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Fortezze di puro antagonismo psichico.

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“SOLARIS” DI ANDREJ TARKOVSKIJ (1972) – Cose da altri mondi.


Su AltriMondi una splendida recensione a Solaris, nella visione di Andrej Tarkovskij (1972). Chi l’ha visto lo ricorda come una fascinosa e avvolgente proiezione dell’Io umano più profondo negli spazi siderali di esseri alieni e senzienti, ma nella visione del regista russo c’era un’altra volontà, assai più antropocentrica. Un estratto dalla lunga e bellissima analisi.

“(…) ciò che mi interessava meno di tutto era l’elemento fantascientifico. Purtroppo, in Solaris c’erano ancora troppi accessori fantascientifici che distraevano dal tema principale. I razzi, le stazioni spaziali: le richiedeva il romanzo di Lem, è stato interessante fare tutto ciò, ma adesso mi pare che l’idea del film si sarebbe cristallizzata in maniera più precisa ed evidente se si fosse riusciti ad evitare tutto questo. Ritengo che la realtà a cui l’artista ricorre per esprimere la propria visione del mondo debba essere, scusate la tautologia, reale, ossia comprensibile e nota all’uomo fin dall’infanzia. E quanto di più reale in questo senso sarà il film, tanto più convincente risulterà l’autore”.

La trama

Lo psicologo Kris Kelvin è incaricato di raggiungere una stazione spaziale in orbita attorno Solaris, un pianeta interamente ricoperto da un oceano di magma che si sospetta essere senziente. Deve far luce su una serie di strani fenomeni verificatisi sulla stazione, forse generati dallo stesso pianeta. Giunto a destinazione, la trova in stato di abbandono.

Il capo dell’equipe della base e amico personale di Kelvin, il Dottor Gibarian, si è suicidato e gli unici altri due scienziati si comportano in modo strano. Il Dottor Snaut, visibilmente scosso, parla per enigmi mentre il Dottor Sartorius passa le giornate barricato nei propri alloggi da dove giungono strani rumori. Ben presto Kelvin scopre che l’oceano, sottoposto a indagine con delle radiazioni, ha reagito materializzando i ricordi e i desideri dell’inconscio di ognuno degli occupanti. Anche l’ultimo arrivato riceve una visita, quella della defunta moglie Hari, del cui suicidio Kelvin si sente responsabile. Lo psicologo si libera della presenza, scaraventandola nello spazio a bordo di un razzo, ma la donna ricompare il giorno dopo.

Gli ospiti, come spiega Snaut a un incredulo Kelvin, compaiono di notte durante il sonno, non sono composti da atomi ma da neutrini e sono, in pratica, immortali. Il motivo della loro comparsa è probabilmente il tentativo di comunicare da parte di una coscienza completamente aliena all’uomo.

Col passar del tempo, SolarisHari assume caratteristiche sempre più umane e tra lei e Kelvin sembra rinascere del sentimento. L’atmosfera sulla stazione diventa però opprimente; Hari si sente da impedimento a Kelvin, che per stare con lei non vuole più tornare sulla Terra in quanto, probabilmente, gli ospiti non possono allontanarsi dal pianeta che gli ha creati. La donna, durante un periodo in cui Kelvin soffre di febbre delirante, decide così di sottoporsi all’annichilatore costruito da Sartorius come soluzione finale e definitiva alle manifestazioni, macchina che gli scienziati avevano deciso di non usare perché avrebbe completamente distrutto il magma solariano.

Al risveglio, consapevole che la Hari della stazione non è la vera moglie ma l’incarnazione del ricordo che lui ha di essa, Kelvin accetta di sottoporsi a un esperimento approntato dagli altri scienziati per far cessare il fenomeno in maniera meno cruenta. I tre inviano verso Solaris un fascio di pensieri registrati tramite encefalogramma durante la veglia, giacché l’oceano legge le menti degli uomini solo durante il sonno.

Caduto in uno stato d’incoscienza, Kelvin si risveglia scoprendo che Snaut e Sartorius sono spariti e che sul pianeta sono comparse delle strisce di terra. Sceso su una di esse, Kelvin si ritrova nella sua rimpianta dacia paterna che aveva lasciato all’inizio del film, prima di partire per Solaris.

