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Alcune cose che ho imparato sulla distopia | Holonomikon


Giovanni De Matteo continua, sul suo blog, la disamina scaturita dalla sua partecipazione all’antologia uranica Distòpia. Il tema che Giovanni tratta è ovviamente distopico. Un estratto – ringrazio anche per la citazione, pur se il mio apporto su Discronia è stato successivo alla creazione dell’idea.

Aggiungiamo una nuova tessera al mosaico di questo luglio distopico. Come hanno fatto notare diversi lettori di Distòpia, nonché lo stesso curatore Franco Forte nella chiacchierata con Silvio Sosio durante la presentazione in streaming del volume, la distopia, che per una lunga stagione è stata identificata con un filone della fantascienza, è andata col tempo differenziandosi al punto da guadagnare una riconoscibilità del tutto svincolata dal nostro genere prediletto.

È qualcosa che si evince anche nel documentatissimo saggio di Carmine Treanni che chiude la raccolta: non è un caso se, dopo aver messo bene in evidenza nella genesi del filone le radici comuni con la letteratura fantascientifica (a partire dalla sovrapposizione di nomi e opere riconducibili all’una o all’altra etichetta, giusto per citarne qualcuna pensiamo a Il risveglio del dormiente di H. G. Wells o a Il tallone di ferro di Jack London), il suo pezzo passa in rassegna diverse fasi, soffermandosi per esempio su distopie fantascientifiche e distopie mainstream.

Nell’uso comune, distopia diventa spesso sinonimo di orwelliano, e non è un caso nemmeno questo. 1984 di George Orwell (1949) è sicuramente il romanzo distopico più conosciuto, noto sia a chi ha una certa familiarità con il genere fantascientifico e con il filone distopico, sia a chi ne è del tutto a digiuno. Il romanzo di Orwell viene spesso presentato come ideale culmine di un trittico che poggia le basi su Noi del russo Evgenij Ivanovič Zamjatin (1924) e Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932). Ed è a questi titoli che potremmo ricondurre una parte consistente della produzione distopica del Novecento e di questi primi vent’anni del XXI secolo, con la loro forte ispirazione politica che si è travasata sia nella cosiddetta fantascienza sociologica (pensiamo ad altri capolavori come Fahrenheit 451 di Ray Bradbury del 1953 o il racconto La settima vittima di Robert Sheckley dell’anno dopo, entrambi adattati per il grande schermo nel decennio successivo in film di enorme successo di critica e di pubblico a firma di François Truffault ed Elio Petri, o a diversi titoli di Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth, Fritz Leiber, Robert Silverberg, Philip K. Dick o James Tiptree Jr.), sia successivamente nel cyberpunk (da Neuromante di William Gibson alla trilogia di Eclipse di John Shirley, dai racconti e romanzi di Pat Cadigan a quelli di Lewis Shiner e Richard Calder), sia nel prolifico filone fantapolitico, in cui spesso la sensibilità distopica è finita per entrare in contatto con un altro vertice di un ideale quadrato semiotico costruito a partire dal concetto di utopia: l’ucronia. Per esempio, è il caso di opere come La svastica sul sole proprio di Dick (1961) o Fatherland di Robert Harris (1992), le ucronie distopiche per eccellenza.

Con un po’ di audacia, potremmo abbozzare un ideale quadrato semiotico generato a partire proprio dall’utopia. Per i credits di questo schema, non posso evitare di citare le folgoranti intuizioni di Luigi Acerbi, Davide Bonfanti e Sandro Battisti, che lo proposero (in una forma implicita e leggermente diversa dalla mia rappresentazione che trovate qui in basso) nel 2011 per un progetto editoriale purtroppo mai andato in porto a causa della prematura chiusura della casa editrice che avrebbe dovuto ospitarlo, la mai abbastanza rimpianta Edizioni XII.

