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Archivio per Sound Art

Magnetoceptia, Audio Rituals with Wearable Antennas | Neural


[Letto su Neural]

Dewi de Vree e Patrizia Ruthensteiner hanno presentato ultimamente una serie di performance e installazioni denominate Magnetoceptia. Il nome dato a questi progetti deriva da “magnetoception”, termine che definisce il senso o l’abilità che consente a un organismo di “rilevare un campo magnetico allo scopo di stabilire direzione, altitudine o posizione”, rendendo questi campi magnetici udibili attraverso suoni elettronici. Le due artiste costruiscono ricevitori-antenna indossabili che captano specifiche frequenze elettromagnetiche e queste sonorità vengono poi utilizzate durante le performance che sono ispirate dal contesto locale o da una particolare storia. Alcune, per esempio, sono state ispirate da singolari acconciature dell’antica dinastia Qing o scaturiscono da elementi del calendario nativo estone. Queste performance hanno la struttura estetica di un rituale e utilizzano strumenti che manifestano qualcosa precedentemente inusuale attraverso una serie di gesti prescritti. I materiali dei costumi e delle antenne, quindi, rafforzano una maniera assai moderna di trattare collettivamente con l’invisibile e l’ignoto.

Lynn Hershman Leeson – Civic Radar | Neural


[Letto su Neural]

Grazie al cielo abbiamo ancora grandi mostre personali che producono ampie monografie di artisti importanti, senza dover fare affidamento soltanto sul gusto e l’economia degli editori. Questo lussuoso catalogo ZKM sull’opera di Lynn Hershman Leeson, prodotto dopo la sua mostra retrospettiva, è il più completo finora sull’artista, che finalmente – per il suo lavoro – ha ottenuto un tanto atteso riconoscimento pubblico. La provocatoria media artist ha prodotto opere d’arte che sono spesso più coerenti e pertinenti, se paragonate a quelle di gruppi radicali di breve durata, ma senza alcun bisogno di urlare, per sottolineare la cosa. La sua maniera di trattare temi come l’identità, la sorveglianza e le questioni biologiche è unica, e in entrambe le sue opere – ironiche o rigorose – quello utilizzato è un vero e proprio approccio femminista. Tra queste opere vanno ricordate l’interpretazione rivoluzionaria della romanzesca Roberta Breitmore, o la serie di film di fantascienza con Tilda Swinton (anche autrice di uno dei testi inclusi). Hershman Lesson ha abbracciato tecniche elettroniche e digitali, spesso utilizzando la propria struttura tecnica come parte integrante del lavoro, a volte anche prefigurando gli aspetti destabilizzanti relativi alle dimensioni digitali e di rete. C’è una natura preveggente alla base dei testi inclusi, in particolare nei suoi scritti (1984-2014) e nell’intervista che la Leeson ha condotto con Nam June Paik. Questo libro è più di una monografia; si tratta di un doveroso omaggio ad una geniale mente visionaria che ha trovato la sua strada nel mondo dell’arte, cosa alla quale la generazione di artisti post-internettiani dovrebbe guardare al fine d’imparare qualcosa.

Pierce Warnecke – Memory Fragments | Neural


[Letto su Neural]

