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Archivio per Thomas Ligotti

Dante weird: il pioniere dello “strano” letterario | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo per definire atomicamente il weird, questa declinazione del Fantastico che affascina e sboccia continuamente in nuovi sottogeneri, in questo presente che sa di eterna fatiscenza tecnologica.

Secondo l’analisi di Mark Fisher in The Weird and the Eerie, uno degli elementi distintivi di ciò che definiamo e percepiamo come weird è la soglia; una barriera che separa due territori, provvista di una porta, che li mette in comunicazione. Talvolta permette agli abitanti di osservare ciò che accade dal lato opposto, come una parete di vetro, e talvolta apre addirittura un ingresso affinché i due mondi entrino fisicamente in contatto. L’essenza del weird, che autori come lo stesso Fisher o Thomas Ligotti recuperano da H. P. Lovecraft, sta in questo: lo scarto tra ciò che dovrebbe essere e ciò che invece è.

Un’immagine familiare – il nostro mondo ribaltato, o il nostro io messo a nudo – che si fa improvvisamente inquietante perché percorsa da interferenze: non sempre così eclatanti da scatenare il panico e l’orrore, ma sufficientemente perturbanti da indurci a credere che attraverso quella porta siano passati anche dei mostri. Mostri che ci spaventano non per il loro aspetto truce, ma perché li riconosciamo come affini a noi.

Le dinamiche tra questi due piani costituiscono un motore narrativo tra i più potenti nella storia della nostra civiltà, dalla letteratura alla psicanalisi fino alla neurologia. Il visibile e l’invisibile, il reale e l’immaginato, l’emerso e il sommerso, il vero e il falso, il concreto e il simbolico. La porta è l’agente che rende possibili tali sconfinamenti e sovrapposizioni, un elemento di tale peso specifico che le narrazioni spesso non si scomodano nemmeno a mascherarlo, e lo adoperano in maniera palese: l’armadio delle Cronache di Narnia, lo specchio di Alice, il portale di Stargate. Uno dei presupposti della letteratura fantastica, del resto, nel senso più lato e nobile del termine, è proprio quello di raccontare altri mondi che ci dicano qualcosa sul nostro.

Non è un caso che la Commedia di Dante risponda in pieno all’identikit di questa allegoria. Le grandi opere sono tali anche perché continuano, col tempo, a dire ciò che hanno da dire, e non solo; in epoche e temperie diverse, comunicano sempre cose nuove. In questo caso, la Commedia ci offre un solido appoggio mentre ci addentriamo nel reame del dubbio seguendo gli sviluppi più recenti della letteratura weird. Autori come Jeff VanderMeer e Antoine Volodine sembrano dare per scontate le premesse della fantascienza distopica (Volodine definisce i suoi libri già come un post-, nel suo caso post-esotismo) e mettono al centro delle vicende l’io disgregato della contemporaneità; una tendenza che si afferma anche nel nostro paese, con contributi corposi e originali, al punto di stimolare discussioni e definizioni. Quella porta che collegava i mondi, ci suggeriscono vecchi e nuovi autori weird, si è forse chiusa per sempre; o al contrario è la barriera a essere crollata. Il senso d’ordine della Commedia, invece, permane attraverso gli orrori dell’Inferno fino ai vertici del Paradiso, insieme a un’imprescindibile idea di finalità sia letteraria che filosofica. Appoggiarci al “Dante weird”, dunque, sarà un utile percorso d’analisi.

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La sublime perpetuazione di Thomas Ligotti | Holonomikon


Sul suo blog, Giovanni De Matteo parla di Thomas Ligotti, uno degli eredi – tra l’altro è anche quello contemporaneo – a HP Lovecraft. Lo fa per segnalare un suo intervento sul tema, apparso oggi su QuaderniAltriTempi.

