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Archivio per TV

Voci notturne, un capolavoro televisivo dimenticato – 20contrari


Leggo sul blog 20contrari un interessante intervento che non conoscevo di Davide Pulici, uscito su Nocturno, riguardo la serie TV di venticinque anni fa Voci Notturne, di Pupi Avati. Ve la incollo qui sotto, perché è una definizione sottile e vasta, che ben rappresenta l’anima di questo sconosciuto serial di altri tempi, che rimanda spesso a Il segno del comando ma che ha il pregio di essere notevolmente più credibile.

Voci notturne rappresenta, ancora oggi, l’apice di un certo universo avatiano ‘a latere’ della sua filmografia ufficiale, quello del gotico avatiano: e in esso, il grande regista bolognese concentrò il distillato più puro e ossessionante del proprio immaginario fantastico-esoterico, tanto vero e sentito da essere ancora oggi pienamente inquietante e terrificante..() Avati scrisse ‘Voci notturne’ partendo proprio dall’enigma dell’esistenza di Fulcanelli , intessendo intorno a questo nucleo primario una stratificata, labirintica e coltissima serie di trame e sottotrame che mescolavano religioni classiche e musicologie antiche, telefonate dall’aldilà e scandali politici allora come oggi in voga, oscuri segreti della seconda guerra mondiale e Olocausto con fenomenologia delle sette new age”.

What We Do in the Shadows: la serie comedy-horror arriva su Rai4 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di What We Do in the Shadows, sit-com sui vampiri odierni.

Cosa farebbero dei vampiri centenari se fossero costretti a convivere in un appartamento nella New York dei giorni nostri? Probabilmente quello che farebbe qualsiasi coinquilino, tra divergenze personali e la costrizione a collaborare per un obiettivo comune. È quello che accade a Nandor, Laszlo, Nadja e Colin, quattro succhiasangue al centro di un bizzarro progetto atto a documentare proprio la vita quotidiana dei non-morti. Seguiti 24 ore su 24 da una troupe televisiva, i quattro dovranno anche vedersela con un Maestro della Notte, risorto proprio a New York, che chiede loro fedeltà assoluta con l’obiettivo della conquista della Grande Mela.

Frutto di un mix di linguaggi che va dalla sitcom all’horror grandguignolesco, utilizzando la tecnica del falso documentario, What We Do in the Shadows nasce come adattamento televisivo del film cult Vita da vampiro – What We Do in the Shadows, scritto, diretto e interpretato nel 2014 da Taika Waititi e Jamaine Clement.

La serie, ideata e in parte diretta dagli stessi Waititi e Clement, espande il concept del film mostrandoci un inedito gruppo di vampiri alle prese con i problemi di tutti i giorni e annovera nel ricco cast Kayvan Novak, Matt Berry, Natasia Demetriou e Mark Proksch.

Tutti i lunedì sera su RAI4, in seconda serata.

Addio a Mario Marenco | False percezioni


Mi associo alla tristezza espressa da Luigi Milani per la morte di Mario Marenco, che chi ha la mia età non può non ricordare per i suoi funambolismi fanciulleschi e per la sua verve unica, espressa accanto a veri maestri dell’ironia, della sagacia, del dissacrante, ovvero la banda di Alto Gradimento, la trasmissione radiofonica dei primi ’70 di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che è poi sbarcata in televisione e ha caratterizzato l’alternative colto e divertente, genere ormai dimenticato e, dai più, completamente sconosciuto. Un abbraccio a Mario e a tutta la banda, un abbraccio all’intelligenza che sembra essere sfumata da lungo tempo ormai.

Bruce Sterling a Wonderland su Rai4 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione che questa sera alle 22.55, su Rai4, Bruce Sterling sarà ospite del programma Wonderland. Di cosa si parlerà?

Wonderland ha incontrato Sterling all’ultima edizione del Trieste Science+Fiction Festival, dove lo scrittore ha ricevuto l’Urania d’argento alla carriera. La novità “cult” di questa puntata è Il primo re, il film del giovane regista romano Matteo Rovere, in cui si racconta l’epopea di Romolo e Remo che, tra Storia e mito, portò alla nascita di Roma. Questa settimana torna la rubrica Umano Post-Umano, nella quale si continua ad esplorare il complesso mondo della robotica, analizzando il confine tra automazione ed esclusività dell’azione umana, in una sfida uomo-robot ai limiti con la fantascienza.

Strange Angel: Lo strano angelo John Whiteside Parsons – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione alla prima stagione di Strange Angel, il serial TV dedicato a John Whiteside Parsons e alle sue trame occulte con Aleister Crowley e alla sua perizia spaziale legata a Wernher Von Braun. Un estratto dell’intrigante storia vera che poi è effettivamente stata.

