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Pink Floyd – Wot’s… Uh The Deal (Official Music Video)


Quante belle immagini d’epoca…

PINK FLOYD: THE EARLY YEARS – THE INDIVIDUAL VOLUMES | PINK FLOYD ITALIA


Come segnalato dal blog PinkFloydItalia, il box Pink Floyd The early years, fino a ora venduto in blocco, verrà scisso e proposto singolarmente. Ecco il dettaglio:

Come largamente anticipato, è stata resa nota l’uscita dei singoli volumi contenuti all’interno del box set “The Early Years 1965-1972”: la data di uscita è il 24 Marzo 2017, per coloro che non hanno potuto acquistare il box intero a causa del prezzo o per coloro interessati solo a particolari anni della carriera dei Pink Floyd, questa è un’ottima notizia. Questi singoli volumi sono ripartiti negli anni 1965-1967, 1968, 1969, 1970, 1971 e infine 1972. Ciascuno di essi sarà esattamente uguale alla versione che si trova all’interno del mastodontico cofanetto con una selezione di memorabilia nascoste in parte dell’imballaggio pieghevole ad eccezione di un adesivo sulla copertina che mostra il contenuto del singolo volume.  Non sarà pubblicato invece, come volume singolo, il cofanetto “CONTINU/ATION” che resterà un’esclusiva del box-set integrale. È stato recentemente reso noto che l’idea per i titoli dei cofanetti è stata di Roger Waters, per dare una visione in cui la band era in quel particolare punto della loro carriera.

Il prezzo è di circa €44 a volume. Qui di seguito i link ad Amazon.it

CAMBRIDGE ST/ATION 1965-67 – GERMIN/ATION 1968 – DRAMATIS/ATION 1969 – DEVI/ATION 1970 – REVERBER/ATION 1971 – OBFUSC/ATION 1972

1965-1967: CAMBRIDGE ST/ATION – 2 CD / DVD / Blu-ray

Copre il periodo degli esordi dei Pink Floyd con Syd Barrett. All’interno demos, singoli non contenuti negli album originali, tracce inedite come “Vegetable man” e “In the beechwoods” (in un nuovo mixaggio), registrazioni tratte dalle BBC sessions e da un live a Stoccolma del 1967. Il DVD/Blu-ray include performances TV, materiale filmato dagli archivi dei Floyd e memorabilia.

1968: GERMIN/ATION – CD / DVD / Blu-ray

Questo volume si focalizza sul periodo seguente l’abbandono di Syd Barrett, quando i Pink Floyd scrivevano ancora brani “singoli” ma nello stesso tempo sviluppavano il loro stile personale e più basato sulla musica strumentale. Ci sono brani non entrati negli album, più una sessione di registrazione fatta nei Capitol Records studios di Los Angeles recentemente riscoperta, BBC sessions e altre tracce. Il DVD/Blu-ray contiene il promo clip di “Point me at the sky” restaurato recentemente, alcune performances  televisive internazionali e una selezione da altri show TV.

1969: DRAMATIS/ATION – 2 CD / DVD / Blu-ray

Nel 1969 i Pink Floyd svelarono la loro produzione di “The Man” e “The Journey” un live concettuale in 2 parti che copriva un periodo di 24 ore tra sogno, risveglio e altre attività. Non fu mai pubblicato in questa forma ma alcune canzoni vennero utilizzate nella colonna sonora di “More” e in “Ummagumma”. Questo volume contiene quindi registrazioni live di questo progetto fatte ad Amsterdam e presso la BBC di Londra ma include anche delle bonus tracks tratte da “More” che non furono incluse nell’album “More” ma vennero utilizzate nel film, in più altri brani come una delle prime versioni di “Embryo” tratta da “Picnic”, un sampler della Harvest. Il materiale video contiene 20 minuti delle prove di “The Man/The Journey” fatte alla Royal Festival hall, dirette da Anthony Stern con brani come “Afternoon (Biding My Time)”, “The Beginning (Green is the colour)”, “Cymbaline”, “Beset by creatures of the deep” e “The end of the beginning” (l’ultima parte di “A saucerful of secrets”), più altre performance live di quel periodo.

