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Archivio per Terence McKenna

Folli, sciamani, folletti: la liminalità, l’alterità e l’inversione rituale – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo che esamina le assonanze tra i fairies della leggenda nord europea – ma non solo – e gli sciamani, i buffoni di corte e altre figure del folklore magico, passando quindi per la psichedelia. Vi lascio alla chiosa:

Si potrebbe dunque ipotizzare, avendo fornito questi dati, una discendenza iconografica della figura del Folle/Giullare da figure mitiche ben più arcaiche, entità sottili ben conosciute dal foklore. Da questo punto di vista, il Buffone medievale sembra essere, in ultima analisi, una antropomorfizzazione e una profanizzazione paradigmatica di figure altre in un’epoca in cui, dominando la concezione cristiana, esse erano state estromesse dall’ambito immaginale e sacrale collettivo e quindi, di conseguenza — come detto — profanizzate e per tale via reinterpretate a un livello comprensibile per la nuova concezione dominante.

Terence McKenna e il “cibo degli dèi” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un saggio di Marco Maculotti su Terence McKenna, personaggio della controcultura sessantottina e psichedelica mai troppo celebrato in questi anni, di cui ricorre proprio in questi giorni il ventennale della sua morte. Un estratto:

McKenna peraltro osserva come la mente occidentale sia stata plasmata non solo dalla preferenza concessa a questo tipo di droghe illegali, ma anche dall’uso spasmodico, a partire dal XV secolo, dei quattro grandi stimolanti su cui si fonda il nostro stile di vita: zucchero, tè, caffè e cioccolato — a cui va aggiunto ovviamente anche il tabacco che, importato dall’America dove veniva adoperato ritualmente nelle cerimonie, subì una volta giunto nel Vecchio Mondo un processo immediato di descralizzazione. E tuttavia «le nostre assuefazioni nel corso delle epoche –», scrive, «dallo zucchero alla cocaina alla televisione — rappresentano la storia dell’irrequieta ricerca di ciò che è stato strappato dalle nostre mani nel paradiso».

Si rende quindi, in prima battuta, necessario «ricostruire la nostra immagine di sé e del mondo», in quanto «non conoscere la propria vera identità significa essere resi folli — dei golem. E in verità», commenta il Nostro:

«quest’immagine orwelliana e nauseante si potrebbe applicare alla gran massa degli esseri umani che oggi vivono nelle democrazie industriali ad alta tecnologia. La loro autenticità consiste nella capacità di aderire e obbedire ai cambiamenti di stile massificati veicolati e promossi dai media […] condannati a vite tossiche, affatto consapevoli […] sono come morti viventi, estraniati da tutto tranne che dall’atto di consumare.»

La proposta di McKenna alla brutta piega che la storia dell’umanità ha preso è nota a tutti e contempla, prima di ogni altra cosa, un cambiamento interiore ed ontologico, che si concreta nel ricongiungimento con quella da lui definita «Mente Vegetale», vale a dire il Logos cosmico che permea ogni cosa e su cui ogni cosa è inanellata come le perle-mondi di Vishnu nel mito orientale. Detto in altre parole, una volta che ci siamo resi conto che «il tradimento nei confronti della relazione simbiotica con gli allucinogeni vegetali ci ha resi vittime di un rapporto sempre più nevrotico con il mondo che ci circonda e gli uni con gli altri», non ci resta che andare con la mente all’antichità, e comprendere che:

«È nel Rinascimento Arcaico che risiede la nostra possibilità di trascendere il dilemma storico».