Giunti a questo punto, tutti pensiamo di sapere cos’è una distopia. Giusto? Blade Runner è una distopia, E.T. – L’extraterrestre non lo è. Arancia meccanica è una distopia, 2001: Odissea nello spazio no (anche se Wikipedia sembra pensarla diversamente…). V for Vendetta sì, la Cultura di Iain M. Banks decisamente no (anche se c’è in giro chi la confonde con una sorta di paradiso post-sovietico). La parabola del seminatore sì, Inception no. In tutte le distopie citate, riconosciamo elementi facilmente riconducibili allo schema delle distopie sociali e politiche: un potere coercitivo che cerca di riportare ordine in un mondo sopraffatto dalla violenza in Arancia meccanica, una società bloccata in classi (la forza lavoro replicante in Blade Runner, a cui si aggiunge una forza di polizia che tende pericolosamente alla militarizzazione nel sequel Blade Runner 2049, e potremmo continuare) su un pianeta allegramente proiettato oltre il baratro del collasso ambientale e climatico, un regime neofascista salito al potere in un’Inghilterra devastata dalla guerra nucleare nel fumetto di Alan Moore, la violenza dilagante contro le minoranze in un mondo al collasso per le crisi climatiche e l’esaurimento delle risorse nel romanzo di Octavia E. Butler.

La quinta stagione esce su Urania Jumbo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo Jumbo di Urania: La quinta stagione, di N.K. Jemisin. Saga dal sapore apocalittico ed esotico, Urania ne pubblica la prima puntata:

È iniziata la stagione della fine. L’Immoto, l’unico continente del pianeta, è da sempre abituato alle catastrofi, alle terribili Quinte Stagioni che ne sconquassano periodicamente le viscere provocando sismi e sconvolgimenti climatici. Quelle Stagioni che gli orogeni sono in grado di prevedere, controllare, provocare. Per questo sono temuti e odiati più della lunga e fredda notte; per questo vengono perseguitati, nascosti, uccisi; o, se sono fortunati, sono messi fin da piccoli sotto la tutela di un Custode, nel Fulcro, e costretti a usare il loro potere per il bene del mondo. È in questa terra spezzata che si trovano a vivere Damaya, Essun e Syenite, tre orogene legate da un unico destino. Per i lettori di «Urania» l’inizio della straordinaria trilogia della Terra Spezzata!

Storie intrecciate dentro storie intrecciate | Holonomikon


Giovanni De Matteo narra un po’ del suo racconto presente in Distòpia, il nuovo MilleMondi di Urania, scritto da un manipolo di grandi autori italiani di SF, in edicola questo mese. Ed è meraviglia, come sempre dalla sua penna e immaginazione. L’abbrivio del post – PS – E voi, il volume l’avete già preso/ordinato?

Come fa giustamente notare il curatore del volume Franco Forte (che ringrazio oltre che per aver messo in luce il modello, anche per avermi dato la possibilità di comparire ancora una volta in un libro con diverse autrici e autori per cui non ho mai fatto mistero di nutrire da lettore – e a volte anche, nel mio piccolo, da curatore – un apprezzamento incondizionato), sul mio racconto aleggia l’ombra di Sergio “Alan D.” Altieri. Alla fine i conti tornano, no? Anche lui forse avrebbe usato per questo racconto l’etichetta sci-fi action, che non so se merito, però mi avrebbe fatto senz’altro piacere.

Accanto a lui, altri riferimenti al mio personale pantheon letterario che fanno capolino tra le pagine sono meno scontati per un racconto di fantascienza quale Al servizio di un oscuro potere è, e in particolare penso a H. P. Lovecraft, Thomas Ligotti e Breece D’J Pancake.

Stross omaggia Asimov ed Heinlein: I figli di Saturno | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania di questo mese: I figli di Saturno, di Charles Stross. Intrigante, come ogni libro dell’autore:

Con la morte dell’ultimo essere umano avrebbe fine anche il retaggio dell’umanità? Non secondo Charles Stross.

Ne I figli di Saturno la razza umana si è estinta da tempo, lasciando il Sistema Solare del XXIII secolo in mano a una complessa società di intelligenze artificiali intente a replicare vizi e virtù della specie che li ha creati.

Oggi non siamo rimasti che noi robot. È questa la piccola sporca bugia ipocrita che sta alla base della nostra società: loro, i nostri defunti Creatori, ci hanno costruiti per servirli, e si sono dimenticati di affrancarci prima di morire.

