HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Teoremi incalcolabili

Excalation


L’excalation esplode nel cielo psichico e risolve miriadi d’indirizzi cerebrali di cognizioni. Ti lasci andare, e risolvi l’abisso incarnato.

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Segnali non interpretabili


Il conteggio aumenta di cifre indesiderate oltre le segnalazioni del kernel siderale, i segnali non sono intelligibili.

Resistono, tutti


Resistono le assenze e le insipienze di un momento isterico, resistono le perfezioni sui loro arroccamenti di privilegio e resistono anche le idee inconcludenti, un attimo prima che il sole del Nulla senziente le annienti definitivamente. Sono tutti sottoprodotti che resistono, ma che hanno le forze contate perché ontologicamente sono ineffabili, inconcludenti, inesatti; e poi, il suono asincrono dell’abisso si sforma intorno a te, finalmente illimitato.

I molti mostri dei Molti Mondi | L’indiscreto


Su L’Indiscreto una disquisizione speculativa sugli impatti che i mondi quantici avrebbero sul nostro reale e sulle nostre percezioni sensoriali nonché dimensionali.

Nessuna notizia sulle sue origini. Ma possiamo speculare: la fisica quantistica emergente ebbe un suo ruolo nel fomentare le paure cosmiche di Lovecraft, perciò non è del tutto campato in aria immaginare che Azathoth possa aver avuto una genesi “improbabilistica”. Immaginare che il mondo raccontato da Lovecraft sia uno dei peggiori possibili tra i Molti Mondi, uno in cui in qualche modo le ossimoriche leggi del caso hanno finito per generare il “Caos Definitivo, al cui centro si avvolge il dio cieco e idiota Azathoth, Signore del Tutto” (L’abitatore del buio). Come è potuto accadere?

Ho accennato in precedenza al mondo in cui appare un gatto viola in mezzo alla stanza. Ebbene, la storia della fisica ci regala un altro oggetto che appare all’improvviso destando sconcerto (soprattutto a se stesso): un cervello. Non appare in una stanza, ma nel buio dello spazio profondo: è il cosiddetto cervello di Boltzmann, che prende nome da Ludwig Boltzmann, lo scienziato che lo ideò. La sua origine è connessa ai paradossi della termodinamica e dell’entropia con cui ebbe a confrontarsi la fisica ottocentesca. In particolare, ragionò Boltzmann, le condizioni di partenza che hanno prodotto, col tempo, esattamente questo universo sono così incredibilmente, fantasticamente improbabili (cioè a bassa entropia) che fra le due ipotesi: (a) io in questo momento sono seduto in salotto a scrivere un articolo, ovvero tutta la storia dell’universo cospira a generare proprio questo esatto speciale momento; (b) io in questo momento sono un cervello che galleggia nello spazio, generatosi casualmente dal cozzare erratico di particelle che si creano nel ribollire del vuoto cosmico, e sto allucinando di essere seduto in salotto a scrivere un articolo; la seconda finisce per risultare più probabile – perché non c’è niente di speciale nell’essere un povero cervello allucinato alla deriva nello spazio interstellare.

Cosa accadrebbe se molti di questi cervelli apparissero d’un tratto nelle vicinanze gli uni degli altri? Molti miliardi di miliardi di cervelli. Si troverebbero a orbitare, uno sciame di cervelli ognuno perso nelle sue allucinazioni. Se i cervelli continuassero ad apparire ed ammassarsi, si troverebbero stretti gli uni agli altri dalla gravità, fondendosi tra di loro e finendo per collassare in un buco nero. In quel luogo inimmaginabile è possibile, perché no?, che comincerebbero a udire flauti striduli e tamburi incessanti. E se è possibile, e credi (o ti diverti a credere per qualche minuto) ai Molti Mondi, allora ce n’è uno, di mondi, in cui questa cosa accade, c’è un mondo in cui Azathoth è un buco nero fatto di cervelli di Boltzmann. Devi poi sperare che non sia proprio il tuo.

