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Archivio per Trascendenze

Atti creativi in trascendentale


Affermi di essere la distanza stessa e le parole che pesano se stesse in un contesto artistico e cerebrale; poi divieni muto, poi divieni divino, e il passaggio dall’ordinario allo straordinario si trasforma in un atto creativo unico, surreale, seminale e trascendentale.

Arcana – Un Passage Silencieux (Part I, Part II, Part III)


Attraverso le cattedrali siderali, vivi e trascendi.

La Dea primordiale del ritmo – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che indaga le origini sciamaniche del ritmo musicale, la trance divina che mette in comunicazione gli strati più evanescenti della coscienza umana con le sfere irraggiungibili della sapienza, dell’illuminazione, della trascendenza. Alcuni estratti:

Nelle culture storiche più antiche del mondo mediterraneo le donne erano delle guide spirituali. Le sacerdotesse e le altre donne sacre suonavano il tamburo a cornice durante i rituali delle loro dee. Dai reperti iconografici che ho trovato nelle antiche sculture e pitture murarie, risulta chiaro che il collegamento tra i tamburi e il potere spirituale era già stabilito prima dell’invenzione del linguaggio scritto. Ho trovato simboli dipinti sulle pelli di antichi tamburi a cornice che risalgono fino ai periodi più antichi della storia umana. La ricerca sul significato e sulle origini del modo femminile di suonare il tamburo mi ha portato alla fine a studiare le popolazioni nomadi che abitavano l’Europa e l’Asia occidentale quasi quarantamila anni fa. Le informazioni su questo periodo lontano sono, nella migliore delle ipotesi, congetture basate su indizi oscuri raccolti attraverso prove archeologiche incomplete. Tuttavia, le nostre antenate e i nostri antenati paleolitici ci hanno lasciato degli spiragli di luce significativi per accedere al loro mondo.
Durante il Paleolitico Superiore, un lungo periodo di tempo che va dal 40000 al 10000 a.C., tribù nomadi vagavano per le regioni euroasiatiche andando alla ricerca di cibo, seguendo il ritmo della vegetazione, degli animali e delle stagioni. Il clima oscillava ancora a causa delle ricorrenti glaciazioni dell’ultima era glaciale. La sopravvivenza di queste tribù dipendeva dalla loro profonda conoscenza dell’ambiente circostante e delle forze che vi operavano.
Era un periodo di relativo tempo libero. Lo studioso William Irwin Thompson ha calcolato che i membri adulti delle economie storiche di caccia e raccolta impiegavano una media di quindici ore alla settimana a procacciarsi il cibo. Nel Paleolitico, le persone vivevano in piccoli gruppi che non gravavano sulla sostenibilità dell’ambiente, che forniva sostentamento per tutti.

Il Paleolitico fu anche apparentemente un periodo di pace. Non esistono prove archeologiche certe di violenza organizzata e su larga scala; in nessuna forma artistica gli esseri umani sono dipinti in atteggiamento aggressivo o con armi. Evidentemente, l’umanità paleolitica non faceva la guerra.
Le popolazioni del Paleolitico sono tra le prime in assoluto ad aver creato opere d’arte. Queste opere, che includevano sculture, incisioni e pitture rupestri, sembrano essere state create non tanto per piacere estetico quanto per incarnare concetti religiosi o per trasmettere le informazioni e la saggezza accumulate. Nel mondo che precedette il linguaggio scritto, funzionavano come linguaggio visivo. Sono la più antica espressione sopravvissuta del pensiero astratto.
Intorno al 30000 a.C. comparvero in tutta Europa rappresentazioni di vulve scolpite nella roccia e dipinte con ocra rossa. Compaiono in rilievo sulle pareti delle grotte e come piccole sculture a dimensione di amuleto, spesso rese lisce dall’uso. Alcune sono state ritrovate nelle tombe. Queste immagini di vulve sono i più antichi esempi di arte rappresentativa.
Le vulve scolpite o incise variano in forme e dimensioni. Alcune sono ovali o rotonde, altre sono triangoli con la punta verso il basso. Alcune sono rappresentazioni realistiche, altre sono astratte. Un ciondolo in avorio di mammut proveniente da Dolni Vestonice, vicino all’attuale Brno, nella Repubblica Ceca, ha la forma di osso a forchetta, con una vulva incisa tra i suoi rebbi. A volte queste immagini si trovano da sole, ma spesso sono associate a immagini di una Dea Madre o ai suoi simboli, oppure sembrano rappresentare un aspetto della sua storia.

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Apparenze piane


Riesco a rendermi sensoriale sull’intero spettro olgorafico soltanto quando le parole risuonano, rimestano, diventano estensioni delle rendite immanenti di ciò che ai più sembra piano.

Immanente


Nei residui di una parola detta in estensioni aliene c’è la possibilità di trascendere l’immanente. Come se fosse antica magia.

La danza mistica dei sufi – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo incentrato sui sufi, la parte più mistica della religione islamica che per molti versi mi ricordano gli sciamani. Perché? Un estratto che spiega meglio di molte mie circonvoluzioni.

