HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Storia

Ecco il secondo Odissea Argento, In un altro paese di Robert Silverberg | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Odissea Argento numero 2, In un altro paese di Robert Silverberg, un’opera che non conosco ma che ha subito catturato la mia attenzione. Ecco la quarta:

“L’estate la trascorsero a Capri, nella villa di Augusto, nel cuore della stagione più fulgida dell’imperatore all’apice del suo regno, mentre in autunno ci fu il pellegrinaggio alla dorata Canterbury. Dopo sarebbero andati a Roma per Natale, per vedere l’incoronazione di Carlo Magno. Ma adesso era primavera nel loro meraviglioso viaggio, era quel glorioso mese di maggio verso la fine del Ventesimo Secolo, destinato a finire con un improvviso ruggito di morte e un cielo rosso fumante.”

Così inizia In Another Country, il magnifico romanzo breve (finora inedito in Italia) che Robert Silverberg scrisse per la collana della Tor che riuniva in un unico volume un classico della fantascienza (in questo caso lo splendido Vintage Season del duo C.L.Moore/H.Kuttner) e un seguito composto da un autore contemporaneo.

Come dice lo stesso Silverberg nell’introduzione, lui preferì riscrivere la stessa storia da un altro punto di vista piuttosto che un seguito, ma cercò (a nostro modesto parere con grande successo) di riproporre lo stile lirico della Moore, riuscendo a ricreare un’atmosfera di pathos che ha pochi eguali nella sua immensa produzione.

Quando Roma era una città spopolata | NationalGeographic


Sul NationalGeographic un bell’articolo per ricordare la decadenza di Roma, dopo il periodo imperiale, prima dell’ascesa del potere temporale della Chiesa cattolica. Un estratto:

Roma ha due celebri facce, quella classica imperiale e quella sgargiante dei papi. Ma fra lo splendore dei due periodi si nasconde quasi un millennio in cui era moribonda. All’apogeo dell’impero, verso il II secolo d.C., la città ospitava più di un milione di abitanti. Tuttavia, verso la fine del VI secolo erano rimasti solo 20mila sopravvissuti a una moltitudine di guerre, carestie e pestilenze. Se n’erano andati i mercanti, i marinai, le prostitute, i lavoratori e la plebe, mentre la nobiltà era salpata per Costantinopoli. Roma non era più caput mundi. Anzi, era governata come una provincia dell’impero bizantino.

La Roma di Gregorio Magno

È così che la trovò Gregorio Magno nel 590 d.C., l’anno della sua elezione al trono di Pietro: una città in bilico fra un glorioso e intimidatorio passato e un presente di abbandono. Tanto che lo stesso Gregorio ne parlava usando i simboli dell’impero caduto: «Roma è diventata calva come un’aquila che ha perduto le piume».

Vista dall’alto delle colline, la città aveva ancora l’affascinante skyline del suo glorioso passato: svettavano le statue mastodontiche, le piazze ricoperte di marmo, le colonne decorate, i tetti di bronzo sgargianti, le ville patrizie e le insule, i condomini della plebe. Eppure, era una città fantasma: le vie erano ricoperte di muschio e i palazzi avvolti dall’edera, abitati da volpi e gufi. Il Tevere era straripato molte volte e l’assenza di manutenzione aveva fatto sì che uno strato di fango indurito rivestisse le strade.

La via Sacra parte ai piedi del Colosseo e arriva fino all’altro cuore monumentale di Roma, il Campo Marzio: si stagliavano all’epoca le imponenti basiliche – dove un tempo si riunivano i commercianti –, gli enormi teatri di Pompeo e di Marcello e le lussuose terme di Agrippa.
La lista della magnificenza è lunga, ma la sparuta popolazione non sapeva più che farsene di tanto clamore architettonico. I pochi abitanti, abituatisi all’abbandono, non si curavano delle erbacce o del fango che, sedimentatosi, aveva alzato il livello della strada, e si ingegnavano aprendo sentieri che si incuneavano nella boscaglia attecchita fra i templi. Sulle strade erano cresciuti degli alberelli che, con il tempo, sarebbero diventati querce secolari, ben visibili da Carlo Magno quando, nell’800, farà il suo ingresso da nord per la via Lata, l’odierna via del Corso.

