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Archivio per True Detective

I rapimenti dei Fairies e il mistero dei “Missing 411” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo excursus sulle sparizioni che la tradizione popolare anglosassone ha sempre voluto causate dagli gnomi e dalle fate. Qui, quelle suggestioni s’intrecciano con lo spirito dei luoghi selvaggi che, si cita, Algernon Blackwood e Arthur Machen hanno sempre narrato nei loro racconti folgoranti; non ultimo, anche le spiccate essenze fantastiche di Picnic a Hanging Rock, gli X-Files, True Detective e TwinPeaks trovano il giusto posto nell’articolo. Un estratto inesaustivo:

Pur non avendo mai avuto, fin dalla fondazione avvenuta nel 1776, una tradizione religiosa strettamente propria, gli Stati Uniti d’America più di ogni altro stato al mondo si configurano come l’area geografica che, tra lo scorso secolo e l’attuale, ha visto nascere una serie di correnti culturali nella cosiddetta “realtà alternativa” che potremmo definire pseudo-religiose. Si tratta di movimenti che, pur non potendo essere catalogabili stricto sensu come “religiosi”, sono basati su credenze ben precise condivise dai membri interni che spesso presuppongono una fede incondizionata nell’argomento, se non addirittura l’aver vissuto in prima persona un’esperienza catalizzatrice della stessa.

Il caso più famoso resta ovviamente la “religione” ufologica, con tutte le sue derive più o meno New Age, dalle abductions alla fecondazione in vitro di ibridi umano-alieni, fino alle più estreme teorie cospirazioniste che parlano di “rettiliani” et similia. Ma molti altri esempi potrebbero essere portati a titolo di esempio: la credenza nell’esistenza del Bigfoot/Sasquatch, omologo del più noto Yeti himalayano; il chupacabras, che molti vogliono responsabile delle cosiddette “mutilazioni del bestiame”; il Mothman, i cui avvistamenti avverrebbero poco prima di catastrofi inimmaginabili (si dice sia stato avvistato anche prima dell’attacco alle Torri Gemelle); il Diavolo del Jersey; e via discorrendo.

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True Detective | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine una bella disanima sulla serie TV True Detective. Non ho potuto vederla, ma ho sentito parecchi (vero X?) parlarne bene, e la curiosità è sempre tanta.

True Detective è una serie antologica, il che significa che ogni stagione presenta personaggi e vicende completamente nuovi.

All’inizio della prima stagione, il pubblico assiste all’interrogatorio di due ex detective della Polizia di Stato della Louisiana, Martin Hart (interpretato da Woody Harrelson) e Rustin Cohle (Matthew McConaughey), riguardo a un cruento caso di omicidio che li aveva resi famosi anni prima. Ed ecco che lo spettatore viene catapultato nel passato, o meglio nei ricordi dei due detective, che nel 1995 si erano trovati alle prese con il brutale omicidio di Dora Lange, probabilmente connesso a un rituale satanico.

La storia procede fra continui sbalzi fra passato e presente, guidati dalle ciniche riflessioni di Cohle e dai toni più pacati di Hart. La ragione del loro interrogatorio sono i collegamenti che la polizia ha trovato fra il caso Dora Lange e un’altra indagine, attualmente in corso, su una ragazza trovata morta in circostanze simili a quelle dell’omicidio del 1995.

La seconda stagione è ambientata non più in Louisiana, bensì in California, più precisamente nell’immaginaria città di Vinci, dove un importante politico locale viene ritrovato morto dall’agente di polizia della California Highway Patrol Paul Woodrugh (Taylor Kitsch). Il caso viene affidato a una task force che vede uniti nella difficile indagine, oltre a Woodrugh, anche i detective Antigone “Ani” Bezzerides (Rachel McAdams) e Ray Velcoro (Colin Farrell) della corrotta Polizia di Vinci.

A rendere più complicata la situazione sono le tormentate vicissitudini dei tre investigatori, tutti e tre deboli pedine nelle mani di enti più grandi e corrotti di loro, fra cui Francis Semyon (Vince Vaughn), uno spietato imprenditore che sta cercando di nascondere il suo passato criminale, ma con la morte del suo socio d’affari (niente meno che il politico ritrovato da Woodrugh) tutti i suoi piani sembrano andare all’aria e il passato ritorna a galla più minaccioso che mai…

Punti in comune fra le due stagioni sono il numero di episodi (sempre otto) e le indimenticabili sequenze di apertura, che uniscono alla qualità musicale un meticoloso processo di lavorazione e grande cura per i dettagli e per gli effetti speciali.

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