Se un soggettista si fosse presentato da un produttore cinematografico con una sinossi come questa, forse avrebbe avuto più di una chance (o non ne avrebbe avute affatto, perchè la storia non era abbastanza credibile): un ragazzo californiano di buona famiglia cresce negli anni ’30, nutrendosi di riviste pulp e appassionandosi in particolare alla fantascienza; sogna astronavi, voli spaziali e viaggi sulla Luna. A poco a poco la passione diventa ossessione: il giovane impiega i suoi risparmi per dedicarsi alla ricerca sui razzi; da autodidatta e impiegato in un’azienda chimica diventa un esperto di esplosivi ed entra in contatto epistolare con Wernher Von Braun e con i maggiori ricercatori internazionali del settore; pur non avendo titoli accademici riuscirà, a poco a poco, a realizzare i suoi desideri come conduttore del gruppo che svilupperà il carburante solido dei missili che, qualche anno dopo, porterà il suo paese sulla Luna. Ma non è finita qui: Jack ha una doppia vita; di giorno è, più o meno, uno scienziato ma, affascinato dalla magia e dall’occultismo, di notte si trasforma in un praticante dei riti di magia sessuale del famigerato Aleister Crowley – “l’uomo più perverso del mondo”, secondo la stampa scandalistica britannica – che, inizialmente ammirato, lo metterà a capo della filiale americana del suo ordine esoterico (“la magia non è che un atto di volontà” – diceva Crowley). Non mancano poi intricate storie erotiche e sentimentali con la moglie, la sorella minore della moglie e varie altre affascinanti donzelle, in ménage à trois o più (tra i partecipanti anche Ron L. Hubbard, scrittore di fantascienza e fondatore del culto di Scientology) e un finale tragico e misterioso al quale forse non sono estranei servizi segreti e FBI. Tutto questo sembra invenzione ma è accaduto davvero, tra il 1914 e il 1952: John “Jack” Whiteside Parsons è una delle poche personalità contemporanee il cui nome è stato onorificamente attribuito dagli astronomi a un cratere sul lato buio della luna (a 37° Nord, 171° Ovest).

Il Tassativo | scheggetaglienti


Dal blog di Alessandra Daniele. Incollo, che è bello e istruttivo.

In qualsiasi talk show, chiunque stia parlando – un premier, un premio Nobel, il superstite d’una strage – qualunque sia l’argomento in discussione – una guerra, una crisi economica, una riforma costituzionale – c’è sempre un momento, di solito ogni dodici minuti, nel quale il conduttore o la conduttrice lo interrompe in modo categorico ed irrevocabile, dicendo “devo mandare la pubblicità”.
A volte la chiama addirittura “il tassativo”.
Di solito l’ospite non protesta, al massimo chiede che al rientro in studio gli venga consentito di finire il suo ragionamento, cosa che non succede quasi mai.
E parte la pubblicità.
Più o meno gli stessi spot su tutti i canali, più o meno con lo stesso messaggio implicito: siate belli, siate giovani, siate efficienti, sposatevi, fate bambini, tanti bambini.
Crescete e moltiplicatevi.
Comprate una macchina e una casa più grande.
Il familismo non è soltanto il principale strumento usato per vendere prodotti, il familismo è il principale prodotto che viene venduto, perché da esso deriva tutto il resto, è la pietra d’angolo di tutto il sistema. Per questo i ruoli di genere negli spot restano pietrificati. Gli uomini inventano ed esplorano, le donne smacchiano e dimagriscono.
E fanno bambini.
Nella pubblicità il familismo è legge divina. Le rare eccezioni durano poco, vengono subito rettificate. La tizia che aveva osato rifiutare al compagno un figlio come scusa per comprare una macchina nuova è stata messa incinta di due gemelli.
La gravidanza è l’unica pancia che risparmia alle donne l’inesorabile prova costume, mentre gli uomini “dominano la strada” sul loro nuovo SUV scolpito dal vento.
Negli spot, le automobili non vengono mai banalmente costruite. Sorgono da superfici di metallo liquido, si condensano da luccicanti vortici di frammenti, si materializzano magicamente al sollevarsi d’un vaporoso drappo da prestigiatore.
Nell’immaginario pubblicitario gli operai non esistono.
Gli unici lavoratori visibili negli spot sono realistici come gli elfi di Babbo Natale. Commessi che sgusciano di casa alle tre di notte per andare a riordinare gli scaffali, contadini che accarezzano i pomodori e limonano i limoni, cuochi che parlano con le galline, tappezzieri invaghiti dei divani.
L’ambientazione è sempre onirica, patinata e retrò.
Evidentemente nessuno di loro lavora per denaro. Lo fanno per passione.
Per amore.
Finito il break pubblicitario, si torna in studio a parlare di guerra, di crisi economica, di riforma costituzionale.
E tutto sembra solo rumore di fondo, chiacchiera da bar senza importanza.
Perché lo è.