 

L’impero Romano morì nel 1453


Gli avamposti imperiali segnavano la continuità con il precedente Stato. Ma poi, quello che successe dopo, ne è stata la naturale conseguenza.

L’ipotesi del tempo fantasma | OggiScienza


Su OggiScienza la segnalazione di una strampalata teoria riguardo un certo periodo storico, che si sostiene essere stato aggiunto arbitrariamente per introdurre fatti storici in realtà mai avvenuti. Vi lascio alle note dell’articolo, ombre di teorie riconducibili al background pseudoscientifico che circolavano in Germania a cavallo del 1800-1900, prima dell’avvento del nazismo…

Secondo una teoria proposta in tempi relativamente recenti, il periodo compreso tra il 614 e il 911 d.C. sarebbe stato inserito in maniera artificiosa nella cronologia degli eventi storici. La storia sarebbe stata riscritta per introdurci un lasso di tempo di ben 297 anni, ricco di fatti che, in base a questa idea, non sarebbero mai accaduti. Oggi vivremmo nel XIX secolo, il Muro di Berlino sarebbe crollato il 9 novembre 1692 e l’attacco alle Torri Gemelle sarebbe avvenuto l’11 settembre 1704. Una simile mistificazione del calendario sarebbe stata opera di Ottone III di Sassonia, imperatore del Sacro romano impero dal 996 al 1002 (secondo la storia ufficiale), assieme a Papa Silvestro II (vissuto fino al 1002) e, con buona probabilità, Costantino VII, Imperatore d’Oriente (905 – 959). I tre autori di questa modifica deliberata avrebbero agito per trovarsi in carica allo scoccare del fatidico anno 1000, indicato come l’inizio del settimo giorno del mondo, in base a un’interpretazione dell’incedere dei sette giorni della creazione.

La formulazione dell’”Ipotesi del tempo fantasma” è merito di Heribert Illig, studioso bavarese nato nel 1947, che a partire dagli anni ‘90 ha pubblicato le sue idee in libri e articoli come “Das erfundene Mittelalter: Die grösste Zeitfälschung der Geschichte” (“Il Medioevo inventato: la più grande falsificazione della storia”) e “Hat Karl der Große je gelebt?” (“Carlo Magno è mai vissuto?”). Nei primi anni della sua carriera da storico, Illig pubblicò varie proposte di revisione della cronologia dell’Antico Egitto e delle epoche preistoriche. Il suo percorso di ricerca fu influenzato dal lavoro di Immanuel Velikovsky, intellettuale secondo cui la Terra avrebbe subito catastrofiche collisioni con altri pianeti (Venere e Marte, nello specifico) nonché promotore di una nuova cronologia degli avvenimenti dell’antico Egitto, della Grecia, di Israele e, in generale, del Vicino Oriente. Heribert Illig fu infatti un membro attivo di un’associazione di studiosi che seguivano le teorie catastrofiste e revisioniste proposte da Velikovsky. Il nome dell’associazione, attiva tra il 1982 e il 1988, era Gesellschaft zur Rekonstruktion der Menschheits und Naturgeschichte (“Società per la ricostruzione delle storia umana e naturale”).

Capitalismo, guerre ed epidemie – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Sandro Moiso che fa il punto su cosa sta succedendo nelle province capitaliste mondiali – ovvero praticamente tutto il pianeta – in questo periodo pandemico, mettendo a confronto i fatti con ciò che successe un secolo fa, con la Spagnola.

