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Archivio per Sincronicità

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS: UN OSPITE SPECIALE… | PINK FLOYD ITALIA


È successo. Roger Waters è salito sul palco come ospite della band di Nick Mason, i suoi Saucerful of Secrets che suonano in giro per il mondo i primi anni dei Floyd, prima che arrivasse il successo planetario di DarkSideMoon. Stanotte, a NewYork, Waters ha cantato e suonato il gong su Set the controls for the heart of the Sun – con simpatico siparietto in mezzo – e lo ha fatto con lo spirito dell’epoca, cosa che mi colpisce molto perché, proprio in questi giorni, sto evocando esattamente quel pezzo come ispirazione per un racconto, in cui entrano gli I Ching e la Sincronicità di Jung, fattori che portano invariabilmente alla performance floydiana in questione, riassunta dal video sottostante. Via PinkFloydItalia.

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Moralità incurabili


Le surrealtà si muovono impreviste sotto la linea della sincronicità, mostrando resilienze intensive e immoralità incarnate, residui di un male incurabile quanto la carne e il sangue.

Strani giorni: La società dello spettacolo – Guy Debord


Sul blog di Ettore Fobo la recensione a La società dello spettacolo, saggio storico e seminale di Guy Debord. Un estratto, assai significativo che, per sincronicità, arriva a me come una conferma, proprio nel momento giusto.

La mia adolescenza fu feconda di scoperte come questa, inutile citarle tutte ma in questo caso conobbi, attraverso la luce di una scrittura inimitabile e di incomparabile difficoltà, la struttura stessa della società contemporanea, il fondo fangoso della sua alienazione e mi furono forniti i concetti chiave con cui elaborare il lutto del processo di marginalizzazione cui eravamo sottoposti in quanto consumatori e spettatori.

Suddiviso in 221 aforismi strutturati intorno a una visione, a un’idea unitaria di implacabile lucidità e preveggenza, La società dello spettacolo colpisce per la sua compattezza adamantina, che brilla già nell’incipit che è un detournement (termine con cui Debord descriveva un tecnica a metà fra il plagio e la miscitazione) di Marx stesso.

“Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un ‘immensa accumulazione di spettacoli

Rispetto a Marx il termine “spettacoli “sostituisce il termine “merci”, rivelando così implicitamente la loro inquietante intimità. Pensieri taglienti, chiari nella loro funambolica espressione, netti, rovesciamenti improvvisi, chiasmi affascinanti, aforismi che dopo analisi estenuanti forniscono la scintilla di una nuova comprensione del mondo.

La società dello spettacolo è un libro con uno scopo, utopistico, onirico, esaltante, impossibile: sovvertire la società, smontare il modello spettacolare fornendo la teoria per una rivoluzione sentita però come difficile, estrema, non istituzionalizzata nelle forme di allora. Più che una rivoluzione sembra quella che Camus definiva “rivolta”, puro e semplice “no”, elaborato, però, in uno stile di grande bellezza, “no” scagliato contro al “movimento di negazione della vita divenuto visibile” lo spettacolo, perché esso non è innocuo come si credeva è il cuore stesso “dell’irrealismo  della società reale”, quando la realtà si è allontanata in una rappresentazione.

Lo spettacolo da regno delle illusioni è diventato la realtà. Così Baudrillard, negli anni Novanta in cui leggevo per la prima volta La società dello spettacolo, poteva affermare ”La Guerra del Golfo non è mai avvenuta” essendo divenuta lo spettacolo assoluto in un’epoca già volta al virtuale sistematico.

Prevedendo ciò che sarebbe stato e che ai tempi della scrittura del libro era appena agli albori, Debord scrive del “divenire merce del mondo” analizzando con precisione chirurgica le tecniche strategiche del consumismo, dove le merci combattono la più strenua delle battaglie affinché s’imponga su tutto ”la forma merce”. Un oggetto viene posto al centro della vita sociale come fosse la finalità stessa della produzione, oggetto inizialmente aristocratico che racchiude in sé magicamente le tensioni sociali verso quello che Debord chiama ”consumo totale”. L’oggetto magico perde però il suo prestigio nel momento in cui da unico che voleva apparire si scopre di massa, entrando nelle case di tutti, riacquistando così la volgarità del sistema produttivo che l’ha imposto. Già un altro oggetto però entra sulla scena per riproporre la stessa illusione e il ciclo si ripete.

