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Archivio per Tenet

L’ultima sfida del cinema quantistico di Nolan: Tenet – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi una lunga e articolata recensione/esegesi di Giovanni De Matteo a Tenet, ennesimo capolavoro – e forse il supremo – di Christopher Nolan. Un eloquente estratto:

Tenet è un film impossibile da condensare in una sinossi. È una storia di spionaggio in cui, come viene spiegato al Protagonista (nessun nome nel copione per lui, vedremo meglio perché) interpretato da un ottimo John David Washington, già fattosi apprezzare per BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018), nel corso del suo training ultrarapido, l’obiettivo è scongiurare la Terza Guerra Mondiale. Ma si tratta di un tipo di intrigo molto particolare, in cui la fantascienza irrompe fin da subito in maniera preponderante: infatti la spada di Damocle sospesa sulla sopravvivenza dell’umanità non è una guerra come le altre, combattuta con ordigni nucleari in un teatro geografico, ma un inedito conflitto temporale in cui un piccolo gruppo di uomini reclutati da Tenet (vedremo anche qui di cosa si tratta) rappresenta l’ultima linea di difesa per la nostra epoca contro una minaccia catastrofica sferrata dal futuro.
Il futuro che minaccia il presente è un tempo in cui la Terra è ormai allo stremo, devastata dagli effetti del cambiamento climatico che l’hanno resa quasi inabitabile, per cui i suoi signori hanno deciso di eliminarci cercando in questo modo di azzerare gli effetti delle nostre azioni e, soprattutto, delle nostre omissioni. I paradossi alla base di ogni storia di viaggi nel tempo non colgono alla sprovvista il Protagonista, che infatti ci mette poco a far notare al suo partner l’inconsistenza delle mire della posterità: in che modo, cancellandoci, gli uomini del futuro riuscirebbero ad annullare i nostri effetti sull’ecosistema? Non si originerebbe una diramazione dalla linea del tempo originale, in cui inevitabilmente i posteri non potrebbero beneficiare dell’esito del loro intervento? Neil, l’agente interpretato da Robert Pattinson che assiste il Protagonista nella sua missione, istruendolo su come destreggiarsi tra le insidie del tempo, glielo spiega laconicamente, liquidando la questione senza addentrarsi in uno degli infodump a velocità supersonica che puntellano le pellicole di Nolan (e nemmeno Tenet, in altri passaggi, fa eccezione): non dobbiamo convincerci che sia vero, è sufficiente che ci credano loro… Tra proiettili che viaggiano dal bersaglio alla canna, inseguimenti su automobili lanciate in retromarcia e colluttazioni in cui ogni colpo sembra poter essere previsto e parato, inizia così un viaggio che è allo stesso tempo un’iniziazione sulle peculiarità dell’entropia e una corsa contro il tempo per disinnescare l’Algoritmo, un congegno in grado di “invertire” l’intero pianeta, scongiurando in questo modo la fine del mondo.

Di guerre nel tempo la letteratura di fantascienza ha saputo fornire un variegato campionario, a partire da Il Grande Tempo di Fritz Leiber (1957) e dai racconti di Poul Anderson dedicati alla Pattuglia del Tempo (1955-1960), fino all’incursione di Charles Stross con Palinsesto (2009), diversi dei quali insigniti dei maggiori premi del settore: storie di agenti temporali e di organizzazioni segrete create per preservare la coerenza storica dalle ingerenze di fazioni rivali o, come nel caso del capostipite di Leiber, storie di vere e proprie guerre combattute per il controllo della storia, un’ispirazione poi ripresa in Italia da Lanfranco Fabriani e Sandro Battisti con le storie dei rispettivi cicli dell’UCCI (Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano) e dell’Impero Connettivo.
È una suggestione tornata recentemente alla ribalta anche con il pluripremiato romanzo breve Così si perde la guerra del tempo di Amal el-Mohtar e Max Gladstone (2019), incentrato sullo scambio epistolare tra le agenti rivali Rossa e Blu, emissarie di due fazioni in lotta per l’egemonia sul futuro attraverso il controllo del passato. Ma in Tenet rileviamo, incidentalmente e con ogni probabilità al di là delle intenzioni di Nolan, anche interessanti punti di contatto con due pietre miliari degli anni Novanta: la prima corrispondenza, del tutto fortuita, è con Cherudek di Valerio Evangelisti (1997), quinto romanzo della sua acclamata serie dell’Inquisitore Eymerich, che ancor prima di Tenet menziona diffusamente il quadrato del Sator e sviluppa il concetto di entropia negativa; e poi La Terra moltiplicata di Greg Egan (1992), in cui il protagonista si ritrova invischiato, durante le ricerche di una donna scomparsa, in una cospirazione incentrata sulla possibilità di sfruttare le applicazioni della meccanica quantistica per provocare effetti macroscopici sulla realtà: una delle organizzazioni segrete coinvolte nell’intrigo è il Canon e Tenet, oltre a essere una parola palindroma presa in prestito dal latino e dal quadrato sopra menzionato, è anche un termine che in inglese indica in un contesto religioso il dogma, la dottrina, il canone.

