di satana” è stato quindi scritto con l’intento di raccontare la storia, opere, l’evoluzione e, in certi casi, i crimini perpetrati da componenti di band e microgruppi che hanno preso vita in Norvegia nei primi anni ’90 e poi si sono diffusi soprattutto nel resto della Scandinavia. L’aspetto che emerge molto chiaro nelle pagine di Vincenzo Trama, sempre molto libertario e disinvolto e a suo agio nell’evidenziare la violenza sonora – e non solo sonora – dei satanisti metal, le tecniche vocali dei frontmen black (growl e scream), è che quanto accaduto non rappresenta soltanto un gioco delle parti “come esattamente ai tempi di Alice Cooper od Ozzy Osburne” (pp.352): in altri termini non stiamo parlando di puri travestimenti o di pose sataniche imbastite per acchiappare l’attenzione di adolescenti brufolosi. La realtà di molte band (non di tutte), soprattutto quelle degli esordi, legate in particolare al negozio di dischi “Helvete”, a Euronymous e ai i suoi Mayhem, ha voluto dire in tutto per tutto far prevalere l’ideologia di fronte alla musica in quanto tale, misoginia, paganesimo, riti di sangue, anticristianesimo, blasfemia, satanismo, aggressioni, suicidi, luoghi di culto vandalizzati, a volte gesti e testi che richiamavano l’ideologia nazionalsocialista: “È chiaro, per certi versi, che il black metal possa essere inteso come un moto di ribellione adolescenziale, sfociato poi, per mezzo di alcuni casi delittuosi, in un fenomeno che ha visto coinvolti alcuni ragazzi in modo più diretto e viscerale con qualcosa di più morboso e maligno del semplice fare musica” (pp.117).

Lo stesso Trama, pur appassionato di metal estremo, non si fa scrupoli nell’ammettere il superamento di ogni limite e di conseguenza, accanto a “sublime” e “capolavoro”, l’uso di parole come malsano e malato – nonché “suggestioni provocate da un assalto di gelida crudeltà”, pp.104 – abbonda in ogni dove: “Ormai era chiaro a tutti che non si stava parlando di sola musica, ma di una vera e propria crociata satanista, anti-cristiana e in modo deviato nazionalista, perpetrata non soltanto con la produzione di una musica malsana come mai prima di allora era stata realizzata, ma con azioni criminali che destavano sgomento, angoscia e paura” (pp.72).

L’alt-right all’assalto del black metal | L’indiscreto


Su L’indiscreto un lungo articolo che indaga le radici – ideologiche e antropologiche – del BlackMetal del Nord Europa, che hanno scatenato come side-effect la nascita di aggregazioni sfruttate dalla Politica Oltreoceano, in ossequio all’intuizione Baudrillard e Debord che tutto è merce di un mercato sovrano. La marmellata ideologica e religiosa che ne deriva è sconcertante, e tutto sembra soggiacere a forze oscure e arcaiche che potrebbero essere dietro all’Iperliberismo

Ma è proprio la storia del black metal a fornirci le chiavi di lettura decisive per comprendere la natura dell’Alt Right insieme, forse ai suoi difetti fatali. Perché in un certo senso il black metal porta con sé, fin dalla nascita, certe pulsioni che l’Alt Right elabora in ritardo di trent’anni.

10 agosto 1993, Oslo, Norvegia. Varg Vikernes uccide Øystein Aarseth in seguito a un litigio. Nonostante si difenda con la teoria dell’autodifesa, verrà condannato a ventuno anni di carcere, il massimo previsto dalla legge norvegese. Questo fatto di cronaca nera assume tinte più fosche se consideriamo gli pseudonimi dei due attori. La vittima è Euronymous, leader dei Mayhem e figura di riferimento per la scena black metal scandinava, il carnefice è Burzum, il discepolo, bassista negli stessi Mayhem, che abita nel retrobottega del maestro e finisce per maturare un conflitto di potere nei suoi confronti. Il black metal era nato pochi anni prima proprio a quelle latitudini, declinando i lati più estremi e grezzi del thrash in una creatura nuova, dedita al culto del male come metafora per il ribaltamento dello status quo. Migliaia di parole sono state spese per comprendere come mai la scintilla di un genere così abrasivo si sia innescata proprio in Scandinavia. Tra i punti cardine c’è il sostrato culturale di quelle terre, cristianizzate in epoca tarda e dotate di un senso di appartenenza mai del tutto sopito. Burzum e Euronymous, al centro del movimento che fu battezzato “Inner Circle”, denunciano la mancanza di un’identità smarrita e intendono recuperarla combattendo il Cristianesimo, da rimpiazzare con una religiosità antica, “naturale”. Siccome più che filosofi sono dei ventenni esaltati da pulsioni di ribellione, propagandano il concetto bruciando chiese. Il rogo della bellissima Stavkirke di Fantoft, una chiesa in legno, diverrà la copertina di Aske, il primo album solista di Burzum.