Verso il “TimeWave Zero”: Psichedelia ed Escatologia in Terence McKenna – A X I S m u n d i


Bellissimo articolo, su AxisMundi, che traccia la via di Terence McKenna, storico punto di riferimento per la cultura psichedelica e trascendentale, che grazie alle sue idee rivelatrici ha saputo costruire attorno a sé un consenso ricco di rimandi allo sciamanesimo, all’esoterismo, alla filosofia e alle leggende antropologiche su fate, gnomi, esseri agenti di un mondo surreale che riemerge con l’esperienza psichedelica, ma non solo. Un estratto:

L’esistenza di questa dimensione invisibile dietro quella visibile, tema classico dello sciamanesimo di tutto il mondo, fu per McKenna una rivelazione strettamente connessa con le esperienze psichedeliche. Non solo: McKenna teorizzò anche che tale “mondo invisibile” si trovasse al di sotto o dietro le “barriere del linguaggio”, da ciò derivandone che, una volta oltrepassata la barriera linguistica “umana, troppo umana” si sarebbe sperimentato l’accesso a una dimensione trans-linguistica e trans-reale, quale era appunto quella spalancata dalle esperienze con la psilocibina o con il DMT:

« La capacità degli allucinogeni di annullare i confini disgrega le barriere del linguaggio. Queste piante ci mostrano che la superficie della realtà non è tale, ma è solo la superficie del nostro particolare linguaggio, che a quel punto sparisce svelando cosa c’è sotto. » 

McKenna collega questa sua teoria al fenomeno della glossolalia spontanea, particolarmente comune sotto l’effetto di sostanze psicotrope di quelle del tipo sopramenzionato:

« È come se la psilocibina fosse un feromone che stimola l’attività linguistica, un tentativo di connettere in qualche modo l’intenzionalità linguistica all’ontos dell’essere. Ed è come se le parole ti sgorgassero dalla bocca, si dà vita alle parole. E queste concrescenze di significato hanno poi creato quella specie di ambiente unitario che chiamiamo comprensione. »

Giunse quindi alla conclusione che, sotto la barriera del linguaggio, esistesse un “linguaggio” ordinariamente invisibile e al tempo stesso più reale del linguaggio stesso, una sorta di codice occulto che governerebbe tutti i fenomeni naturali, coscienziali e cosmici, qualcosa di simile a quanto sostenuto dagli alchimisti e dagli ermetici. Tale “linguaggio”, diversamente da quello normalmente utilizzato dagli esseri umani, più che udito deve essere visto:

« Ritengo che il linguaggio sia qualcosa che deve essere visto, non udito, e penso che ci evolveremo verso un linguaggio visibile, anche se al momento stiamo operando con questi codici acustici di qualità scadente. Credo che per certi versi la storia sia il processo che permette a questo linguaggio naturale di uscire, rivelarsi, definirsi, raffinarsi. »

Questa idea gli giunse osservando il fatto che gli sciamani amazzonici, dopo aver composto e cantato i propri Icaros (canti sacri donati dagli “spiriti dell’Ayahuasca”), li commentavano non secondo criteri uditivi, bensì secondo criteri visivi: capitava infatti che un membro della tribù commentasse che l’Icaro, pur essendo “variopinto” o “luminoso”, sarebbe stato migliore se fosse stato “più viola che blu”, o commenti di questo genere. In altre parole, gli sciamani Shuar descrivevano i propri canti più come opere pittoriche che come composizioni musicali.

Insectoid


Forme aliene da un mondo psichedelico appena sformato dall’iperliberismo.

Momento acido


Nella discendenza che io sono
ritrovo semiotiche dell’irreale
armi subliminali e frante
per uccidere la metafisica,
lontano ricordo di religioni.

Ho dichiarato guerra alla corruzione
alla lontananza del momento acido,
vesto le armi affilate nel sangue antico.

* Grazie ad Alex Tonelli per il suo fantastico labor limae sulla mia silloge poetica sciamanica, che spero uscirà tra un po’ di tempo e di cui questo brano è un piccolo estratto; la parte più corposa del lavoro è ora completata.

Vita intrisa


Lasciami guardare le implicite essenze vissute dagli sciamani: è vita oltre l’animale, intrisa di animali.

Alcaloidi trascendentali


La distesa di fiori psichici si erge sul prato immateriale, rende ogni aspetto della consuetudine un magma alcaloide in piena trascendenza.

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Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

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