Va sottolineato come sia sviluppato un’efficace excursus tra le epidemie che hanno segnato la Storia dall’Antichità fino al mondo attuale, in cui l’attenzione dell’autore si sofferma maggiormente sulla Peste nera della metà del XIV secolo e successivamente sulle nuove pandemie che approfittano di un sistema sanitario capitalista alla deriva (come titola lo stesso autore una delle parti del testo).
Se la prima rivela la stretta interconnessione tra sviluppo dell’economia mercantile, spostamento delle merci e rapido diffondersi della peste, le altre e più recenti vengono fatte derivare da un sistema di sfruttamento globale sempre più simile ad una vera e propria guerra condotta nei confronti della Natura. Un sistema basato sulla guerra continua che promuove, direttamente e indirettamente, lo sviluppo e la diffusione delle epidemie. Come viene dimostrato in una delle schede inserite nel saggio dai curatori a proposito della cosiddetta influenza “Spagnola”, che si diffuse su scala planetaria proprio a partire da un campo di addestramento militare molto affollato, per l’urgenza della preparazione militare per l’intervento statunitense nel conflitto europeo, che si trovava nella contea di Haskell in Kansas.

Lo scopritore del virus dell’influenza poi ribattezzata “Spagnola” era un medico del Kansas, che si chiamava Loring Miner. Per primo aveva notato questa influenza con strani sintomi e aveva anche avvisato le Autorità, ma in quel momento l’Amministrazione Wilson aveva altre priorità, la guerra appunto, e nessuno badava a quella che sembrava una modesta epidemia locale. I soldati quartierati nel campo di addestramento di Funston, tuttavia, cominciarono immediatamente a infettarsi, ma i sintomi non erano ancora sufficientemente gravi per capire l’entità dell’epidemia e quindi [questi soldati] vennero spediti in Europa.
L’arrivo di truppe americane in Europa permise al virus immediatamente di diffondersi; per esempio, due terzi dei soldati americani diretti in Francia – stiamo sempre parlando dell’ultimo anno di guerra, il 1918 – arrivavano a Brest, e [in questo porto] ci furono subito vari casi di influenza. Con la sua diffusione – ricordiamoci che il virus, man mano che si diffonde muta e diventa più virulento – tra i due milioni di soldati americani all’epoca al fronte, immediatamente anche le altre truppe alleate, quelle francesi e quelle inglesi, vennero contagiate. Il meccanismo [del contagio] proseguì durante l’estate e poi scoppiò drammaticamente nel l’autunno 1918.
In quell’autunno cominciarono i casi più gravi e si svilupparono principalmente negli Stati Uniti, a partire dalle basi dell’esercito e a partire dai porti dove transitavano le truppe per andare in Europa o per tornare dall’Europa, quindi Boston, Philadelphia, New Orleans. Le stesse navi che andavano o venivano dall’Europa registravano decine, a volte centinaia, di casi durante la traversata. A quel punto le autorità sanitarie militari compresero la gravità del problema e cercarono di isolare i soldati contagiati, ma ormai era troppo tardi. […]
Nell’arco di poche settimane l’epidemia si scatenò in tutta la sua virulenza in Europa e negli Stati Uniti. Gli ospedali, semplicemente, collassarono, i feriti o i contagiati morivano rapidamente di questa polmonite apparentemente inarrestabile e non sappiamo esattamente quanti furono i casi poi registrati, per esempio in Asia, su cui non ci sono statistiche sanitarie attendibili.
Con ogni probabilità si trattava di un tipo di influenza aviaria, partita nel rurale Kansas e poi mutata una volta raggiunte le truppe da una parte e le città dall’altra. Anche nel 1918 il mondo era globalizzato, legato fortemente da trasporti navali oltre che dall’incredibile concentrazione di persone e animali nei teatri delle operazioni belliche. Nelle trincee l’epidemia si sviluppò in maniera estremamente rapida, nei quartieri più poveri e sovraffollati, ancora di più3.

