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End of connection di Marco Milani è la nuova proposta per la collana Spin-off | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Nuova uscita ambientata nell’universo dell’Impero Connettivo per la collana Spin-off di Kipple Officina Libraria, collana dedicata agli spinoff della saga creata da Sandro Battisti, Premio Urania 2014.
End of Connection è la proposta di Marco Milani, uno dei primi connettivisti e già vincitore del Premio Kipple 2014.
L’autore descrive con passi ben delineati e vicini alla nostra umanità i funzionari imperiali postumani, che si muovono tra le mani del plenipotenziario Sillax come attori di un teatro che a volte sfugge allo stesso manovratore; la guerra contro l’entropia è motivo di vita o di morte per il NCE – New Connective Empire – come lo fu per Costantinopoli, per più di un millennio.

La collana Spin-off è dedicata alla diffusione di storie ambientate nell’Impero Connettivo – creazione connettivista che narra gli eventi di un Impero Postumano con forti similitudini a quello Romano – in cui lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il dominio psichico di un alieno, un Nephilim.

Sinossi

L’Impero Connettivo, Stato che come l’Impero Romano domina sullo spazio ma anche sul tempo, è divenuto un’entità politica divisa in due: la prima metà è votata alle politiche più materiali, mentre l’altra sembra aspirare alla trascendenza; alla prima fa capo il funzionario postumano Sillax, mentre la seconda continua a far riferimento all’imperatore alieno nephilim Totka_II.

Nel NCE – New Connective Empire – il senso di trama politica è sempre più presente. Del resto, cosa aspettarsi da un’entità politica che, venuta dalla trascendenza, ha sempre più necessità di far funzionare l’immanente? In questo scenario, bassi funzionari imperiali si muovono come marionette nelle mani del plenipotenziario Sillax, che affida mandati per cercare di ripianare situazioni entropiche, devastanti per lo Stato.

Estratto

Non era mai stato alla stazione di Nehwon. Non era mai stato in moltissimi altri luoghi, a dire il vero, e la chiamata dalla capitale con l’incarico ricevuto direttamente dal Reggente Sillax in persona…
Era teso e nervoso. Decise di ripassare le notizie a disposizione nel database, nell’ipotesi remota che qualcuno lo interrogasse in merito. “Everon Dixi, agente dell’SPT” immaginò di presentarsi al primo impiegato in servizio al Panopticon per ricevere come risposta: “Per poter entrare devo interrogarla in Storia”.
Ridacchiò tra sé, ma senza riuscire a perdere la tensione. Era un kronopoliser di nomina recente e l’insicurezza, agli alti livelli in cui si stava ritrovando a muoversi, lo accompagnava come un integatto aggrappato con le unghie alla schiena. Del resto era un kronopoliser, non l’ultimo scemo dell’Impero: subodorava qualcosa. Restava quel senso che gli suggeriva di procedere molto attentamente: “capro espiatorio” gli risuonava in testa con una costanza pressante.
Richiamò la funzione info. “Stazione di Nehwon.”
– Accesso a livello Verde. Accesso a livello Rosso.
“Verde è sufficiente”, pensò. Gli bastava qualche dato in più, e in ogni caso non era essenziale. Lo stesso Sillax gli aveva dispensato qualche notizia top secret in merito.
– Collocazione all’intersezione tra la Linea Tau Zero e il canale “Omega” di accesso all’Oloverso. Situata nella galassia di Andromeda. Postazione sospesa sul bordo di singolarità gravitazionale, fisicità fuori dal tempo.
– Bene. Adesso si ragiona…
“Panopticon” modulò il pensiero-richiesta. “Eschaton”, si corresse.
– Dato non accessibile. Livello Rosso.
Ops! Tutto qui? “Accedi a livello Rosso.”
– Impostare codice sicurezza.
Everon lasciò fluire il suo profilo SPT.
– Livello non accessibile.
Interessante… L’ordine di servizio di Sillax sembrava essere il grimaldello che apriva ogni porta. Inutile insistere. “Chiudi sessione.”
– Capro espiatorio… – sfilò la frase in un sussurro. Dal senso di onore iniziale per l’incarico ricevuto, con il senno di poi risultava sempre più fumoso. In pratica doveva recarsi in un ufficio, ricevere istruzioni, in modo che le conoscenze si quantificassero in un niente. Un Sillax scevro di sorrisi e pacche amichevoli – troppo amichevoli – gli aveva declinato notizie con una leggerezza che aveva considerato fuori luogo. Ricordava benissimo un paio di passaggi irti di specifiche nella fiumana di parole che aveva condito briosamente il loro incontro. Nel suo profondo sapeva che lo stava blandendo, ma era troppo esaltato e in balìa di lusinghe per comprendere che in realtà erano soltanto presunte.