Così Debord racconta delle ”sottigliezze metafisiche” della merce di cui lo spettacolo è la dimensione apologetica, controcanto costante che esalta non le armi e i cavalieri ma le merci e le loro segrete passioni. Lo spettacolo invade totalmente la realtà perché è l’epitome del consumo, la sua emanazione che determina la struttura stessa della città con la messa in circolo di quelle “merci vedette” che sono le automobili e la trasformazione di altri quartieri in quartieri museo, per la spettacolarizzazione della Storia, bene di consumo intellettuale.

Il grido della sirena | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione del Giallo Mondadori Il grido della sirena, di Paul Halter. In coda, tanto per continuare l’onda sincronica, un rimando al Nazismo.

Il caso da risolvere per il nostro Twist consiste in uno spettro che sembra aggirarsi per la casa di James Malleson, più precisamente in soffitta. Di fronte alla casa una torre considerata luogo maledetto. Lì è stato ucciso Charles Cranston da una creatura alata e in seguito anche il figlio Julian è morto, precipitando lungo la falesia per non avere sentito il grido della Banshee, essere demoniaco con un pettine rotto, che lancia un urlo bestiale.

Intanto dall’ispettore Hurst viene messa in dubbio l’identità di Malleson. Sembra che durante la guerra abbia fatto amicizia con un tizio poco raccomandabile che gli assomiglia, ovvero l’impostore Patrick Degan. Uno dei due muore ucciso. Chi sarà quello ritornato che, tra gli altri sospetti, gioca tanto bene a scacchi come non succedeva prima della sua partenza?…

Un plot di vicende veramente complesso. Passato e presente che si intrecciano, enigmi su enigmi, drammi, misteri, tradimenti (in quel senso), il classico filone del “doppio”, il “grido silenzioso” che ancora uccide. Insomma un’atmosfera angosciosa e angosciante con lo stesso Twist a gettare sconcerto perché pensa che “dietro a tutto questo ci sia la presenza del Maligno.”

The Führer and his Deputies | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine una segnalazione che è molto in relazione con i miei studi attuali, una Sincronicità che chiama e urla da tutte le parti, in questi giorni, come dimostra anche quest’articolo di Repubblica. Ecco comunque il dettaglio di SherlockMagazine:

La storia apocrifa s’intitola The Führer and his Deputies ed è aderente al canone di Shelock Holmes, ovviamente; si svolge nel maggio 1945. Il governo britannico deve decidere se mettere Rudolph Heβ, il deputato di Hitler, sotto processo per i crimini di guerra. Heβ volò in Gran Bretagna nel 1941 ma nessuno è stato capace di spiegare il perché di questo volo e perché non ha cercato asilo politico né ha portato proposte di pace. Holmes è incaricato di svolgere l’interrogatorio di Heβ. Ciò si traduce in una storia molto drammatica che rivela non solo la ragione totalmente inaspettata del volo Heβ, ma anche alcuni fatti completamente ignoti su Hitler. I documenti del dottor Watson su questo caso sono stati scoperti solo nell’estate del 2015 e questa è la prima volta che si può raccontare la vera storia.

PINK FLOYD, DALÌ & DISNEY | PinkFloydItalia


Ho già parlato del video di Salvador Dalì e Walt Disney su cui Time dei Floyd si adatta perfettamente; segnalo ora il post di PinkFloydItalia che posta lo stesso video e che, però, aggiunge altre note e considerazioni. Concordo davvero su ogni cosa detta, mi pare che la creatività surreale ed empatica dei Floyd sia qualcosa di davvero eccezionale e unico nel panorama musicale mondiale.

…si adatta perfettamente alle atmosfere create ben 28 anni prima dell’uscita del brano. Le “connessioni” con il mondo “Pinkfloydiano” sono molteplici: orologi (Time), piramidi (Dark Side..), facce contrapposte (The Division Bell), e questo video conferma una volta di più come la musica dei Pink Floyd sia facilmente adattabile a molti video, senza dimenticarsi delle ormai famose connessioni tra The Dark Side Of The Moon ed Il Mago di Oz e Echoes con 2001: Odissea nello Spazio. A questo link invece c’è la versione originale, con la musica scritta per la versione del 1945 dal compositore messicano Armando Dominguez ed interpretata da Dora Luz.

