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Archivio per Vittorio Catani

Nostra Signora degli Alieni
, torna la fantareligione | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della nuova antologia curata da Gianfilippo Pizzo e Walter Catalano, Nostra Signora degli Alieni
, volume che incentra la sua tematica sul rapporto tra religione e SF. Dalla quarta:

La fantascienza è per sua natura un genere che attinge a una filosofia di tipo illuminista, fondata sulla scienza e sulla conoscenza; è naturale perciò che spesso abbia cercato il confronto con chi il futuro e l’universo li vede attraverso un ordine delle cose del tutto diverso. La religione è quindi stata trasposta in altri mondi e in altre specie, a volte vista come salvatrice del sapere umano dopo una catastrofe (Un cantico per Leibowitz), a volte come veicolo di cospirazioni cosmiche (Dune), a volte come strumento di potere (Come ladro di notte), a volte come speranza di pace con altre specie (Il riscatto di Ender) eccetera. Alcuni scrittori hanno usato lo strumento della fantascienza per attaccare la religione, altri hanno cercato di integrare la propria fede nella visione del futuro.

Catalano e Pizzo ne parlano diffusamente nell’introduzione a questo volume (leggibile anche online). L’antologia comprende quattordici racconti di autori italiani. Testi di Donato Altomare, Vincenzo Bosica, Denise Bresci, Andrea Carlo Cappi, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Vittorio Catani, Francesco Grasso, Roberto Guarnieri, Lukha B. Kremo, Alessandro Morbidelli, Michele Nigro, Pierfrancesco Prosperi, Franco Ricciardiello, Michele Tetro.

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Le nubi barocche di Marte – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine uno splendido racconto – e poteva essere altrimenti? – di Vittorio Catani: Le nubi barocche di Marte. Sublime…

Ricordo bene, sulla Terra doveva essere il settembre 2045, su Marte chissà che stagione era e comunque era identica a un settembre. D’altronde Marte, freddo glabro e spoglio com’è, con quella luce giornaliera tra ombra e il color cenere, a noi astronauti è sempre apparso un eterno autunno, o un eterno tramonto. Un pianeta silente, immobile, forse inutile. Sì, ricordo bene quel pomeriggio. Tu, Liza, facevi parte della spedizione al Polo Nord e dovevi restare alla Base per altri tre mesi, ma era in arrivo dalla Terra la navetta delle turnazioni e io avevo deciso di ripartire. Non era indispensabile la mia sostituzione, pure mi ero incaponito a tornarmene.

Uscimmo dalla Base, formata da tante stanze semisferiche allineate. Sembravano igloo, collegati da piccole gallerie. Uscimmo per appartarci e salutarci, lasciando dentro Wachowski, Corbett, Nakamura e De Lillo.

Eravamo accampati lì perché studiavamo la calotta polare marziana, dove c’era pochissima acqua e soprattutto ghiaccio secco. Di giorno un po’ evaporava al debole calore del sole (un dischetto come una monetina, lontanissimo e freddo) o meglio sublimava, passando direttamente dallo stato solido al gassoso. Per questo motivo (ricordi, Liza?) si era creata sullo sfondo una sorta di nebbia o nuvolone, che incrociando i deboli raggi solari creava un effetto eccezionale. Una nuvolaglia grigia, con sfrangiature di un giallo accecante e zone d’un verdone cupo. Eppure era mozzafiato, ricordi?

Gli universi di Moras – Carmilla on line x


Su CarmillaOnLine l’incipit davvero lungo della riedizione di un glorioso romanzo di Vittorio Catani, vincitore del Premio Urania del ’90. Si parla de Gli universi di Moras. Leggete qui sotto la qualità eccelsa che quest’autore, attento alle dinamiche sociali, riesce a confezionare; un maestro, mai troppo spesso ricordato:

In una storia di universi paralleli – una storia sull’infinito – non è facile individuare un inizio preciso. Per me, a ogni modo, tutto è cominciato con una serie di vicende personali abbastanza recenti.

Fu a settembre scorso che andai per la prima volta nell’ambulatorio del dottor Zanusa. Non sono trascorsi che quattro mesi, ci sarebbe da non crederci, eppure da quel momento gli eventi sono precipitati rapidamente.

Andai dal dottor Zanusa, e subito non ci fu più alcun equivoco sulla natura del mio male. Ero sceso a cinquantacinque chili in due settimane e tutto lasciava presagire ulteriori cadute di peso.

Ero l’ombra di me stesso. Inutilmente a casa mia, tutto solo, in disperati sogni a occhi aperti col modulo creativo elettronico, tentavo di rievocare e materializzare l’immagine del mio fisico di “prima”. Era incredibile che un corpo smagrito e deformato, come stava diventando il mio, soltanto ieri avesse posseduto prestanza, bicipiti e… be’, anche un certo fascino.