Tra fantasy, fantastico e weird: indagine sul “Novo Sconcertante Italico” | L’indiscreto


Su L’indiscreto un’indagine approfondita sul nuovo Fantastico italiano, in particolare sulle connessioni che si sono instaurate nel genere tra Fantasy, Horror e Weird; in alcuni passi riconosco la tensione che è anche mia nel contaminare il reale col fantastico, riconoscere nel cosiddetto vissuto i germi di qualcosa di terrificante, di lovecraftiano (che è l’agente più potente di contaminazione che il mondo abbia mai espresso) e da lì far risalire all’attuale sistema economico mondiale l’ombra dei Grandi Antichi che gravano su noi: dove finisce il reale e inizia il fantastico? Esiste questa cesura? Pare non sia l’unico a pensarlo, e tutto ciò è connettivismo puro, in fondo

Il tema del nuovo peso che il fantastico esercita nella letteratura contemporanea, ha sicuramente due declinazioni: la prima è di natura politica; è significativo che se avete letto il recente 108 metri di Prunetti, il suo romanzo sugli anni da lavoratore precario in Inghilterra che completa il precedente Amianto, la storia della morte di suo padre come operaio, e che al pari dell’altro è un romanzo di formazione assolutamente realistico, l’oscuro padrone, l’ultimo misterioso e tenebroso imprenditore che controlla tutti gli altri contro i quali Prunetti si affanna e combatte, è nientemeno che lo Chtulhu di Lovecraft, all’interno di un romanzo che a parte questo punto di fuga e la comparsa del fantasma di Margaret Thatcher resta appunto un romanzo che continueremmo a definire realistico. Eppure solo quell’immagine della letteratura horror sembra permettergli di poter esprimere certe cose, anche da un punto di vista della contestazione sociale, e ribadisco che questa dimensione contestatrice del fantastico mi pare davvero importante. L’ultima dimensione cui volevo accennare è che secondo me questo tema della rilevanza dello sconfinamento, il fatto che i romanzi contemporanei non si basino più su un’unica finestra a partire dalla quale affacciarsi sul mondo esterno o interiore (fantastica o realistica che sia…) ma che ci sia bisogno contemporaneamente di più linguaggi per dire un’unica esperienza (e non esperienze diverse) è sicuramente legata alla nuova riflessione sul sacro che la società contemporanea sta ponendosi e attraversando piú o meno consapevolmente, visto la gran quantità di scorie e detriti mitologici che comunque ci portiamo dietro, come direbbe Eliade. Basti ricordare i saggi di Hillman su Pan e il ritorno degli Dei, ma anche L’elogio del politeismo di Bettini, che mi ha suscitato questa riflessione: in fondo, potremmo dire che anche il monoteismo letterario è giovane come il monoteismo teologico. È come se tale recente visione univoca della realtà e della sua resa narrativa sia stata nuovamente messa in discussione e si senta la necessità di superare quello sguardo per cui la realtà era solo un grande complesso razionale, una concezione propria sia di certo aristotelismo cristiano sia poi di un molto meccanicismo illuminista e poi positivista. Gli dèi si sono presi la loro rivincita. C’è bisogno di recuperare una percezione della realtà diversa. Non una sola finestra ma tante finestre, non questo o quel genere ma magari evocare tutti gli sguardi possibili e osservare lo stesso fenomeno con gli occhi e le immagini di Zola e Lovecraft. Credo non sia affatto un caso che in un romanzo fra i più famosi del Weird, ossia American Gods di Neil Gaiman, la vicenda si apra con il protagonista Shadow (Jung docet), che ha un sogno in aereo nel quale gli compare un bufalo divino, un bufalo-uomo che parla, e gli dice “Credi, disse la voce tonante, se vuoi sopravvivere devi credere”. Questa per me è chiaramente una scena metaletteraria, un’immagine con cui Gaiman sta descrivendo un intero orizzonte di senso, una chiave di lettura della sua opera e forse del mondo. “‘Credere? Credere a cosa?’ L’uomo bufalo fissò Shadow e si issò enorme con occhi di bragia, aprì la bocca che all’interno era rossa per via del fuoco che bruciava dentro, sottoterra. ‘A tutto.’ Ruggì.” Ecco. Siamo passati dal credere in Dio, al credere in niente, al credere a tutto».

New religion


Ristretto e perverso, il sentiero si riserva la prerogativa dell’esponenzialità psichica riversando parole, e olografie. È solo un vago segno della possibilità olografica che ti attende.

Verso la cognizione


Accetto di essere ciò che non dovrei, mi assicuro di percorrere la via addensata di significati archetipi non riconosciuti. Esplodo verso la cognizione.

Il maestro dei sogni

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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