1970: DEVI/ATION – 2 CD / 2 DVD / Blu-ray

Alla fine del 1969 e nella prima parte del 1970 i Pink Floyd registrarono e mixarono il loro contributo alla visione alternativa della società americana di Michelangelo Antonioni: “Zabriskie point”. Tre brani furono pubblicati nella colonna sonora dell’album e altri 4 nella versione expanded CD del 1997. Mai pubblicati in un solo album dei Pink Floyd, questo volume contiene tutte le versione remixate e aggiornate del materiale audio di “Zabriskie point”. Nello stesso anno la band ottenne il suo primo posto nella classifica UK con “Atom heart mother”, una collaborazione con Ron Geesin, che prevedeva un’orchestra e un coro, nella versione DVD troviamo il Quad mix originale. Il materiale video contiene un’ora intera di registrazioni per la TV KQED di San Francisco più estratti dalla storica performance di “Atom heart mother” e materiale della TV Francese filmato al festival di St.Tropez.

1971: REVERBER/ATION – CD / DVD / Blu-ray

Nel 1971 i Floyd registrarono “Meddle” che conteneva il brano “Echoes”, una facciata intera dell’LP da molti considerato il brano che fece da fondamenta per “The dark side of the moon”, e quindi una parte importantissima del loro percorso. In questo volume troviamo parti dei demo originali di questo periodo importante, oltre alle BBC sessions. La parte video offre la versione originale mai pubblicata di “Echoes” in Quad Mix oltre a materiale live inedito del 1971 che include brani da uno spettacolo fatto insieme a Roland Petit e il suo corpo di ballo di Marsiglia.

1972: OBFUSC/ATION – 2 CD / DVD / Blu-ray

Nel 1972 i Pink Floyd viaggiarono a Hérouville, a nord di Parigi per registrare agli studi Strawberry nel castello della città. In 2 settimane indimenticabili scrissero e registrarono “Obscured by clouds” la colonna sonora del film “La vallée” di Barbet Schroeder. Lo stesso anno pubblicarono il film “Pink Floyd Live at Pompei” in cui la band si esibisce senza pubblico nello storico anfiteatro romano di Pompei. Il materiale video include la performance di “Live at Pompei” editata in nuovi mix audio 5.1 più materiale registrato per la TV Francese e dai concerti tenuti al Brighton Dome nel giugno 72 più ulteriori performance con il balletto di Roland Petit.

Portare la guerra sul palco – Carmilla on line


suicideSu CarmillaOnLine la recensione a Dream Baby Dream. SUICIDE. La storia della band che sconvolse New York City, di Kris Needs. Parliamo di sperimentalismi sonori e disagi interiori da emarginazione, un cocktail esplosivo che diede vita ai Suicide, un duo che fece dell’elettronica e del serrato disagio la sua bandiera.

“La gente tende a resistere al cambiamento, il sistema lo considera una minaccia, ma alcune persone non riescono a evitare di essere ciò che sono, e quello è il loro dono per gli altri, se sono in grado di riceverlo” (Annette Peacock)

Potrebbero bastare i 23 minuti di registrazione che ci rimangono del concerto tenuto dai Suicide a Bruxelles il 16 giugno del 1978, tra un basso ripetuto di pulsazioni elettroniche, fraseggi vocali ridotti all’osso e fischi, applausi e proteste di un pubblico sempre più esausto, per comprendere appieno il senso della frase della vocalist d’avanguardia riportata sopra e per assimilare anche solo in parte quale fu l’impatto provocato sul pubblico e sulla scena musicale degli anni ’70 dal duo composto da Alan Vega (nato Bermowitz, 1938 – 2016) e Martin Rev (nato Reverby, 1947).

Occorre però considerare che era dal 1970 che i due performer avevano iniziato a terrorizzare la scena musicale newyorkese con un misto di musica sperimentale eletttronica, vocalizzi esasperati e provocazioni fisiche nei confronti del pubblico (spesso scarsissimo) che impedì loro, per diversi anni, sia di individuare una casa discografica disposta ad incidere un loro disco che di trovare ingaggi continuativi nel locali in cui si esibivano gli altri musicisti della Grande Mela.

Kris Needs, giornalista e prolifico scrittore inglese, un tempo redattore per il New Musical Express e ZigZag, attraverso un lavoro di interviste durato sei mesi ricostruisce la loro storia, praticamente dalla nascita fino agli ultimi anni, con un’opera che intreccia la vita e le opere dei due musicisti con l’ambiente sociale, culturale e musicale in cui si trovarono a crescere e a veder maturare le proprie esperienze. Ma nel fare questo finisce col dar vita ad una delle opere più interessanti sulla storia culturale, architettonica e sociale di New York, dagli anni Quaranta alla fine degli anni Settanta del XX secolo, che potrebbe anche costituire un ideale compendio novecentesco del lavoro svolto da Bruno Cartosio sulla storia della città tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

Cinquant’anni fa nasceva lo space rock | Fantascienza.com


Bella ricerca nel tempo di SilvioSosio su Fantascienza.com; il tema verte sullo SpaceRock, o anche Rock psichedelico, acido, quant’altro, in voga mezzo secolo fa ma mai definitivamente tramontato anzi, direi assolutamente attuale anche oggi: è la dimostrazione che le astrazioni sono sempre una spanna oltre l’incarnato e quindi intramontabili?