Quel che colpisce di questo fenomeno è la duttilità del metal come contenitore e veicolo espressivo: nell’arco dei soli anni ’80 si passa dall’insofferenza un po’ punk insita nel thrash, quello dei primi Metallica ad esempio, al machismo un po’ modaiolo dei gruppi inglesi, per finire con la violenza sonora del death e con l’ibrida mostruosità partorita in Scandinavia e dotata di un impianto ideologico potente, per quanto deviato. Il secondo dettaglio,non meno importante, è che il black metal nasce scevro da connotazioni politiche. Certe idee si avvicinano a correnti di estrema destra e i personaggi tangenti a quell’Inner Circle finiranno in carcere per aggressioni a omosessuali e persone di colore, eppure un genere così radicale è allergico per definizione ai compromessi tipici della politica. Lo stesso Euronymous, ad esempio, era di fede comunista. Lo sbocco naturale del movimento è quello spirituale, religioso, ma se i gruppi black metal primitivi invocano Satana e demoni vari, lo fanno in riferimento a un certo satanismo d’antan, quello del Sentiero della Mano Sinistra e di personaggi come Aleister Crowley: affascinante ma antiquato, con pochi contatti con la realtà del 1993 e quasi nessuno con quella odierna. Non a caso, quando i black metallers originali si avvicinano alla politica, si rivolgono piuttosto agli anni ’40 e scelgono l’hitlerismo esoterico di Miguel Serrano. Un’ottima facciata, perché se il metal coltiva il gusto per l’immagine eclatante, il black conduce questo concetto all’estremo. Gaahl, leader dei veterani Taake, ha offerto un’eloquente risposta quando è stato accusato di aver mostrato la svastica sul palco, nel 2007. “Non siamo nazisti, assolutamente”, ha spiegato. “Abbiamo usato la svastica come un qualsiasi altro simbolo del male. Quelli classici, il pentacolo e la croce rovesciata, non fanno più paura a nessuno”.

Tolto tutto ciò che è scenico, quando si entra in una dimensione più profonda, il black metal fa sul serio. Durante la detenzione, Burzum è divenuto una figura di culto pubblicando album autoprodotti – un’originale commistione con ambient ed elettronica – e stampando pamphlet per divulgare le proprie teorie. Il suo rapporto con l’estrema destra è complicato, con periodici deliri razzisti che lo portano a rinnegare e accettare ciclicamente il nazismo, ma il tema portante è quello dell’odalismo. In reazione alla desacralizzazione della società contemporanea, la stessa di cui parla il teorico della Nouvelle Droite Alain de Benoist, Varg Vikernes/Burzum propone una spiritualità strutturata nella forma di una religione primigenia. Il richiamo al paganesimo è evidente.

Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – Parte terza | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la terza puntata del Terrore cosmico, da Poe a Lovecraft. I confronti della visione lovecraftiani con quella di Nietzsche s’intrecciano e danno a origine a interessanti punti di vista. Qui e qui le puntate precedenti.

Lovecraft condivide con il filosofo tedesco non solo l’anticristianesimo pagano ma anche  la vuota inclinazione che ha l’uomo  verso l’esistenza umana, priva di una qualsiasi “verità”, perché costretta a una incessante e inevitabile lotta per la sopravvivenza, la quale si pone oltre i limiti morali di bene o di male in quanto noi  non  possiamo «discendere o salire ad alcun’ altra “realtà”, salvo appunto quella  dei nostri istinti…». Il dogma  del cristianesimo viene ridotto a essere visto solo come un ingenuo punto di vista dovuto all’inconsapevolezza degli uomini  o un’impostura religiosa. «L’obiezione generale mossa al cristianesimo è che esso ha soffocato la libera espressione artistica, calpestato benefici istinti e creato falsi e ingiusti modelli. Sulla base di questa convinzione, un mio amico, il signor Samuel Loveman, ha scritto una magnifica Ode a Satana.[…]La nozione di Dio è la logica conseguenza dell’ignoranza, perché la mentalità primitiva non concepisce alcuna azione che non sia il risultato di un atto di volontà di un determinato individuo.» In poche parole, per lo scrittore non esiste e non è mai esistita nessuna “retta via” ma più propriamente siamo e saremo sempre vittima di un profondo e intangibile dissidio cosmico, universalmente imparziale per tutti. «Ma non possiamo far predizione né determinare il futuro, perché non siamo nient’altro che creature condannate a un destino cieco.» È ovvio, quindi, che un siffatto sistema  non può assolutamente coabitare  con  degli “esseri umani” ma più naturalmente con delle “bestie” la cui natura selvaggia e stolta  vi convive  in perfetta  armonia e simbiosi. Ma Lovecraft, forse, sta parlando degli uomini? La sua arte macabra nasconde una drammatica denuncia all’infernale condizione umana resa difficile nella dura e brutale lotta per la sopravvivenza contro i suoi simili?

