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Archivio per Sciamanesimo

Ingar Zach | Speak Percussion – Before Nightfall One | Neural


[Letto su Neural]

Ingar Zach, mente creativa a capo della Sofa Records e percussionista norvegese, in Before Nightfall One ha collaborato con altri due esperti musicisti votati a questa specialissima forma musicale, indubbiamente una delle più ataviche espressioni artistiche dagli albori dell’umanità a oggi. Qui, tuttavia, c’è molto poco di primordiale, perché lo stratificarsi di tecniche e ismi ha certo prodotto tutto un corpus di conoscenze dei vari strumenti utilizzati e delle loro conseguenti relazioni, che mai si potrebbero definire grezze o naif, per quanto possano essere apparentemente espresse e intrecciate in forme piuttosto libere. Già in passato Zach aveva collaborato con differenti formazioni di tal tipo (Mural, Dans les arbres, O3), ma qui è invece la Speak Percussion a dettare le regole d’una serie d’uscite, nelle quali il musicista invitato ha un solo giorno per ambientarsi e provare nuovi equilibri prima del concerto in programma e della registrazione finale. L’idea di fondo di questa serie di concerti è quella infatti d’una sintonia immediata, senza troppi fronzoli e complicazioni, sperimentando e documentando il risultato di una singola giornata di collaborazione. Naturalmente è richiesta una certa predisposizione, perché l’incontro vada a buon fine, una mentalità aperta che trovi un terreno comune di sonorità e misurato eclettismo. Le registrazioni in questo caso sono state effettuate nella Substation di Melbourne, un ambiente perfetto nel quale Zach, Eugene Ughetti (direttore artistico di Speak) e Matthias Schack-Arnott hanno dato vita ad avvolgenti atmosfere, pregne d’una ritmicità sempre cangiante, mai cristallizzata in una tecnica precisa o abusata nelle ripetizioni, come nella contact improvisation dance di Steve Paxton, o se preferite come nell’electroacustica assai ritmica, non troppo rumorista e dissonante. Lungo il continuum dell’unico brano di trentacinque minuti non mancano del tutto – sia chiaro – passaggi maggiormente ispidi o nei quali vengono presi alcuni rischi interpretativi, con voci percussive divergenti ma sempre eleganti, meditative e dinamiche, con i suoni ben spazializzati, o altre volte più materici e raschiati, industriali o liquidiformi, È un viaggio sonoro profondo e atmosferico, ricco di percussioni astratte e intricate, emissioni improvvise e piccoli rintocchi, il tutto combinato in maniera stratificata e fluttuante, passando da atmosfere umbratili a momenti immaginificamente assai stimolanti, nell’alternanza di più stati d’animo ma sempre senza forzare troppo la mano, cercando più le sintonie che le dissonanze, ricomponendo i dialoghi in un costrutto decisamente coerente, stilizzato e iper-vivido.

 

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Sciamano in suono


La distanza dello sciamano si misura in empatie psichiche, in rappresentazioni delle anomalie che imperversano lungo il continuum delle frattalizzazioni illusorie.

Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun Live in a Church 1971 |Full HD|


Catarsi oscura e psichedelica, in un abisso siderale vivo dentro una cavea temporale.

Dead Can Dance – ACT II – The Mountain (Official Music Video)


Alle radici performanti dell’incarnazione, istinti e sciamani in umore sonoro. I DeadCanDance sono tornati.

Sono ed ero lo sciamano


Sostengo ancora di essere oltre le parole dette, di aver qualcosa di estraneo da affermare e di averlo detto in epoca arcaica.

Moloch


Rispecchia l’abisso nei tuoi occhi, vedo muoversi dentro le entoptiche del Nulla senziente che divengono moloch…

Frammenti di uno sciamanesimo dimenticato: le Masche piemontesi – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un post molto particolareggiato sul legame tra sciamanesimo e stregoneria, del Piemonte peculiarmente, dove la masche – streghe – operavano.

Esistono al mondo ben poche aree geografiche interessate dal “fenomeno” della Stregoneria quanto l’Italia: dai processi inquisitori nel Settentrione, dalla Liguria al Trentino, ai culti estatico-agrari del Friuli analizzati da Carlo Ginzburg, dalle Janare del Meridione alle omonime Janas sarde, dalla Stregheria toscana studiata da Charles Godfrey Leland in Aradia, il Vangelo delle Streghe (1899) alle più antiche tradizioni in merito alle Sibille appenniniche e cumane, la penisola italica sembra aver conosciuto una diffusione a macchia d’olio delle pratiche cultuali in esame, diffusione che nemmeno l’avvento del cristianesimo ha saputo attenuare, se non dopo molti secoli e al prezzo di molteplici vite umane.

Persino i più antichi numi delle popolazioni italiche, d’altronde, erano detti essere divinità “selvagge”, proprie di un mondo pastorale e non ancora stanziale, come i latini Silvano e Fauno e l’etrusca Feronia: tradizione che ci fa pensare a un’epoca arcaica, probabilmente il Neolitico, in cui doveva essere diffuso nell’intera penisola un sistema cultuale di tipo sciamanico, che noi abbiamo già in altra sede proposto essere il substrato reale del revival (sempre se di revival poi devesi parlare, e non piuttosto di un fenomeno continuativo) del “fenomeno stregonesco”.

In questa sede vogliamo limitarci ad analizzare la tradizione piemontese, nel cui ambito culturale le adepte al culto stregonesco vengono denominate con l’appellativo di “masche”, termine derivante dal longobardo che compare per la prima volta in un testo scritto nell’Editto di Rotari (643 d.C.) col significato di “strega”: «Si quis eam strigam, quod est Masca, clamaverit»Ma il suo significato va ben oltre, come vedremo, alla semplice accezione utilizzata nell’Editto, assumendo all’occorrenza anche il significato di “spirito di un morto” e “demone maligno”.

Tuttavia, sebbene le testimonianze dell’era cristiana insistano particolarmente nel mettere in risalto i lati “sinistri” e “demoniaci” delle masche, nondimeno la tradizione popolare non le reputa del tutto malvagie: così come potevano maledire e avvelenare le loro vittime, esse erano anche in grado di guarirle, sia grazie alla conoscenza della scienza erboristica sia mediante pratiche “magiche”, o noi diremo piuttosto “para-sciamaniche”; così come scatenavano tempeste e guastavano i raccolti potevano anche allontanarle e favorire la fertilità dei terreni e l’abbondanza dei raccolti con operazioni rituali.

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