Freya Nakamichi-47 è un’androide di vecchia generazione, una concubina robotica progettata per compiacere una razza che neanche esiste più. Modello di perfetta, obsoleta bellezza in un mondo dominato dagli aristo, sofisticate intelligenze artificiali che intendono la parola “robot” come un insulto, Freya accetta una missione apparentemente semplice: portare un misterioso pacchetto da Mercurio a Marte. Sarà questo l’inizio dei suoi guai…

Il romanzo, primo capitolo della serie Freyaverse, è dedicato alla memoria di Robert A. Heinlein e di Isaac Asimov ed è un dichiarato omaggio al lavoro dei due giganti della fantascienza, in particolare a Friday(Operazione domani, Classici Urania n. 227) di Heinlein, di cui è ritenuto una riscrittura in chiave satirica.

Humor e azione non mancano in questa space opera post apocalittica costellata di memorabili personaggi non umani.

Davvero, questo mese è particolarmente ghiotto per Urania, più del solito voglio dire…

Distòpia, da oggi in edicola il nuovo Millemondi italiano | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com continua il countdown per l’uscita del nuovo Millemondi di Urania, Distòpia, che… esce nelle edicole italiane proprio oggi! Numerosi ed eccellenti gli autori coinvolti da Franco Forte nel progetto; eccoli qui: Paolo Aresi, Valeria Barbera, Francesca Cavallero, Alberto Cola, Milena Debenedetti, Giovanni De Matteo, Linda De Santi, Valerio Evangelisti, M. Caterina Mortillaro, Simonetta Olivo, Giampietro Stocco, Nicoletta Vallorani e Andrea Viscusi che sfidano il destino, dietro una splendida copertina di Franco Brambilla.

Come immaginare il futuro della nostra specie? Quali declinazioni dare agli scenari possibili a cui l’umanità dovrà far fronte, dopo la scossa possente che è arrivata con la pandemia da coronavirus? Alcuni fra i migliori autori italiani di science fiction hanno provato a raccontare la loro distopia, i loro personali incubi futuri, e quello che ne è venuto fuori è una messe di storie che narrano meglio di tante altre ciò che siamo oggi, in attesa di percorrere le strade di quegli orizzonti distopici che solo noi, con le nostre azioni e la nostra volontà (o mancanza di volontà), siamo in grado di costruire per le generazioni che verranno.

Come aggiunge De Matteo, coinvolto anch’egli tra gli autori, ecco un dettaglio ancora più approfondito dei racconti presenti:

Tenetevi pronti a sognare agli scenari immaginati da alcuni dei migliori scrittori della fantascienza italiana, riuniti da Franco Forte, curatore dell’antologia.
Le loro visioni vi porteranno a incontrare un androide nelle gelide miniere di Plutone, a indagare insieme a una Nativa Mentale i segreti di un’Italia virtuale (o meglio “n’Italia”) post pandemia, ad aggirarvi sotto i tramonti oscuri della città di Morjegrad, preda di strani blackout.
Preparatevi a danzare con un’umanità mutilata dall’editing genetico, a inseguire ali di farfalla in un mondo prosciugato dalla vita, a far crepitare di raggi laser la neve grigia dell’inverno nucleare.
Tra le pagine di “Distòpia” scalerete i durissimi canoni estetici del riallineamento, sarete assordati dal frastuono del crollo dei grandi monumenti della Terra, andrete a caccia di emozioni forti in un mondo che ha sacrificato la privacy e il contatto umano a favore di un’inquieta sicurezza, andrete a caccia all’ispirazione insieme a uno scrittore disperato.
Potrete farvi inebriare dal fascino digitare di un/a Perfect Companion, colonizzare un pianeta meticcio e multispecie e persino perdervi in un futuro psichedelico governato da hashtag e captcha.

Devo dire che non vedo l’ora di leggere questo lavoro corale, è anche un modo per rendersi conto di quanto il nostro mondo sia davvero distopico…

Cos’è Distòpia, il nuovo Millemondi estate italiano | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’annuncio più o meno ufficiale, visto che se ne parla da un po’, del nuovo MilleMondi Urania in uscita quest’estate nelle edicole a luglio, dedicato agli autori italiani. Il titolo? Distòpia, of course. Ecco l’intervista al curatore Franco Forte:

Un nuovo Millemondi estivo dedicato alla fantascienza italiana: allora l’idea, lanciata l’anno scorso con l’antologia Strani Mondi, funziona?