Tra i pionieri dello space rock c’è un gruppo londinese che esordisce proprio nel 1967 e che sarà destinato a scrivere capitoli fondamentali nella storia del rock: i Pink Floyd. Guidati da Syd Barrett, cantante, chitarrista e paroliere, pubblicano The Piper at the Gates of Dawn, considerato una delle vette del rock psichedelico. Astronomy Domine, il brano che apre il disco, è incentrato sull’immensità dell’universo e sulla magnificenza delle stelle, temi cari a Barrett sin dalla giovane età. Nel brano sono presenti infatti i nomi di pianeti (Giove, Saturno, Nettuno) e satelliti (Titano, Oberon).

Edited by Gordon Mumma – Cybersonic Arts: Adventures in American New Music | Neural


[Letto su Neural.it]

C’è un valore strategico nel documentare gli inizi della musica elettronica, come metaforicamente disperdere i semi di un vero e proprio cambiamento di paradigma nella musica e nelle estetiche ad essa correlate. Questa scena ha preso vita in piccoli circoli accademici underground, che non avevano nessun titolo o storia ufficiale. Di conseguenza, le storie di prima mano che scorrono in questo libro sono preziose, raccontate da uno degli eroi non celebrati della scena musicale elettronica americana: Gordon Mumma. Il musicista e compositore integra processi elettronici avanzati in strutture musicali, compresi quelli dal vivo, un processo che lui stesso ha definito come “cybersonics”. La raccolta di documenti, curata dalla musicologa Michelle Fillion, è completata da una notevole collezione di immagini e complessivamente tali testi costituiscono una risorsa preziosa. In uno stile di scrittura cangiante, che si sposta da valutazioni personali a uno stile giornalistico, pregno di spiegazioni tecniche, Mumma dettaglia le sue collaborazioni con artisti quali John Cage, David Tudor e Merce Cunningham. Il capitolo sull’America Latina – in particolare – rivela un’intera scena in Uruguay che il compositore ha esplorato durante gli anni Settanta e ha qui documentato. Più in generale, testimoniare di una “scena” storica, con protagonisti che collaborativamente si supportano fra loro e producono una qualità incredibile di opere, è non solo essenziale per i posteri, ma può sicuramente essere fonte d’ispirazione per le attuali generazioni, che sono spesso disperse da un’eccessiva quantità di comunicazione personale a distanza, invece di essere sostenute per soddisfare e sviluppare nuove idee in modo collaborativo.

Psichedelie 2016 | PostHuman.it


Mario “Black M” Gazzola parla di psichedelia con un pezzo epico di critica musicale, citando tutto il gotha del genere musicale che sta di nuovo tornando in auge; per me, che sono nato psichedelico, questo ritorno ha le stimmate di una rivelazione – e parlando di psichedelia, di cos’altro si può parlare? – di una crasi tra i miei interessi e inclinazioni psichiche, un enorme campo da golf su cui accedere da più parti. A voi un estratto dell’eccellente Mario.

Ricordo che qualche mese fa Vittore Baroni, gustando una ristampa di chicche psichedeliche messicane (!) del ’66 o giù di lì, si domandava su Facebook quanto fossero sconfinate le cantine da cui ogni tanto riemergono di queste “lysergic emanations”, auspicando subito dopo (come tutti noi) che siano davvero inesauribili come queste scoperte discografiche lasciano sperare.

Del resto, come fai ad esaurire un genere vasto e magmatico come la psichedelia, non solo uno dei sottogeneri più longevi del rock, ma anche uno dei più diversificati, se è vero che l’aggettivo è stato applicato – oltre che alle garage band del ’66 di cui sopra – ai mostri sacri inglesi: ai Beatles di Sgt Pepper (qui sotto la copertina del loro capolavoro, la parodia zappiana e quella dell’omaggio dei Flaming Lips With a Little Help from My Fwends del 2014), ai Pink Floyd, Soft Machine/Kevin Ayers, Gong, Hawkwind etc.