Confesso che ho indagato | Lankelot


Su Lankelot una bella recensione al libro di Michele Giuttari, Confesso che ho indagato, relativo alle sue inchiesta sul mostro di Firenze. Appassionanti le trame occulte scoperte da Michele, tanto da lasciar sbigottiti eppure assolutamente sicuri che non è tutta fantasia. Del resto, sono atti delle indagini…

Molto di quanto l’autore racconta nel libro l’avevamo già letto in “Compagni di sangue” (scritto insieme a Carlo Lucarelli e pubblicato per la prima volta nel 1998), ma ancora una volta si rimane sconcertati dall’approssimazione delle indagini condotte prima dell’arrivo di Giuttari a Firenze. Come si rimane sconcertati dall’ostinazione dei media e dei complottisti nel sostenere la tesi del serial killer solitario e della cosiddetta “pista sarda”. Tutte ipotesi che tutt’ora godono di buona stampa e che il commissario, forte del sostegno di Pierluigi Vigna, respingerà sempre con forza; mentre invece, grazie ad una riconsiderazione delle prove e di indizi fino ad ora trascurati, sulla scena del crimine appariva sempre più probabile non soltanto la presenza di una manovalanza criminale, identificabile con un gruppo di assassini seriali, violenti e sessualmente disturbati, ma anche l’esistenza di un secondo livello, quello del mandante o dei mandanti. Fu infatti Giuttari a riproporre la tesi –  peraltro già avanzata a seguito di perizie medico legali –  che Pacciani non poteva aver fatto tutto da solo e a sospettare che anche “i compagni di merende”, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, altro non fossero che burattini, assoldati per ottenere i macabri feticci, manovrati da una regia oscura che aveva molto a che fare con esoterismo, sette e satanismo. In merito le ingenti somme possedute da Pacciani e Vanni – un contadino e un ex postino – mai giustificate, parecchi sospetti li procurarono, anche se pochi lo ricordano: “Scopriamo infatti che Pacciani è proprietario di due case […] Le ha acquistate entrambe con denaro contante […] Non solo, nel mese di dicembre 1982 aveva acquistato una Ford Fiesta 9000 pagandola sempre in contanti 6 milioni di lire. Troppi Beni! Troppo contante! E guarda caso negli anni dei delitti […] Mi torna in mente la dichiarazione di Lotti secondo cui un dottore pagava Pacciani per ottenere i feticci delle povere vittime” (pp. 266). Il “dottore”, come sappiamo dalle indagini fu individuato nel medico perugino Narducci, apparentemente morto suicida, la cui vicenda viene ricordata per lo scambio dei cadaveri e per un contesto particolarmente inquietante: “Massimo Spagnoli, fratello del suocero di Narducci, dichiara di aver insistito inutilmente in quei giorni con il fratello perchè fosse eseguita l’autopsia. Poi aveva appreso che c’era stato un inguacchio massonico. La moglie gli aveva infatti spiegato che Ugo Narducci, padre del defunto, si era rivolto ad Augusto De Megni, che a sua volta aveva interpellato il questore Trio, anche lui massone, che si era dato da fare per chiudere in fretta gli accertamenti senza che fosse effettuata l’autopsia e per far considerare la morte accidentale o come suicidio. All’epoca si era molto parlato del fatto che Ugo Narducci non aveva voluto l’autopsia per coprire il coinvolgimento del figlio in una storia terribile avvenuta a Firenze dove si diceva fosse stato scoperto in un appartamento tenuto in locazione da Francesco un repertorio di boccette con resti di cadavere. Poi tutto questo fu collegato ai delitti del cosiddetto Mostro di Firenze” (pp. 311). Anche le dichiarazioni sibilline dell’avvocato Fioravanti, ex legale di Pacciani tutt’ora trincerato dietro il segreto professionale, non risultano rassicuranti: “Oggi sono sicuro, rivedendo tutto in maniera retrospettiva, che le indagini sulla morte del Narducci furono bloccate dall’alto sia a Firenze sia a Perugia, a Firenze forse anche per un intervento esterno” (pp. 314).

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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