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Archivio per Smartphone

Bruce Schneier – Data and Goliath: The Hidden Battles to Collect Your Data and Control Your World | Neural


[Letto su Neural.it]

Uno dei più suggestivi paradossi del nostro tempo risiede proprio negli smartphone personali. Il nostro uso quotidiano di questi iconici e progressivamente apparati factotum, atti a vari livelli per ogni attività che svolgiamo, nello spazio e nel tempo, rende possibile conseguentemente l’incredibile risultato che, su scala di massa, siamo felici del loro utilizzo e intenzionalmente rinunciamo alla nostra più intima privacy per essere ammessi a continuare ad utilizzarli. Non è niente di nuovo, ma accuratamente evitiamo d’analizzare tutto ciò che c’è dietro questo specifico fenomeno. Nel grande business chiamato “DaaS” (i dati come servizio) ci sono battaglie in corso per conquistare parti sempre più strategiche dei big data che produciamo. Data and Goliath è un libro su queste battaglie, scritto da un ben conosciuto esperto di sicurezza, che non ha rinunciato ad opporsi al paradigma della sorveglianza totale. Egli giustamente opera una lucida analisi facendo uso di più fonti, casi e suggestioni. La difesa della privacy di Schneier chiarisce la confusione schiacciante nel periodo corrente di rivelazione post-Snowden, ripensando l’approccio sbagliato nella sicurezza nazionale e dell’enfatizzata scala di controllo. Il suo approccio appassionato non gli impedisce d’immaginare scenari alternativi, in cui nuovi tipi di modelli di business sostituiscono la privacy corrente in cambio di modelli di servizi gratuiti. D’altra parte, una sezione importante del libro è dedicata alla consulenza, dallo smembramento della NSA in agenzie più specializzate, per insegnare agli utenti perché hanno bisogno di metter fine alla condivisione di dati tanto personali e intimi, indicando come farlo. Essere incoraggiati da uno dei maggiori esperti nel campo – infine – ci sembra il miglior argomento che si può chiedere per la privacy.

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The Space Between Us, Lovers’ Direction | Neural


[Letto su Neural.it]

Nonostante la comunicazione in tempo reale (mediante testi, audio, immagini o video) la distanza fisica da una persona amata è ancora profondamente percepita dal nostro corpo. The Space Between Us è una semplice ma potente applicazione concettuale di David Horvitz che utilizza la potenza di calcolo di uno smartphone per calcolare la distanza corrente con un altro smartphone. Questa distanza in tempo reale è poi rappresentata in Km e visualizzata con una freccia minima nella giusta direzione. Come astrazione è estremamente coinvolgente. La freccia è viva come la persona che sta indicando, quello che non possiamo vedere con i nostri occhi ma che nondimeno sentiamo intimamente. Si tratta di una bussola guidata da endorfine, che indica la direzione per i nostri più appassionati pensieri. Oceani o montagne nel mezzo diventano irrilevanti, come lo “spazio” qui definito, che è lo spazio di vicinanza, paradossalmente più vicino di quanto possa essere una chiamata video. Qui il nostro senso di orientamento è potentemente allertato, e può durare più dei pixel sulla retina.

Gallery, forcing awareness of voyeurism | Neural


[Letto su Neural.it]

Un tempo c’erano i paparazzi. Oggi, a violare l’intimità e la serenità delle celebrità sono forse più frequentemente gli hacker o, più correttamente, i cracker, quella fetta di esperti che utilizzano le proprie competenze informatiche per violare sistemi e rubare dati con l’intenzione di danneggiare, spiare o trarre profitto. Nell’estate del 2014 si è consumata una massiccia violazione di account iCloud ai danni di decine di star internazionali del calibro di Jennifer Lawrence e Kate Upton che, in poche ore, hanno visto finire in rete molto del loro materiale fotografico privato, scambiato dai malintenzionati sul forum 4Chan dietro pagamenti via bitcoin. La notizia si è diffusa in maniera capillare, così come le foto che, rimbalzando da utente ad utente, hanno aggravato ancora di più l’aggressione consumatasi nei confronti di coloro che, prima di essere delle celebrità, sono e restano semplicemente esseri umani. Yolanda Dominguez, artista visuale spagnola che da diversi anni indaga i temi donna/tecnologia/media, ha reinterpretato l’accaduto con una installazione tanto semplice quanto diretta: “Gallery”. In una sala vuota del Twin Studio & Gallery di Madrid, lo smartphone dell’artista, corredato di una vasta galleria fotografica ritraente momenti di vita quotidiana ed intima della Dominguez, è rimasto esposto al libero accesso degli spettatori, chiamati così alla forzata consapevolezza del proprio voyeurismo. Un modo di coinvolgere il visitatore a tal punto da privarlo dei classici alibi mediatici che, soprattutto online, garantiscono l’anonimato e la negazione delle responsabilità sulle proprie azioni. Una semplice riflessione su come, anche solo possedere uno smartphone, possa renderci al tempo stesso vittime e carnefici di una sistematica e morbosa violazione della privacy.