Fahrenheit 451: il trailer del telefilm tratto dal capolavoro di Ray Bradbury | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Fahrenheit 451 è il nome della nuova serie Tv di fantascienza dell’emittente televisiva statunitense HBO. Tratto dall’omonimo romanzo del 1953 del grande autore statunitense Ray Bradbury, la serie TV racconterà le avventure del protagonista Guy Montag in una società distopica, dove i libri rappresentano la cosa più pericolosa per lo status quoFahrenheit 451 andrà in onda sull’emittente HBO a partire dal 19 maggio.

X-Files: per Chris Carter la serie ha ancora molto da dire | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova puntata di Chris Carter per i seguiti di X-Files, dopo che Gillian Anderson ha annunciato la sua uscita dal personaggio di Scully. Purché se ne parli, eh Chris?

Così Carter ha dichiarato che ci saranno ancora molti X-Files: non hanno ancora chiuso con il lucchetto l’armadio delle prove nell’ufficio di Mulder, ci sono ancora molte storie da raccontare.

Carter vede la situazione attuale come se avesse due facce: da una parte, non è la stessa serie senza Mulder (David Duchovny) e Scully, dall’altra si dice certo che ci sia ancora molta vita all’interno della storia e pensa che non abbiamo ancora visto la fine.

Se Carter e la Fox dovessero davvero non riuscire a far cambiare idea alla Anderson, l’autore si ritroverebbe nella situazione opposta rispetto al passato, quando fu Duchovny ad abbandonare la serie nella stagione sette, fare solo alcuni episodi come guest star durante la otto e comparire solo sul finale della nove. Il tutto mentre entravano in scena Doggett (Robert Patrick) e Reyes (Annabeth Gish) come rimpiazzi. Una cosa del genere potrebbe accadere con i due nuovi agenti comparsi nella stagione dieci, Einstein (Lauren Ambrose) e Miller (Robbie Amell), potenziali nuove leve per il futuro.

Su è Netflix è in arrivo Paradox con Neil Young + Promise of the Real | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Paradox, che verrà trasmesso su NetFlix e che vedrà la partecipazione di Neil Young come nume tutelare di storie western – che un po’ ricordano pure i FieldsOfTheNephilim – riviste in una chiava più weird, forse, non troppo calcata. I’m waiting

Un fantasioso poema raccontato a voce alta, una fiaba dallo spirito libero che parla di amore e di musica, Paradox rappresenta l’espressione personale, unica nel suo genere, di Daryl Hannah, scrittrice e regista del film. Nel futuro – o forse è il passato? – un gruppo di fuorilegge si nasconde sulla sommità delle montagne. “Man in the Black Hat” (Neil Young), “Particle Kid” (Micah Nelson) e “Jail Time” (Lukas Nelson) trascorrono il tempo alla ricerca di tesori, aspettando che la luna piena presti loro un po’ della sua magia, diffonda la musica e faccia volare gli spiriti. Arricchito dalla musica originale di Neil Young + Promise of the Real, Paradox trasmette tutta l’eredità di un performer iconico, che ha sempre infranto ogni regola.

Estetiche del potere. Comunità a tempo determinato, mercificazione e politica simbolica – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una ricerca approfondita sui Reality TV e sulle dinamiche che vi sottendono; viene posto l’accento sull’identificazione dello spettatore con il personaggio interprete di tali degradanti spettacoli, specchio di una società non proprio malata, quanto marcescente.

Vanni Codeluppi nel saggio Il divismo. Cinema, televisione, web (Carocci, 2017), lascia presagire tali considerazioni generali: nel reality lo spettatore si trova contemporaneamente davanti e dentro allo schermo. «Il modello del reality show però ha successo principalmente perché tra il flusso della vita quotidiana e il flusso televisivo esiste una naturale affinità. Entrambi si basato infatti sull’idea di contemporaneità, di evento che si svolge proprio nel momento in cui lo si sta guardando» (p. 46). Per certi versi il reality porta a compimento la promessa televisiva di catturare e restituire allo spettatore la realtà mentre questa si svolge. Tutto appare imprevedibile, apparentemente senza rispettare un copione prestabilito, e ciò produce nello spettatore l’impressione di avere il controllo su tale imprevedibilità, cosa che non ha nella vita reale. Nei reality lo spettatore guarda e si guarda, si sente giudicato e giudica. «Ne deriva che tra lo spettatore e la realtà rappresentata si ricostruisce, seppure filtrato attraverso lo schermo, quel rapporto basato sulla reciprocità che, secondo Simmel [Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia, Feltrinelli, 1983], si trova alla base della vita sociale e rappresenta probabilmente una delle ragioni del successo ottenuto oggi dal genere reality» (p. 47).

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Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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