Come anche agli americani Jefferson Airplane, Grateful Dead, Quicksilver, Moby Grape, ma anche al furibondo Jimi Hendrix, agli onnivori Zappa/Mothers, Todd Rundgren/Utopia, alla blues lady Janis Joplin coi Big Brother, all’estatico Tim Buckley e al crepuscolare Nick Drake. Ma anche, magari più trasversalmente, agli anti-hippie newyorkesi Velvet Underground, ai pre-punk Stooges di Iggy Pop e ai ritmatissimi Funkadelic (nomen omen) di George Clinton. E basta solo questo elenco di monumenti della storia della musica per capire che l’etichetta “psichedelico” in fondo è poco meno ampia della stessa definizione di “rock” e forse alla fine ognuno può includerci chi gli pare, in fondo chi può dire cos’è visionario o allucinatorio per ognuno di noi?

Ecco che così, nel passar del tempo, la psichedelia è rivissuta attraverso… i dark punk-pop Psychedelic Furs, la Psychedelic Jungle dei Cramps (qui a sinistra) le citate emanazioni dei Fuzztones (a destra), il metodico revival dei Flaming Lips, lo psycho pop barrettiano/wave di Julian Cope, Robyn Hitchcock/Soft Boys ed Echo & the Bunnymen, il funk di Prince (sotto a sinistra la copertina di Around The World In A Day), lo shoegazing di Spaceman 3, My Bloody Valentine e Loop, sull’onda di certi Sonic Youth, che alle dilatazioni psichedeliche arrivavano emergendo dal fango no wave della NY primi ’80.

Ma anche attraverso le contorsioni tra wave e sperimentalismo di Pere Ubu e Red Krayola, o lo space rock hard-hawkwindiano di Monster Magnet (a destra la copertina del loro recente Cobras And Fire), Heads, nell’imagerie dei Tool (sotto a sinistra la cover del loro ultimo album 10.000 Days, e  qui siamo in ambito nu metal), dei tedeschi Vibravoid, degli scandinavi Goat (visti l’anno scorso all’Arci Magnolia, uno spettacolo) e perfino dagli ex industrial Psychic Tv di quello sconvoltone di Genesis P-Orridge (anche loro bel live), che col suo ultimo (notevole) Snakes – e l’ep Alienist appena uscito – secondo me finisce a lambire territori vicini ai… Primal Scream! Del resto, anche certa techno (mescolata al rock tribale anche dagli Psychic Tv e dai Primal Scream stessi) è stata definita acid. E che dire del pop caleidoscopico dei recenti Arcade Fire e Tame Impala?

Insomma, la definizione è mutante (e sfuggente) come una creatura gigeriana: cosa vuol dire alla fine psichedelia? Solo che tutti questi qui si facevano come cammelli o che il rock si stava ampliando musicalmente, anche se in direzioni diversissime da artista ad artista?

CREATURE SIMILI___ I primi dark nella Milano degli anni Ottanta [Parte I] : Storiografia e geografia « Kainowska


Uno sterminato articolo che racconta, tramite la lente milanese, la scena alternative dei primi ’80 in Italia. Su Kainowska.com.

“Dark” è una definizione che esiste solo in Italia. Questa subcultura, che convenzionalmente nasce in Inghilterra alla discoteca Batcave (di cui abbiamo parlato alla fine di questo articolo), è ora universalmente definita goth, con tutte le declinazioni fashioniste degli ultimi anni, cyber goth, gothic Lolita, gothic aristocrat, fetish goth, tribal goth, goth metal, emo, neo folk. Il termine “goth” non è mai stato esportato in Italia, o comunque non ha mai attecchito fuori dalla cerchia degli affiliati alla marea nera. Quando a Milano iniziano a vedersi i primi punk pallidi, poco propensi alla guerriglia, nerovestiti dalla testa ai piedi e reietti, non esiste una definizione per loro. Alcuni di loro si chiamano con orgoglio gothic punk, come i frequentatori della Batcave. Successivamente, nel corso delle relazioni con i punk ortodossi e i centri sociali, verrà fuori la definizione Creature simili. Infine quella sdoganata ai media di dark. Queste sono anche le due anime della prima scena gotica italiana, Creature simili anarchiche da una parte e dark del giro delle discoteche dall’altra, prima fra tutti l’Hysterika. Un altro universo a parte sono i dark di provincia, che si muovono in territori socialmente molto più ostili di Milano.

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