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Il richiamo di Lovecraft: Vaglia rende omaggio al solitario di Providence | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un’iniziativa pubblica per ricordare Lovecraft; ecco i dettagli:

Il Comune di Vaglia, la Biblioteca di Vaglia, l’Ufficio Cultura del Comune di Vaglia, il Parco Mediceo di Pratolino, con il patrocinio della Città Metropolitana, in collaborazione con Stratagemma (Firenze), e con la partecipazione di Associazione Clavisomni, Photo Club Mugello, sono lieti di informarvi che sabato 21 e domenica 22 settembre dalle ore 10 alle ore 19, presso la locanda di Il Parco Mediceo di Pratolino, si terrà la quinta edizione di Il Richiamo di Lovecraft, la rassegna alla scoperta dei molteplici aspetti di uno dei più grandi autori di letteratura horror del secolo scorso: Howard Phillips Lovecraft.

Altri dettagli nell’articolo, chi può vada; sembra una manifestazione davvero interessante, soprattutto coraggiosa e rara, di questi tempi.

Una Tomba per gli alieni: Santità


Ora li circondano i campi di grano, le spighe gravide, piene, le punte eccitate di fronte alle trebbiatrici che attendono come colossi metallici pronti a stuprare la terra, a penetrarla, straziarla.
Alla radio passano della musica nuova, ragazzi che cantano cose tristi su delle basi elettroniche, l’uomo vuole cambiare stazione ma la ragazzina scuote la testa, lei ascolta, il vento le smuove i capelli, ciuffi scomposti ondeggiano sopra le bende. Poggia il gomito allo sportello, prova a sentire l’aria che filtra attraverso le garze, poi drizza il collo.
Lungo la strada si vedono avanzare figure bianche, i cappucci ne negano i volti, camminano in fila, coperte di teli come fantasmi, sono decine, sbucano fuori dai campi, scendono dalle colline. I teli gli si adagiano addosso, lasciano intravedere protuberanze, forme mostruose, alcuni hanno delle gobbe che quasi strappano i tessuti, altri sono minuscoli, altri ancora sembra che striscino. Vanno avanti in silenzio, il sole li accende, ne allunga le ombre.
Chi sono quelli, chiede la ragazzina? L’uomo li osserva, si volta, le sfiora la mano. Ancora un’ora e arriveranno a Sepolta.

Un altro piccolo capolavoro di Udivicio Atanagi. Dal suo blog

Lankenauta | Lucenti


Su Lankenauta la recensione a Lucenti, l’ultimo romanzo di Uduvicio Atanagi, capolavoro oscuro e quasi lovecraftiano o macheniano, virato sulle atmosfere italiche, sulle asfissianti oscurità toscane che nascondono il nero fetido degli antichi riti etruschi. Davvero un capolavoro…

“I rituali venivano svolti da tre anziane del paese che, a quanto raccontavano, tramandavano le tradizioni e intrattenevano rapporti con le divinità silvane o con qualcosa del genere..” (pp.60). Questa l’evocazione di alcune strane pratiche che, a partire almeno dal XVII secolo, sembrano rivelare una realtà a dir poco malefica, probabilmente responsabile di aver infettato fino ai giorni nostri la vita intorno al podere di Pedro Lucenti, spietato proprietario terriero e capostipite di una famiglia che nei decenni sembra non riuscire a liberarsi della presenza di indefinite forze oscure e da una cappa oppressiva di morte e di decadenza.

Una situazione al limite sembra vivere anche il giovanissimo Mino, il “ragazzo dei Serrani”, che verso la metà degli anni ’90 del secolo scorso si ritrova con la sua famiglia proprio nei luoghi che avevano assistito alle disgrazie e ai crimini dei Lucenti. È la campagna toscana a sud di Siena, lontana dalle vie più trafficate; e qui Mino ha scelto un modo estremo per isolarsi: gli “piaceva passare le giornate nelle fosse fangose ai margini del paese, gli piaceva sprofondare trattenendo il fiato fino a quasi dimenticarsi di dover respirare mentre il suo corpo sembrava scomparire dentro la fossa” (pp.9). Anche Lucio, ragazzo che vive nei dintorni e avrà molto a che fare con Mino, non è del tutto in sé e sparisce per giorni all’interno del bosco. La presenza poi di una ragazzina, Teresa, probabilmente renderà ancora più complesse le strategie per difendersi da entità e da malesseri che sembrano riprodursi di generazione in generazione. Se infatti i luoghi di “Lucenti” sono per lo più quelli intorno al podere e quella campagna ammorbata da presenze che fanno pensare subito a “buio, fango e sangue”, il racconto – ovvero quello che è capitato a Pedro, il sanguinario capostipite, e poi a coloro che hanno abitato quelle terre, compreso uno sparuto gruppo di soldati tedeschi, ad Antonio Lucenti dal 1947, ai Serrani – non segue un’ordinaria linea temporale: presente e futuro si alternano, quasi ad evidenziare l’ineluttabilità del male. Oltretutto Uduvicio Atanagi, pseudonimo di un autore alquanto misterioso, non ha inteso esplicitare l’orrore sotto forma di ben definite entità mostruose. Semmai l’inquietudine è amplificata perché quasi tutto viene lasciato intuire, oscillando tra un’onnipresente analisi interiore e momenti in cui arcaiche tradizioni, esoterismo, peccati commessi in tempi lontani e mai espiati sembrano davvero dominare il destino di chi vive intorno al podere.