Tra gli autori che hanno saputo plasmare le frontiere della letteratura dell’orrore, modificandone la percezione e la considerazione presso lettori e studiosi, un posto di rilievo è occupato da questo schivo e ormai leggendario scrittore di Detroit. Quello che prima di lui era riuscito con la narrativa di genere a H. P. Lovecraft, di cui in qualche modo raccoglie il testimone, Ligotti ha saputo riproporlo a partire dagli anni ’80 con i suoi racconti, che da qualche anno l’attenzione di case editrici come Elara e Il Saggiatore sta facendo conoscere anche ai lettori italiani.

Per un’introduzione alla sua figura e opera non posso che rimandare all’eccellente profilo tracciato da Andrea Bonazzi, tra i primi in Italia a occuparsi di Ligotti e suo massimo conoscitore.

Tutt’altro che popolare, Ligotti propone una letteratura weird estremamente ambiziosa, coerente con una poetica antiumana di cui in molti (scrittori e sceneggiatori, ma non solo) hanno finito per nutrirsi, e la sua parabola è analoga a quella descritta da Philip K. Dick nella fantascienza, se non fosse per la non irrilevante differenza che Ligotti è diventato un oggetto di culto ancora da vivo e in attività.

Il Saggiatore ha recentemente dato alle stampe l’edizione italiana di questo affascinante libello, impreziosito dalle meravigliose opere d’arte di Harry O. Morris e rivolto ai seguaci del suo culto. Oggi ne parlo su Quaderni d’Altri Tempi.

Lettere di Edgar Allan Poe | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la presentazione delle Lettere di Edgar Allan Poe, pubblicazione che contiene le epistole che lo scrittore di Boston ha scritto durante la sua breve ma fulgida carriera letteraria.

Edgar Allan Poe ha fatto della simulazione e dissimulazione, della fantasia disinibita, dell’immaginazione folleggiante la chiave di volta della sua opera letteraria. E se egli amava così tanto nascondersi e camuffarsi, nei saggi non meno che nei racconti, mille sono le maschere dietro cui si cela in queste Lettere, vera e propria autobiografia dell’ombra, nonché strumento d’elezione per capire la scaturigine psicologica degli incubi nella cui creazione egli si impegnava febbrilmente, cristallizzandoli in opere indelebili come Il pozzo e il pendoloIl crollo della Casa Usher Le avventure di Gordon Pym.

Prima di Stephen King; prima del fosco profeta del terrore contemporaneo, Thomas Ligotti; e prima ancora del rivoluzionario maestro dell’orrore cosmico, H.P. Lovecraft, il solitario sognatore di Baltimora aveva raccolta l’eredità della letteratura gotica inglese e vi aveva iniettato nuova linfa, la medesima che scorreva nelle vene violente della neonata America.

La lezione delle tenebre: Ligotti recensito | Holonomikon


Giovanni De Matteo presenta sul suo blog l’incipit a un articolo più vasto che è uscito su Quaderni d’Altri Tempi. Il soggetto d’indagine è Thomas Ligotti, autore statunitense contemporaneo che ha raccolto in qualche modo il testimone di Lovecraft e ne ha ampliato i semi, in ossequio ai tempi che mutano. Ecco un piccolo brano di Giovanni che esplicita meglio il suo pensiero su Ligotti: non perdete di vista Thomas, il suo weird ci salverà quanto la SF dal nulla umano.

Sia chiaro: questi racconti macabri e grotteschi, che spesso si addentrano nelle spire della follia ben oltre i confini dell’incubo, pongono delle autentiche sfide ai lettori. Vivono di vita propria, animati da una coscienza malevola decisa a non lasciarsi domare, proprio come le ombre che si muovono al crepuscolo e scivolano intorno ai personaggi, avvolgendoli pagina dopo pagina. E pagina dopo pagina s’incollano addosso al lettore, aderiscono alla sua mente, giocano con la sua memoria in una proliferazione di echi che si propagano da un racconto all’altro.

