HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Sciamanesimo

Iszoloscope – Spirit Intrusion


In chaos we trust.

Lili Refrain – Invernalia (Disturbing Canons)


Lo spazio visibile dietro una percezione di surrealtà, quando l’inverno stringe alla gola e vince indisturbato di gelo e buio.

Lili Refrain – Sycomore’s Flames


Nelle lande oscure di neve, nel cuore del gelo si va sulle sponde surreali dell’esistenza.

Pink Floyd – One of These Days (‘French Windows’)


Una rielaborazione teatrale, grafica e fumettistica di OneOfTheseDays, dei Floyd, che nel 1972 per Ian Emes – che ritroveremo poi a lavorare cogli ultimi Floydfunzionava così, con tracce di entoptiche sotto.

Non sottovalutate le fate – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un breve trattato sulle fairies, in italiano tradotto malamente come fate. Sono entità fondamentali per la comprensione delle energie sciamaniche e delle dinamiche sovrannaturali legate alle droghe lisergiche; ecco un breve incolla dell’articolo:

Secondo una certa cultura, assai diffusa, che trova nobili antecedenti nel teatro shakespeariano, sono grandi come un coleottero o al massimo come un riccio di campo, aggraziate e rapide nelle loro ali di insetto. Secondo un’altra, non meno popolare, esaudiscono desideri, si portano via i denti caduti dei bambini, sono buone madrine, possono essere molto vecchie, indossano lunghe tuniche e agitano una bacchetta magica. A volte prendono i loro poteri direttamente dalla stella della sera. Secondo certe produzioni televisive contemporanee sono adolescenti in abiti succinti e lunghe chiome. E per molti movimenti neopagani attraverso di loro si manifesta il mondo naturale ed elementale – sono custodi di segreti. Ma più in generale vengono viste come sciocchezze infantili dai colori pastello, ridicolaggini da propinare ai bambini per poi, con l’arroganza tipica di molti sedicenti grandi, distruggerle con lo spettro della “vita vera”. Sto parlando delle fate, anche se non posso parlare per loro.  La parola italiana purtroppo riduce il campo, femminilizzandolo, mentre il corrispettivo inglese fairies è più inclusivo, e si riferisce a tutti coloro che fanno parte del regno fatato, dai folletti alla tribù irlandese dei sidhe, popolo preistorico rifugiatosi nei terrapieni e sotto le colline, alle creature del fato di ogni forma e dimensione. Li associamo al soprannaturale, ma studiandoli un po’ vedremo che semmai sono perfino troppo “naturali”, appartengono a questo mondo di cui abitano i margini e le incertezze, più resistenti delle grandi divinità, a cui infatti sopravvivono, perché più adattabili, meno pretenziosi, più robusti per le migrazioni e le ibridazioni. Parafrasando una nota pubblicità, potrei dire che un dio passa di moda, ma un folletto o una fata, pur nella sua essenza fuggevole (folata di vento, scherzo del destino), è per sempre. Trascorrono esistenze sorelle alle nostre,  vaghi sembianti in uno specchio opaco. Sotto le travi, nelle soffitte, negli acquitrini e nelle cave, sulla riva dei mari, nei luoghi dismessi, nei tronchi animati di certi alberi, li troverete. Gli dei sono legati al potere e alla preghiera, ma i fairies hanno a che vedere con la prossimità, il presentimento.

Che cos’è il Teriantropismo? – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto una lunga trattazione che prende spunto dallo sciamanesimo e indaga le pitture rupestri dell’uomo primitivo, assegnandogli sensi e significati filosofici, trascendentali, sciamanici per l’appunto:

La via di Pan è la via dell’animale. È una via magica e profetica che ha a che fare con il guardarsi e l’ascoltarsi. Non richiede necessariamente una scelta bucolica. Significa riaprire il dialogo con la parte interna di cui dice Shepard e riscoprire come i nostri sensi sopiti siano già sensi animali; entrambe le parti del teriantropo in fondo sono animali. Vuol dire in qualche modo risvegliare quel tipo di emozione che condusse esemplari della nostra stessa specie a raffigurare creature ibride, di cui l’essere umano era solo una parte e gli altri animali, di volta in volta, caso per caso, entravano a far parte dell’essere umano, prendendo posto nella sua cosmologia da pari e creando così un insieme di mondi condiviso, la Natura stessa.