Ad Astra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione del film Ad Astra, pellicola da poco presente nelle sale mondiali che vuole dare una visione diversa della vertigine spaziale e forse, anche dell’orrore cosmico. Un estratto:

Nonostante non manchino alcune sequenze d’azione (quella iniziale – nella foto sopra – poi una corsa lunare per sfuggire a dei predoni fuorilegge e un’incursione a gravità zero dentro un centro dove si compiono esperimenti su animali) Ad Astra è un film che certamente non ha lo scopo di offrire agli spettatori dell’intrattenimento facile e spensierato, cosa del tutto buona e legittima ma che ultimamente sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto. Siamo piuttosto quasi dalle parti di una versione futuristica del Cuore di tenebra di Conrad, con le vastità dello spazio al posto delle profondità della giungla. È un film su un’ossessione (quella del padre, che abbandona famiglia e affetti per cercare segni di altre civiltà nel cosmo) e su una ricerca (quella del figlio, in cerca anche di se stesso), il tutto in un gelo emotivo generalizzato che è intenzionale e voluto perché l’incapacità di provare emozioni è per l’appunto uno dei temi, se non IL tema, principali del film. Per questo motivo risultano abbastanza campate per aria le accuse di inespressività rivolte a Pitt, in quanto l’attore qui interpreta esattamente un personaggio emotivamente piatto.

Ad Astra è un film algido, girato in modo molto elegante, con una fotografia volutamente glaciale curata da Hoyte Van Hoytema (Interstellar) che privilegia atmosfere rarefatte e introspettive. Si tratta certamente un progetto interessante, anche se un finale non particolarmente memorabile e con qualche caduta di plausibilità di troppo inficia un po’ il risultato complessivo.  Rimane un buon film, coraggiosamente sganciato dalle dinamiche e dalle esigenze del mercato, focalizzato sui rapporti umani (disfunzionali) per ricordarci che “Noi siamo tutto ciò che abbiamo”.

Forme di epifania imperscrutabili


Prove di disegni telescopici lanciati nel kernel del cosmo, oltre le perfezioni architettoniche vacue dell’umano.

Primi elementi di ballistica spaziale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’attenta analisi delle dinamiche del Capitalismo – o nella sua forma più recente, Liberismo – che, come credo di aver intuito da molto tempo ormai, accortosi che non potrà ingurgitare altro che se stesso, rivolge i suoi rigurgiti espansionistici verso lo spazio esterno, verso lo spazio siderale, da conquistare con le medesime modalità che hanno devastato il nostro pianeta e l’intero bioma vivente. Un estratto:

…l’urgenza di descrivere concretamente un nuovo ciclo del modo di produzione e di accumulazione capitalistica, quello “multiplanetario”. Un’urgenza che deriva dalla necessità di delineare scenari di espansione del tutto nuovi, destinati, nell’intento dei suoi promotori, a rompere quella contraddizione esistente tra un capitalismo potenzialmente illimitato nelle sue possibilità teoriche di espansione, ma finito all’interno dei limiti dello sferoide su cui fino ad ora si è appoggiato.

Non a caso il numero di privati interessati alla ricerca tecnologica e scientifica legata all’esplorazione spaziale si è notevolmente ingrandito a partire dagli anni 2000. Il recente annuncio di Elon Musk sull’avanzamento nella progettazione e realizzazione di un nuovo potentissimo razzo destinato a portare gli uomini sulla Luna e su Marte (qui) sembra far parte di questo allargamento della base di coloro che sono interessati e coinvolti nel progetto di espansione multiplanetaria del modo di produzione dominante, per ora, sul solo nostro pianeta.

E, non a caso, sempre il solito Musk ha sostenuto l’utilità di un bombardamento nucleare del pianeta rosso ai fini di una sua terraformazione e adattamento per una futura colonizzazione terrestre (qui). L’imprenditore americano, spesso definito come “visionario”, sembra infatti essere la punta di diamante di una ricerca di espansione degli investimenti destinati alla rivitalizzazione di un capitalismo, esattamente come le aziende dello stesso Musk, oggi piuttosto asfittico, almeno in Occidente.

Caos armoriale


Tremano i ricordi nelle desinenze che si asciugano oltre gli abissi del tempo, e dello spazio. Lì dove tutto si rincorre in un caos armoriale quantico.

Necronauti, quasi un The Expanse con astronauti morti | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della prima parte di La corporazione dei Necronauti, una saga SF ambientata nel Sistema Solare e scritta da Maico Morellini. Il volume, cartaceo e digitale, è in uscita per DelosDigital; conoscendo l’autore, non faccio fatica a pensare che il tutto sia di una bellezza estrema, un’altra opera in coda di lettura sul mio comodino…

Dall’arrivo degli alieni nel sistema solare, nessun essere umano ha più potuto viaggiare nello spazio e arrivare vivo a destinazione. Le colonie sui pianeti e le lune sono rimaste isolate per secoli, fin quando qualcuno è riuscito ad aggirare il blocco: i necronauti, la corporazione proveniente da Saturno che ha ripristinato le comunicazioni nel sistema. Non tutti, però, sono disposti a concedere loro questo potere.

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