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Ritorna la “strega del lago” (cyberpunk) di Sergio Beccaria | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “I riti della sepoltura”, racconto di Sergio Beccaria che connette SF ed esoterismo, con un mix originale e che m’incuriosisce; il titolo esce in digitale per DelosDigital, con la curatela di Giulia Abbate ed Elena Di Fazio, e ha questa quarta:

I riti della sepoltura fanno parte da sempre della cultura umana, e forse della sua stessa natura. Emma lo sa bene: e non manca di presenziare a un funerale eccellente, ma non solo per rispetto. Cosa è successo davvero a Patrizia Della Rovere, tesoriera della potente Sorellanza? Cosa la collega alla scienziata Monica Saleri, amica di Emma, morta dopo che le sue importanti ricerche sui neuroni specchio avevano perso finanziamenti e interesse pubblico? Emma sa bene che tutto è collegato e che le coincidenze sono segnali di qualcosa che è solo apparentemente disgregato. E il suo intuito, unito a una impareggiabile competenza scientifica, la porterà alla verità: una verità per cui il mondo non è pronto, ma di cui ha davvero bisogno.
Dopo La strega del lago e Il silenzio della Sorellanza, Sergio Beccaria torna a raccontarci di Emma, la “strega del lago”, e del suo mondo ipertecnologico e inquieto: nel quale la magia, l’arcano, il sacro giocano insieme alle neuroscienze, alla biologia, all’ingegneria genetica. Una saga fantascientifica raffinata e densa di riferimenti attualissimi.

Vertigo Syndrome presenta la mostra “Stregherie” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una bella Mostra che si sta svolgendo, fino a fine febbraio, al Belvedere della Villa Reale di Monza ospiterà Stregherie. Fatti, scandali e verità sulle sovversive della storia. Indagare l’oppressione subita da un numero spaventoso di esseri umani, da parte di un potere politico che è rimasto intatto dopo millenni, è un atto di chiarezza sociale e di giustizia storica, vi lascio perciò ad alcuni stralci dell’articolo:

La mostra, ideata e prodotta da Vertigo Syndrome, con il patrocinio del Comune di Monza, espone una collezione di stampe antiche unica al mondo, che mette insieme i maggiori incisori e artisti degli ultimi due secoli con straordinari illustratori anonimi dimenticati, presentando scene di malefici, torture, sabba osceni, crudi episodi di stregoneria ma anche scene luminose di streghe buone, zingare che guariscono bambini dalle malattie e simboli magici nascosti in quadri pastorali.
Il visitatore inizierà la sua visita vivendo su di sé la forte esperienza di un vero processo per stregoneria tenuto da un tribunale medievale del 1539. In seguito sarà invitato a entrare nel mondo dell’Antica Religione della Grande Madre vivendone i luoghi, i riti, le azioni e gli oggetti in un percorso che si articolerà in dieci stanze fortemente caratterizzate, dalla tradizione mitologica fino alla definizione della figura in epoca moderna.

Il percorso, immaginato come un viaggio iniziatico per diventare streghe, è liberamente ispirato al classico di Dario Argento, Suspiria. Lungo il corridoio del percorso espositivo, che richiama gli asfittici e terrorizzanti ambienti del film, come all’interno del palco di un teatro si aprono dieci stanze, ciascuna delle quali mette in scena un diverso aspetto della vita della strega.
Di grande suggestione, l’elemento sonoro, che accompagna il visitatore lungo tutto il tragitto. Voci, sussurri e grida strazianti, evocano antichi rituali e, attraverso le parole della drammaturga Magdalena Barile, danno voce alle streghe stesse, che raccontano le proprie storie, dalla prima vocazione, sino alla piena realizzazione di sé, grazie all’uso della magia. Alla fine della visita, giunti nella stanza finale, dopo aver acquisito consapevolezza della vera natura delle streghe e aver scoperto, attraverso di loro, la propria vocazione “per il mestiere”, benefica o malefica che sia, i visitatori saranno pronti a scrivere il loro scongiuro personale nel grande libro delle ombre.

Grundeis – Vex


Le nenie postelettriche portano sui verdi campi bui della psiche cosmica.

Il sé concentrato


L’occasione del momento narra delle luci surreali che la notte fanno visita alla tua psiche, formando mondi fantastici, weird e distopici, in grado di spaventare il tuo universo.

Empyrium – The Three Flames Sapphire


La nostalgia di un flusso folk andato rimane lo stigma di qualcosa destinato a terminare.

Strigarium i delitti del noce | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la recensione di Fabio Lotti a Strigarium, i delitti del noce, romanzo di Luigi Boccia e Nicola Lombardi uscito per “Il Giallo Mondadori” di questo mese. Un estratto:

Non la faccio lunga. Data la variegata complessità del libro, butto giù all’impronta le sensazioni ricavate dalla lettura. Trattasi di un excursus storico delineato con grande perizia in stretta alchimia con la creatività, la fantasia e l’immaginazione. Un impasto bene amalgamato di verità e finzione, voci, ombre, mistero, visioni, sussurri, fremiti, paura, riti diabolici, stregoneria e il marcio che si annida anche in certi ambienti della chiesa. Passaggi veloci da una situazione all’altra, capitoletti brevi alternati a certi più lunghi, alternanza anche di luoghi e personaggi delineati con tocchi sapienti tali da restare impressi nella memoria. E poi la ricerca del famoso Noce, l’Oracolo delle streghe, la lotta per l’Oracolo, la cerimonia dell’Oracolo, un libro ritrovato, lo Stregarium, davvero importante, un messaggio lasciato dall’impiccato e altri decisivi tasselli tutti tesi a formare il quadro sempre meglio delineato dentro un’atmosfera inquietante e brividosa.
Comunque per Flaviano, dopo aver parlato con chi di dovere e osservato attentamente gli ambienti in cui si sono svolti certi fatti, bisogna entrare nei sotterranei del monastero. E’ qui che, secondo il suo intuito, scopriremo la verità. Ma quale?…

Una piacevolissima lettura.

