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Archivio per Sciamanesimo

Verso il “TimeWave Zero”: Psichedelia ed Escatologia in Terence McKenna – A X I S m u n d i


Bellissimo articolo, su AxisMundi, che traccia la via di Terence McKenna, storico punto di riferimento per la cultura psichedelica e trascendentale, che grazie alle sue idee rivelatrici ha saputo costruire attorno a sé un consenso ricco di rimandi allo sciamanesimo, all’esoterismo, alla filosofia e alle leggende antropologiche su fate, gnomi, esseri agenti di un mondo surreale che riemerge con l’esperienza psichedelica, ma non solo. Un estratto:

L’esistenza di questa dimensione invisibile dietro quella visibile, tema classico dello sciamanesimo di tutto il mondo, fu per McKenna una rivelazione strettamente connessa con le esperienze psichedeliche. Non solo: McKenna teorizzò anche che tale “mondo invisibile” si trovasse al di sotto o dietro le “barriere del linguaggio”, da ciò derivandone che, una volta oltrepassata la barriera linguistica “umana, troppo umana” si sarebbe sperimentato l’accesso a una dimensione trans-linguistica e trans-reale, quale era appunto quella spalancata dalle esperienze con la psilocibina o con il DMT:

« La capacità degli allucinogeni di annullare i confini disgrega le barriere del linguaggio. Queste piante ci mostrano che la superficie della realtà non è tale, ma è solo la superficie del nostro particolare linguaggio, che a quel punto sparisce svelando cosa c’è sotto. » 

McKenna collega questa sua teoria al fenomeno della glossolalia spontanea, particolarmente comune sotto l’effetto di sostanze psicotrope di quelle del tipo sopramenzionato:

« È come se la psilocibina fosse un feromone che stimola l’attività linguistica, un tentativo di connettere in qualche modo l’intenzionalità linguistica all’ontos dell’essere. Ed è come se le parole ti sgorgassero dalla bocca, si dà vita alle parole. E queste concrescenze di significato hanno poi creato quella specie di ambiente unitario che chiamiamo comprensione. »

Giunse quindi alla conclusione che, sotto la barriera del linguaggio, esistesse un “linguaggio” ordinariamente invisibile e al tempo stesso più reale del linguaggio stesso, una sorta di codice occulto che governerebbe tutti i fenomeni naturali, coscienziali e cosmici, qualcosa di simile a quanto sostenuto dagli alchimisti e dagli ermetici. Tale “linguaggio”, diversamente da quello normalmente utilizzato dagli esseri umani, più che udito deve essere visto:

« Ritengo che il linguaggio sia qualcosa che deve essere visto, non udito, e penso che ci evolveremo verso un linguaggio visibile, anche se al momento stiamo operando con questi codici acustici di qualità scadente. Credo che per certi versi la storia sia il processo che permette a questo linguaggio naturale di uscire, rivelarsi, definirsi, raffinarsi. »

Questa idea gli giunse osservando il fatto che gli sciamani amazzonici, dopo aver composto e cantato i propri Icaros (canti sacri donati dagli “spiriti dell’Ayahuasca”), li commentavano non secondo criteri uditivi, bensì secondo criteri visivi: capitava infatti che un membro della tribù commentasse che l’Icaro, pur essendo “variopinto” o “luminoso”, sarebbe stato migliore se fosse stato “più viola che blu”, o commenti di questo genere. In altre parole, gli sciamani Shuar descrivevano i propri canti più come opere pittoriche che come composizioni musicali.

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Quelle ballerine stregate baccanti | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola confeziona un articolo molto ben strutturato tra la pellicola Climax di Gaspar Noé (ispirata anche a Dario Argento), il saggio Uomo diventa Lupo di Robert Eisler, e il Suspiria di Luca Guadagnino, analizzato da me.

Questo è l’incipit della mia analisi su Suspiria:

Suspiria è un’opera pervasa dal senso lurido e opprimente del Nazismo; di quello magico, di quello che a fatica viene riconosciuto come fondante di buona parte della inumana dottrina sociale ed economica attuale. Sbocciato circa cento anni fa, si ramificava nella società tedesca – ma non solo – partendo dai culti ancestrali delle antiche terre barbare centroeuropee, credenze che furono coltivate fin dal XVIII secolo per contrastare l’Illuminismo che scacciava via i culti irrazionali di un tempo lontanissimo, immemore, razionalmente mai esistito, frastagliati ricordi mitologici di teoremi risibili così balzani da provocare oggi un’ilarità irrefrenabile. Quell’accozzaglia di credenze ed epopee generò un mostro così spaventoso che a tutt’oggi la stessa parola che ne è nata, nazismo, produce un disgusto tale, una folle paura e rivoltante reazione da essere diventato un tabù semantico che Guadagnino, nelle sue manifestazioni più occulte, guarda dritto in faccia ed esorcizza usandone gli stessi percorsi magici.