Siamo abituati a considerare Natura e Cultura come due territori contrapposti. Dove finisce uno inizia l’altro, con uno spazio di possibile contatto e contaminazione in mezzo. Tuttavia per alcuni di noi questa separazione non è così ovvia. La Natura è una, unica e comprende ogni cosa, mentre la Cultura è l’insieme di molte culture diverse tra loro – il multiculturalismo. Un’altra prospettiva possibile: anche la Natura è composta dai differenti modi di conoscere il mondo di ogni essere vivente, o meglio, è l’insieme eterogeneo dei mondi abitati da umani e non umani – il multinaturalismo.  Philippe Descola, nel suo celebre Par-delà nature et culture, ha individuato quattro raggruppamenti che sintetizzano i diversi modi di vedere l’esistenza che gli esseri umani hanno sviluppato in varie parti del mondo: totemismo, animismo, analogismo e naturalismo. Ognuno di questi, nelle infinite sfumature e contaminazioni possibili, forma cosmologie perfette e complete in se stesse. Questo modo di concepire l’ontologia di ogni popolo come una prospettiva, ugualmente valida, rispetto all’esistente, ha reso possibile quella che oggi chiamiamo svolta ontologica in antropologia, ovvero quel modo di approcciarsi alle idee cosmologiche dei popoli con un atteggiamento di diversa comprensione.

Io non metto in discussione la scienza, sono uno scienziato. Penso che quello che faccio rispetti le regole del metodo scientifico, e quello che dico non è quindi un rinvio a giudizio per la scienza. Ma penso che si fraintenda spesso la scienza e quella che potremmo chiamare in termini dotti la “cosmologia”. Di cosa si tratta? Semplicemente della visione del mondo, della maniera nella quale pensiamo sia organizzato.

[…]

Non metto quindi in discussione la scienza, sarebbe assurdo. Quello che contesto è l’idea che la cosmologia che ha reso queste scienze possibili sia scientifica. No, essa non lo è, bensì storica, come tutte le cosmologie.

(Philippe Descola, Diversità di natura, diversità di cultura, Book Time, 2011)

Apparizioni Mariane & “Dame Bianche” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo intervento di Marco Maculotti sulla continuità delle apparizioni della Madre, attraverso epoche pagane e postpagane, nel Centro e Sudamerica. Un estratto:

Ha recentemente destato preoccupazione, tra i cattolici tradizionalisti, la celebrazione del rituale dedicato a Pachamama, Dea Madre della tradizione andina, nell’ambito del Sinodo Pan-Amazzonico, svoltosi in Vaticano durante il mese di ottobre 2019. Molti tra i fedeli e pure diversi ecclesiastici e teologi hanno visto nel rituale una celebrazione contro-iniziatica, idolatrica, addirittura “satanica”, accusando tra le altre cose la curia di Roma di mirare a sostituire il Culto Mariano con quello profano ed “ecologista” della Madre Terra.
Non vogliamo in questa sede impelagarci in discorsi teologici vertenti sui dogmi della Vergine Madre né tantomeno sostenere una concezione stricto sensu sincretica fra la medesima e le più svariate figure femminili venerate dalle altre religioni, quanto piuttosto limitarci a riportare alcune riflessioni volte ad analizzare l’aspetto archetipale delle Apparizioni Mariane al di là dei dogmi cattolici, nonché a mettere in luce alcune caratteristiche inaspettate e ricorrenti che sembrano non presentare soluzione di continuità con i culti precristiani.