Il saggio coglie a fondo la necessità e l’inevitabilità del conflitto nella costituzione del modo di produzione attualmente dominante e sviscera letteralmente tutti i collegamenti tra warfare e governance che ne derivano. Non dimenticando di ripercorrere tutte le interconnessioni tra produzione industriale, guerra chimica (compresa quella contro l’ambiente) e guerra tecnologicamente “evoluta” che hanno segnato il destino di milioni di uomini e di donne. Spesso proprio nel cuore dell’Impero.

La donna romana in epoca bizantina (VII-XII sec.) – TRIBUNUS


Su Tribunus un post che indaga la condizione della donna nel mondo cosiddetto bizantino, ovvero dell’Impero Romano d’Oriente.

La donna occupava un gradino inferiore nella società rispetto all’uomo. Di conseguenza, poteva essere vittima di discriminazioni legali.
La legislazione tutelava la donna in alcuni casi specifici: per quanto concerne la successione o lasciti ereditari, figli maschi e figlie femmine avevano pari diritti. Inoltre, le fanciulle avevano il pieno possesso della dote offerta dalla propria famiglia allo sposo. La donna doveva inoltre subire una discriminazione a livello scolastico e di educazione. Infine, era estremamente limitata nei movimenti.
Il ruolo primario della donna, nella mentalità del periodo medievale dell’impero, era solo quello di madre. Come tale, è elogiata come educatrice affettuosa ed amorevole, che aveva a cuore non solo il bene fisico della prole, ma anche la loro crescita spirituale, attraverso l’insegnamento dei Salmi, delle Sacre Scritture, e dell’agiografia dei santi. Nei romanzi bizantini, invece, la bellezza femminile era apprezzata e valutata positivamente solo in relazioni amorose altrettanto positive. Altrimenti, la donna veniva vista con sospetto, come elemento di tentazione peccaminosa e sessuale.
Inoltre, durante il mestruo erano considerate impure, e durante i quaranta giorni successivi al parto come deboli ed inaffidabili.

Costantino, l’imperatore cristiano – HistoriaRegni


Su HistoriaRegni un articolo dedicato alla figura di Costantino, l’imperatore romano che diede l’ultima salutare scossa al vecchio impero e che predispose un lungo futuro, durato più di un millennio, abbracciando l’unica folata di rinnovamento – non necessariamente in senso positivo – che percorreva la società in quel momento storico: il cristianesimo.

Il suo regno durò dal 306 al 337, uno dei più lunghi della storia romana, innovativo, di rottura. In pochi anni una nuova religione superò la prova difficilissima delle persecuzioni e si affermò come fede privilegiata. Costantino fu l’artefice di uno dei più profondi cambiamenti dell’Impero Romano e ancora oggi per la Chiesa ortodossa l’imperatore è un santo oggetto di una venerazione calorosa. Ma questa propensione rivoluzionaria si manifestò anche in altre decisioni clamorose, prima fra tutte la fondazione di Costantinopoli che, di fatti, surclassò la vecchia capitale e pose le basi del futuro bizantino.

Eppure Costantino fu uno dei personaggi più discussi del suo tempo. Gli scrittori pagani lo accusarono di aver rovinato l’impero e ne denunciarono le colpe, l’aver vilipeso gli antichi dei, l’aver umiliato le tradizioni degli antenati, l’aver deturpato i templi dei padri e perseguitato i sacerdoti. L’opera dei barbari sarebbe stato il castigo divino per tanti misfatti. Ma i suoi detrattori evidenziarono anche il fatto che Costantino aveva sguarnito le frontiere e affamato i sudditi con una soffocante pressione fiscale. Visione opposta dell’imperatore la davano ovviamente i cristiani. Consacrando Roma a Cristo, Costantino aveva garantito una rinnovata vitalità all’impero, creato una insperata armonia tra gli uomini e Dio, procurato un lungo periodo di pace e, con la fondazione di Costantinopoli, aveva assicurato la salvezza della parte orientale dell’impero assaltato dai barbari.

