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Mimesis editore presenta “Carcosa svelata” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Carcosa Svelata (di cui abbiamo già parlato qui e qui), saggio Mimesis di Marco Maculotti sugli aspetti esoterici e non solo della serie TV True detective, che si riflette in un’altra serie fondamentale, la Twin Peaks di David Lynch.

True Detective è diventata serie di culto grazie soprattutto a una sceneggiatura letteraria di grande impatto che propone personaggi a tutto tondo, le cui vite sembrano gravate da una sorta di maledizione che ha a che vedere con il mistero del tempo e dell’eterno ritorno dell’uguale. La lettura esoterica offerta dall’opera di Maculotti, come recita il sottotitolo, fa leva su una narrazione che si distingue per il non detto e per le atmosfere arabescate di simbolismi dotati di una storia millenaria. A questo riguardo, si possono rilevare certe similitudini con Twin Peaks, soprattutto per la capacità di entrambe le serie tv di proiettare lo spettatore in una dimensione ‘altra’, esulante la dimensione del quotidiano. Commenta l’autore:

“Nel libro viene inquadrata la figura del Re in Giallo, adorato dalla setta, mettendolo a confronto con alcune divinità della storia antica, proponendo un’analisi maggiormente filosofica delle tematiche più profonde del serial televisivo, vale a dire quella del mistero del tempo divoratore e dell’eterno ritorno dell’uguale, e più per esteso del destino riservato, similmente a una maledizione fatale, ai vari personaggi del serial”.

Basandosi sugli strumenti dell’antropologia del sacro e della storia delle religioni, l’opera di Maculotti consente di comprendere al meglio tutto ciò che nella nuda narrazione dei fatti degli otto episodi della prima stagione rimane silente e inespresso, occultato e implicito. Analizzando il significato profondo dei simboli disseminati durante le otto del serial di Pizzolatto, il libro intende gettare luce sul tipo di culto, di credenze e di forma mentis che sta dietro al lato meramente esteriore degli accadimenti mostrati allo spettatore. Spiega nell’introduzione Maculotti:

“In un contesto poliziesco con elementi paranormali perfettamente integrati nella storia, l’approccio al caso del detective protagonista Rust Cohle è eccentrico e surreale almeno quanto quello dell’agente Dale Cooper in Twin Peaks, e la sua esistenza decisamente più cupa. La sua immersione nei delitti della Setta della Palude ha i crismi di una vera e propria discesa negli inferi, un viaggio esistenziale e metafisico, a cui seguirà, durante il coma, l’ascesa al mondo superno e la sua liberazione dalla ‘trappola samsarica della vita’”.

Cities Last Broadcast – Disembodied


La lirica del surreale, quando evoca le oscurità sprofondate nella coscienza.

Níundi – Invocation (Northern Folk Witchcraft)


Nell’abisso primordiale delle forze elementali l’oscuro canta, urla, rapisce.

#Extra: “Voci Notturne”, la serie cult. Recensione (no spoiler) e spiegazione (con spoiler)


Su IlBazarDelCalcio un interessante post che ricorda e svela alcuni aspetti nascosti di Voci Notturne, lo sceneggiato di un quarto di secolo fa, scritto da Pupi Avati e che, ambientato a Roma, esplora i primordi mistici del passato arcaico della metropoli e li proietta con un filo logico verso il presente e il passato più prossimo, come quello della Seconda Guerra Mondiale. Un estratto:

Voci notturne” è una miniserie da 5 episodi trasmessa da Rai 1 nel lontano 1995, replicata solo quattro anni fa, purtroppo priva di una versione in dvd che renderebbe felici tanti appassionati, compreso il sottoscritto.
La regia è di Fabrizio Laurenti, ma la sceneggiatura e il soggetto sono di Pupi Avati. Criticatissimo, Pupi, per il suo ultimo film, “Il signor diavolo”, soprattutto da parte di chi non è riuscito a entrare in sintonia con la poetica horror del regista bolognese. Gotica, ma non solo. Molto probabilmente, “Voci notturne” sarebbe bollata da costoro come una mediocre fiction televisiva imbevuta di pseudo-esoterismo.
Il punto di forza della miniserie è riuscire a trasmettere ansia e inquietudine grazie a un semplice condominio: tanti piani e scalinate infinite, inquilini assenti, porte sigillate e buio. Eppure, dall’esterno, il condominio è solamente un grande edificio che si affaccia su una delle tante strade trafficate di Roma.

