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NeXT Hyper Obscure

Archivio per Urban Fantasy

Formano eventi


Tu segnali la complessità delle cose e non ti rendi conto di quanto il senso delle mappe urbane s’installi non visto nei tuoi pensieri: hai udito il formarsi degli eventi nella tua coscienza?

Cliquot Edizioni presenta “La cosa marrone chiaro” di Fritz Leiber | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione dell’antologia dedicata a Fritz Leiber intitolata La cosa marrone chiaro. L’autore è noto per le sue mappe urbane, per l’esaltazione dei particolari e significati esoterici, fattori memetici legati al luogo e ai simboli occulti. Un estratto della segnalazione:

La cosa marrone chiaro e altre storie dell’orrore ripercorre per intero la carriera artistica di uno dei più eclettici maestri del fantastico, dalle storie degli anni Quaranta di scienziati pazzi e uomini atomici uscite direttamente dalle pagine della mitica rivista Weird Tales, agli orrori più maturi ed elaborati dei decenni successivi, attraverso tutte le fasi artistiche dello scrittore come il periodo lovecraftiano e quello junghiano per concludere con l’esperienza postmoderna degli anni Settanta e Ottanta, e passando in rassegna i suoi temi più cari compreso quello che l’ha reso maggiormente famoso: l’incubo urbano delle oscure entità “paramentali” generate dagli umori mefitici delle megalopoli moderne.

Balmora


Tratti di tipologie UrbanFantasy, in complessa ricognizione semantica.

Primo teaser per Bright, il buddy cop urban fantasy di Netflix | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la notizia di una prossima realizzazione per NetFlix, una stranissima commistione tra Fantasy e UrbanFantasy, nonché Thriller: Bright. Le premesse sono folgoranti.

Ambientato in un presente alternativo in cui umani, orchi, elfi e fate convivono fin dalla notte dei tempi, Bright è un film d’azione che stravolge i canoni del genere. Durante un pattugliamento notturno di routine, due poliziotti di estrazione molto diversa, Ward (Will Smith) e Jakoby (Joel Edgerton), incontrano una forza oscura che cambierà il loro futuro e il mondo in cui vivono.

Nelle crepe di un quartiere vivente in una città morente (in un pianeta morto) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Danilo Arona su quello che è, di fatto, l l’Urban Fantasy, per sottolineare come ogni entità che ci circonda sia viva, abbia un’anima, possieda una vibrazione psichica che può spesso sfuggirci. Tutto sembra parlarci e interagire con noi, avere uno specifico carattere, parlarci di realtà che alla fine, tali non sono, perché tutto appare come un’illusione.

Un grande scrittore, Fritz Leiber, battezzava nei lontanissimi anni quaranta del secolo scorso come “paramentali” i fantasmi prodotti dalle megastrutture metropolitane. «Sorgenti proprio dallo smog, dalle esalazioni mefitiche e dai liquami della città, con le sue strade e le sue fabbriche», scrisse Sandro Pergameno nella prefazione a Nostra signora delle tenebre (Editrice Nord, Milano, 1980), «i fantasmi di Leiber sono creature della metropoli di cui conoscono segreti e debolezze, i ritmi poderosi e le oscure canzoni. Sono prodotti della città e dell’inquinamento urbano, o anche, da un punto di vista psicologico, gli effetti spirituali dell’accumulo delle tensioni umane delle nevrosi cittadine. Per bocca di uno dei protagonisti di Nostra signora delle tenebre, Leiber attesta che le entità paramentali sono pericoli effettivi presenti e molto reali, a metà strada come natura tra la bomba atomica e gli archetipi dell’inconscio collettivo, che includono molti caratteri altamente pericolosi, o a metà strada tra i virus dell’epatite e gli incubi.»

Ed ecco come Leiber stesso descrive nel racconto Fantasma di fumo (pubblicato in Neri araldi della notte, La Tribuna, Piacenza, 1979) questa nuova tipologia di mostro, generato dall’inquinamento e dalla corrotta alienazione di una città moderna, anticipazione straordinaria se pensiamo che Fantasma di fumo è apparso per la prima volta nel 1941: « …un fantasma del mondo d’oggi, con la fuliggine delle fabbriche sulla faccia e il tonfo dei macchinari nell’anima. Il tipo di fantasma che abita dietro i mucchi di cartone e di notte scivola negli uffici deserti. Un fantasma vero, non una cosa uscita dai libri. Una faccia di fumo, composita, con la fame e l’angoscia dei disoccupati, l’inquietudine nevrotica delle persone prive di scopo, la tensione tutta scatti del lavoratore cittadino costantemente sotto pressione, il risentimento e il timore dello scioperante, l’opportunismo calcolatore del crumiro, il lamento aggressivo del mendicante, il terrore muto del civile sotto i bombardamenti, e altri mille stati emotivi. Ecco come sarebbe l’aspetto di un simile fantasma, o di una simile proiezione che abbia acquisito vita. Nascerebbe dal mondo reale. Rifletterebbe le cose contorte, sordide, malvagie. Potrebbe persino prendere sotto controllo le menti deboli e disponibili, dopodiché sarebbe in grado di fare del male a chiunque. È un mondo di putrefazione, il nostro. Prepariamoci alla nascita di una nuova morbosa superstizione.» Parole di straordinaria attualità scritte da Leiber oltre settant’anni fa.

