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Come contestare (pacificamente) un macello: a lezione da Libération Animale – Il richiamo della Foresta – Blog – Repubblica.it


Dal blog_Repubblica di Margherita D’Amico, come boicottare i macelli:

Cento attivisti del collettivo internazionale 269 Libération Animale occuparono, il 28 gennaio 2019, il corridoio della morte nel macello di Torino, struttura al centro di un famoso processo per gli atroci maltrattamenti inflitti agli animali, che si è di recente concluso con la sconfortante prescrizione dei reati.

Così sabato 18, a un anno dall’incursione che si concluse con 97 denunce (in tre furono pure accusati di resistenza a pubblico ufficiale) a Grugliasco, in provincia di Torino, avranno luogo una conferenza sull’azione diretta e una serata di sostegno ai rifugi per gli animali liberati.

L’appuntamento è presso la sede della cooperativa TerraMia a partire dalle 17 e interverrà, fra gli altri, Tiphaine Lagarde fondatrice con Ceylan Cirik di 269 Libération Animale, che dal 2016 ha  organizzato il blocco di 17 macelli europei e salvato dalla morte più di 400 animali, ricollocati presso santuari.

Gli attivisti racconteranno la propria esperienza e illustreranno strategie e criteri nell’occupazione dimostrativa dei luoghi dove milioni di creature vengono quotidianamente massacrate.

Sabato inoltre i visitatori potranno ammirare una mostra fotografica sul blocco del mattatoio di Torino, girare fra stand di libri e materiali illustrati, nonché partecipare a una cena vegana a offerta libera per sostenere oasi e rifugi.

Katjes Chocjes TV Spot 2019 – Jedes Leben ist wertvoll (Gerald Scarfe)


Un video pubblicitario disegnato da Gerald Scarfe; chi è? Il disegnatore di The wall

Vegan, il manifesto di Leonardo Caffo – Il richiamo della Foresta – Blog – Repubblica.it


Dal blog di Repubblica tenuto da Margherita D’Amico v’incollo il suo post, davvero da incorniciare, riguardo la sensibilità Vegan. Vi trovate allineati? Ci vediamo lì?

“Possiamo definirci agenti razionali se continuiamo a mangiare carne nel terzo millennio? Non del tutto, a giudicare dalla lenta distruzione del pianeta: dove noi vegani pecchiamo di aperture e strategie, i carnivori più informati ma disinteressati al tema peccano di razionalità e moralità.”

Vegan – un manifesto filosofico (Einaudi, 130 pagine, 12 euro) è il nuovo libro del giovane e luminoso filosofo Leonardo Caffo, utile a non concepire la pur fondamentale scelta alimentare vegana come un punto di arrivo, ma come base della riflessione. L’opera sarà presentata a Roma mercoledì 3 ottobre alle 18.30 alla Libreria Feltrinelli Red, con Michela Murgia e Marco Bracconi assieme all’Autore.

Vittime & carnefici. | Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di Roberto Contestabile, incollo qui sotto un post inattaccabile per la sua verità intrinseca. Siate onesti con la senzienza degli esseri eventi, e non aspettate un solo istante nello sfanculare il sistema economico mondiale liberista, da tempo ormai non più nelle mani degli umani e portatore del Male, nella sua accezione più profonda: danneggia l’umano.

Non ci si chiede mai abbastanza perché esistono nel mondo tante vittime. Vittime sacrificali, seviziate, torturate ed infine uccise per mano Umana. Ma l’aspetto più terribile è costituito dall’incoscienza, o peggio scetticismo generale, che si ripercuote come un macigno sull’attuale genocidio. Tanti non sanno, non vogliono o preferiscono ignorare.

Lo sfruttamento Animale costituisce una reale piaga che non merita alcun tipo d’indifferenza. Nell’epoca più gloriosa dell’informazione non é necessario riportare prove e testimonianze su un massacro ben presente ed evidente. Si può sottostare alle pietose mistificazioni dell’industria zootecnica, alle vergognose messinscena della ricerca scientifica, ma negare l’evidenza è da ipocriti e, in alcuni casi specifici, anche criminali.

Lo sfruttamento Animale è strettamente correlato al dominio e all’egemonia capitalista, e in ogni caso (per usare un eufenismo) non è strettamente necessario dissentire da prove e testimonianze quando queste sono il frutto macabro e terribile di un sistema di potere che non tutela i deboli e gli indifesi.

Affermare che gli Animali soffrono e muoiono per mano Umana può essere banale e scontato, facile da proporre in un dibattito qualunque, ma è la triste verità. E non bisogna mai dimenticare che la violenza verso altri esseri viventi, definiti erroneamente inferiori, è antesignana di ben altri episodi gravi e micidiali. Il legame tra la violenza sugli Animali e quella sugli Umani regna indiscusso in ogni ambito sociale. Chi è violento con gli Animali lo sarà anche con la persona a lui vicino, spesso la moglie o fidanzata o figlio. Lo sarà verso l’immigrato, il diversamente abile, l’omosessuale, la donna o il bambino o l’anziano peggio se malato.