I rapimenti dei Fairies: il “changeling” e il “rinnovamento della stirpe” – A X I S m u n d i


Una corposa analisi su AxisMundi delle sparizioni di bambini, fenomeni che da sempre hanno attraversato l’arco della cultura umana, mettendole in correlazione con la leggenda delle fate, con i recenti fenomeni di rapimenti alieni, e parlando più estesamente con lo sciamanesimo (Sincronicità vuole che proprio in queste ore sia stato pubblicato un articolo di Repubblica a riguardo), così come è ben esplicato in Sciamani, di Graham Hancock.
L’articolo è lungo e molto interessante, per chi già sa qualcosa di queste leggende perpetuate dall’Antropologia e dalla trascendenza è un ottimo approfondimento; qui sotto, un piccolo estratto:

La credenza nell’esistenza di un «popolo segreto», dimorante in una dimensione altra ma sovrapposta alla nostra, cui si accede per mezzo di “portali” all’interno di montagne, colline o antichi tumuli sepolcrali, è diffusa pressoché in tutto il mondo e soprattutto nella parte settentrionale dell’emisfero (Europa e Nord America). Particolarmente ricca a riguardo è la tradizione folklorica scozzese, che fa menzione di tali entità con i  nomi di Sith o «Buon Popolo», e quella irlandese, che li denomina Sidhe o Gentry. In Inghilterra sono noti come Fairies, in Francia come Fées e in Italia come Fatae (Fate). Nel foklore europeo vi sono molteplici testimonianze di uomini a cui, volontariamente o loro malgrado, è stato concesso l’ingresso nel regno sotterraneo (Fairyland) in cui il «popolo segreto» vive. In questa sede ci vogliamo concentrare su un tipo di “visite” ben preciso, quello connesso al rapimento di bambini appena nati e di donne umane da adibire a nutrici nel “regno sotterraneo”.

Rapimenti di nutrici e bambini

Iniziamo la nostra trattazione citando un passaggio del reverendo scozzese Robert Kirk nella sua opera seminale The Secret Commonwealth (Il Regno segreto, ed. it. Adelphi), scritta sul finire del Seicento. Tra le «trasgressioni ed atti delittuosi e peccati» che i Sotterranei sono soliti compiere — ci informa Kirk — vi è quello di «rubare nutrici per i loro figlioli, o quell’altro tipo di ratto che consiste nel portar via i nostri bambini (può essere perché sono eredi di qualche terra in quei possessi invisibili) che non ritornano mai» [pp. 32-33]. Già da questa citazione si possono estrarre diversi motivi mitici, il primo dei quali, quello della «nutrice dei fairy», è piuttosto diffuso a livello globale: lo ritroviamo in tutta Europa e in molte zone dell’Asia fino al Giappone, e addirittura sulla costa americana che si affaccia sul Pacifico. In secondo luogo, si può notare come già nel XVII secolo si ipotizzasse che i bambini rapiti dai Sotterranei fossero «eredi di qualche terra in quei possessi invisibili» ovvero, in altre parole, frutto di quelle unioni tra gli appartenenti a quel popolo misterioso e gli esseri umani di cui parla il folklore.

Considerando questa ipotesi si può vedere un senso nella necessità che tali figli siano allevati con l’aiuto di madri umane: anzi, da quanto traspare dai racconti popolari scozzesi sembrerebbe che senza l’aiuto delle nutrici umane tali bambini non potrebbero sopravvivere nel loro mondo. Questi ultimi sarebbero dunque esseri ibridi, a metà tra la corporeità umana e quello stato intermedio-volatile che caratterizza i fairies nelle tradizioni popolari.

E, tuttavia, si racconta che il popolo fatato non si limitasse a sottrarre i bambini, ma provvedesse finanche a sostituirli con un changeling («immagine perdurante»). Scrive Graham Hancock [Sciamani, p. 396]: «non solo le creature magiche rapivano bambini sani e felici, ma li sostituivano con esseri non del tutto umani», che gli studi etnografici e folklorici riferiscono come «magri e irrequieti, brutti e deformi, deboli ma estremamente voraci, capricciosi e sempre insoddisfatti».

Queste caratteristiche del changeling erano conosciute anche dal folklore slavo: anche qui i «bambini sostituti» vengono descritti come voraci e aggressivi ed inoltre si dice che crescessero più lentamente e che iniziassero a camminare e a parlare più tardi della norma. Ancora: si tramanda che piangessero continuamente, dormissero male, apparissero sproporzionati nelle membra, ridessero in modo bizzarro e — addirittura, secondo alcuni racconti — qualcuno sostiene che potessero sviluppare anche delle corna. Una canzone tradizionale gaelica in particolare ricorda queste credenze: la voce narrante è quella di una fata che desidera rapire il bambino «colorito, paffuto e buono» di una donna umana, per sostituirlo con la propria progenie naturale: «Lui è il mio bambino goffo,/avvizzito, calvo e tonto,/ deboluccio e con poche qualità» [p. 396].

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There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

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