L’incipit onnicomprensivo, invece, dell’analisi di Mario è questo:

Nei giorni scorsi è riapparso sugli schermi milanesi (prima in originale al Cinema Beltrade, poi doppiato anche all’UCI) Climax di Gaspar Noé, film che avevamo già recensito dopo il passaggio al Milano Film Festival, accostandolo al tedesco Luz, magari arbitrariamente (in quanto visti nello stesso contesto) ma forse significativamente, trattandosi quest’ultimo di un originale film di possessione.

Nessuna strega, nessuna invasione demoniaca nella controversa pellicola del provocatorio regista francese (anche se all’inizio uno dei ballerini parla di una “strana atmosfera” nella scuola della festa, legata forse a “strani rituali… sacrifici…”), se non l’invasamento causato da una sostanza psichedelica (presumibilmente Lsd) nella sangria bevuta dai ballerini di Climax durante una festa che quindi degenererà in un autentico sabba non privo di spargimenti di sangue “laicamente sacrificale” (tra cui quello del figlio della coreografa, alla fine suicida per senso di colpa) e orge da moderne baccanti di varia sessualità.

Non sono pochi ormai gli articoli (ad es. QUI) che hanno accostato lo psycho trip di Noé al classico Suspiria, che peraltro compare fra le Vhs accatastate sul lato destro dello schermo tv su cui scorrono le interviste coi ballerini protagonisti all’inizio di Climax, che peraltro al capolavoro di Argento erige un manifesto omaggio, nei violenti quadri monocromi ipersaturi in rosso e verde per rendere lo straniamento percettivo dei moderni danzatori “invasati” dallo stupefacente a liberare i propri lati reconditi meno presentabili (rabbia, violenza, omosessualità, incesto etc.).

Ma cosa c’entra una banda di ballerini drogati con una congrega di streghe celata dietro la rispettabilità di un’austera scuola di danza? Ce lo spiega il saggio Uomo diventa Lupo di Robert Eisler (Adelphi, 2019), osservando che i comportamenti dal Medioevo cristiano bollati come “stregoneria” in realtà affondano le loro radici nei selvaggi rituali orfici delle baccanti greche (da cui l’omonima tragedia di Euripide) o degli Isawiyya marocchini: “nel 1929 riuscii a dimostrare l’identità fra questo rito berbero e le orge bacchiche delle menadi o ‘donne furiose’, ricoperte di pelli di lince, di leopardo e di volpe (…); esse facevano a pezzi e divoravano crudi cerbiatti, capretti, agnelli, serpenti, pesci e perfino fanciulli”. “Come aveva realmente luogo l’orgia estatica degli accoppiamenti fra le ‘donne furiose’ e i maschi (…) ‘bevitori di vino’ (…) chiamati anche satiri, vale a dire uomini itifallici (…)” (pg 36). E “Solo dopo essersi saziati con il sangue e la carne delle loro vittime animali i cacciatori potevano accoppiarsi al termine di danze erotiche selvaggiamente eccitanti” (ibidem, nota 112, Baccanali, pg 152-3).

Pertanto, se la stregoneria antropologicamente non è che la persistenza di ataviche memorie di questi rituali della fertilità pagani ancestrali, e accettiamo che il rave scatenato a base di musica tribal-elettronica e sostanze psicotrope al posto del vino ne sia la rivisitazione moderna, ecco saldato il legame fra due situazioni narrative apparentemente distanti fra loro.

Filmhorror.com – La regista di “The Babadook” torna ad agosto con “The Nightingale”!


Da FilmHorror prendo la segnalazione di questo horror, assai intrigante e sciamanico: The Nightingale, di Jennifer Kent.

Tasmania, 1825: la giovane Claire assiste all’uccisione di suo marito e del figlio da parte di un ufficiale dell’esercito inglese e di altri soldati. Invece di aspettare una giustizia che non verrà mai, con l’aiuto di Billy, una guida aborigena, inizia a percorrere le terre selvagge dell’isola in cerca di vendetta.

Mitologia del serpente


Sul blog LaMisureDelleCose un piccolo trattato sulla figura mitologica – e antropologica – del serpente, sconfinante nel religioso o, più semplicemente nel mistico e sciamanico senso della trascendenza.

Grazia sinuosa e colori brillanti, emblema di longevità, eternità e conoscenza – «il più sapiente del creato» (Genesi 3,1) –, abile e persuasivo, prismatico, ipnotico. Tra tutti gli esseri che nell’immaginario mitico hanno rappresentato o sono stati soggetti a trasformazioni, il serpente è quello che per eccellenza incarna l’idea, ambigua, inafferrabile della metamorfosi. Forse per la molteplicità dei suoi attributi e delle sue forme, ha svolto nelle varie tradizioni i ruoli più diversi. In virtù della sua sapienza, ha insegnato le arti e le tecniche utiali all’umanità; nell’Eden è il tentatore astuto e mellifluo, accanto ad Asclepio e Hygeia è simbolo della benefica ed efficace azione del dio oppure, identificato nella sua “legittima progenie” (draghi e dragoni), eternamente maledetto come la personificazione del male. Simbolo per i bramini del tempo infinito che abbraccia l’universo, lo vediamo giacere quieto presso le radici dell’albero cosmico Yggdrasill nella mitologia norrena, nemico degli dei ai quali sopravviverà. Persino Pwan-ku, l’“Adamo cinese” ha accanto un drago mentre è intento a cesellare finemente il mondo dal caos nel quale era nato*.