Lo dice Francesca Sorcinelli con lo studio affermato sul “Link”, lo dice Annamaria Manzoni con il libro “Sulla cattiva strada”, lo dicono numerosi esperti a livello internazionale. Il dibattito è aperto, e tutti convergono verso un unico grande collegamento che determina indiscutibilmente la violenza di specie. Una drammatica realtà molto grave e pericolosa. Per esporre verità assolute bisogna prima affrontare una piena consapevolezza di ciò che si vuole comprendere e concepire, altrimenti ogni prova diventa nulla.

Il veganismo non è una filosofia di vita personale – Free Animals, Loved & Respected


Sul Veganesimo. Dal blog di Roberto Contestabile. Inutile quanto quoti tutto, inutile aggiungere, ma forse no, quanto i mattatoi siano luoghi di sofferenza estrema, lager degli umani che, al pari dei nazisti, sfruttano e uccidono – a volte solo per loro piacere estetico – altri esseri. Le religioni non fanno nulla per contrastare tale fenomeno, rimane solo la coscienza mistica, anarchica e svincolata da qualsiasi credo politico_religioso, a far barriera contro questa barbarie. Tutto ciò mi fa davvero vomitare… e mi chiedo: come si fa a non amare gli animali?

Molte volte ho scritto che il veganismo è solo un punto di partenza, intendendo la punta di un iceberg di una questione molto più ampia che quella dello sfruttamento degli animali e che quindi non si deve considerare come punto di arrivo, essendo, tutto sommato, una prassi individuale; per quanto possa diventare, all’occorrenza, di testimonianza pubblica.
Spesso sento parlare di “filosofia vegana”. A mio avviso porla in questi termini non aiuta a far comprendere alle persone cosa c’è dietro in quanto rimane un discorso circoscritto appunto alle scelte personali. Ciò che si recepisce dall’esterno è che ci sono alcune persone che seguono una precisa filosofia che è quella del rispetto per gli altri animali. Punto e basta.
Invece il veganismo intanto non è una filosofia, ma una prassi, che è sì individuale, ma non in quanto scelta di vita, bensì in quanto presa di posizione politica contro un sistema che considera lecito sfruttare gli individui di altre specie. E da individuale, nel momento in cui si è capito che non si sta facendo qualcosa per sé stessi, come stile di vita nella propria esistenza, ma per combattere un’ingiustizia che riguarda altri individui, diventa collettiva, sociale, politica.
Restando nell’ambito semantico della “filosofia di vita” non si riesce a far capire che abbiamo riconosciuto lo sfruttamento degli altri animali come un’ingiustizia e che trattandosi di un’ingiustizia il discorso si fa sociale e politico.
Serve questo spostamento semantico dal piano filosofico/individuale a quello sociale/politico.
Inoltre chiedere alle persone di diventare vegane senza che abbiano compreso quanto sopra è come chiedergli di andare sulla luna. Cioè, diventa una richiesta dal loro punto di vista inaccettabile perché non comprensibile. Diventa quasi una richiesta autoritaria, come se volessimo imporre loro una nostra scelta di vita.
Il punto è che quando si parla di “filosofia vegana”, “cucina vegana”, “dieta vegana” ecc. gli animali e il loro sfruttamento continuano a restare sullo sfondo, come referenti assenti.
Va fatto capire che gli allevamenti, i mattatoi e ogni altra forma di dominio sui corpi altrui distruggono esistenze di individui che sono senzienti quanto noi; distruggono nuclei familiari, impediscono ogni bisogno etologico essenziale (e poco importa che il maiale nato in gabbia non conosca la libertà, stare rinchiuso senza poter fare ciò che sarebbe nella sua natura fare è comunque un danno enorme, è comunque sofferenza, è ingiustizia), impediscono lo sviluppo evolutivo di intere specie, spezzano relazioni, soffocano interazioni, spazzano via interi mondi.
A volte ci stupiamo di come animali che da lungo tempo interagiscono con noi siano così intelligenti, comunicativi, comprensivi, volitivi (nel senso che esprimono desideri e bisogni propri) e non riflettiamo su quanto ogni individuo di quella massa inimmaginabile che finisce nei mattatoi sia come il nostro cane o gatto. Ossia, diverso da qualsiasi altro, unico, bisognoso di star bene, di gioia, di felicità, di libertà, di contatto, di interazione con i propri simili e a volte con noi.
Comunque sia, quando cominceremo a ottenere qualche risultato, quasi sicuramente il Potere di chi vuole continuare ad avere schiavi a costo zero ci contrasterà in due modi:
con la repressione e censura vere e proprie;  con la diluizione del messaggio, facendo sembrare le nostre lotte un fenomeno di costume (come sta accadendo appunto per il veganismo e per il movimento animalista nel suo complesso).