La genialità del maestro Avati è proprio questa. Raccontare l’orrore che si insedia vicino a noi. Rispetto a “La casa dalle finestre che ridono”, in “Voci Notturne” è presente anche l’elemento soprannaturale. Come nell’Arcano Incantatore, come in “Zeder”. Approfittando però dei lunghi tempi televisivi, il regista “incastra” quattro investigazioni parallele. C’è quella di Stefano, così simile a quella di tutti i protagonisti degli horror avatiani. Personaggi che si ritrovano loro malgrado in situazioni più grandi di loro, vogliosi però di andare fino in fondo, di attraversare le colonne d’Ercole, a loro rischio e pericolo. Ma non solo. Viene narrata l’investigazione “ufficiale”, quella delle forze dell’ordine, con il commissario Morlisi, ben interpretato da Massimo Bonetti. Quella di Andrea, nipote di Morlisi, esperto musicologo. Quella parallela, in America, del detective privato italo-americano Mario Fedrigo. Quest’ultima parte sembra quella più estranea, la meno avatiana, quasi una necessità, da parte di regista e sceneggiatore, di strizzare l’occhio alla saga cult di Twin Peaks. Bisogna aspettare il terzo episodio. Un colpo di scena abbatterà le nostre certezze, o meglio, i nostri dubbi sull’importanza di quella parte. Anche perché Fedrigo incrocerà solo di sfuggita gli inquirenti italiani, ma toccherà con mano la verità. Tornando al parallelismo con “La casa dalle finestre che ridono”, lì c’era un registratore che riproduceva la voce inquietante del pittore Legnani, mentre in “Voci notturne” abbiamo telefonate misteriose, registrazioni (della Polizia) e uso delle tecnologie (dell’epoca) per risolvere il mistero legato alla morte di Giacomo Fiorenza, studente di architettura, figlio di Michele, architetto rimasto coinvolto in un vicenda di corruzione del mondo politico. “Voci Notturne” si conclude sostanzialmente senza i colpi di scena che hanno caratterizzato le opere horror del maestro Avati. Il finale, comunque notevole, lascia aperti interrogativi e ha lasciato, vanamente, le porte aperte per un seguito.

** GLI INTERROGATIVI DI VOCI NOTTURNE (SPOILER) **

Non è facile dipanare i mille argomenti che arricchiscono la narrazione di questa opera cult, certo mi ha aiutato la recensione di Nocturno… (continua qui).

David Lynch & Chrysta Bell (of Twin Peaks) – Bird of Flames


La magnificenza di un regista e di una musa, della sontuosità grafica e scenografica, a ricordare che il mondo creativo e quello fantastico sono un tutt’uno. Dalla maestria di David Lynch, e di Twin Peaks.

The Nine Inch Nails in Twin Peaks


Una scena di un episodio della terza serie di Twin Peaks. E qui, si è toccato uno degli apici dell’arte di David Lynch

Macelleria Mobile di Mezzanotte – Just You And I [OFFICIAL VIDEO] [Black Lake Confidence, LP 2013]


Una cover della colonna sonora di TwinPeaks, infarcita di citazioni a tema, davvero stupenda.

Moth – Rituel Encens


Vaghe reminiscenze di Twin Peaks in un abisso di blu molto cupo.

Twin Peaks Crazy Scenes in the Black Lodge


Una delle scene più disturbanti dello sconcertante TwinPeaks, prima serie. Come si fa a non amare un visionario come David Lynch?

I rapimenti dei Fairies e il mistero dei “Missing 411” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo excursus sulle sparizioni che la tradizione popolare anglosassone ha sempre voluto causate dagli gnomi e dalle fate. Qui, quelle suggestioni s’intrecciano con lo spirito dei luoghi selvaggi che, si cita, Algernon Blackwood e Arthur Machen hanno sempre narrato nei loro racconti folgoranti; non ultimo, anche le spiccate essenze fantastiche di Picnic a Hanging Rock, gli X-Files, True Detective e TwinPeaks trovano il giusto posto nell’articolo. Un estratto inesaustivo:

Pur non avendo mai avuto, fin dalla fondazione avvenuta nel 1776, una tradizione religiosa strettamente propria, gli Stati Uniti d’America più di ogni altro stato al mondo si configurano come l’area geografica che, tra lo scorso secolo e l’attuale, ha visto nascere una serie di correnti culturali nella cosiddetta “realtà alternativa” che potremmo definire pseudo-religiose. Si tratta di movimenti che, pur non potendo essere catalogabili stricto sensu come “religiosi”, sono basati su credenze ben precise condivise dai membri interni che spesso presuppongono una fede incondizionata nell’argomento, se non addirittura l’aver vissuto in prima persona un’esperienza catalizzatrice della stessa.

Il caso più famoso resta ovviamente la “religione” ufologica, con tutte le sue derive più o meno New Age, dalle abductions alla fecondazione in vitro di ibridi umano-alieni, fino alle più estreme teorie cospirazioniste che parlano di “rettiliani” et similia. Ma molti altri esempi potrebbero essere portati a titolo di esempio: la credenza nell’esistenza del Bigfoot/Sasquatch, omologo del più noto Yeti himalayano; il chupacabras, che molti vogliono responsabile delle cosiddette “mutilazioni del bestiame”; il Mothman, i cui avvistamenti avverrebbero poco prima di catastrofi inimmaginabili (si dice sia stato avvistato anche prima dell’attacco alle Torri Gemelle); il Diavolo del Jersey; e via discorrendo.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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