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Su Millemondi la seconda parte di Year’s Best Science Fiction | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il commiato da Gardner Dozois, il grande curatore Fantastico morto recentemente negli States. Da Urania Millemondi…

Eccoci al secondo volume della Year’s Best Science Fiction n. 34, di cui nel precedente Millemondi abbiamo presentato una succulenta prima parte, con alcuni fra i migliori racconti di fantascienza dell’anno (in questo caso il 2016). Dato che le raccolte del meglio della sf curate da Gardner Dozois, nato nel 1947 e scomparso mentre stavamo andando in stampa con questa antologia, non contano mai meno di 800 pagine in originale, da qualche tempo abbiamo dovuto suddividerle in tre volumi, ma viste le opere rappresentate e gli autori che condiscono ogni fascicolo, si può ben dire che i Millemondi delle Year’s Best siano una vera e propria chicca per gli appassionati, che possono riscoprire i grandi talenti della science fiction con le loro opere brevi più recenti, oppure affrontare un viaggio entusiasmante negli scenari costruiti dagli scrittori di fantascienza dell’ultima generazione. E in questo volume ne troverete parecchi di entrambe le categorie.

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I dominatori portano doni | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania di questo mese: I dominatori portano doni, di Ian Watson. Intrigante, intrigantissima la quarta:

Sulla Terra l’ordine mondiale è allo sbando a causa dei cambiamenti climatici, del collasso ecologico e delle crisi economiche globali, ma la salvezza arriva dallo spazio: una spedizione aliena promette nuove tecnologie, capaci di risolvere tutti i problemi dei terrestri; in cambio chiedono solo di poter usare il materiale enzimatico e biochimico degli esseri umani. Apparentemente uno scambio equo, ma… cosa nascondono davvero gli esperimenti alieni? Anna Sharman, agente dei Servizi segreti, segue i fili del mistero trovandosi catapultata nel cuore di un’oscura vicenda di sangue, droga, magia nera e reincarnazione che la riporta nei boschi norvegesi alla fine della Seconda guerra mondiale.

Cosmocopia di Paul Di Filippo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo Urania dedicato a Paul Di Filippo, Cosmocopia. Eccone una descrizione intrigante.

Quest’opera e il suo seguito La principessa della giungla lineare sono ambientate in un mondo davvero particolare, decine di milioni di isolati stretti tra una ferrovia e un fiume smisurato.

Scrittore eclettico ed eccentrico, Di Filippo non disdegna incursioni nel campo del fumetto e della satira, dissacrando temi e autori della fantascienza nella sua rubrica “Plumage From Pegasus”. Anche il protagonista di Cosmocopia appartiene al variegato mondo del fantastico, un anziano disegnatore in crisi che per riguadagnare la vena creativa commette un errore che avrà conseguenze inimmaginabili.

Il libro

Prima che venisse colpito da un ictus e che la vecchiaia lo aggredisse senza dargli scampo, Frank Lazorg era il re degli illustratori fantastici, con un ego a dir poco smisurato. Ma ormai non può più dipingere. Almeno fino a quando non inizia a prendere una nuova, bizzarra droga che sembra in grado di ridare sostanza alle sue capacità creative, ma che lo porta a una dipendenza assoluta e alla follia. Infuriato, e con la capacità di comprendere la realtà gravemente compromessa, Lazorg arriva a commettere un atto irreparabile, e a sua volta viene trascinato… da qualche altra parte. Nudo e indifeso, il grande artista si aggira in uno scenario bizzarro ed estraneo, pieno di cose mostruose che sembrano deridere, eppure in qualche modo anche stranamente rispecchiare, la precedente realtà del suo mondo. Ecco allora comparire Grucciasentina, una creatura straordinaria, che potrebbe forse aiutare Lazorg a salvarsi mentre precipita attraverso la Cosmocopia, avvicinandosi sempre più al misterioso Conceptus…

All’interno, i racconti Ascensione negata di Lorenzo Davia e Ripristino di Silvio Sosio.

