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Archivio per Scacchi

Holmes & Watson (2018) Citazione scacchistica | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine un dialogo tra Sherlock Holmes e il dr. Watson sugli scacchi e sull’uso della logica ferrea che il gioco pretende. Meraviglioso.

Holmes: «Scacco matto!»
Watson: «Cosa? Non è neppure iniziata.»
Holmes: «Avreste aperto con il gambetto di Donna.»
Watson: «Be’, forse è una prima mossa affidabile.»
Holmes: «Vi avrei neutralizzato con la difesa slava.»
Watson: «Oh, una mossa audace, davvero imprevedibile.»
Holmes: «Sareste nel panico, con la Regina sotto assedio.»
Watson: «No, non la mia Regina!»
Holmes: «Vedere la Regina così esposta vi avrebbe costretto a difenderla.»
Watson: «Per forza, è il mio dovere, negli scacchi e nella vita.»
Holmes: «Ignorando così la mia Torre.»
Watson: «Ah!»
Holmes: «Scacco matto.»
Watson: «Proviamo un altro gioco? Magari morra cinese?»
Holmes: «Pietra, pietra, forbice, forbice, carta, carta, carta, pietra, forbice, forbice.»
Watson: «Al diavolo!»

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Strategie dimensionali


Sento gli atteggiamenti inneggiare alla complessità empatica, ma la manovra ha bisogno di strategia dimensionale per arrivare con successo ai limiti del continuum.

Umanità sotto attacco | L’indiscreto


Ancora sulle Intelligenze Artificiali, che hanno preso possesso del terreno scacchistico e di altri giochi enigmatici affini. C’è speranza? O la speranza è una trappola inventata dai padroni? Su L’indiscreto

23, 25 e 27 maggio 2017. Segnatevi queste date perché potrebbero finire nei libri di storia: non segnano ancora lo spartiacque della singolarità tecnologica, che spaventa molti, ma il definitivo passaggio di consegne tra intelligenza umana e artificiale sul campo dei giochi scacchistici. Negli scacchi propriamente detti, di nobile tradizione occidentale, il cervello dell’Homo Sapiens ha alzato bandiera bianca da almeno dieci anni, col potentissimo motore di Fritz che metteva in imbarazzo il campione Vladimir Kramnik. Troppo semplice la struttura del gioco, troppo limitati gli spazi sulla scacchiera per impensierire i moderni processori alimentati da una serie di algoritmi sempre più vasta; se n’era già accorto Garry Kasparov quando strappò un pareggio a Deep Blue, ormai preistoria in quanto a potenza di calcolo, tra 1996 e 1997. Caduti gli scacchi l’ultimo baluardo restava il go, antico gioco cinese diffuso in tutto l’estremo oriente: su una griglia 19×19, per un numero di posizioni calcolabile in 2,08×10^170,  si dispongono pietre bianche e nere allo scopo di conquistare porzioni del campo di battaglia. Una guerra di logoramento di cui solo l’istinto umano può cogliere le più intime sfumature, si diceva, grazie alla vastissima gamma di aperture disponibili che impediva alla macchina di trovare la soluzione vincente per tentativi, col cosiddetto metodo della forza bruta. Più che la ricerca ossessiva del vantaggio numerico, specialità del computer, sulla tavola da go serve il coup d’oeil dei migliori generali. Di questo erano convinti gli esperti, prima dell’avvento di AlphaGo.

IL SIMBOLISMO DEGLI SCACCHI NELLA FANTASCIENZA – di Gian Filippo Pizzo | fantascritture – il blog di gian filippo pizzo


Un bel post, lungo e articolato, sulla valenza degli scacchi nella letteratura SF, luogo di elezione per questo stupendo gioco millenario in cui la fortuna non gioca alcun ruolo e dove la capacità di studiare strategie determina la vittoria, la bravura. Ammirevole tutto ciò.

Dal blog di Gian Filippo Pizzo.

Il ruolo degli scacchi all’interno della fantascienza è stato analizzato e discusso più e più volte, nel corso degli anni, nel tentativo di ottenere una spiegazione coerente del dato oggettivo che spicca immediatamente agli occhi: gli scacchi sono il gioco simbolo del genere fantastico, così come il poker lo è per il genere western. (Quanto all’altro grande genere popolare, il giallo, parrebbe a livello di idea portante equamente diviso proprio tra gli scacchi e il poker, anche se tutto sommato – soprattutto nel cinema, in quanto aspetto coreografico – preferisce l’atmosfera fumosa dei casinò e delle bische, con i dadi, la roulette, lo chémin-de-fèr e tutti i giochi d’azzardo).