TENET opera d’inversione del OPMET | PostHuman


Su PostHuman la bella e funzionale – in particolare, nel descrivere bene cosa può essere il film – videorecensione di Tenet, l’ultimo capolavoro di Christopher Nolan. Non perdetevi le altre info – scritte – che Mario Gazzola dissemina anche nel resto del post. Mi sto davvero chiedendo perché io non abbia ancora visto il film…

Possiamo invertire la freccia del tempo? La fisica di Tenet | Fantascienza.com


Su Delos 219 un bellissimo articolo di Roberto Paura che indaga le pieghe della fisica quantistica e della Relatività di Einstein per dare una spiegazione possibile al concept che Christopher Nolan ha sviluppato nel suo recente Tenet. Un estratto:

In Tenet viene citato Richard Feynman e la sua ipotesi della causalità inversa. Quando vennero scoperti i positroni, cioè le antiparticelle degli elettroni, l’ipotesi di Feynman, sulla base della simmetria CPT, fu di considerare i positroni come elettroni che si muovono indietro nel tempo. Quest’idea fu esplorata da Feynman insieme al suo mentore John Wheeler nel corso degli anni Cinquanta, con l’obiettivo di elaborare un’alternativa alla teoria quantistica dei campi che si stava sviluppando in quel periodo per coniugare meccanica quantistica a relatività speciale. Nella teoria quantistica dei campi, le particelle sono eccitazioni di un campo e le loro interazioni avvengono all’interno del campo di energia. La loro proposta era di eliminare i campi e interpretare la fisica fondamentale in termini di interazioni dirette tra particelle. Scoprirono però che l’unico modo perché la teoria funzionasse era di immaginare che le particelle possano scambiarsi segnali indietro nel tempo, così da spiegare i processi di interferenza simultanea che si osservano negli esperimenti. A un certo punto Wheeler saltò su con l’idea che la causa di tutto ciò fosse che tutti gli elettroni dell’universo non siano altro che un’unica particella che viaggia continuamente avanti e indietro nel tempo, dando l’impressione che esistano innumerevoli particelle gemelle. La cosa non tornava, osservò Feynman, perché bisognerebbe ipotizzare che esistano tanti positroni quanti sono gli elettroni, cosa smentita dall’osservazione. Oggi sappiamo che esiste un’asimmetria nell’inversione per parità che è responsabile della predominanza di materia sull’antimateria, per cui la teoria di Wheeler non poteva funzionare. Feynman divenne poi uno dei principali teorici dell’elettrodinamica quantistica – la formulazione più solida della teoria quantistica dei quanti – che gli valse il Nobel.

A ogni modo, la causalità inversa di Feynman agisce a livello quantistico, mentre l’entropia è un fenomeno della fisica classica, cioè di quella valida alla nostra scala. Quindi difficilmente questo meccanismo potrebbe essere chiamato in causa per l’inversione dell’entropia. Per comprendere quali altre opzioni abbiamo, dobbiamo comprendere l’origine della freccia del tempo. Il fatto che essa distingua tra passato e futuro impedendo la reversione dei fenomeni avvenuti nel passato si spiega, lo abbiamo detto, col fatto che ogni sistema isolato tende a raggiungere la configurazione più probabile dei suoi microstati. Ma affinché ciò possa avvenire in un sistema chiuso come l’universo, dobbiamo pretendere che l’universo stesso sia nato da uno stato di minima entropia, cosicché la freccia del tempo non si sia mai invertita per tutti i 14,8 miliardi di anni che ci separano dal Big Bang. L’entropia dipende quindi da ragioni cosmologiche e una sua inversione non può che verificarsi su scala cosmologica.