Il nuovo assetto di Urania in un’intervista con Giuseppe Lippi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il nuovo assetto della testata Urania, annunciato da un’intervista sublime a Giuseppe Lippi resa a Fumettologica. Sembra una svolta interessante, la struttura si allarga e di questo ne siamo tutti felici.

 

Qual è la giornata media del curatore di Urania? Qual è la parte del lavoro più impegnativa e quale la più piacevole per te?

Visto che mi fai una domanda così intima, devo premettere che dal gennaio 2018 Urania non ha più un curatore ma un Responsabile editoriale, un Direttore responsabile, un Editor e un “Consulente” che sarei io: un quadrumvirato che si sforzerà di mandare avanti le collane facendo fronte ai problemi e alle sfide che si pongono oggi; ed è la prima volta che questo accade dal 1952.

I miei colleghi non so, ma la giornata tipo del consulente è caratterizzata dal fatto che si alza al mattino e non va in ufficio. Lavora in casa, legge, guarda la posta, scorre le ultime novità sui giornali e sulla stampa specializzata, quindi si dedica ai compiti più urgenti, che possono essere decidere su un nuovo titolo da acquisire, scrivere una quarta di copertina, mandare delle indicazione all’illustratore, il bravissimo Franco Brambilla, eccetera.

Di queste attività la più grata è quella che consiste nello scrivere introduzioni, fare editoriali, eccetera, che naturalmente sono possibili solo in base alle esigenze della redazione e allo spazio disponibile. Ma da tempo il mio lavoro non riguarda soltanto Urania: mi occupo molto degli Oscar e in particolare dei cartonati Draghi, che sono una vera biblioteca di narrativa fantastica generata dai famosi tascabili. La stiamo mettendo a punto con una cura certosina.

L’intervista va letta interamente, è molto vasta e tocca parecchi temi della SF e Fantastico italiano. Qui la leggete tutta.

Gli incontri ravvicinati di Ian Watson | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo Urania a firma di Ian Watson. Intrigante la quarta:

Un ragazzo in bicicletta. Un disco volante. Tre “ufonauti”. E un’indagine da cui tutto prende avvio. Niente sembra come appare, e tutto è pronto a riservare nuove sorprese ai protagonisti di questo romanzo che brilla per acume e originalità. Ma che cos’è il “Vuoto”? E da dove arrivano gli UFO, se mai sia possibile dimostrare che esistono davvero? Su questi piani molteplici si muovono i protagonisti del romanzo, seguendo le trovate intelligenti di un autore che, secondo il grande J.G. Ballard, è stato “il più interessante, anzi il solo, scrittore di idee della fantascienza inglese”.

Reminiscenze sciamaniche sullo sfondo alla maniera di Graham Hancock, e tanta fantasia che si muove sul filo dell’attenzione.

La Città del Cratere, di Alastair Reynolds – Cronache di un sole lontano


Su CronacheDiUnSoleLontano la recensione a La città del cratere, Urania Jumbo di Alastair Reynolds. Capolavoro…

Secondo libro scritto dall’autore gallese a svolgersi nell’universo futuro presentato in Revelation Space (2000), il romanzo ha il pregio, non indifferente di questi tempi, di una storia autoconclusiva che, con uno stile semplice e scorrevole, cala il lettore in una realtà capace di suscitare il sense of wonder della grande letteratura fantascientifica.

Mondi ed ecologie aliene, habitat artificiali, astronavi generazionali, una misteriosa “peste destrutturante” capace di far impazzire le nanotecnologie che l’umanità ha sviluppato nel corso di secoli, architetture imponenti e bizzarre, esseri umani che hanno incluso nelle proprie anatomie parti cibernetiche: questi sono solo alcuni degli elementi, già visti altrove ma che Reynolds ha inserito in una trama articolata, con interessanti richiami al genere noir. Si è di fronte quindi a uno scenario affascinante, simile a quello conosciuto in The Prefect (2007, pubblicato in Italia dalla Fanucci nel 2013) e di cui La Città del Cratere costituisce una specie di seguito (sebbene sia stato scritto prima e le trame siano indipendenti). Ma Reynolds, fedele al proprio stile, pone i concetti scientifici al servizio della trama, e non viceversa, a differenza di tanta hard science fiction contemporanea. Al limite, se un difetto si vuole trovare, dispiace che alcuni elementi siano stati poco sviluppati, nonostante il volume sfiori le 700 pagine, come quello del primo contatto con una civiltà aliena.