S.M.S., smoke as a medium for the masses. | Neural


[Letto su Neural.it]

La gamma estrema di possibili funzioni degli smartphone sta rendendo reali nelle nostre attività quotidiane gli immaginari più inesplorati d’innovazione. Gli smartphone hanno sostituito i computer a questo riguardo proprio per la loro innata condizione di tecnologia mobile, aprendosi a una serie completamente nuova di possibilità e rivisitandone alcune molto vecchie. S.M.S. (Smoke Messaging Service) di Dennis De Bel consiste in un hardware di iPhone con un componente aggiuntivo che permette di emettere segnali di fumo, una delle più antiche forme di comunicazione a lunga distanza. Si utilizza anche una crittografia base di Polibio (risalente al 150 aC dall’origine della crittografia) per convertire i caratteri alfabetici in quelli numerici. L’hardware sofisticato che riproduce un’antica (e molto limitata) modalità di comunicazione non è solo un paradosso storico, ma una sarcastica affermazione di come sia ancora possibile riappropriarsi della nostra maniera di comunicare, perfino dopo aver stretto rapporti vincolanti con le aziende che gestiscono per noi la nostra necessità di comunicare.

iPhone 5S, come “fregare” il sensore Touch ID


Su MobileBlog la segnalazione della prossima tecnologia che spopolerà tra i tecnofili più o meno agguerriti  dei prossimi mesi: il sensore delle impronte digitali installato su smartphone. In particolare la segnalazione ha un merito ben preciso: sfata la sicurezza presunta di detta tecnologia, hackerata con una certa facilità, e svela il vero motivo per cui è stata creata: controllo sociale.

Lo scopo di questo hack è di dimostrare che il sensore Touch ID non è in grado di proteggere le informazioni più importanti, come il numero della vostra carta di credito, anche in caso di furto. È certamente complesso ed improbabile che un ladro si metta a fotografare e riprodurre le impronte digitali del malcapitato, ma la realtà è che non esiste ancora un sistema di protezione dello smartphone sicuro al 100%. I membri del Chaos Computer Club hanno spiegato, tramite il portavoce Frank Rieger:

Ci auguriamo che ciò distrugga le illusioni che gli utenti hanno circa la biometria delle impronte digitali. È semplicemente stupido pensare di usare come token di sicurezza qualcosa che non si può cambiare e che si lascia ovunque ogni giorno. L’opinione pubblica non deve più essere ingannata dall’industria biometrica con false affermazioni sulla sicurezza. La biometria è fondamentalmente una tecnologia progettata per l’oppressione e il controllo, non per proteggere l’accesso ai dispositivi di tutti i giorni.

Microsoft mostra lo smartphone del futuro @ Mobileblog


Su MobileBlog un interessante video della Microsoft sul futuro degli smartphone.

La società intende costruire un telefono che si interfacci con qualsiasi apparecchio elettronico tramite tecnologia senza fili e TAG per il riconoscimento degli oggetti. Comunicazione costante on line per nutrire una serie di servizi come prenotazioni, acquisti, database e così via. E intende costruire questo telefono entro il 2019.

È o non è un portento di vertigine futura? C’è tutto, da William Gibson a Neal Stephenson, e per una volta mi viene da dire che il Futuro sarà una bella cosa. Forse…

Finger-nose, nuove funzioni nasali – Neural.it


L’utilizzo del touch screen degli smartphone nelle piu’ disparate funzionalità quotidiane a volte mette a repentaglio la propria agilita’ in quanto richiede l’impiego di entrambe le mani. Ma per le (numerosissime) persone per cui lo stesso smartphone è un’appendice del corpo (come prevedeva McLuhan), questo impiego risulta essere molto frustrante. Colto da questa sensazione nella vasca da bagno, Dominic Wilcox artista e designer inglese, inventa una soluzione semplice ma geniale: l’utilizzo (indiretto) del naso. Pur essendo il principe dell’olfatto, questo organo sensoriale (come l’intera superficie della pelle umana) ha proprietà che si avvicinano sufficientemente a rendere il senso del tatto. Finger-nose è dunque una semplice protesi per allungare il naso e renderlo utilizzabile come se fosse un dito sul touch screen. Tecnicamente si tratta di una pennina da palmare incorporata in un naso di gesso e fibre di tessuto, che rendono il materiale leggermente peloso e quindi più simile alla pelle umana. Tale naso appuntito e’ di una lunghezza esagerata, tanto da raggiungere lo schermo mentre lo si indossa come una maschera. Al di là dell’ironia (esilarante) dell’oggetto creato, l’operazione fa riflettere su come l’interaction design in questo caso sposta il suo focus dall’oggetto tecnologico al corpo umano. Qui è il corpo che deve attrezzarsi attraverso una protesi per adattarsi alla tecnologia (e non viceversa), tecnologia di cui non riesce più a fare a meno, neanche nella vasca da bagno.

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