La quarta

Il Nuovo Impero Connettivo è nuovamente instabile, ma la postumanità non sembra in grado di rimediare. Il reggente Sillax in persona richiede una missione che va oltre le capacità postumane, oltre le dimensioni.

L’autore
Marco Milani è nato a Como il 5 maggio 1964 e risiede a Stienta, in provincia di Rovigo.
E-writer e scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Tra i fondatori della rivista NeXT e del movimento Connettivista. Premio Kipple 2014. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti. Presente in innumerevoli raccolte e pubblicazioni personali, è raggiungibile in Rete a questi indirizzi:
www.facebook.com/pykmil.marcomilani
www.google.com/profiles/marcomilani64
twitter.com/pykmil
www.youtube.com/pykmil

La collana

La collana Spin-off è dedicata alla diffusione di storie ambientate nell’Impero Connettivo – creazione connettivista che narra gli eventi di un Impero Postumano con forti similitudini a quello Romano – in cui lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno, un Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione, mentre l’Imperatore di stirpe aliena Totka_II governa con le sue capacità occulte sull’evoluzione tecnologica dell’umanità: i postumani.

Marco Milani | End of Connection

Kipple Officina Libraria
Collana Spin-off — Formato ePub e Mobi — Pag. 20 – € 0.95 — ISBN 978-88-32179-16-3

Link

La tragedia annunciata


Inopinatamente la costellazione collide con la spiaggia siderale, ne mangia i detriti, ne eleva le caratteristiche a mitologia; ogni evento sembra una pietra miliare cosmica, mentre tutto intorno crolla, anteprima di un collasso annunciato.

Filosofia & Fantascienza | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo la segnalazione di un intervento a quattro mani (con Salvatore Proietti) sulla rivista di filosofia contemporanea Philosophy Kitchen, dove i Nostri hanno esplorato con l’acutezza e profondità cognitiva che gli è congeniale il tema dei

rapporti tra l’immaginario di fantascienza e la filosofia, proponendo un pezzo inedito sui modelli e le declinazioni del concetto di eterotopia (ed eterocronia) nella fantascienza contemporanea.

La rivista è leggibile qui e scaricabile qui, e ha queste note introduttive:

Nel nostro piccolo, nel presente fascicolo di Philosophy Kitchen abbiamo cercato di portare ad evidenza, facendo “parlare” le narrazioni, alcuni nuclei di questo portato filosofico presente dietro alle narrative sci-fi. Tra i tanti tagli e approcci possibili, e tra le moltissime direttive presenti nelle suddette narrative fantascientifiche, ne abbiamo privilegiate due: una tematica e una mediologica. A livello mediologico abbiamo cercato di rendere il più possibile amplio lo spettro degli “strumenti del comunicare” analizzati, nella convinzione che i media digitali (in particolare cinema, videoclip, videogioco e serialità televisiva) offrano nuove, ed estremamente importanti, possibilità di sviluppo del conglomerato narrazione-medium-teoria che è al centro degli interessi di noi curatori. […] A livello tematico, appunto, abbiamo privilegiato la lente offerta della triade utopia/distopia/eterotopia, su cui abbiamo invitato a contribuire gli autori che compongono il presente numero. La dimensione spazio-temporale “altra” delle utopie e delle distopie, infatti, ci ha permesso di aprire il ventaglio di opzioni discorsive a nostra disposizione al fine di offrire visioni dell’umano e dell’umanità, dello spazio, del tempo e dell’interazione uomo-macchina, che sfuggissero (senza per questo mancare di rigore) alle griglie della forma-trattato e che aprissero scorci, e visioni, utili – di ritorno – a un sapere filosofico che non sia pregiudizialmente chiuso alle provocazioni della multimedialità e della narratività.

Il saggio di Salvatore e Giovanni indaga, col titolo Altri spazi, in controtempo: letture e visioni dalle nuove frontiere della fantascienza, la tensione costruttiva che il genere SF garantisce negli scenari che vanno al di là del presente, le connessioni sociali da cui partono e che possono generare altre dinamiche probabilmente poco nitide, ma votate al superamento dell’umanità per quello che è ora. Una bella sfida; qui sotto l’incipit del loro lavoro. Bravi, come sempre…

La dicotomia tra utopie e distopie in tempi recenti è stata sempre più spesso riveduta in forma di continuum, composto di visioni che vanno dal positivismo acritico al pessimismo apocalittico, e che affrontano il rapporto con la modernità e la postmodernità, e superata nella fantascienza degli ultimi decenni in costruzioni narrative definite di volta in volta come utopie o distopie critiche – affini alle eterotopie di Foucault.

A partire dal cyberspazio di William Gibson (Neuromancer, 1984), lo «spazio altro» per eccellenza in cui le coscienze disincarnate dei cowboy dell’interfaccia compiono le loro scorribande nei territori virtuali della nuova frontiera elettronica, le eterotopie di Michel Foucault ricevono un’attenzione crescente in letteratura come anche nel cinema e nella serialità televisiva.