Nato in California nel 1983, Pierce Warnecke ha lavorato per 10 anni in Francia e poi a Berlino, dove alcuni anni fa ha completato il suo corso di Meisterschüler studies all’Universität der Kunst (il Meisterschüler non può essere confrontato con il grado “Master”, piuttosto, è il massimo riconoscimento artistico per studenti particolarmente dotati), poi, infine, si è trasferito in Spagna, dove adesso ha base operativa. Memory Fragments è l’album di debutto per questo compositore e media-artista il cui focus è egualmente diviso fra ricerca audio e arti visive, forte d’un approccio sempre coerente nel modulare suoni, silenzi e texture, suoni sintetici puri, interferenze elettroniche e manipolazione d’oggetti trovati. L’artista desidera sottolineare come le due distinte parti nelle quali è suddivisa la composizione (“Hidden Beyond the Rays of Sunlight” e “As The Cold Dust of Time Settled”) siano correlate, enfatizzando che “la realtà è precisa mentre la memoria no”, infondendo allo storytelling i caratteri estetici della rimembranza. Warnecke – infatti – organizza astrazioni purissime dando vita a strutture poetiche che risvegliano immagini della coscienza e sentimenti remoti. L’ispirazione a sua volta sembra indotta da una forza che risiede nell’essere soggetto percettivo, ben conscio della matericità dei suoni, della loro duttilità e incertezza. Forme musicali che possono apparire infine anche frammentarie o senza soluzione di continuità. Eppure l’esperienza non è mai precisa come il momento originario e questo rende la memoria un volatile supporto di archiviazione, soggetto a transitorietà, con le astrazioni elettroacoustiche che coprono una vasta gamma di tonalità, a volte con soluzioni futuribili e cinematiche, glitch e calibrate distorsioni, in altri passaggi con droni, sospensioni temporali e trattamenti dalle qualità acusmatiche. L’effetto è alquanto estetizzante, un immaginario processo di trasformazione e indefinitezza che a sua volta induce a una progressiva rarefazione delle sequenze.

Edited by Andy Guhl, Tabea Guhl, Flurina and Gianni Paravicini – Ear Lights, Eye Sounds. Expanded Cracked Everyday Electronics | Neural


[Letto su Neural]

Ear Lights, Eye Sounds. Expanded Cracked Everyday Electronics è una monografia del musicista svizzero Andy Guhl, la cui carriera è iniziata negli anni Settanta e con l’intento di migliorarsi, prima di abbracciare l’elettronica, fino a quando – nel 1983 – con la sua band Voice Crack ha eliminato qualsiasi strumento classico a favore di ciò che egli chiama “cracked everyday electronics”. Questa pratica incorpora l’uso di radio, giradischi, trasmettitori, dittafoni ed altri oggetti, aperti e manipolati attraverso i gesti e la luce, in un circuit-bending ante-litteram. Questo libro ha abbracciato la sfida di incarnare correttamente questo tipo di pratica e i contenuti nel suo stesso design, vincendo lo Swiss Design Award. In primo luogo vi è una chiara divisione tra le pagine di sinistra, piene di immagini, e le pagine di destra, in cui è incluso il testo. Anche se il testo è subalterno alle immagini – ed è suddiviso in piccole sezioni – è ancora perfettamente leggibile. È da segnalare che nella pubblicazione siano incluse 100 riproduzioni dei “Colliding Sediments”, lavori di Guhl, fotogrammi della performance THE INSTRUMENT, così come le immagini di concerti, schizzi originali e illustrazioni. In linea con la natura fragile degli strumenti al centro della sua pratica, il libro è stampato su un particolare tipo di carta che è sensibile al tatto, facilmente graffiabile e deteriorabile, perfetta per archiviare – e in maniera unica – lo spirito del lavoro di Guhl.

KG Augenstern – Tentacles | Neural


[Letto su Neural]

Christiane Prehn e Wolfgang Meyer – aka KG Augenstern – hanno trasformato nel Luglio 2014 la nave Anuschka in un laboratorio sonoro viaggiante utilizzando appositi tentacoli – dei lunghi bracci metallici – installati a bordo allo scopo di poter graffiare i ponti, rivelandone i soundprofiles creati dalle loro stesse forme. I risultati di questa ricerca sonora molto particolare – che ha interessato la forma dei ponti, il loro uso pratico e le modalità del loro tipo di costruzione – sono stati presentati in performance audiovisive nel corso del viaggio, in spazi appositamente scelti lungo le rive del fiume. Il concetto tentacles – come estensione delle stesse capacità d’ascolto dei field recordist – ricorre in tutto il lavoro del duo che ha implementato questo approccio anche in installazioni fisse sul tema del graffiare e di tensioni strutturali, statiche e dinamiche, in grado di generare complesse e rilevanti catture uditive, sperimentazioni presentate nelle ultime due tracce: “Tentacles Synthesis” e “Tentacles 2”, realizzate ad Arles nella Galerie Huit e a Valenza in un deposito appositamente predisposto. Sono però proprio le tracce fluviali quelle che a nostro avviso sono le più interessanti e ricche di suggestioni, in particolare quella dedicata a Berlino, attraversando la metropoli in una giornata ventosa, navigando sullo Sprea e sull’Havel, costeggiando 30 ponti da est a ovest dei confini cittadini, registrando atmosfere sicuramente insolite, in luoghi intrisi da elementi naturali e rumori di fondo che arrivano dalle strade in continuazione, dando vita ad un suono tattile, quasi scultoreo negli attriti, che sempre riportano agli spazi e alle architetture in un continuum ideale che è stato programmato sin dalla prima meticolosa stesura dell’itinerario. I suoni sono letteralmente grattati dalle superfici ma anche diluiti nel fluire della narrazione che di ogni attraversamento registra anche l’avvicinamento e poi l’allontanarsi seguendo l’idea di una esplorazione molto dettagliata ma anche ariosa, culminante negli attriti ma sempre sensibile e ricettiva di tutto il resto attorno.

