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Archivio per Silvia Ronchey

“Il ritorno di Mithra il dio rimosso dalla storia” di SILVIA RONCHEY | “Strane cose”, il blog di Ettore


Sul blog di EttoreMarini una bella analisi di Silvia Ronchey sul culto di Mithra, che a lungo ha conteso al Cristianesimo il primato religioso nella Roma imperiale. Sempre utile rinfrescare le memorie, in un giorno come questo di parole vuote e irresponsabili.

Ma il più importante nucleo del mitraismo in occidente, importato nell’impero romano dalle legioni che i cesari mandavano a combattere e morire sul limes orientale, era l’idea di militia. Nessun culto pagano precedente la esibiva, anche perché nessuno quanto Mithra era stato il dio dei soldati e degli eserciti. L’iniziato mitraico al terzo grado di ascesa astrale era miles (qualifica tecnica, dopo corvo e crisalide e prima di leone). Il mitraismo esaltava la condizione interiore di militanza, la sacralizzava, e d’altra parte assimilava esteriormente l’esercizio della religione al servizio militare: il nome di sacramentum non era diverso da quello del “giuramento” che come le reclute dell’esercito gli iniziati dovevano prestare per combattere, nel nome del dio invincibile le potenze del male. Proviene secondo alcuni dal mitraismo, o in ogni caso vi si sovrappone, quell’ostinato concetto di militia Christi, che compare fin dalle epistole di Paolo o da quelle di Clemente, e che non ci aspetteremmo in una religione basata su una predicazione di pace come quella del Vangelo. In principio il cristiano è miles Christi: lo è costantemente il martire, o “testimone”, nella fase originaria e antiautoritaria del cristianesimo, studiata ed esaltata dalla prima letteratura protestante sui più antichi Acta martyrum, ossia sugli “atti” dei processi intentati dallo Stato romano contro i cristiani. Il cristianesimo “rivoluzionario” dei primi secoli promuoveva una “lotta armata”, pur incruenta, allo Stato, contrapponendo la militanza religiosa (per dio) alla militanza laica (per l’imperatore) e rifiutando la seconda.
È forse la militanza religiosa il vero oggetto della nostra rimozione? Lo spettro di una bellicosità che vogliamo considerare esclusiva di altre fedi? È forse il timore e nello stesso tempo la tentazione di un’idea di fede militarizzata a farci temere di riscoprire Mithra, e con lui una radice del cristianesimo? Il fatto è che gli studiosi sono incerti: potrebbe ben essere stato il mitraismo ad avere assorbito elementi ideologici dei primi cristiani, e ad averli peraltro disinnescati. Se la militanza del cristianesimo primitivo era eversiva e antistatale, la militanza mitraica era invece lealista all’imperatore. Cosicché il culto di Mithra potrebbe essere stato incoraggiato proprio come risposta alla militia protocristiana. Che rientra infatti nel III secolo, quando la penetrazione della nuova religione tra le élite è ormai compiuta e l’apologetica, a partire da Tertulliano, sigla il grande compromesso tra cristianesimo e Stato romano. Ed ecco che anche il mitraismo, nella sua accezione originaria, sfuma nel culto orientale del Sol Invictus, assunto a religione ufficiale dagli imperatori: Diocleziano consacra il proprio carisma deo Soli Invicto Mithrae fautori imperii sui.
Nel IV secolo, nonostante Costantino, il mitraismo continuerà ad affiancare il cristianesimo quasi come culto gemello, e ancora sotto Giuliano e poi nell’Alessandria del V secolo, capitale delle filosofie, della gnosi e dei sincretismi, le campane di Mithra continueranno a chiamare a raccolta i fedeli insieme a quelle delle chiese cristiane. Ma da questo momento in poi, dall’affermarsi, con i decreti teodosiani, del cristianesimo come religione di stato, l’iniziazione mitraica resterà ancora più sotterranea.

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L’ATROCE OMICIO ORDINATO DAL VESCOVO DI ALESSANDRIA | La legenda di Carlo Menzinger


Mi preme segnalare, di questo bel post di Carlo Menzinger, che dibatte l’assassinio di Ipazia, la filosofa e scienziata che nel 415 fu trucidata dai cristiani guidati da uno dei padri della Chiesa cristiana, il vescovo Cirillo di Alessandria:

Insomma, in quei tempi la Chiesa (seppur Copta) si macchiava di delitti che non sfigurano in alcun modo di fronte alle atrocità commesse dallo Stato Islamico (ancora impropriamente chiamato ISIS) e ancora oggi non ha screditato chi di tali colpe si è macchiato, permettendo che sia persino considerato santo. Purtroppo, non è una religione o un’altra a essere più o meno intollerante e violenta, ma lo sono tutti gli estremismi e la fede, proprio per la sua irrazionalità, basandosi sulla credenza invece che sulla ragione e la logica, non riesce ad accettare ciò che va oltre i propri dogmi e genera così reazioni eccessive e pericolose.

In questo la storia di Ipazia è ancora oggi esemplare e deve ricordare a tutti i cristiani che non sono migliori dei fedeli di altre religioni, che è troppo facile criticare ciò che le altre fanno, senza ricordare quel che dal cristianesimo fu fatto in quei tempi ma anche in altre epoche.

Qualcuno vuole aggiungersi al dibattito?

Ipazia. La vera storia | Lankelot


Su Lankelot.eu una bella segnalazione che riguarda una pubblicazione su Ipazia, la matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento uccisa ad Alessandria d’Egitto perché pagana e soprattutto scomoda, perché arguta e acuta, dai cristiani.

