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Archivio per Surrealismo

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione del documentario Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, di David Pujol. Un tale artista, probabilmente uno dei due o tre più grandi artisti del secolo scorso, capace di gettare la sua possente ombra anche in questi Duemila, non poteva passare inosservato al Cinema documentaristico. Un estratto:

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità segue un percorso diverso da quello che ci si aspetterebbe; complice la partecipazione di Jordi Artigas, coordinatore delle Case Museo Dalí, e di Montse Aguer Teixidor, direttrice del Museo Dalí, il documentario verte irrimediabilmente verso una prospettiva locale, concentrandosi in maniera quasi feticista sulle aree di influenza dei due direttori: Portlligat e Figueres. Questa mossa evidentemente auto-promozionale si macchia di immense e pesanti omissioni, offrendo però in riscatto un’immagine intima e umana di Dalí, un’analisi che esplora a fondo il suo rapporto con la famiglia di origine e il simbiotico legame con la sua storica compagna e musa, Gala.

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Jemh Circs – (untitled) Kingdom | Neural


[Letto su Neural]

Nuova uscita per Marc Richte – noto anche come Jemh Circs ma meglio conosciuto come Black To Comm – che pubblica questo suo secondo album sempre ad Amburgo, sull’etichetta di casa, la Cellule 75. Sono ben ventiquattro le tracce stavolta – una sola supera i quattro minuti – e l’effetto sembra essere quello d’un collage sensibilissimo, a tratti anche aspro, ricco di frammenti auditivi, scorie e memorie accumulatesi nel tempo. Richte tiene a sottolineare quanto il risultato delle manipolazioni sia frutto d’un rimestio tutto digitale, fatto di decostruzioni e campionamenti – seppure ad un primo ascolto poco trapeli di questa progettualità – che ha origine in sequenze alquanto banali di pop contemporaneo, fonti “catturate” da YouTube o da altre piattaforme commerciali di diffusione e promozione musicale. La sensazione è che i contenuti “plagiaristi” dell’opera siano stati molto limati, a evitare che scansioni e raccordi siano riconoscibili. Non è quel tipo d’approccio, insomma, nel quale è manifesta l’arte dell’inglobare elementi atti a irretire l’ascoltatore e a stimolarne le capacità di analisi e riconoscimento delle citazioni. Più che al post-punk o all’energia space-primitivista delle seminali stagioni cyber a noi sono venuti in mente per assonanza i cadavre exquis del surrealismo, qui nelle forme di casuali parti auditive, manipolate e poi disposte ad arte grazie ad un lavoro di editing piuttosto certosino, utilizzando anche pattern meno sintetici e field recording. Alle sequenze opportunamente stirate o liquide sono spesso sovrapposte ritmiche fratturate e innesti quali sciabolate, riverberi, echi, effetti d’ogni specie e intensità. Nella confusione opportunamente modulata si combinano ad arte suggestioni e suoni differenti, che solo grazie a un lavoro d’artigianato digitale – e certo non per magia – riescono a rendere il senso d’un lavoro coerente seppure risolto in forme di differente natura e provenienza. Jemh Circs è assai abile nel fondere in un tutt’uno concetti, sonorità e atmosfere, anche se allo scopo è costretto a spezzettare la narrazione in più quadri, a volte anche divergenti come impostazione ma che assieme riflettono costanza compositiva, un gusto personale non comune e il controllo anche di costrutti non consueti, solo apparentemente spiazzanti. Sono tanti piccoli pezzi, che qualcuno definirebbe inutili, quelli che lo sperimentatore tedesco mette assieme, perdendosi volutamente nelle illimitate possibilità combinatorie ma anche operando coinvolgenti alchimie ritmiche e armoniche di grande qualità e spessore musicale.

La donna surrealista | L’indiscreto


Un lungo trattato sul ruolo femminile al tempo del Surrealismo. Su L’indiscreto.

Negli anni ’20 le donne iniziano a lottare per i propri diritti. Breton e il circolo dei surrealisti si trovano in una posizione scomoda perché se per la carica rivoluzionaria che caratterizza il movimento vogliono sostenere l’affermazione sociale della donna, di fatto il cuore della poetica surrealista affonda le radici nella rappresentazione bipolare del femminile di matrice romantico-simbolista.

La donna, protagonista della poetica bretoniana, è più «un’immagine di bellezza tremolante all’ombra di sogni e immaginazione» che un eroina sociale o politica. Delle donne, spiega ancora Chadwick «si esaltava la bellezza, l’immaginazione fertile e sovversiva, la capacità di indurre nei loro uomini un amore “folle”»; soprattutto la follia e l’infantilismo, vengono sempre considerati aspetti fondanti l’identità femminile descritta dai surrealisti.

Roeiers-800


Si rema sull’indefinito, sempre e ovunque.

PINK FLOYD, DALÌ & DISNEY | PinkFloydItalia


Ho già parlato del video di Salvador Dalì e Walt Disney su cui Time dei Floyd si adatta perfettamente; segnalo ora il post di PinkFloydItalia che posta lo stesso video e che, però, aggiunge altre note e considerazioni. Concordo davvero su ogni cosa detta, mi pare che la creatività surreale ed empatica dei Floyd sia qualcosa di davvero eccezionale e unico nel panorama musicale mondiale.