Golfvorm, the sound of iron-based micro-dynamic tension | Neural


[Letto su Neural]

Possono dei materiali stressati emettere onde sonore? Sì, sicuramente, come apprendiamo dalla presenza di emissioni ultra acustiche (Ultra Acoustic Emissions) oppure da “onde acustiche ultra alte o ultra corte che viaggiano attraverso i materiali in condizioni di stress”. Christoph De Boeck ha utilizzato in maniera assai brillante queste onde nel suo pezzo “Golfvorm”, dove si sperimenta il ferro attraverso differenti forme di applicazione. Vapori di reazione fanno capolino da sotto una lamiera d’acciaio. Questo a sua volta ossida la lamiera, causando che il ferro emerga. Inoltre, il foglio viene piegato dal peso di parecchie pietre minerali ferrose. Microfoni sensibili catturano le emissioni acustiche di questo processo, che sono ridotte oppure amplificate, mentre le fessure microscopiche producono suoni improvvisi. La tensione continua del lavoro crea un pezzo affascinante – rivelando un processo che avviene proprio davanti ai nostri occhi, ma in uno spazio quasi impercettibile. Qui De Boeck assembla un micro-dinamico senso del suono, che si riflette nei materiali, nelle forme e nell’acustica indotta.

Oliver Botar – Sensing the Future: Moholy-Nagy, Media and the Arts | Neural


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Sensing the Future: Moholy-Nagy, Media and the Arts è il catalogo di una mostra estremamente ben progettata sull’opera di questo famoso pittore ungherese, fotografo e docente del Bauhaus. Assieme all’indiscutibilmente alto livello di documentazione a proposito dell’intero corpo di lavori di László Moholy-Nagy, sono esibite nel testo anche una serie di proiezioni previsionali davvero degne di nota circa i media e l’arte. Moholy-Nagy – ad esempio – riteneva che le persone avessero bisogno di aiuto nel gestire la proliferazione dei messaggi multimediali e di limitare la quantità d’informazioni ricevute. Il teorico modernista ha studiato e testato metodologie per la formazione sensoriale che ha sperimentato poi con i suoi studenti, conscio che l’arte fosse prima di tutto ed essenzialmente una forma d’informazione, sostenendo sul foglio d’avanguardia De Stijl la tesi che gli artisti possono e devono utilizzare per fare arte anche le tecnologie riproduttive. Moholy-Nagy ha sviluppato installazioni immersive di spazi audio-visivi astratti che hanno coinvolto il pubblico sia fisicamente che sensorialmente, opere che in alcune delle loro manifestazioni possono essere adeguatamente definite come arte cinetica e/o sound art. Moholy-Nagy ha introdotto l’odore nelle sue opere performative, anche pensando che i media erano estensioni delle facoltà umane, influenzando così in molteplici maniere la prima generazione di teorici dei media. Moholy-Nagy – infatti – è un simbolo di come la profonda interconnessione tra l’avanguardismo del 20° secolo e la tecnologia è ancora un tema da essere indagato in maniera esaustiva. La mostra, allestita presso il Plug In di Berlino, caratterizzata da materiali originali e coinvolgendo artisti contemporanei nel ricreare alcune delle sue opere, ha contribuito con le proprie stesse risposte a celebrare la produzione e le visioni del maestro dando vita a un perfetto corto circuito.

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