Animali come persone? – Free Animals, Loved & Respected


Condivido molto di questo post preso dal blog di Roberto Contestabile, ma non tutto.

È quindi sbagliato definirli simili a noi solo perché ci ricordano nell’espressione, o nelle note caratteriali, una determinata persona. Spesso è usanza farlo con i Cani, descrivendoli uguali ai loro “padroni” (brutta terminologia di possesso). I Cani (come ogni Animale) non hanno nulla da condividere, con nessuno, senonchè la loro dipendenza forzata con gli esseri Umani. Tipica è l’espressione con cui spesso si afferma: “Gli manca solo la parola!”. Niente di più sbagliato perché non sono loro che non riescono a comunicare…bensì il contrario, ovvero la nostra incapacità di ascoltarli e quindi capirli.

Gli esseri in questione hanno un grosso grado di empatia con i suoi possessori – ha senso dire padroni, perché i cani da soli generalmente si sentono persi, hanno quella necessità di amare un umano che li rende assai simili allo schiavo del rapporto BDSM. Tendono ad assomigliare, invece, al proprio umano prediletto e sì, a volte se parlassero sarebbero davvero uguali agli umani. Anzi, meglio, parecchio meglio. Quoto invece:

Attualmente gli unici esseri viventi dotati di tutela legale ed ogni diritto civile sono le persone Umane tramite pratiche inventate da loro stesse a difesa della propria incolumità. Nonostante ciò si continua a commettere una lunga serie di enormi atrocità, e questo la dice lunga in merito alla mancata consapevolezza della vita altrui, segno inequivocabile di un passaggio evolutivo alquanto controverso.

Business vegano – Free Animals, Loved & Respected


Come il Veganesimo può essere inteso – anzi, oserei dire “deve” – come una disciplina vitale, un andare oltre il regime economico attuale, che fa del disumano la sua bandiera; il “come” ce lo spiega un post di Roberto Contestabile, in particolare questo passo:

Molti esperti in materia economica ritengono che la decrescita costruttiva sia la nuova era del progresso umano, nata dalle ceneri di uno sviluppo corporativo ormai allo stallo. La crescita infinita con i suoi fatturati da capogiro sta irrimediabilmente generando guerre e cataclismi ovunque, e mentre le potenze industriali progettano di andare a colonizzare Marte, qui sulla Terra ormai la psicosi da consumo è al suo apice massimo. Hanno messo questo logo anche su un elettrodomestico di una nota marca hi-tech. Qual è il senso etico e costruttivo nel seguire un mercato che utilizza a scopo speculativo ogni pretesto utile e benefico? Non è la strada giusta, e non il fine ultimo per liberare gli Animali da sfruttamento e sopraffazione. Che dire dunque del veganismo salutista? Un altra costola della speculazione! La ricerca del profitto costituisce un induzione molto forte, ovvero la causa principale dello sfruttamento in genere.

Non è una…”bufala” – Free Animals, Loved & Respected


Sul blog di RobertoContestabile un post che parla di bufale, non le boiate ma proprio i poveri animali che vengono sfruttati per le mozzarelle mentre i maschi vengono, perlopiù, sterminati perché inutili. Vale proprio così tanto la pena mangiare una mozzarella di bufala?

Maxi sequestro di allevamenti di bufale in provincia di Caserta: rischi per la salute e l’ambiente. In provincia di Caserta ha preso il via una maxi operazione di controllo da parte di Carabinieri, Nas e Noe che vede al centro gli allevamenti di bufale. Nella zona di recente si sono verificati sequestri di allevamenti di bufale, caseifici e discariche abusive. Gli allevamenti bufalini sono stati sequestrati tra Castel Volturno e Cancello Arnone. Sono stati contestati i reati di inquinamento e di violazione delle norme sanitarie. Le denunce sono scattate grazie al Portavoce Parlamentare del MoVimento 5 Stelle Paolo Bernini e a Alfredo Riccio della Lega Nazionale Per La Difesa Del Cane ed hanno portato ad una lunga serie di sequestri. A Castel Volturno, in particolare, è stato sequestrato un intero allevamento bufalino. I Nas hanno rilevato carenze igienico sanitarie. Inoltre 34 bufali risultavano senza marchio auricolare, con violazione delle norme europee. L’area limitrofa all’allevamento è stata sequestrata perché era diventata una vera e propria discarica abusiva di rifiuti speciali. Inoltre un’azienda zootecnica di Cancello Arnone è stata sanzionata per scorretto smaltimento dei rifiuti mentre in un’altra azienda bufalina della stessa località è scattato il sequestro preventivo di un’area in cui venivano riversati rifiuti e liquami che andavano ad inquinare le coltivazioni di cereali e di ortaggi. L’allevamento è stato sottoposto a sequestro sanitario.