…si adatta perfettamente alle atmosfere create ben 28 anni prima dell’uscita del brano. Le “connessioni” con il mondo “Pinkfloydiano” sono molteplici: orologi (Time), piramidi (Dark Side..), facce contrapposte (The Division Bell), e questo video conferma una volta di più come la musica dei Pink Floyd sia facilmente adattabile a molti video, senza dimenticarsi delle ormai famose connessioni tra The Dark Side Of The Moon ed Il Mago di Oz e Echoes con 2001: Odissea nello Spazio. A questo link invece c’è la versione originale, con la musica scritta per la versione del 1945 dal compositore messicano Armando Dominguez ed interpretata da Dora Luz.

L’anno di Magritte | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine un bell’articolo che ricorda il cinquantenario della scomparsa di Magritte:

Il 2017 è il cinquantesimo anno dalla morte di un grandissimo artista: René Magritte. Se lo dobbiamo definire come esponente di una corrente artistica possiamo dire che è surrealista, ma lui ha dato un grosso contributo (insieme certo a Marcel Duchamp, fra gli altri) all’arte concettuale. Il suo surrealismo ha una particolare connotazione: mentre gli altri spingono sulla leva dell’eccesso, del non sense, Magritte gioca con gli scivolamenti semantici soprattutto in ambito visivo e linguistico, sulla contraddizione fra immagine e significato, su ciò che noi per abitudine diamo per assodato e che con un ribaltamento può non essere così scontato. Il famosissimo dipinto “Ceci n’est pas un pipe” è solo un esempio emblematico della poetica dell’artista e forse il più accessibile. Ma ci sono inquietanti opere che ribaltano le nostre certezze, alzando i veli di verità, che noi crediamo rivelate e che potrebbero essere non così assolute.
Per omaggiare l’artista i Musei Reali delle Belle Arti del Belgio, La Fondazione Magritte, le Edizioni WPG Belgio, la cittadina di Knokke-Heist e il monumento simbolo di Bruxelles, l’Atomium, hanno creato un marchio comune, l’Anno di Magritte, che promuoverà tanti eventi sotto la propria egida.

Il calendario è fitto, ricco di sfumature e inventiva che rivaleggiano con la creatività dello stesso artista; mi viene da fare un triste paragone con i 2000 anni dalla morte di Augusto, passati nel 2014 senza un vero e proprio evento che lo ricordasse degnamente: all’estero sembrano davvero intendersi di Cultura e Storia, eh sì…

La papessa del diavolo ∂ Fantascienza.com


Fantascienza.com ci segnala l’uscita di una riedizione de La papessa del diavolo, opera scritta – pare – da due surrealisti: Ernest Gengenbac, ex religioso e scrittore surrealista, e Robert Desnos, poeta, giornalista e uno dei fondatori del Surrealismo. Gli pseudonimi usati sono: Jehan Sylvius e Pierre De Ruynes. La quarta:

“L’epoca moderna ha fatto il suo tempo. L’indole stereotipata dei gesti, degli atti, delle menzogne dell’Europa sta a dimostrare che il tempo del disgusto si è concluso. Spetta ai Mongoli ora accamparsi sulle nostre piazze”. Così recita un Manifesto surrealista del 1925, e su questa profezia si basa La Papessa del Diavolo, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1931. È la storia apocalittica e divertita, ma non per questo meno inquietante, della fine della civiltà per mano di un’Arcimaga babilonese e, alle sue spalle, dell’Arcangelo Nero che ordisce la fine dei tempi.

Tra torture e massacri, erotismo saffico e humor nero si dipana un delirio estremamente metodico, un’orgia iconoclasta che mescola il triviale con il poetico, sotto il segno della distruzione totale. L’origine stessa di questo romanzo di magia, amore e morte è ancora avvolta nel mistero.

Nel post sono riportati poi altri passi, eloquenti, che riporto sotto:

Nel romanzo si narra come, nell’anno 19…, tutti i paesi dell’Occidente verranno conquistati da un Oriente oscuro e crudele. La Chiesa Cattolica ha finito il suo ruolo e il Papa sarà crocifisso a Parigi sulla Torre Eiffel. Al comando di queste orde barbare c’è una donna bellissima e crudele, lesbica e diabolica, una arcimaga comandata da una sorta di Angelo Nero, forse un alieno con doti telepatiche.

Riportiamo quanto fu scritto nella quarta della prima edizione: “Nata dall’incontro insospettabile tra un cultore di messe nere e demonismo e un poeta surrealista che si nasconde dietro il magico pseudonimo di Pierre de Ruynes, questa Apocalisse frenetica risponde al desiderio di morte della marcia cultura occidentale a favore della nuova barbarie: « Vedremo infine i Mongoli, — scrivono nel 1925 in un manifesto Breton e Eluard, Artand e Ernst, Crevel e Aragon, — accamparsi sulle nostre piazze».

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