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Archivio per Sonia Caporossi

Sonia Caporossi, “Hypnerotomachia Ulixis”, domenica 12 maggio al Pentatonic | CRITICA IMPURA


Segnalo, dal blog di Sonia Caporossi, la presentazione del suo Hypnerotomachia Ulixis presso l’Associazione Culturale Pentatonic di Roma, Viale Oscar Sinigaglia 18, domenica 12 maggio ore 17.00.

Ho avuto modo di leggere l’opera, davvero molto molto particolare e attinente all’animo di Sonia, una singolarità in grado di rilevare e rileggere la letteratura e la filosofia attuale e passata. Un must!

Viaggi dai confini dilatati fino al limite del sopportabile, sogni e incubi in alternanza e, talvolta, perfino in alterco, cozzare di visioni in una contesa che zampilla da fonti-passioni copiose, esterne e interne: alla composizione, al gioco reciproco e alla contaminazione di questi elementi la scrittura di Sonia Caporossi non è nuova, e i racconti Opus metachronicum, volume uscito nel 2014, ne sono un esempio illuminante. Con il romanzo onirico Hypnerotomachia Ulixis – il cui titolo richiama esplicitamente il romanzo rinascimentale Hypnerotomachia Poliphili – i confini della scrittura di Sonia Caporossi si spostano ulteriormente in avanti e, contemporaneamente, conducono “oltre” le colonne d’Ercole del conte philosophique.

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Storia di Roma Antica: la nascita della città | CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura un corposo post che analizza la nascita e poi il passaggio a repubblica di Roma. A cura di Giuseppe Antonelli.

Non è escluso che la cosiddetta isola Tiberina abbia avuto una discreta importanza nella nascita di Roma. Questo isolotto è uno sperone di roccia conficcato proprio nel mezzo della corrente del Tevere, all’altezza dei quartieri di Trastevere e di Ghetto, poco prima dell’ansa del fiume che converge a gomito sotto l’Aventino per avviarsi verso il mare. Il suo nucleo di lava vulcanica regge impavido la pressione dell’acqua e la fronteggia dimezzando la distanza tra le due rive principali, creando così un’occasione che non poteva non stimolare l’iniziativa di qualche «fiumarolo» di tremila anni fa il quale deve aver pensato di guadagnarsi da vivere organizzando un traghetto o magari gettando una passerella mobile nel punto in cui l’attraversamento risultava più agevole e sicuro.

Un poco più a valle, un centinaio di metri circa, il Tevere sbracava nella palude del Velabro e riduceva le sue pretese di ostacolo naturale diventando guadabile. Qui transitavano le greggi, le mandrie, i cariaggi; sull’isola, i viaggiatori sofistici che non gradivano di bagnarsi i piedi.

Il terminal degli uni e degli altri era comunque lo stesso e cioè il Foro Boario, quello slargo di territorio pianeggiante sulla riva sinistra del fiume compreso tra i colli del Campidoglio, del Palatino e dell’Aventino.

Se si aggiunge che, più o meno nella stessa zona, attraccava il naviglio che proveniva dalla costa tirrenica, avendo risalito la corrente a forza di remi, si può immaginare che il Foro Boario non presentasse l’aspetto smobilitato proprio dei luoghi dove si svolge una volta l’anno una grande fiera ma facesse trasparire il fervore dei suoi traffici permanenti pur nella sonnacchiosa solitudine naturale propria dei siti lontani dall’animazione delle aggregazioni urbane.

“Fine d’anno” di Jorge Luis Borges – CRITICA IMPURA


Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

Questi gli auguri di Sonia Caporossi che snocciola una poesia di Jorge Luis Borges, Fine d’anno; mi aggrego e vi auguro buon anno a mia volta. A presto!

Resistenza – contro lo sgombero del Baobab a Roma | CriticaImpura


Sonia Caporossi segnala sul suo blog un intervento di Carola Susani sulla chiusura forzata del Baobab di Roma. Lo riporto qui sotto.