Rospi psichedelici e paté allucinogeno | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un fluente articolo riguardo le proprietà psichedeliche delle secrezioni del rospo, che mettono in relazione l’anfibio con lo sciamanesimo e l’Ayahuasca dei popoli amazzonici, ormai allo stremo. DMT rulez….

Alcuni popoli indigeni dell’Amazzonia, come i Matses e gli Amahuaca, utilizzano il veleno di un particolare tipo di rana per ottenere, di fatto, dei superpoteri. I membri della piccola tribù Amahuaca, un gruppo etnico che abita le montagne coperte di foreste tra Perù e Brasile, e di cui si stimano non restare che 220 individui (erano più del doppio negli anni ’90), individuano il principale rito magico-animistico per propiziarsi fortuna nella caccia nell’utilizzo di un potente veleno ricavato da una particolare (e lì molto comune) specie di rana, la Phyllomedusa bicolor. Il siero viene raschiato dalla schiena dell’anfibio e quindi spalmato su delle abrasioni provocate appositamente sugli arti o sul petto di un aspirante cacciatore. Pochi istanti dopo l’assorbimento del veleno arrivano i sintomi: un violento attacco di vomito, diarrea e convulsioni che portano a perdita di coscienza, legata a una serie di visioni in cui il cacciatore incontra gli spiriti della foresta, che gli suggeriscono come e dove cacciare. Rospi psichedelici racconta di come, già a inizio anni ’90, Peter Gorman, al tempo giovane antropologo statunitense, ha avuto l’occasione (e, c’è da dire, il coraggio) di provare gli effetti del sapo (rospo, in spagnolo) – così i Matses chiamano la secrezione della pelle di una rana utilizzata nei loro riti per la caccia. (I resoconti di Gorman, ampliati ma sostanzialmente invariati, sono riportati anche in Sapo in my soul, pubblicato nel 2015). I Matses catturano la piccola rana, che chiamano davkiet, e la tengono in trappola per alcuni giorni, evitando di maltrattarla. Durante la prigionia, dalla schiena dell’anfibio viene più volte prelevato il veleno con un bastoncino di bambù. La secrezione successivamente viene essiccata e conservata, e prima di essere introdotta nelle piaghe procurate al cacciatore, viene allungata con della saliva. Peter Gorman descrive in questo modo la sua esperienza col sapo:

L’effetto è sbalorditivo: nel momento in cui la droga viene posta sopra la tua pelle il corpo comincia a scaldarsi. In pochi momenti ti senti come se bruciassi dall’interno; inizi a sudare. Il polso diventa più veloce: il cuore martella velocissimo! Diventi consapevole di ogni vena e arteria presente nel tuo corpo e le senti aprirsi per permettere la corsa precipitosa del sangue. Avverti crampi allo stomaco e vomiti violentemente. Perdi il controllo delle funzioni corporali: puoi urinare o defecare e sbavi incontrollatamente. Cadi al suolo e perdi conoscenza: poi all’improvviso ti senti spinto a fare cose che mai avresti sospettato di arrivare a fare: puoi ritrovarti a ringhiare o a latrare o a graffiare. Ti senti come se un animale stia passando attraverso il tuo corpo […] Per quindici minuti il ritmo diventa sempre più veloce: sei in agonia. Il dolore diventa così insopportabile che desideri di poter morire, purché cessi, ma non muori. […] Finalmente ti addormenti. Non ci sono sogni o visioni con il sapo; puoi anche meravigliarti di cosa vi sia dopo tutto in esso, fino a quando ti svegli; quando lo fai, sei diventato un dio! Ogni cosa attorno a te è più grande che nella vita normale: puoi vedere nel buio senza sforzo e la tua forza fisica è esplosiva. Puoi restare senza cibo per alcuni giorni e correre nella giungla per ore senza stancarti. Puoi vedere gli animali prima che essi vedano te, sentire quali piante sono benevole e quali no; ogni senso che possiedi viene accresciuto in sintonia con la foresta, come se il sapo avesse messo il ritmo della foresta stessa nel tuo sangue.

L’olografia sciamanica


Le rifrazioni dei pensieri si alzano, ovunque, in ogni latitudine olografica.

Headshrinker


Sciamano con membra nemiche in trofeo.

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

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"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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