L’atteggiamento dell’imperatore fu sempre cauto, governava del resto un impero ancora pagano e non poteva cambiare tutto da un giorno all’altro. Si mosse con prudenza, propiziando la lenta ma capillare penetrazione del cristianesimo nella società del suo tempo. Fu proprio l’imperatore a preoccuparsi anche dell’unità dei cristiani. A tal fine promosse il primo concilio universale della storia della Chiesa, il concilio di Nicea, del 325. Qui si condannò l’arianesimo e fu proclamato il credo, il cosiddetto “simbolo niceno”, ancora oggi conservato dalla Chiesa cattolica.

Traiano | STORIE ROMANE


Su StorieRomane un bel profilo di Traiano, forse il migliore imperatore romano, colui sotto il quale l’impero raggiunse la massima espansione e la terrificante potenza militare che identifica Roma antica.

Traiano è ricordato però principalmente come conquistatore: nel corso di due guerre, nel 101-102 e 105-106 sottomise i Daci di Decebalo, vendicando le sconfitte subite ai tempi di Domiziano. Le gesta di Traiano sono raccontate sulla famosa Colonna, sulla cui cima era presente una statua dell’imperatore. Dopo duri combattimenti i Romani sottomisero totalmente la Dacia, trasformandola in provincia. Era ricchissima d’oro, che affluirà nelle casse romane e garantirà cinquant’anni di prosperità economica.

Qualche anno dopo Traiano, dopo aver annesso anche l’Arabia e l’Armenia, nel 114, ricevendo il titolo dal senato di optimus princeps, attaccò i Parti, conquistando Ctesifonte nel 115. La vittoria era totale e i Romani erano arrivati fino al Golfo; i Parti, ormai disperati, fomentarono una sollevazione ebraica nell’oriente romano: gli Ebrei in Cirenaica, Egitto, Palestina, si ribellarono ai Romani. 

Bisanzio non esiste. Quattro motivi per smettere di chiamare “bizantini” i Romani durante il medioevo. – TRIBUNUS


Su Tribunus alcune considerazioni – inoppugnabili – su come i Bizantini fossero comunque cittadini dell’Impero Romano. Un estratto.

“Bisanzio, forse, non è mai esistita…”, recita una bellissima canzone di Francesco Guccini. E infatti, Bisanzio non esiste. Bisanzio, in quanto entità statale altra rispetto all’impero romano, è un’invenzione storiografica di epoca moderna, che sarebbe finalmente l’ora di buttare nel dimenticatoio.

Chiariamo subito un punto fondamentale: nelle fonti antiche e medievali romane, “Bisanzio” e “Bizantini” sono certamente due termini ricorrenti, ma hanno un significato profondamente diverso da quello che noi attribuiamo loro. Sono due parole molto specifiche che indicano la città di Bisanzio (o Nea Rome, o Costantinopoli), e gli abitanti della città.

Capisco certamente che l’uso moderno di “bizantino” è del tutto convenzionale, un termine di comodo, ma non smettere di usarlo non fa che continuare a tramandare l’idea, fuorviante e sbagliata, che voglia indicare qualcosa che non è romano. E ciò vale anche per altri termini quali Romaici, Romei, Romiosi: tutte terminologie che traslitterano la traduzione in lingua greca di “Romani”. Questi termini, oltre a non avere alcun senso –se abbiamo già la parola corretta in italiano, perché mai utilizzare la traslitterazione della stessa parola da un’altra lingua?–, implicitamente vogliono significare che stiamo parlando di qualcosa che si vuole dire romano ma non lo è. Cosa che naturalmente è falsa, sbagliata, al limite della pseudostoria.