Non so se ho tenuto bene il conto. Il Baobab ha subito a mia memoria 22 sgomberi. Perché allora esiste ancora? Perché dopo il primo sgombero – quello della struttura di via Cupa – è diventato un’altra cosa, una organizzazione agile e leggera che dà aiuto, l’aiuto base, minimo, una tenda, sacco a pelo, coperte, abiti, cibo, relazione, a chi non ha dove andare, gente che arriva, perché la gente arriva ancora, gente ricacciata indietro dai paesi europei, gente che non ha più la tutela umanitaria e così via. Volontari, sostenuti nel tempo dalla solidarietà diffusa, dalle persone comuni, dalle pizzerie, ai supermercati, sono riusciti in questi anni a dare pasti ogni giorno, a proporre visite guidate, corsi, aiuto a stendere curriculum, ma sono riusciti anche a giocare a calcio, a correre maratone, ad ascoltare musica insieme. Moltissimi passati dal Baobab hanno trovato la loro strada, in Italia o all’estero, è un posto dove si sta per un tempo limitato, un posto di transito. Chi ci passa dirà magari: ma è spaventoso, gente senza un tetto, nelle tende, esposta alle piogge torrenziali, e poi al freddo. È vero, non è un posto dove desidereresti vivere. Ma le istituzioni che dovrebbero trovare posti migliori, tetti e possibilità, non lo fanno, non l’hanno fatto finora e sempre meno vogliono farlo. Il Baobab permette di trovare una socialità, non lascia le persone preda inerme dei pericoli della città, vittima dei delinquenti, senza speranza, con l’unica strada possibile per sfangare la giornata la delinquenza; permette persino di fare piani, visto che almeno non devi pensare ogni giorno a dove andrai a dormire. Avere la possibilità di fare piani, è la condizione per uscire dalla povertà, senza non puoi. Il Baobab è stato sgomberato. Come sempre le tende e gli oggetti del campo sono stati distrutti. Ma allora perché ne parlo al presente? Perché il Baobab è inevitabile, finché ci sarà gente che ha bisogno, ci sarà grazie a Dio gente che aiuta chi ha bisogno. Nessuno riuscirà a farci smettere; ormai abbiamo esperienza. Il Baobab aiuta a contenere il disagio, evita la violenza, rende più sicura la città. Se il Baobab non ci fosse, il dolore e la violenza sarebbero maggiori. Ce n’è già tanto, non si combatte rendendolo più atroce, ma risolvendo i problemi delle persone: il tetto, la socialità, il lavoro, la cultura, la possibilità di fare piani, la speranza. Chi sgombera il Baobab vuole evidentemente più dolore e più violenza in questa città.

Nuova tappa del SensoriumTour, a Ostia oggi 19 ottobre (last seal)


Riparte il SensoriumTour con una tappa alla libreria Orto dei Libri, che Giorgio Galli ha recentemente riaperto a Ostia in via Diego Simonetti 70; oggi venerdì 19, alle ore 17.30, con Ksenja Laginja come illustratrice e con Sonia Caporossi come moderatrice presenteremo il progetto di sesso quantico Sensorium, raccolta di miei racconti a tema edita da Delos Digital tramite la sua collana cartacea TukTuk. Qui l’evento FaceBook.

Ci vediamo lì?

Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum.

Dal vincitore del Premio Urania Sandro Battisti, il più lirico tra gli autori del movimento Connettivista, una collezione di brevi racconti erotico-fantastici.

Nuova tappa del SensoriumTour, a Ostia il 19 ottobre (second seal)


Riparte il SensoriumTour con una tappa alla libreria Orto dei Libri, che Giorgio Galli ha recentemente riaperto a Ostia in via Diego Simonetti 70; venerdì 19, alle ore 17.30, con Ksenja Laginja come illustratrice e con Sonia Caporossi come moderatrice presenteremo il progetto di sesso quantico Sensorium, raccolta di miei racconti a tema edita da Delos Digital tramite la sua collana cartacea TukTuk. Qui l’evento FaceBook.

Ci vediamo lì?

Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum.

Dal vincitore del Premio Urania Sandro Battisti, il più lirico tra gli autori del movimento Connettivista, una collezione di brevi racconti erotico-fantastici.

Nuova tappa del SensoriumTour, a Ostia il 19 ottobre


Riparte il SensoriumTour con una tappa alla libreria Orto dei Libri, che Giorgio Galli ha recentemente riaperto a Ostia in via Diego Simonetti 70; venerdì 19, alle ore 17.30, con Ksenja Laginja come illustratrice e con Sonia Caporossi come moderatrice presenteremo il progetto di sesso quantico Sensorium, raccolta di miei racconti a tema edita da Delos Digital tramite la sua collana cartacea TukTuk. Qui l’evento FaceBook.

Ci vediamo lì?

Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum.

Dal vincitore del Premio Urania Sandro Battisti, il più lirico tra gli autori del movimento Connettivista, una collezione di brevi racconti erotico-fantastici.

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