Dintorni di Roma o Toscana? | Luigi Plos


Sul sito di Luigi Plos sono stati pubblicati, nel tempo, un bel po’ di post interessanti riguardo i luoghi rimasti incontaminati intorno a Roma. Ringrazio Luca Bellincioni per la segnalazione, eccovi un estratto dall’articolo:

A pochi chilometri da Roma, Monterotondo si stacca dalla sequenza di morbide colline, e veramente sembra un paese toscano con lo skyline dei paesi sabini e dei monti Lucretili a chiudere alla grande questo paesaggio. Vicino Monterotondo troviamo peraltro la “toscana” Torre Fiora.

Poi c’è, per esempio, il pezzo di campagna prospiciente la Cassia, nei pressi de La Storta, appena fuori Roma: filari di pini a perdita d’occhio, strade ondulate, colline, colori stupendi e il solito skyline dei monti Lucretili, che potrebbero benissimo essere la corona del Pratomagno, il gruppo montuoso che sovrasta la valle dell’Arno sopra Arezzo e che fa da sfondo a tanti celebri dipinti di Leonardo.

Per inciso percorrere la via Veientana in bicicletta, da via di Grottarossa fin dove questa sbuca in via della Giustiniana, è un percorso di grande fascino: sono ancora visibili alcuni tratti dell’antica strada romana con i classici basolati solcati dai carri. Questo percorso può essere prolungato a piacere discendendo la solitaria e boscata via Giustiniana fin dove questa incontra la Cassia Bis e risalendo poi l’altrettanto solitaria e boscata via Prato della Corte, fin dove questa penetra nel cuore del parco di Veio.

Ma è il paesaggio nel quale si snoda la Veientana a essere strepitoso. Appena fuori Roma: strade bianche ondulate con filari di pini a ombrello, campi color terra di Siena, fossi ombrosi e nascosti dalla ricca vegetazione.

Una Tomba per gli alieni: La Toscana negli occhi, Palude, in revisione.


Nuovo esempio di capacità letteraria per Udivicio “Leo Bulero” Atanagi, preso pari pari dal suo blog; copi e incollo, cosicché ve ne possiate render conto…

Erano finiti così in in mondo di roulotte e strade sterrate, un mondo marginale dove il loro tetto era stato il cielo stellato, filtrato da quella patina di polvere sporca che si accumulava incessante sul parabrezza dall’auto.

Avevano vissuto in movimento, rimanendo solo per periodi limitati nei luoghi più oscuri ed esotici della regione. Paesini dimenticati da Dio, depressioni nella terra popolate da poche decine di anime che sembravano spettri, o ricordi di un tempo passato.

A Teresio era rimasto impresso il giallo. La Toscana non è verde, è gialla, è il giallo ardente dei campi di grano dove il sole sembra vomitare una luce accecante e cupa che poi tende a tonalità più scure. Colori per cui non sono ancora nati occhi adatti a vederli, desolazioni che si possono percepire solo con il cuore o con lo stomaco, con sensi nuovi e abissali che si annidano nelle profondità della carne. Poi avevano visto le ville, le società che ammiccavano a rituali antichi o scimmiottavano antichi misteri, avevano visto i colletti degradarsi, riempirsi di vermi, un senso di sporco nascosto da una lucentezza apparente. I corpi degli omicidi rituali dei mostri, ancora lì, carie, fantasmi, spiriti inquieti che vagavano per i boschi, l’inferno accecante di Fiesole, l’esoterismo storpio di certe aree suburbane o profondamente urbane fatte di arcate e forme, e architetture ecclesiastiche che parevano ambire a qualcosa d’altro, come se guardando un rosone il rosone potesse cominciare a girare e con lui a girare anche lo spirito, come quei mostri messi fuori dalle chiese, a spaventare, a dissuadere, non entrate oppure entrate, guardate l’orrore negli occhi, scopritene la polpa più morbida, la nudità segreta.

Edizioni Hypnos: All’ombra dell’antico nemico | HorrorMagazine


Weird Tales 4

Su HorrorMagazine la segnalazione di un altro eccellente ripescaggio di Hypnos, che è andata a riscoprire un weird d’annata, originale, italiano: All’ombra dell’antico nemico, di Giovanni Magherini Graziani.

Le storie ottocentesche del soprannaturale di Magherini Graziani sono ambientate nella Toscana rurale popolata da spiriti dispettosi, cadaveri inquieti, libri maledetti, specchi magici, zombi vendicatori, streghe, guaritori, esorcisti e, ovunque incombente, l’ombra dell’Antico Nemico. Tra apparizioni e malefici, la quieta campagna toscana di fine Ottocento si tinge di nero in una sorprendente raccolta di racconti fantastici.

Leggendo i racconti non ci si ritrova mai in mezzo a vicende pulp o gore, le storie sono narrate nello stile dei racconti popolari, come se si presenziasse a una veglia toscana, con il coinvolgimento in prima persona del narratore. Nella raccolta di racconti fantastici anche l’unico racconto italiano apparso sulla celebre rivista americana Weird Tales (Ottobre 1934): Fioraccio.

Sempre complimenti all’eccellente Hypnos.

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