Aldilà del significato intrinseco di astrazione metaforica di una sfida fra intelligenze o di un conflitto, gli scacchi rivestono un ruolo molto diverso, a seconda che li si esaminino all’interno del cinema oppure della letteratura fantastica. Il grande e anche il piccolo schermo si sono limitati a usarli in modo più o meno intelligentemente accessorio: basti pensare tra le altre alla partita a scacchi olografici di Chewbacca in «Guerre Stellari» o a Kurt Russell che rovescia il suo bicchiere di scotch dentro il computer che “bara” a scacchi, nelle scene iniziali de «La Cosa» di John Carpenter; o ancora alla partita fra l’astronauta Bowman e il computer di bordo HAL 9000 in «2001 Odissea nello spazio» e a quella presente in «Blade Runner».

Quando una partita a scacchi diventa un romanzo: La scacchiera di John Brunner | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione a La scacchiera, di John Brunner. Da vecchio appassionato di scacchi, il plot del romanzo mi ha intrigato non poco; attendo fremente di avere l’opera tra le mani.

Urania è lieta di presentare in riedizione integrale quello che si può a buon diritto definire uno dei più insoliti, intelligenti e perfetti congegni che la narrativa fantascientifica abbia mai prodotto. All’aeroporto di Vados, una capitale sudamericana, arriva dagli Stati Uniti un famoso esperto di urbanistica che ha avuto l’incarico di rimettere ordine nella modernissima e già caotica città. Ma al controllo doganale Boyd Haklyut s’accorge che il suo lavoro sarà più difficile del previsto. Perché lo fanno aspettare? E chi lo fa aspettare? In una paurosa progressione di delitti, suicidi, incarcerazioni, duelli e sommosse, Boyd finisce per rendersi conto che nella metropoli è in corso un violento e occulto gioco di potere, in cui egli non è che una semplice pedina. Nel senso letterale della parola: infatti l’intreccio del romanzo corrisponde – mossa per mossa, personaggio per personaggio – a una celebre partita a scacchi giocatasi nel 1892 tra i campioni Steinitz e Cigorin. È questo il colpo di genio del machiavellico Brunner, che riesce, da parte sua, a vincere su entrambi i fronti: quello degli appassionati di scacchi, che potranno divertirsi a riconoscere cavalli, alfieri, torri e regine a mano a mano che entrano in azione; e quello degli amatori di una storia drammaticamente e magistralmente concatenata fino alla rivelazione finale.

∂| ThrillerMagazine | Il sacrificio dell’Alfiere


Da ThrillerMagazine la segnalazione di un romanzo sugli scacchi e sulle loro metafore intrinseche: Il sacrificio dell’Alfiere, di Stefano Sala.

Il sacrificio è forse il tema tattico più spettacolare del gioco degli scacchi. Tramite di esso sono state scritte pagine indimenticabili nella storia del Nobil Gioco. Come dice il suo nome, consiste nel sacrificare volutamente un pezzo del proprio schieramento al fine di ottenere un vantaggio spesso decisivo.
La scelta se accettare il sacrificio o rifiutarlo, impedendo in questo caso il suicidio del pezzo sacrificato, crea come ogni scelta, sia negli scacchi che nella vita (di cui gli scacchi sono la chiara metafora) delle conseguenze per il giocatore avversario.
Giorgio, il protagonista, dovrà sperimentarlo sulla sua pelle perché il limite fra la vita e la morte non è nel nostro arbitrio.
Una lettura intrigante e avvincente, un Noir duro e implacabile che non ci abbandona una volta deposto il libro. Continua a girarci intorno aspettando con noi che il fuoco si spenga del tutto.

Imperdibile, direi, per chi ama gli scacchi…

∂| ThrillerMagazine | Scacchi & Potere


Una bella panoramica sul gioco strategico degli scacchi, che adoro, e con le interazioni che ha e ha avuto (seppur immaginarie) con i potenti. Su ThrillerMagazine.

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