Con le ombre e i rimandi, si moltiplicano anche gli interrogativi: ogni racconto è un rompicapo, un enigma che innesca domande che richiamano altre domande, in una cascata di dubbi senza fine che non risparmia niente: la vera natura del mondo che ci ospita, il senso delle strutture sociali, il ruolo dell’umanità in tutto questo.

Nottuario, l’universo oscuro di Ligotti | Posthuman


Su PostHuman un bell’articolo di Mario “Black M” Gazzola che indaga l’universo di Thomas Ligotti e lo mette in relazione con HP Lovecraft, in un delirio weird che fa sempre bene, oltreché esser colto. Un estratto del corposo e sempre preciso excursus di Mario, sempre affilato e ben documentato, oltre che di buon gusto:

Alla fine è arrivato anche il momento di Thomas Ligotti: fino a pochissimo tempo fa autore “per pochi”, che nulla ha fatto per farsi conoscere, men che meno trasformarsi in “personaggio” (come deve fare oggi uno scrittore per vendere), della sua vita si sa pochissimo, di foto sue ne circoleranno in rete tre o quattro al massimo (una la vedete qui a lato) e non certo di quelle che fan pensare a una glam star, ma del resto neanche a un tenebroso poète maudit. Tanto che la postfazione di Poppy Z. Brite alla sua antologia The Nightmare Factory del 1996 s’intitolava Are you out there, Thomas Ligotti?.

Mistero ben custodito come i suoi racconti oscuri e raffinati quanto spesso eterei e criptici, Ligotti è rimasto autore per pochi ancor più nel nostro Paese, dove per anni non è stato disponibile in italiano che la raccolta I Canti di un Sognatore Morto edita da Elara, più qualche racconto tradotto dalla rivista Hypnos e le versioni a fumetti de La Fabbrica degli Incubi.

Tutto cambia nel 2014, quando scoppia il caso True Detective: lo sceneggiatore Nic Pizzolatto (che ha peraltro disseminato la prima serie di citazioni goth del Re Giallo, come la capanna nel bosco chiamata “Carcosa”, per cui il libro di Robert W. Chambers è stato prontamente ristampato da Vallardi, nonostante l’edizione di Hypnos già disponibile) riconosce d’essersi ispirato a Ligotti per alcuni dialoghi. In realtà l’enfant gaté di Hollywood non ha preso dai racconti dello scrittore di Detroit (impossibili da filmare), bensì dal saggio filosofico La Cospirazione contro la Razza Umana (edita dal Saggiatore) per nutrire i dialoghi ultra nihilisti del detective Rust Cohle (Matthew McConaughey), effettivamente uno dei punti di forza drammaturgici della (bellissima) prima stagione della serie.

Inizia così la riscoperta di Ligotti: Il Saggiatore pubblica in italiano l’antologia di racconti Teatro Grottesco e poco dopo il citato saggio (che altrimenti mai avrebbe visto la luce nella nostra lingua), mentre Elara risponde con una terza antologia, Lo Scriba Macabro, per la gioia degli amanti del weird gotico moderno. Amanti che oggi possono ulteriormente esultare per l’uscita – sempre dal Saggiatore, tradotta da Luca Fusari e sempre illustrata da un’inquietante copertina freaky dell’artista/performer francese Olivier De Sagazan (in apertura) – di Nottuario, in originale del 1994, quarta antologia di racconti ligottiani in italiano: racconti che confermano la definizione del loro autore come del più autentico epigono di H.P. Lovecraft che la letteratura contemporanea ci abbia sinora offerto.