Direi proprio di sì, funziona alla grande. La risposta del pubblico, soprattutto, perché senza di quella tutte le idee di chi fa editoria, anche quelle considerate le migliori e le più rivoluzionarie, possono essere archiviate senza rimpianti. Ma quando i lettori si fanno sentire, acquistando i libri e commentandoli sui vari social o negli ambiti in cui hanno spazio, allora significa che il lavoro è andato a buon fine e l’esperimento può proseguire. In questo caso, con l’antologia Strani Mondi la sfida era duplice: prima di tutto cercare di mettere insieme una buona raccolta di racconti italiani che piacesse al pubblico (e questo mi pare sia accaduto, sia per le vendite registrate, superiori alla media della collana, sia per i commenti positivi che sono circolati intorno al volume), e poi capire se era davvero possibile rendere questo appuntamento con la narrativa italiana di SF di qualità un momento annuale di confronto, dalle pagine della collana più illustre d’Italia. L’uscita annunciata del prossimo Millemondi tutto italiano, Distòpia, va in questa direzione: la conferma che la fantascienza italiana c’è, sa misurarsi allo stesso livello con quella anglosassone e può dunque essere proposta al pubblico mettendo da parte quel maledetto senso di impotenza che ci coglieva tutti (intendo noi operatori del settore), quando proponevamo belle opere italiane che venivano sistematicamente ignorate dai lettori, più propensi a mostrare interesse solo per la narrativa straniera. Se posso permettermi… ah, che soddisfazione!

Gli autori del volume sono un bel mix tra scrittori di esperienza e nomi nuovi. Come ha funzionato la selezione dei racconti?

Hai colto l’aspetto essenziale di queste raccolte, che mi anima da sempre. Io credo che il giusto mix di autori di valore, già conosciuti al pubblico (come per esempio Valerio Evangelisti, o Nicoletta Vallorani, che contribuiscono anche a dare grande prestigio all’antologia nella comunicazione con la stampa istituzionale, per esempio) e alcuni esordienti di qualità, selezionati con cura e dopo un attento lavoro di scouting fra le nuove leve, sia la formula giusta da proporre al pubblico. Se guardiamo Distòpia troverete autori e autrici che rispondono a questi parametri, ovviamente cercando di dare risalto ai vincitori delle nostre principali manifestazioni rivolte alla narrativa di SF, ovvero il Premio Urania per i romanzi (e Francesca Cavallero ne è l’ultima testimone, avendolo vinto l’anno prima con il bellissimo Le ombre di Morjegrad) e il Premio Urania Short per la narrativa breve (rappresentato in questo caso da autrici come Linda De Santi, M. Caterina Mortillaro e Simonetta Olivo), oltre ad altri autori selezionati fra quelli che tengo costantemente d’occhio e di cui ho letto splendidi esempi di narrativa di Sf durante il corso dell’anno.

Certo, non è mai possibile dare una panoramica esaustiva degli autori di fantascienza di un Paese in una antologia che può contenere una dozzina di racconti, però senz’altro credo che questi volumi della serie Millemondi possano contribuire a dare risalto alla narrativa nazionale di SF, facendo conoscere autori nuovi e rimarcando le capacità di quelli già noti. Lo sforzo che sto facendo per dare più opportunità a tutti mi pare eclatante, se non altro perché nessuno degli autori (tutti bravissimi, sia chiaro) ospitati in Strani Mondi è presente in questo Distòpia (e questa è stata una scelta, non semplice casualità).
La mia idea, come ho già spiegato in tante altre sedi, è quella di continuare su questa strada, offrendo ogni anno ai lettori (e intendo i tanti lettori di Urania, che non è detto siano gli stessi che frequentano gli ambienti della science fiction e dunque conoscano gli autori che presentiamo) una rassegna del meglio della narrativa italiana di fantascienza di qualità, con un giusto mix di autori noti ed esordienti (o emergenti) da tenere d’occhio, nella speranza di contribuire in maniera attiva al consolidamento della fantascienza nazionale.