Chi ha a cuore il benessere degli animali, infine, non può dimenticare che in questi allevamenti i piccoli bufali maschi vengono uccisi dato che resterebbero inutilizzati nella filiera produttiva. Dato che non esiste un mercato della carne di bufalo, l’allevatore deve sbarazzarsi dei piccoli bufali, mentre le bufale serviranno per la produzione di latte da utilizzare per la famosa mozzarella.

Moby & The Void Pacific Choir – Don’t Leave Me


Pensateci, prima di addentare carne o pesce, prima di mangiare derivati industriali degli animali, prima di usufruire di una cura basata sulla vivisezione. Pensateci bene, che sono loro a soffrire, gli unici indifesi, quelli che vengono dilaniati dall’apocalisse iperliberista nei lager_allevamenti, in attesa di una morte straziante…

Che fine ha fatto la carne sintetica? – OggiScienza


Su OggiScienza un bell’approfondimento sulla carne sintetica, che sia disponibile presto nei nostri punti vendita, e che sia davvero cruelty-free. Un estratto:

Il primo hamburger era stato assemblato praticamente a mano, aggiungendovi gli aromi per il sapore e dei coloranti per renderlo “più rosso” (colorazione che la carne vera deve alla proteina mioglobina) e plasmandolo a formare la polpetta. Quelli del futuro potrebbero arrivare da una stampante 3D, già predisposta per stamparli nella forma desiderata. A Mosa Meat sono fiduciosi nel successo della ricerca, ma anche in un aspetto altrettanto non scontato: pensano che il pubblico accoglierà con gioia un’alternativa sostenibile alla carne tradizionale, anche se sembra uscita da Star Trek.

Il quadro proposto da Post è questo: tra qualche anno ci troveremo di fronte al banco frigo, con due possibili scelte allo stesso prezzo. Un hamburger tradizionale e uno cresciuto in vitro, in modo più “environmental-friendly” e senza la sofferenza di alcun animale. La scelta diventerà via via più immediata e la carne artificiale cruelty free sostituirà gradualmente quella che conosciamo.

Uno dei possibili punti deboli, sollevati da subito anche dalla biologa Christina Agapakis (una lettura critica interessante), era proprio la combinazione tra cruelty free e i costi per passare alla produzione su larga scala. Con particolare attenzione per il siero fetale bovino in cui crescono le cellule della carne artificiale, un prodotto secondario della stessa industria della carne che viene raccolto dai feti durante il processo di macellazione. Si tratta del supplemento più usato per le colture cellulari di cellule eucariote, alle quali fornisce ormoni, vitamine fattori di crescita e molto altro. Non solo una mazzata al cruelty free (si tratta, volendo semplificare, del sangue di vitelli mai nati), ma uno sprint notevole per i costi. Agapakis nel 2012 metteva le mani avanti con notevole scetticismo, scrivendo

“La coltura cellulare è una delle tecniche più costose e che richiedono più risorse della moderna biologia. Tenere le cellule al caldo, in salute, ben nutrite e libere dai contaminanti richiede un sacco di fatica ed energia, anche nei recipienti da 10.000 litri usati dalle compagnie biotech. Per di più, anche in questi recipienti così sofisticati, le tecnologie tridimensionali richieste per crescere delle vere bistecche -con un misto tra muscoli e grasso- non sono ancora state inventate. E non perché non abbiano tentato. Aggiungendoci il fatto che questi mucchietti di carne tridimensionali dovrebbero essere mobilizzati regolarmente con macchinari che li allunghino, sostanzialmente creando delle palestre per la carne, possiamo iniziare a capire che incredibile sfida sia la produzione di carne in vitro su larga scala”

Nelle interviste più recenti Post ha spiegato che il limite del siero fetale bovino era uno di quelli che la ricerca avrebbe superato presto, sperimentando con una serie di alternative (che sta facendo assaggiare anche a vegani e vegetariani) che non richiedessero prodotti di origine animale, ad esempio delle miscele con lieviti, aminoacidi, sali e zuccheri. In questi ultimi anni la letteratura scientifica sulla carne in vitro si è arricchita di molti contributi: se da un lato l’ottimismo rimane, perché l’idea di un’alternativa sostenibile è una “sfida etica” che sarebbe ingiusto ignorare, dall’altra la fattibilità viene ancora messa in discussione.

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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