Cos’è infatti la “lovecraftianità”, quest’impalpabile caratteristica più spesso evocata a riferimento di tanti narratori dell’orrore sovrannaturale che realmente corrisposta? Secondo me si tratta di una componente in realtà assai fuori moda dello scrivere, antimoderna, per niente “pulp” e perciò anche minimamente cinematografica (a dispetto dei molti film ispirati ad HPL, su cui contiamo di tornare in futuro): oggi la trama di un horror (su carta o pellicola) prevede in genere parecchia azione e punta tutto sul colpo di scena per farci saltare sulla sedia. In Lovecraft quasi mai: il Solitario riduce al minimo l’azione, non ci sono inseguimenti né lotte col mostro, che il più delle volte non viene nemmeno descritto, fedele alla sua storica massima sulla paura dell’ignoto. L’orrore in HPL sta nella conoscenza, nella consapevolezza che può farci impazzire di cosa ignoravamo si celasse dietro le apparenze del mondo come lo conoscevamo prima.

La cospirazione contro la razza umana | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a La cospirazione contro la razza umana, un saggio scritto da Thomas Ligotti per analizzare la semiotica della razza umana; ecco un ampio stralcio della rece:

Il percorso che Thomas Ligotti compie con il saggio La cospirazione contro la razza umana è interessante e pericoloso allo stesso tempo. Ligotti espone il pensiero pessimista, citando ed estrapolando il pensiero di filosofi mescolandolo, con ardire che potrebbe fare impallidire i puristi, con autori considerati “di genere”.

Ligotti intreccia i pensieri e le considerazioni di questi filosofi con l’analisi delle opere di scrittori noti H.P. Lovecraft, Edgar Allan PoeLuigi Pirandello o Robert Conrad, un po’ meno noti come Algernon Blackwood (almeno a un grande pubblico) o Ann Radcliffe (anche qui per citare solo alcuni), utilizzando gli strumenti della filosofia per fare critica letteraria, e quelli della critica letteraria per analizzare la filosofia. Il risultato è maggiore della somma delle parti, perché Ligotti effettua collegamenti lineari, ma anche trasversali, aggiungendo sue considerazioni maturate dagli accostamenti effettuati.

Non siamo davanti quindi a un mero saggio compilativo ed espositivo, ma a una vera e propria ricerca.

Ligotti non propone verità sulla condizione umana. Di certo è che operare nel campo del pessimismo, talvolta cronico e totalmente devastante, pone davanti a dei dubbi. Ligotti affronta con coraggio il tema scomodo del pessimismo, che può diventare da semplice messa in discussione della necessità di esistere, una forma di totale negazione della sua utilità. Ligotti sembra suggerire che se vogliamo dare agli anni nei quali esistiamo in questo mondo una qualunque parvenza di senso, le tesi del saggio vanno metabolizzate, analizzate e contestualizzate.

Può la grande qualità letteraria di un testo farci diventare adepti delle sue opinioni? In tal senso Ligotti semina il germe del dubbio, non di desolanti consapevolezze nichiliste.

Hypnos – numero 6 – rivista di letteratura weird e fantastica – primavera 2016 – Ver Sacrum


Recensione su VerSacrum al numero 6 di Hypnos, la rivista dedicata al weird diretta da Andrea Vaccaro che scandaglia con grande competenza i territori di questo genere, così vitale e prettamente Fantastico, proiettato verso i nuovi limiti del reale.

Nuovo fascicolo – si tratta del sesto – per la rivista di letteratura weird e fantastica Hypnos. Questa volta in grande evidenza troviamo il nome, ormai noto anche ai lettori italiani, di Thomas Ligotti. Si tratta dello scrittore più valido in ambito “weird” degli ultimi decenni di cui Hypnos si era già occupato in tempi non sospetti nella prima incarnazione cartacea della fanzine. Ma, obiettivamente, vista l’importanza di Ligotti – come d’altronde anche quella di Robert Aickman, altro nome ricorrente su queste pagine – si è deciso di riproporre un vecchio articolo dell’esperto Andrea Bonazzi rivisto e ampliato per l’occasione il cui titolo “Sei là fuori, Thomas Ligotti?” riprendeva quello di Poppy Brite ‘Are You Out There, Thomas Ligotti?” col chiaro riferimento alla pressoché totale assenza di informazioni dello scrittore.

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