Il libro è curato da Silvia Ronchey, un’istituzione per quanto riguarda la cultura bizantina, capace di analizzare analiticamente tutti i fatti storici a noi noti e che mostrano come la furia integralista religiosa sia sempre, sempre, un danno.

In Egitto il Cristianesimo aveva conquistato, già nel quinto secolo dopo Cristo, una larga diffusione e notevole potere anche grazie ad una strategia fatta di violenze, aggressioni e imposizioni. Il vescovo Teofilo aveva determinato la distruzione del Serapeo, il tempio pagano. I cristiani distrussero le statue di divinità egizie, saccheggiarono tutto quello che il tempio conteneva, facendo scempio della ricca e famosa biblioteca. Nessuna tolleranza, nessun rispetto. Nel 412 d.C. a Teofilo succedette Cirillo. “Il vescovo nipote intendeva portare a termine la violenta colonizzazione religiosa iniziata dal vescovo zio con uno zelo, un’«incandescenza di spirito» che appariva eccessiva anche ai suoi correligionari“. Ed è proprio alla figura di Cirillo che la Ronchey dedica grande attenzione perché è proprio a lui che va imputata la morte di Ipazia. Lo studio della professoressa tende a dimostrare come Cirillo, nonostante sia stato dichiarato santo e, nell’800, persino dottore della Chiesa, sia stato un personaggio particolarmente negativo.

Leggete. Leggete…

Il guscio della tartaruga. Vite più che vere di persone illustri | Lankelot


Su Lankelot.eu ho trovato questa recensione a un lavoro di Silvia Ronchey, già citata in un mio post precedente riguardo a racconti legati a Costantinopoli. Qui, invece, la Ronchey traccia il presente e il futuro seguendo le orme e le ispirazioni dei letterati classici, quelli romani, quelli greci; il risultato è:

Come scrive la Ronchey? Come una persona che incideva le parole d’una leggenda nella pietra. Con la stessa logica. Questa: “Ammiano Marcellino fu il più grande genio letterario che il mondo abbia avuto nell’età compresa fra Tacito e Dante. Fu tra i più sofisticati, disperati e affidabili scrittori di storia di tutti i tempi. Nessuno quanto lui seppe padroneggiare la clausola ritmica. Nessuno potè attingere a tante fonti di prima mano. Nessuno ebbe una visione altrettanto lucida e buia del mondo che narrava e in cui viveva. Fu un avvocato e un uomo onesto in un tempo di fanatismo e di frode” [p. 10].
E come restituisce lo spirito d’un tempo che abbiamo perduto? Come se fosse ben presente a tutti: così: “Quando la Grecia era stata catturata da Roma e Gesù Cristo era da poco risorto e il grande dio Pan era morto nacque Plutarco di Cheronea, a metà strada tra Atene e Delfi. All’Accademia di Atene fu studente, dell’Oracolo di Delfi fu sacerdote. Fu un filosofo e fu protetto dall’imperatore Adriano. Nessuno scrisse tanto quanto lui, nessuno fu altrettanto letto” [p. 166].
E come parla d’un poeta moderno? Come se fosse suo fratello: “Charles Baudelaire fu un traduttore, ma per poco, un viaggiatore, ma per poco, un giornalista, ma per poco, un rivoluzionario, ma per pochissimo. Fu più a lungo un bevitore e un fumatore di hashish. Fu sempre un poeta. Amava Poe, De Quincey, i classici greci, le vie di Parigi, le prostitute mulatte, i gatti neri. Cambiava continuamente viso come un evaso dai bagni penali dell’angoscia. Vestiva di nero, i suoi occhi avevano un’insensibilità vendicatrice […]. Baudelaire conosceva l’akedia, malattia monastica, e le aveva dato il nome di spleen. La sua anima era una tomba che, come un cattivo monaco, abitava da un’eternità” [p. 27].

Il romanzo di Costantinopoli | Lankelot


Su Lankelot.eu la presentazione_recensione di un’antologia che mi ha immediatamente incuriosito: Il romanzo di Costantinopoli, di Silvia Ronchey e Tommaso Braccini. Per me, che adoro Roma e i suoi spin-off, questo tomo rappresenta una gustosa possibilità di immergermi in quel mood esotico, che di tanto in tanto torna a sorprendermi e a farmi scrivere storie, che presto leggerete.

Il cuore di questo libro ha una matrice bizantinistica, una messa a fuoco da occidente. Grande attenzione è posta sulle labili tracce di quegli undici secoli in cui Costantinopoli fu la capitale sfarzosa e splendente dell’Impero bizantino, prosecuzione di quello romano: «La nostalgia per Roma e la volontà di continuare Roma sono tratti fondamentali della mentalità bizantina […] Ultimamente la bizantinistica ha molto riflettuto sulla Città guardata in questo senso […] microcosmo in cui la sapienza filosofica ellenica si era saldata con la tradizione giuridca e amministrativa romana, in una formidabile alleanza che avrebbe reso Bisanzio per undici secoli la superpotenza del Mediterraneo […] e che prolungherà l’evo antico in un’ellissi orientale destinata a ricongiungersi direttamente col Rinascimento, escludendo la nozione stessa di Medioevo.» L’evo antico si “incuba” in oriente e, scavalcando il tempo e i luoghi del Medioevo, torna in Europa scappando dalle grinfie dei nuovi barbari.

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