I diavoli della Zisa | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine un racconto UrbanFantasy di Emanuele “Manex” Manco, direttore della testata: I diavoli della Zisa. Buona lettura a tutti, perché vi troverete invischiati nella trama reticolata di un luogo arredato di urbanizzazioni. Un estratto:

Un altro diavolo sul dipinto sembrò agitarsi.
Anche Raffaele guardò verso la volta. Le figure dipinte erano immobili. Alcune erano più piccole delle altre. Sembravano danzare. Difficile contarle. Tredici, quattordici? Un battito di ciglia e gli sembrò che uno dei diavoli fosse sparito. No, era lì dietro. Ma che minchia…! Meglio tornare a contare i soldi.
— Finisti? Non mi piace stare duoco. Chi lario posto.
— Tano, calmati, ca finisco ri cuntare a munita.
— Novecentonovantamiladuecentottandue dollari. Ti sbagghiasti.
— Ma chi dici, Raffaè, sicuro? Ci fici attenzione!
— Ti dico ca’ sbagghiasti!
Tano e Raffaele incrociarono gli sguardi.
Fu Raffaele a rompere l’imbarazzato silenzio.
— Cuntali di nuovo s’un ti fidi.
— Cuntamoli tutt’e due ca è megghio.
E lentamente si misero a contare il denaro, estraendo le mazzette dalla borsa e ammonticchiandole a lato.
Un soffio di vento li distrasse. Tano afferrò al volo alcune banconote senza fascetta, prima che volassero fuori.
— Ma che schifiu ri currente. Raffaè, cuntamoli da un’avutra banna.
La corrente sbarrò la porta davanti a loro.
Un forte rumore di lamiere provenne dalla stanza accanto.
— Ma chi minchia…!
Raffaele si alzò, interrompendo il conteggio.
Appoggiò la mano alla porta: faceva resistenza all’apertura.
— Chi cumbinasti, Tano?
— Io? A curriente fu! Gràpemo, va!
— Allestemuni. Finiemo ri cuntare prima!
Raffaele estrasse la pistola e la puntò verso Tano.
— Esagerato! Stai buono. Cuntamo, va.
Ricominciarono l’operazione. Con più velocità.
—  Novecentoottantamilatrecentocinquantasette dollari.
—  Ma chi camurria! U sai soccu ti dico, Raffaè: portamo i piccioli a ’u curtu e chi sinni futti.
— Si tu ca vu futtere a mia, Tano.
Estrassero la pistola in contemporanea, ma non spararono.

Poison Fairies: Luca Tarenzi e i suoi mostri ∂ FantasyMagazine


Bella intervista a Luca Tarenzi, scrittore innovativo e capace, su FantasyMagazine. Un estratto, che definisce abbastanza energicamente il concetto di Urban Fantasy:

Il tuo libro si intitola Poison Fairies — La Guerra della Discarica e si può definire di genere Urban Fantasy. Perché ti piace scrivere Urban Fantasy?

Domanda che mi fanno abbastanza spesso (e a dire il vero non ho ancora ben capito perché). Quando voglio liquidare il fretta il mio interlocutore rispondo “Perché è più facile!” Il che ovviamente è una balla colossale. Amo l’urban fantasy perché è un modo elegante per fare una linguaccia al mondo reale. No, meglio: è un modo per prenderlo per il naso con un gioco di prestigio: “Guarda l’uccellino (che sarebbe il setting realistico, le città che conosci, magari le vie che passano sotto casa tua), guardalo bene, che intanto ti sto infilando un lupo mannaro in salotto e un demone abusivo in panetteria. Ma te ne accorgerai troppo tardi. E, se ho fatto decentemente il mio lavoro, sgranerai gli occhi.” Il fantastico metropolitano post-moderno imbroglia le regole, mescola le tessere, riempie gli angoli in ombra e mina i confini. Talvolta platealmente, talvolta con sottigliezza da guerrigliero. Ma alla fine il botto dell’esplosione si sente comunque.

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Rivista di cultura, tradizione, antropologia del sacro, storia delle religioni, esoterismo. A cura di Marco Maculotti.

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