Per una nuova generazione di autori e autrici, con il cyberspazio Gibson fornisce nuove formulazioni (già esplorate in Philip K. Dick) del confine tra natura e simulazione e sulla convergenza tra umano e artificiale, e in tempi recenti abbiamo visto l’eterotopia rinnovarsi continuamente e assumere forme sempre nuove. Gli ambienti urbani vanno dalla trilogia del Ponte di Gibson al collasso ecologico di Blade Runner 2049; i contesti spaziali rielaborano un topos classico come l’astronave generazionale in Paradises Lost di Ursula K. Le Guin, mentre in serie TV come Battlestar Galactica e Farscape l’astronave funge al contempo da microcosmo e da laboratorio politico e sociale; gli scenari planetari diventano un’epica futura nell’acclamata trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson.

Insieme alla letteratura, nei media visivi è la serialità televisiva, piuttosto che il cinema, a riservare l’offerta più ricca e interessante, spaziando dal parco giochi tematico sul cui sfondo vediamo consumarsi gli effetti della Singolarità Tecnologica (Westworld) all’ucronia distopica in grado di sovvertire la rassicurante familiarità della storia (The Man in the High Castle).

In ambito letterario, negli ultimissimi anni autrici come Ann Leckie e Aliette De Bodard stanno contribuendo a ridefinire le coordinate dell’immaginario di genere, operando un’inattesa fusione degli scenari di più ampio respiro della space opera con una riflessione sui temi dell’identità e della persona, come anche della memoria storica e della tradizione.

L’intenzione di questo saggio è approfondire, anche alla luce delle più recenti elaborazioni teoriche e femministe sul postumano, le connessioni interne all’immaginario di genere e le risonanze che queste instaurano con i temi di più stringente attualità affrontati nel dibattito scientifico e filosofico di inizio secolo, dai cambiamenti climatici agli interrogativi etici sollevati dallo sviluppo delle intelligenze artificiali. Il nostro approccio rifiuta le macronarrazioni top-down prevalenti nella critica italiana e ci proponiamo, attraverso il loro superamento, di sviluppare un’analisi letteraria e culturale più rispettosa dell’autonomia del genere.

The old lady and the stars


La lady è in ascolto delle diffrazioni quantiche.

La trilogia Engines of Light arriva al capitolo finale | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo Urania Collezione che contiene la chiusura della trilogia di Ken MacLeod intitolata Engines of light: il romanzo Engine city. Ecco la splendida quarta:

La formidabile capacità di Ken Macleod di creare universi al tempo stesso credibili e originali si scatena in quest’ultimo, epico capitolo della saga degli Engines of Light.

Dopo aver esplorato mondi alieni in La fortezza dei Cosmonauti (Urania Collezione n. 189) ed essere partiti verso l’ignoto in Luce nera (Urania Collezione n. 191), in Engine City i Cosmonauti e i loro discendenti dovranno affrontare una prova ancora più grande.

Umani, sauri (rettili intelligenti) e kraken (alieni simili a calamari giganti) hanno convissuto in pace per oltre diecimila anni. Ma le cose stanno per cambiare… degli umani provenienti dall’estremo limite della Seconda Sfera arrivano offrendo un dono e portando un monito: Nova Babylon sta per essere invasa da una misteriosa entità aliena…

L’orizzonte postumano della civilizzazione interstellare | Holonomikon


Su Holonomikon, Giovanni De Matteo fa un’analisi approfondita delle possibili dinamiche siderali che potrebbero coinvolgere l’umanità del futuro (o postumanità), considerando vari parametri che si risolvono in una frammentazione piuttosto che in un ecumene di carattere imperiale. Al netto, ovviamente, di qualche artificio che permetta la distruzione del limite fisico della velocità della luce. Qui sotto, infatti, la chiosa condivisibile; lascio a voi le considerazioni che Giovanni analizza precedentemente nel suo post:

A meno di qualche scoperta o invenzione che ci permetta di infrangere la barriera della luce e contrarre così le distanze tra i diversi avamposti della postumanità, la colonizzazione interstellare condurrà a una crescente frammentazione che potrebbe semplicemente rappresentare la naturale evoluzione della situazione già disgregata di partenza, in uno scenario che richiama l’organizzazione in città-stato a cui si riferisce Cirkovic. In una sorta di gioco frattale di autosomiglianza di scala, le differenze potrebbero ripetersi a livello planetario, stellare e interstellare.

Nessuna traccia, ancora


Indistinti, su movimenti esacerbati dalla lunga stasi, i ritagli delle memorie si alternano e rimangono appese ai movimenti affissi sulle immani tragedie stellari, di cui non hai ancora trovato traccia.

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