Luce oscura del villaggio


Lo stigma dell’oscuro profondo, nelle pieghe del villaggio sei il riferimento.

Grundeis – Run


Il nuovo lavoro dei Grundeis: l’evocazione vocale è vibrante, tremula, sciamanica.

Ridare la voce alle comunità a cui è stata tagliata la lingua – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate, saggio storico di Michela Zucca che indaga le influenze del politically correct sui fatti storici inerenti a oppressioni di popoli e gruppi di persone identificate da un denominatore comune, come il sesso, l’etnia o le inclinazioni sessuali o religiose. Un estratto:

La nuova edizione rivista del testo di Michela Zucca, edito originariamente nel 2004 da altro editore rispetto all’attuale, può costituire un ottimo punto di partenza per chiunque voglia iniziare un percorso di studio della Storia rimossa dell’Occidente. In un tempo in cui il pensiero unico dominante del politically correct tende a ridurre il problema dell’oppressione di classe, razza e genere ad una questione di pura rimozione della realtà storica, riducendo ogni conflitto ad un problema di diritti e “coscienze” individuali, con conseguenti atti di contrizione formale ipocriti quanto inutili, diventa urgente sottolineare come anche noi, occidentali ed europei, siamo stati costretti a diventare “bianchi” ovvero portatori di idee e comportamenti culturali, religiosi, politici ed economici che sono stati instillati con la forza e la violenza nei nostri antenati, distruggendone le comunità e le culture cui appartenevano.

Michela Zucca (1964), storica e antropologa, è specializzata in cultura popolare, storia delle donne, analisi dell’immaginario. Ha svolto lavoro sul campo tra gli sciamani della foresta amazzonica, in Perù e Colombia, e fra i Lapponi in Finlandia e ha insegnato Storia del territorio in varie università italiane e svizzere. Ha, inoltre, fondato la «Rete delle donne della montagna» e collaborato con il «Centro di ecologia alpina», mentre attualmente organizza e coordina le attività di Arkeotrekking con l’Associazione Sherwood1. In tale contesto di studi ha prodotto numerosi testi e curato l’opera, in 5 volumi, Matriarcato e montagna (1995-2005). Come afferma l’autrice nel primo capitolo del testo, destinato ad illustrarne l’impostazione metodologica:

“Nelle civiltà arcaiche e “premoderne” la massa della popolazione vive “fuori dalla società”, lontana dal “centro” in cui si esplica il potere politico, religioso, economico, ideologico dell’establishment. Soltanto in modo occasionale e frammentario i vari contesti locali si rapportano con quello centrale, mentre prevalgono la dispersione territoriale e la varietà locale. La scarsa possibilità di coordinamento sociale, la carenza di controllo da parte delle autorità, l’economia di sussistenza e non di mercato, sono fattori di ulteriore riduzione o restrizione del centro.
Con la cultura “moderna”, lo sviluppo del mercato e il rafforzamento amministrativo e tecnologico dell’autorità, l’urbanizzazione e la scolarizzazione su vasta scala, la diffusione capillare delle comunicazioni di massa, si determina un coinvolgimento generale della società, un’accentuazione e un’imposizione del sistema di valori centrale in misura sconosciuta negli altri periodi della storia. Sulle montagne però, le condizioni di vita premoderne continuano a esistere per lunghi, lunghissimi, secoli: quasi fino a ieri2.

Questa trasformazione sociale viene comunemente associata al progresso e come tale rivendicata dai cantori della modernità, tra cui non bisogna esitare ad inserire gran parte del pensiero di sinistra e marxista3, che dimenticano, sottovalutano oppure nascondono ciò che la nostra autrice non manca invece di sottolineare con forza, ovvero che «il “progresso” è fondato sullo sterminio»4. Stermino di popoli, culture e comunità, di qua e di là degli oceani.

“Al riparo delle foreste, tornate dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, trova rifugio una popolazione di fuorilegge, di cui i cittadini hanno paura, ma che vengono lasciati vivere fino a quando gli interessi urbani non si espandono, e anche loro devono essere ridotti alla ragione, letteralmente “razionalizzati”. La caccia alle streghe non è l’unico mezzo di eliminazione di una cultura arcaica. La “soluzione finale” passa anche attraverso la distruzione del substrato ambientale che permise per secoli alle varie “tribù delle Alpi” di mantenersi indipendenti: la foresta meravigliosa che proteggeva genti e spiriti.
Il Concilio di Trento è il momento di rottura violento che sancisce il cambiamento culturale, tanto è vero che viene ricordato nella memoria orale in maniera vivissima ancora oggi5.

Il Concilio trentino (1545-1563) può infatti essere considerato non soltanto come un momento di “rinnovamento” della chiesa cattolica in reazione allo sviluppo e alla diffusione del protestantesimo, ma anche come un momento centrale della fondazione legislativa dello Stato moderno, che proprio tra il XV e il XVI secolo vedrà crescere i propri attributi, compiti, forza militare e repressiva e potere, proprietario e amministrativo, sui territori definiti sia scala imperiale che nazionale6.

Riferimenti da considerare


Qualcosa che trasmette da te a me un’idea di fascino, le onde della giovane esistenza si tramutano in movimentazioni dello spazio senza tempo, del tempo senza spazio, della neghentropia che sconvolge ogni riferimento (s)conosciuto.

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