Non solo Dune: ecco il drago di Frank Herbert | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un’uscita editoriale per Urania Mondadori in libreria: Esperimenti e catastrofi, un compendio di romanzi di Frank Herbert, l’autore di Dune. La quarta:

La folle utopia di uno scienziato creatore di una civiltà tanto perfetta quanto mostruosa. Un mondo arido e velenoso, palcoscenico di un esperimento psicologico planetario. La sete di vendetta di un genio impazzito che diffonde sulla Terra un virus in grado di sterminare la specie umana. Dal creatore del mondo di Dune, tre romanzi apocalittici sui limiti che l’uomo non dovrebbe mai superare. All’interno: L’alveare di Hellstrom, Esperimento Dosadi e Il morbo bianco; i tre romanzi mettono in scena scenari apocalittici ed esplorano i temi come la sopravvivenza umana, la religione e i limiti che la scienza non dovrebbe oltrepassare. I protagonisti dei tre romanzi mettono in atto progetti ambiziosi e pericolosi in un mondo dove distinguere “buoni” e “cattivi” è sempre più arduo.

Una nota personale: non posso che gioire per queste continue uscite editoriali di Urania in libreria in formati maxi, ne giova tutto il genere e tutto ciò grazie alla lungimiranza di Franco Forte e di tutta la sua redazione. Great!

Gli infiniti universi di Gardner Dozois | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della raccolta Infiniti universi, una delle ultime curate da Gardner Dozois in uscita su Urania Millemondi; il meglio del meglio dell’attuale SF mondiale, cosa chiedere di più? La quarta:

La raccolta antologica più premiata torna sulle pagine di “Urania”. Trentotto racconti dei migliori autori di fantascienza vi accompagneranno oltre i confini dell’universo per esplorare nuovi mondi. In questo primo volume, dei tre in cui abbiamo suddiviso la selezione della migliore narrativa breve del 2017 a cura del più stimato editor della sf, vi accoglieranno autori del calibro di Alastair Reynolds, Michael Swanwick, Nancy Kress e tanti altri, oltre alle nuove leve della fantascienza internazionale da tenere d’occhio. Buona lettura!

Piccola recensione ad Altri Futuri, DelosDigital


Ho finito di leggere proprio ieri l’antologia Altri futuri, un best of della fantascienza italica per l’anno 2018 curata da Carmine Treanni e uscita per i tipi DelosDigital. Una perfezione di testi, una grande capacità di cogliere la professionalità che in questo scorcio storico anima gli autori di SF italiana, questo e molto altro è la pubblicazione in questione; ho amato praticamente tutti i racconti presenti, gli autori sono meravigliosi e tranne due o massimo tre casi, non ho trovato differenze ideologiche tra quest’operazione e quella, per esempio, che curava Gardner Dozois, con i suoi best of della SF mondiale angloamericana.

Mi viene di fare il parallelo con l’altra grande opera antologica della SF italiana del 2019, quel MilleMondi StraniMondi Urania curato da Franco Forte che ha fatto urlare il mondo del Fantastico, arrivando al tanto sospirato tutto esaurito. Ecco, Carmine e Franco sono i nuovi nocchieri della fantascienza nostrana, ne hanno carpito gli spiriti più potenti e continuano a soffiare nelle vele più poderose dell’ispirazione dei nostri scrittori; permettetemi di essere felice di essere su entrambe le pubblicazioni, mi sembra d’incarnare parte del nuovo flusso fantascientifico e fantastico italiano. Comprate questi due libri, leggeteli, beatevi della fantasia più sfrenata che c’è ora in giro.

I videogames secondo William Gibson | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Jumbo in edicola: Inverso, l’ultimo romanzo di William Gibson, che non ha certo bisogno di presentazione – padre, assieme a Bruce Sterling, del cyberpunk, autore del romanzo manifesto Neuromante.

Questa è la quarta del romanzo:

Burton è un veterano della Elite Force Recon Haptic con danni permanenti per via degli impianti neurali che gli sono stati impiantati. Vive in America in un futuro prossimo, vivacchiando della pensione dell’esercito con la sorella Flynne. Una sera le dice di aver trovato un lavoro come beta tester per un nuovo gioco. Sembra una cosa semplice: trovare e correggere piccoli bug, si presume per aumentare la sicurezza. Questo è tutto. Burton offre un bel po’ di soldi alla sorella per prendere il suo posto, ma quello che Flynne trova in una Londra simile alla loro ma con alcune distorsioni è qualcosa che non si aspetta…

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