Molti elementi delle Apparizioni Mariane degli ultimi secoli sembrano richiamare Misteri molto più antichi del cristianesimo. È per esempio il caso del già menzionato caso della Vergine di Guadalupe che apparve il solstizio d’inverno del 1531 presentandosi contemporaneamente come la Vergine Maria e la Inninantzin Huelneli, cioè la «Madre dell’Antico Dio», vale a dire Quetzalcoatl, il «Serpente Piumato», la divinità più elevata del pantheon precolombiano. Ritorna dunque anche in questa tradizione l’immancabile “incontro” tra Femminino e Serpentino, addirittura a più livelli: secondo la tradizione, Quetzalcoatl era infatti nato dalla dea Coatlicue, letteralmente traducibile come «Gonna di Serpenti», personificazione della natura madre e dell’aspetto femminile della divinità, che l’avrebbe concepito verginalmente, ingravidata da un frammento di giada, pietra particolarmente sacra nell’antico Messico.
Si vedrà dunque come anticamente, nella tradizione azteca così come in un numero infinito di culti precristiani, la figura della Madre di Dio coincideva anche, tra le altre cose, con quella della Madre Terra, e quindi comprendeva ipso facto sia l’aspetto benevolo e consolatore di cui si è detto sia quello terrifico, altrove rinvenibile sotto forma di culti come quello indiano di Kali o, per rimanere in ambito cristiano, in quello omologo delle cosiddette «Madonne Nere» o di «Sara la Nera» per gli Zingari, che analogamente alla Dea Nera degli Induisti coniugano in una sola persona divina i due aspetti predetti, come pure la Santa Muerte così venerata nel Messico odierno.
Il rapporto esistente tra la Madonna e la morte, d’altronde, è troppo ricorrente per non essere rilevato: si è già detto che numerose Apparizioni Mariane degli ultimi decenni hanno portato alla rivelazione profetica di immani disgrazie come guerre e carneficine. Jean Markale, parlando della «Legione di Maria» [10] esistente in Irlanda fin dai primi secoli cristiani, fa della Vergine (e anche di Sant’Anna) un doppio funzionale dell’antica dea celtica Ana o Dana, omologa della Diana italica, divinità selenica; d’altronde, anche la Madonna viene tradizionalmente rappresentata con i piedi al di sopra di una falce lunare.
Dea della nascita come della morte, attraverso la sua “porta” (in latino ianua) avveniva la nascita nel nostro mondo e soprattutto, dopo la morte fisica, quella al mondo degli dèi e dei Tuatha de Danann: «nel momento in cui si oltrepassa trionfalmente la porta, si penetra nel mondo degli Anaon, vale a dire dei Trapassati», accedendo così al mondo degli dèi. È lo stesso Markele a sottolineare che «non si raggiunge la dimora di Dio se non passando per il mondo dei morti», di cui Ana-Diana-Maria detiene le chiavi similmente alla Reitia degli antichi Veneti, Dea Madre e Signora dell’Aldilà, divinità della natura, della fertilità, della guarigione e della salute, o forse meglio sarebbe dire della salvezza (nella concezione delle culture tradizionali sovente i due termini si confondono).

The Cosmic Dead – The White Rabbit


Il viaggio acido inizia laddove il buio s’insinua nei corticali del tuo cortile solare.

Sumerland: Press: McCoy on Austin Osman Spare from “AOS: A Celebration”


Dal web spunta una vecchia intervista di Andrew Collins a Carl McCoy dei FieldsNephilim, in cui racconta della genesi occulta dei suoi lavori, in particolare di Elizium, in cui le idee dell’occultista Austin Osman Spare hanno guidato la realizzazione dei capolavori oscuri e ipnotici della band. Un significativo estratto (in inglese):

For me, the love affair with Fields of the Nephilim goes back to one night in 1988. I recall watching Top of the Pops and seeing the promo video for Moonchild, which had just entered the Top 30. The snarling jaws of hell-hounds, combined with shimmering scenes in black and white showing shrouded spirits, ritual paraphernalia and occult invocation, left me transfixed. I didn’t know who these people were, but felt I needed to listen to their records, find out what made them tick. I became acquainted with the Nephilim’s front man and composer Carl McCoy, unquestionably the driving force behind this fascinating musical phenomenon. Carl subsequently read and was impressed by my book The Black Alchemist, released that same year, and since then we have remained friends.

How did this affinity begin?

“I found Spare by chance — It was mainly through references to William Blake, John Dee, the chaos current and, of course, art.”

Was it the art that captivated you, or the man himself?

“Somehow, the symbolism struck. We were of a like mind. His writings and interpretation of evocation were something I understood totally, and there are not many people that I have found who really shine. Spare used a language that is very old — partly words of phonetic emotions, but more than anything it was his symbolism, which balanced it out to fill in the gaps of what he attempted to explain.
“Spare needed the sigils and the art to come together as a magical language. His style was able to help me in what I did as far as understanding and interpreting the whole current, and the spiritual instinct that surrounds us. He tried to explain that which is not dimensional, and he did it perfectly.”

Are you saying that it was through loneliness that Spare achieved his goals?

“No, he was a person that lived a solitary lifestyle. He wasn’t lonely because of the whole spiritual entity that surrounded him. He never felt lonely, he didn’t need help.”

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Lili Refrain – Nature boy


Le parole che divengono musica e sinestesia, in litanie sciamaniche liquide…

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

Pensamientos y Reflexiones de una Luna.

Atrévete a descubrir los pensamientos más secretos de una escort. (Sin pelos en la lengua)

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Television, and Music Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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Ri orientarsi: alla ricerca del nostro baricentro interiore

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In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

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