In realtà l’articolo dice molto altro, ve ne consiglio caldamente la lettura affinché possiate capire meglio lo scenario in cui si muove il film di Nolan. Buon divertimento 😉

10 buone ragioni più una per vedere TENET | Holonomikon


Cominciano a fioccare le opinioni su Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan che spiazza sempre per le sue scelte stilistiche e per i contenuti che stravolgono continuamente il concetto di realtà. Giovanni De Matteo, sul suo blog, traccia dopo aver visionato entusiasticamente la pellicola dieci coordinate; eccone alcune, pescate a caso ma che comunque risultano già significative:

1. Perché, come ogni film di Christopher Nolan, dal più riuscito al più zoppicante, è garmonbozia per le vostre menti, in grado di tradurre le più macchinose e astruse contorsioni cerebrali in un senso di appagamento post-orgasmico. Alcune risposte ad alcune domande che vi sorgeranno durante la visione, potete trovarle qui (e in italiano qui). Ma cliccate su questi due link solo dopo aver visto il film, a meno che non siate già passati attraverso un tornello e passati attraverso un’inversione.

3. Perché pochi registi come Nolan riescono a essere così efficaci nel coniugare il citazionismo (molti i modelli qui omaggiati, dalla spy story alla James Bond al western di Sergio Leone, dal solito Philip K. Dick al solito Christopher Priest) e l’autocitazionismo (l’assalto al teatro dell’Opera di Kiev nella sequenza di apertura è un condensato di tutte le più spettacolari operazioni di Bane in The Dark Knight Rises); così credibili nel sintetizzare la fedeltà a un’idea di spettacolo e una visione del cinema pronta a sfidare ogni volta nuovi limiti.

4. Perché Tenet è un gioco di prestigio e come ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata la promessa. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: una sequenza d’azione, un’operazione dei servizi segreti che finisce male, o un pezzo di metallo dalla forma strana. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato la svolta. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario: il pezzo di metallo viaggia indietro nel tempo: vi salta in mano dal pavimento, si muove prima che lo tocchiate, rotola verso le vostre dita senza che nessuno lo abbia spinto. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché mostrare qualcosa che sfida il nostro senso comune non è sufficiente; bisogna anche farci credere che sia possibile. O, ancora meglio, che sia inevitabile. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo il prestigio. E Tenet fa tutte e tre queste cose meglio di qualsiasi altra cosa si sia vista al cinema, per lo meno dai tempi di The Prestige.

6. Perché Tenet prosegue una riflessione sul tempo che accompagna Nolan fin dai suoi esordi, da Following e Memento fino a Interstellar e Dunkirk, passando per Insomnia e Inception, e mette insieme il gusto per i paradossi e la fascinazione della meccanica quantistica che già facevano capolino in The Prestige e Interstellar. E riesce a costruire due ore e mezza di spettacolo senza tregua a partire da uno schema di 5 parole:

S  A  T  O  R
A  R  E  P  O
T  E  N  E  T
O  P  E  R  A
R  O  T  A  S

Tenet | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, pluriannunciato fin da prima dello scoppio pandemico. Alcuni stralci della valutazione:

Dalle costruzioni sovietiche dell’Estonia alle insenature della Costiera Amalfitana, Nolan ha scelto di avvalersi di paesaggi di tale abbacinante presenza che questi non possono che travolgere lo spettatore sin dai primi attimi di proiezione, preparandolo inconsapevolmente a un’esperienza che risulta tutt’altro che lineare. Il carisma di tali paesaggi offre al pubblico preziosi punti di ancoraggio attraverso cui identificare i nodi nevralgici della narrazione, allo stesso tempo la costante alternanza del setting rievoca negli spettatori quel senso di spaesamento che affligge gli stessi protagonisti della pellicola.