La forza de La Città del Cratere, che non ha la pretesa di essere un capolavoro né una pietra miliare del genere, sta proprio nella storia, nell’intreccio di trame apparentemente autonome ma che finiscono per confluire, nell’assemblaggio magistrale di vari topoi della fantascienza contemporanea (e chi scrive ha sentito forte l’influenza del compianto Iain Banks): il risultato finale garantisce il divertimento, soprattutto agli appassionati di Space Opera e della fantascienza avventurosa ma non banale. I ripetuti colpi di scena, che scandiscono soprattutto la parte finale del romanzo, spiazzano il lettore e testimoniano le grandi qualità di questo autore classe 1966, tra gli esponenti di spicco del movimento fantascientifico britannico.

Il razzo a orologeria | Recensione su BibliotecaGalattica


Cosa contiene un romanzo di Greg Egan? Su BibliotecaGalattica la risposta, con una recensione all’ultimo suo romanzo edito in Italia, su Urania: Il razzo a orologeria.

Il romanzo è ambientato in un universo dalla leggi fisiche profondamente diverse dal nostro. La velocità della luce non è costante ma proporzionale alla sua frequenza: la luce rossa è sempre “in ritardo” rispetto ai rami blu-violetti dello spettro. La protagonista principale, Yalda, è l’equivalente alieno di Einstein: è lei a scoprire il parallelo alieno di quella che conosciamo come relatività ristretta, denominata qui fisica rotazionale, scoprendo ed esplorando il concetto di spazio-tempo; uno spazio-tempo dalle proprietà completamente differenti da quello che Einstein ha illustrato sulla Terra…
Il mondo in cui il romanzo è ambientato ha un livello tecnologico pari all’incirca a quello dell’Occidente a cavallo tra XIX e XX secolo. La specie intelligente che domina il pianeta, cui Yalda appartiene, è radicalmente diversa dall’uomo, a partire dall’anatomia e dalla fisiologia: gli alieni hanno due paia di occhi, sono in grado di modificare quasi a piacimento il proprio corpo mutando forma o estroflettendo nuovi arti per esempio. Ma una radicale differenza, con profonde ripercussioni sulla società aliena, è dovuta alla differente modalità di riproduzione: ogni femmina della specie muore, infatti, dando vita, nella norma, a due coppie di individui maschio-femmina, tradizionalmente destinati a diventare futuri partners. La filiazione è associata alla morte della partner femmina, sono i padri ad allevare in forma esclusiva la prole.
Una minaccia incombe sul mondo di Yalda, rappresentata dalle “stelle ortogonali”; quelle che sembrano all’apparenza semplici meteore, possono in realtà rappresentare un pericolo molto più serio, mortale per la sopravvivenza stessa del pianeta e della civiltà, per motivi che Yalda inizia a comprendere svelando le basi fisiche del suo universo.
La trama del romanzo è basata sulle battaglie di Yalda su due fronti, che si intrecciano tra loro nella vita della scienziata. Il primo è quello scientifico-accademico, nel quale il lettore ripercorre le geniali intuizioni, l’affermazione della nuova fisica rotazionale fino all’epopea del primo viaggio nello spazio alla ricerca della salvezza per il proprio pianeta. Il secondo è invece una sorta di scenario femminista alieno, basato sulla lotta affinchè ogni donna possa decidere autonomamente quando terminare la propria vita, in un mondo dove invece è incessante la spinta alla riproduzione nei tempi più rapidi possibili.

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