Ci diamo appuntamento al santuario l’indomani. Ahmed mi ha detto che dovrebbe esserci musica, ma bisogna andarci quando fa buio. Esco di notte. Prendo un taxi che si ferma di fronte a un cordone di persone in una stradina secondaria. Scendo senza sapere dove andare e dispero di riuscire a trovare il mio amico. Ma lui compare dopo pochi secondi, e mi dice di seguirlo. Il cugino non c’è, ma siamo fortunati, dice. Lasciamo i sandali su una montagna di calzature e saliamo una scalinata. Compaiono i primi cortili del santuario, affollatissimi. Si sentono percussioni, entriamo in una bolla di sudore e hashish. Ahmed mi fa segno di salire ancora, e accediamo a un altro cortile piastrellato con padiglioni coperti e centinaia di persone, uomini, donne, bambini, seduti per terra in attesa della performance. Tutti vestono in maniera semplice, qualcuno indossa amuleti, si sente profumo di rosa e olio che brucia nelle lampade. Cerchiamo un angolo libero, e da una finestra traforata a motivi floreali vedo i musicisti. Ecco la fortuna: sono i famosi fratelli Gunga e Mithu Sain, con il dhol a tracolla, in brillanti camicie verdi e con i lunghi capelli sciolti, che cominciano a suonare. Tra gli spettatori girano piatti di riso, ne passano uno anche a me. Mithu dà il ritmo, Gunga gli va dietro. La tecnica dei due è impressionante: con la mano sinistra e il piccolo bastone nella destra producono grappoli di note sulle due pelli ai lati opposti del tamburo, con timbri e ritmi in continua evoluzione. Suonano in perfetto unisono, con un’intesa tanto più notevole se si pensa che Gunga è sordo dalla nascita e segue la musica grazie alle vibrazioni delle pelli e del legno.
La gente si fa da parte e compaiono i dervisci. Indossano camicie lunghe, ognuna di un colore molto carico. Alcuni hanno i capelli intrecciati dietro la nuca. Sembrano solo camminare in circolo, in attesa concentrata, assorbendo il ritmo. Gradualmente cominciano a oscillare la testa di lato, facendo sbattere i capelli sul viso, sempre più rapidamente. Il pubblico segue con entusiasmo, qualcuno si unisce alla danza, o semplicemente si avvicina alla fonte della musica. Seguire il ritmo con attenzione è il mio modo di tenermi aggrappato a qualcosa di razionale, di noto. Mentre l’energia cresce a dismisura, perdo il conto dei colpi, scompaiono le mani iperveloci, i danzatori sono scie colorate, l’individualità è sospesa. Mi accorgo di una ragazza vicino a me, che ha un’espressione attenta e serena. Mi guarda intensamente, felice che io, straniero, apprezzi la scena. da quando sono in Pakistan, è il primo sguardo di una donna locale che sostiene il mio, se si eccettuano le bambine. La danza arriva al culmine, ogni distanza è abolita: la deflagrazione del senso di cui parlava Lévi-Strauss è anticipata in questa esperienza, che lava via le ferite della storia e lascia un vuoto aurorale.
La musica defluisce, s’interrompe. I danzatori si stendono immobili. I musicisti si siedono per riposare. Arriva del cibo. La gente parla rilassata. Ahmed si fa avanti dicendo qualcosa, a quanto pare avverte Mithu Sain che un europeo è venuto ad assistere al dhammal. I due mi fanno cenno di avanzare, di sedermi vicino a loro e mangiare qualcosa. Non parlo urdu, e Gunga con la sua aria malinconica mi mette soggezione. Si riempie la coppa di riso, tace. Mithu ha un’espressione severa e carismatica.

Presenze sceniche – pathos


La presenza scenica svolge un pathos epico di fronte ai tuoi occhi e tu sei sempre di più un oggetto nelle mani della trascendenza che ti sfibra, disgrega, disincarna.

Non più umano


Sembri sollevarti sulle scogliere psichiche della tua indolenza, quelle barriere che non fanno passare gli stimoli alla complessità senziente che cresce in te, fino a farti diventare non più umano.

Kirlian Camera – Coroner’s Sun


Sulle ali di un senso di liberazione esoterica, a sbirciare oltre la luce…

Ierofania, il Sacro rivela se stesso | Nemora


Comincia il nuovo anno con un post che in realtà ha chiuso il precedente, una lunga riflessione apparsa su Nemora e che  indaga le implicazioni del sacro e del religioso, mettendo in rilievo le giuste cose che spesso sono trascurate, se non ignorate. Un estratto:

L’enciclopedia Treccani definisce il sacro come “ciò che è connesso all’esperienza di una realtà totalmente diversa, rispetto alla quale l’uomo si sente radicalmente inferiore, subendone l’azione e restandone atterrito e insieme affascinato; in opposizione a profano, ciò che è sacro è separato, è altro, così come sono separati dalla comunità sia coloro che sono addetti a stabilire con esso un rapporto, sia i luoghi destinati ad atti con cui tale rapporto si stabilisce.”
Il concetto di fondo è chiaro: il sacro è altro, qualcosa di anomalo rispetto alla regolare realtà. In quanto tale, il sacro è spaventoso e al contempo irresistibile, pertanto il contatto con esso necessita di essere disciplinato da un intermediario e confinato in un luogo dedicato.
Così nasce la religione. L’origine etimologica del termine “religione” è proprio quella di “relegare”, “recintare”, “confinare”, con il duplice significato di imbrigliare il sacro entro confini definiti e legare l’uomo a determinate pratiche rituali (Lucrezio, I a.C.). Per dirlo con le parole di Umberto Galimberti: le religioni sono nate per difenderci dal sacro, non per metterci in rapporto con esso.
Il contatto diretto, non mediato, incontrollato con il sacro, è pericoloso in quanto espone l’essere umano alla contaminazione con questa dimensione anormale, con effetti imprevedibili.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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