Mimando parzialmente le alchimie del suo stesso Memento, Nolan ha creato una trama che pare a prima vista intricata – se non impenetrabile -, ma che si dipana progressivamente fino ad assumere organicamente delle tinte comprensibili e immediate, evidenziate da scelte cromatiche esplicite che vanno a marcare i tanto caotici bivi temporali.

Rispetto a Inception, pellicola a cui viene frequentemente comparato, Tenet propone una minor approfondimento della psiche dei personaggi e abbandona quasi completamente gli effetti speciali digitali. Risulta tecnicamente più elaborato, ma le sue qualità sono pregne di una raffinatezza discreta che, inutile negarlo, non riesce a garantire gli alti tassi di intrattenimento di risorse più grossolane quali esplosioni e arti marziali. Scene che su carta dovrebbero essere eclatanti non sono in grado di trasmettere quell’alto tasso di pornografia visiva che ormai ci si aspetta dai blockbuster odierni.

I “difetti” di Tenet si legano perlopiù a scelte stilistiche che saranno difficilmente digeribili dal vasto pubblico, mentre sul piano prettamente oggettivo non restano altro che incrinature che, a seconda dei gusti personali, possono calare in secondo piano. Il copione, per esempio, si concentra tanto sul voler evocare un senso di straniamento nel pubblico da far sembrare che la trama sia relegata allo sfondo, sostituita in maniera zoppa con ricorrenti esposizioni. Altrettanto ambivalente è la colonna sonora firmata da Ludwig Göransson: pur dimostrandosi di qualità, questa sembra voler mimare troppo da vicino le trionfali composizioni di Hans Zimmer, ovvero si adegua con acritico manierismo alle tipiche musiche delle pellicole di Nolan.

Tenet: il nuovo trailer del film di Christopher Nolan | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo trailer per Tenet, il prossimo film di Christopher Nolan, assai intrigante nel concept perché non si parlerà di un viaggio nel tempo, bensì di un suo riannodarsi.

Il primo teaser, in puro stile Nolan, era alquanto criptico, e dava a intendere una qualche manipolazione del tempo ma Robert Pattinson (The Batman) in una intervista con GQ ha potuto dichiarare ufficialmente che il film non ha a che fare con i viaggi nel tempo. Ora sappiamo con certezza che abbiamo a che fare con l’inversione del tempo. Come vediamo spiegare dalla scienziata al protagonista in una scena fondamentale, non spari con la pistola, prendi al volo il proiettile che torna in indietro mentre il buco che hai fatto nel bersaglio sparisce. In qualche modo misterioso, in questo film esiste la capacità di riavvolgere il tempo.

Ma ecco un altro mistero, apparentemente al personaggio dell’attrice Elizabeth Debicki (I guardiani della galassia vol.2 dove però era interamente dorata): l’inversione permette di comunicare con il futuro. O forse è il contrario?

Tenet: il primo trailer del nuovo film di Christopher Nolan | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il trailer del nuovo film di Christopher Nolan: Tenet. Un altro colpo di genio inarrivabile di Nolan, l’uscita è per luglio ma io già fremo…

La voce fuoricampo esordisce dicendo

Tutti pensiamo che entreremo in quell’edificio in fiamme

per poi aggiungere che finché non entreranno non potranno saperlo. Solo, non per il motivo che pensiamo noi. L’unica cosa nota del film è che è una spy story che si sviluppa attraverso sette paesi,ma non si tratta solo di viaggi nel senso classico.

Non abbiamo ancora i nomi dei personaggi, ma l’agente segreto interpretato da John David Washington (Blackkklansman) viene sottoposto a un esperimento, di sua volontà o meno è ancora da capire, dopo di che gli viene detto

Benvenuto nell’aldilà.

E da quel momento non si tratta tanto del fatto che l’azione si faccia frenetica, ma che gli eventi si sviluppano non esattamente in ordine cronologico, il prima e il dopo diventano un unico evento e quello che è successo deve ancora succedere. Su tutto la parola Tenet, che apre molte porte, ma non tutte dovrebbero essere aperte.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

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