È ovvio che lo Stato romano cambi e si evolva nel tempo per diverse contingenze, e questo vale ancora per l’Evo antico. Ipotizziamo di poter portare un “vero” romano, Catone il Censore, al II o III secolo d.C.: visti i cambiamenti radicali che avrebbe subito il “suo” mondo, ne uscirebbe senz’altro di senno. Dobbiamo imparare a ragionare a mente fredda e cercare di razionalizzare il fatto che lo Stato romano ha un’estensione temporale talmente ampia, che è impossibile che resti sempre uguale a sé stesso. Riconosco che è difficile, in un mondo nel quale il tempo si conta come le noccioline, ma se si vuole comprendere la Storia bisogna almeno provarci.

Ci vorrebbe naturalmente una più lunga trattazione sull’argomento per spiegare adeguatamente quanto la nostra visione sia fallace, ma qui mi limiterò a portare quattro semplici motivi e controargomentazioni che spero aiutino a smontare del tutto l’esistenza di “Bisanzio”.

Lo Stato, la legge, la cittadinanza: un mondo romano.

Questo è forse il punto più importante di tutti, ed è talmente ovvio che spesso viene totalmente trascurato. Dal punto di vista politico e geografico, tra antichità e medioevo non vi è soluzione di continuità nello Stato romano, non si viene a creare una nuova entità politica. Naturalmente, questo è comprensibile solo se ci togliamo un ennesimo paraocchi storiografico che ci hanno lasciato in eredità gli studi scolastici: l’impero romano non venne mai diviso in due imperi.

La famosa divisione di Teodosio del 395 non fu che una delle tante divisioni amministrative del territorio imperiale (suddivisioni che hanno i loro inizi già da Augusto) che, pur governato da due imperatori colleghi, rimase sempre unito come un unico Stato romano. Se eliminiamo questo concetto fondamentale, per esempio non capiremo mai le continue aspirazioni dei Romani durante il medioevo, da Giustiniano in poi, di riportare sotto l’egida imperiale l’occidente.

In questo Stato romano che prosegue senza soluzione di continuità si vive, ovviamente, sotto la legge romana. Una legge che si evolve su e da modelli romani, continuamente in aggiornamento per mano di diversi imperatori (Teodosio II, Giustiniano, Leone III etc.), che si preoccupano di semplificare e ordinare, e quando serve archiviare, le vecchie leggi. In occidente, invece, il diritto si fondava principalmente sul Codex Theodosianus, mentre il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano non è riscoperto fino all’XI secolo: nello stesso periodo, nell’impero romano, quest’ultima opera era obsoleta da quasi tre secoli.

Un altro concetto fondamentale è quello della cittadinanza. Per il periodo medievale dell’impero romano è un tema ancora poco studiato, ma ciò che sappiamo è che la Constitutio Antoniniana del 212 (meglio noto come Editto di Caracalla) stabiliva che tutti gli abitanti liberi dell’impero fossero cittadini romani. Considerando che tale provvedimento non è mai stato abrogato, la cittadinanza romana è passata di generazione in generazione, fino alla fine dell’epoca medievale.

Cittadini romani, che vivono sotto la legge romana, nello Stato romano. Cos’altro serve per ammettere che i “bizantini” sono un’invenzione?

Raffronti imperiali


Raffronti imperiali tornano costantemente alla luce, raccontano di eventi mai morti, mai esauriti: il loro respiro continua a soffiare anche qui.

La Ragazza con la Valigia

Ironia e parodie, racconti di viaggio e di emozioni…dentro, fuori e tutt’intorno !!

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Fuliggine

“The books gave Matilda a comforting message: You are not alone." Roald Dahl

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Sincronicità Spicciola

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La community italiana del cinema

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri orientarsi: alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

BREAKFAST COMICS

Best Comics & Graphic Novels / I fumetti da leggere almeno una volta nella vita. Sponsored by CSBNO

La Via del Caos

Cambiare il modo di vedere il mondo per migliorare sé stessi

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: