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Archivio per Vitaldo Conte

Noi Robot di Roby Guerra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una pubblicazione dell’Asino Rosso, a cura di Roberto Guerra: è un ebook cui anche io ho dato il mio contributo selezionando uno dei miei articoli comparsi nella rubrica Pillole del basso futuro della ezine Delos. Il volume elettrico si chiama, nella fattispecie, Noi Robot, ed ecco la scheda riassuntiva dell’opera. Complimenti, come sempre, a Roberto per aver radunato autori e idee su un tema così prossimo alla barriera umana.

Io Robot (I Robot) è una raccolta di racconti di fantascienza di Isaac Asimov, del 1950. … hanno per protagonisti i robot positronici.  Sono basate sul tema delle tre leggi della robotica…”. A cura dello stesso Guerra, futurista, in questo eBook, ispirato liberamente al celebre maestro della Fantascienza, diversi futuribili italiani omaggiano la nuova era robotica, i nostri amici intelligenti del futuro prossimo… salvo possibili errori umani…

Gli scrittori e i testi inclusi nell’antologia sono: Lorenzo Barbieri, La Zettabyte Era; Sandro Battisti, La sconfitta fluisce nella rete; Pierluigi Casalino, Dopo Golem Aleph; Vitaldo Conte, Robot invisibili; Angelo Giubileo, Una mente discreta; Roby Guerra, Robot di tutta Italia unitevi!; Davide Longoni, Un esercito di robot; Bruno V. Turra, Robot Revolution.

Sguardi di Eros Arte nella “Casa Chiusa” – CRITICA IMPURA


Sonia Caporossi estrae riflessioni di Vitaldo Conte  sull’eros, sulla trascendenza che esso dona, sull’immaginario e sulle condizioni intime che il mondo erotico e passionale (della carne) coinvolge e veicola. Tracce di sesso quantico in tutto ciò. Un estratto:

2. Valentine de Saint-Point, nel Manifesto futurista della Lussuria (1913), rivendica il valore positivo del piacere e della sensualità, oltre che essere fonte di liberazione spirituale e unione con l’universo, sia per la donna che per l’uomo: «La Lussuria è la ricerca carnale dell’ignoto, come la cerebralità ne è la ricerca spirituale (…) è il gesto del creare, ed è la creazione». Superando le ipocrisie della morale tradizionale, incapace di vedere le profondità e bellezze del sesso, l’eros può divenire un’opera d’arte. Intorno a una nuova idea del sesso ruota una parte cospicua della produzione teorica e letteraria del Futurismo, che affronta l’argomento anche in romanzi e novelle a sfondo erotico-sociale. Italo Tavolato, oltre a inveire Contro la morale sessuale (1913), elogia su ‘Lacerba’ la prostituzione, causando un processo per attentato al pudore.

3. «Tutto il suo essere insorgeva e tendeva con ismisurata veemenza verso la stupenda creatura. Egli avrebbe voluta involgerla, attrarla entro di sé, suggerla, beverla, possederla in un qualche modo sovrumano»: scrive Gabriele D’Annunzio ne Il piacere, il suo primo romanzo (pubblicato nel 1989), il cui protagonista Andrea Sperelli è l’alter ego dello scrittore. In questo capolavoro, manifesto dell’estetica dannunziana, egli guarda l’amore d’eccezione, attraversando conquiste e sconfitte: Gabriele è poeta, ma anche “amante guerriero” in ogni espressione. Il piacere diviene anche la bussola dei convenuti alla Festa della Rivoluzione di Fiume (1919-20), di cui è stato il condottiero. Questo invito a osare ha contagiato successive generazioni di “artisti barbari sognanti”: «L’Arte! L’Arte! – Ecco l’Amante fedele, sempre giovine, immortale; ecco la Fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti; ecco il prezioso Alimento che fa l’uomo simile a un dio» (D’Annunzio). In un delirio erotico senza censure Fiume, popolata di numerosi postriboli, diventa una città dell’amore a tutto campo. In questa avventura D’Annunzio trasferisce il piacere nella bellezza del vivere: «Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte. (…) Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell’ebrezza» (D’Annunzio).

«Sarò ciò che vorrai che io sia»: esclama O, la protagonista della Histoire di Pauline Réage. A queste parole di arrogante schiavitù d’amore, dedicai le tavole della mia cartella verbo-visiva I quarti di O: «Ecco il piacere incorporeo, trasferito dal corpo ai suoi simboli, semplificato, “ridotto al segno”. (…) Si prova solo ad aggiungere un anello: sempre cerchio, sempre catena, sempre O», nota Vincenzo Accame nell’introduzione. L’eros estremo può divenire così arte: «O non fu più che attesa e notte. Di giorno era come un volto dipinto dalla pelle morbida e dalla bocca docile. (…) Di questi ferri e di questi marchi, O provava un orgoglio insensato» (P. Réage).

“Futurismo: Passaggi e pulsione”, un saggio di Vitaldo Conte – CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura un bel saggio di Vitaldo Conte cross-over tra Futurismo, Dadaismo, Esoterismo e Noise musicale ante litteram. Uno stralcio:

“Noi, del Futurismo, siamo i primitivi di una nuova sensibilità. Siamo l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia, il coraggio, la ribellione.” (F.T. Marinetti)

Futurismo manifesto di Arte Vita

La possibile eredità e attualità del Futurismo è anche nelle parole dei suoi manifesti: “Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”. Questi intenti oggi tendono a essere latitanti nelle varie espressioni della vita socio-culturale italiana. La delimitazione cronologica del cosiddetto Futurismo storico, circoscrivibile da studiosi al periodo che va dal 1909 al ‘15 o ‘19, può risultare una schedatura forzosa e semplicistica: misconoscendo gli sviluppi successivi (anche se meno eclatanti), non si vuole considerare l’ulteriore ricerca innovativa di questo movimento e della situazione storica (quasi tutti i futuristi furono impegnati in guerra). I manifesti, gli scritti, le loro conseguenti espressioni (successive alla grande guerra fino agli anni Trenta e oltre), più che a essere ispirate da intenti “occupazionali”, tendono a volersi radicare meglio (attraverso ampliamenti sinestetici) nelle segnaletiche dell’esistenza quotidiana. Esempi sintomatici di questo ascolto, oggi particolarmente vicino alle nuove espressioni: il Tattilismo, il Teatro della Sorpresa e quello Tattile, la Poesia pentagrammata – negli anni Venti –; la Cucina, la Fotografia, l’Aereopittura, l’Arte Sacra, la Radia, il Romanzo Sintetico, ecc. – negli anni Trenta –. La storia del Futurismo durò, comunque, per tutta l’esistenza del suo fondatore (che morì nel 1944): le esperienze postume ne rielaborano i linguaggi con la parola Futurismo preceduta da variabili prefissi o denominazioni. Il Futurismo si propone di essere, per mezzo della creazione, un’avanguardia delle avanguardie che vuole realizzare una sorta di rivoluzione permanente della coscienza. I suoi passaggi storici possono essere, infatti, meglio compresi, a oltre cento anni dalla nascita, proprio grazie alle successive poetiche che ne hanno ulteriormente sviluppato e metabolizzato le espressioni.Se accettiamo l’ipotesi della sua “rivoluzione continua”, questa potrebbe oggi essere maggiormente riscontrabile, non attraverso i linguaggi specifici “rivoluzionati”, ma, viceversa, attraverso i suoi ancora numerosi aspetti segreti che coinvolgono l’esistenza. Il Futurismo è Arte come Vita: un “movimento antifilosofico e anticulturale d’idee” che ricerca una creazione globale e contigua dei vari linguaggi con un vitalistico coinvolgimento di questi nella realtà quotidiana. Alla sua creativa azione di rottura va attribuito come merito una capillare diffusione di manifesti: per una sorta di ridefinizione di tutte le attività intellettuali ed espressive. Risulta essere una radicale sperimentazione a tutto campo, sensibile alla percezione simultanea e alla sinestesia. L’energia esuberante del Futurismo esalta la bellezza della Vita come Creazione, che diventa così “arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione (…) proiezione in avanti”. Questa sfida continua è una messa in gioco di arte-cultura-esistenza che si fondono in un linguaggio proteso verso il rinnovamento: “Armati di coraggio temerario e innamorati di ogni pericolo, essi arricchirono l’arte e la sensibilità artistica col succo e colle vibrazioni di una vita impavidamente osata vissuta goduta” (Marinetti).

Il Futurismo non è soltanto una molteplice possibilità di esprimersi è anche un modo di vivere, che ama incontrare emozioni e pericoli, protendersi verso il futuro. Convertirsi al Futurismo significa sposare la sua innocente crudeltà che vuole “uccidere” ogni stagnazione dell’atto creativo, in quanto l’arte “non può che essere violenza”. Il campo energetico di questo movimento deborda da ogni confine stabilito, talvolta al limite della visionarietà e mistica: “Fra le tante definizioni io prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici dell’azione”.” (Marinetti). La bellezza di un’azione della vita come arte è già un dono di per se stesso.

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