Il male si era manifestato improvvisamente ai primi di settembre, al termine della mia ultima estate felice piena di mare, luce e Belle. Una mattina come tante altre arrivammo alla spiaggia di Mare Meraviglia, ci spogliammo e Belle disse: – Sei pieno di piccoli ematomi… Sulla spalla, lì alle gambe… Toni, buondio, sei caduto o che altro ti è successo?

Nulla di tutto questo, o non ricordavo. Decisi che non era il caso di preoccuparsi.

Un paio di mattine dopo, dinanzi allo specchio, scoprii che le mie gengive sanguinavano in maniera abnorme. Andai da un dentista, che disse: – Qui non è questione di gengive. Corra da un ematologo. Subito.

Fu così che entrai nell’incubo.

A questo punto avevo certi sospetti sulla faccenda, e il dottor Zanusa, l’ematologo, che a sua volta sospettava i miei pensieri, disse: – Il nome della sua malattia è necro. Non saprei dire esattamente chi gliel’abbia attribuito… Aggiungo che questo male mimetico, ancora poco noto, nel suo caso specifico si presenta con i falsi sintomi di una neoleucemia LTH.

Necro. C’era ben poco da aggiungere, e il dottor Zanusa procrastinava sgradevolmente quel poco. Io me ne restavo lì, sul lettino bianco, a mezzo tra sdraiato e seduto. Mi schiarii la gola: – Prospettive, dottore?

Zanusa aveva occhi celesti, vitrei. Non capivo se sostenesse il mio sguardo (lo sguardo d’un condannato, suppongo, è qualcosa di spoglio, essenziale) o se semplicemente si nascondesse, per così dire, dietro quel celeste stinto. Rispose: – In genere questo male non manifesta un… ehm… decorso prolungato. Scusi la brutalità. Cosa dirle? Ne sappiamo ancora tanto poco. Sei mesi, un anno… Ma sono in atto promettenti sperimentazioni, sa. Il fatto, signor Moras, è che nel necro non vi sono sintomi in senso proprio. Lei presenta un’apparente sindrome neoleucemica, eppure secondo le approfondite analisi che abbiamo fatto lei sarebbe sano. Il necro è l’unica malattia conosciuta che sia “esterna” al malato. Insomma, si direbbe che lei sia a posto, mentre tutto quanto è esterno alla sua persona, il mondo intero, non lo è nei suoi riguardi… Come se l’universo intero avesse una crisi di rigetto verso il signor Antonio Moras, e tramasse per eliminarlo. Mi segue?

– Ma… – balbettai – insomma, è un male diffuso? – Volevo fare mille domande, rendermi ragione di quanto accadeva. Perché proprio a me?

Zanusa disse: – Diciamo che è un morbo in ascesa. Mi è noto un altro caso recente di necro. Il soggetto pareva manifestare i sintomi amplificati di una forma mutata di tifo petecchiale. Il corpo del paziente si infestò anche internamente di migliaia di grosse pustole necrotiche… e le risparmio il resto. A ogni modo, l’unica cosa che posso fare è cercare di prevenire gli effetti più superficiali dei suoi sintomi, cioè agire come se fosse veramente una neoleucemia LTH, benché a rigore sia un controsenso. Ovviamente anche la questione psicologica è importante.

Cominciai a rivestirmi lentamente. Zanusa sedette dietro la scrivania. Ci pensò un attimo, poi aggiunse: – Senta, lei lavora da più di cinque anni all’Unipar. Lei viaggia negli universi… per quel poco che ne so deve trattarsi di esperienze di grande interesse, certamente…

– Lasci perdere – dissi brusco. Era chiaro che ora Zanusa cercava di stornare il discorso. Indubbiamente, gli universi paralleli erano ritenuti quanto di più interessante – ma anche problematico – esistesse nell’universo, per così dire, ma mi schermii. – Non è il caso, dottore, grazie. Pensavo più o meno anch’io la stessa cosa sull’Unipar… fino a prima di venire qui da lei.

– Oh, ma non deve disperarsi. Intanto qualcosa è sempre possibile fare. Tenteremo, le saremo vicini. Può contarci.

Osservavo le insolite apparecchiature dello studio medico, e intanto il pensiero mi martellava: n-e-c-r-o. Un bisillabo micidiale che lasciava una traccia indelebile nella mente, come immondizia su un lenzuolo candido.

Per diagnosticarlo, a Zanusa non erano occorse soltanto analisi cliniche ma anche complessi calcoli. Calcoli probabilistici, divisi fra strutture genetiche e oscure forze fisiche e ambientali. Non sapevo nulla di queste entità astratte, capaci di partorire un incubo concreto.

Leggi il seguito di questo post »

Per il vostro lavoro: FasTime! – Carmilla on line x


Su CarmillaOnLine un bel racconto di Vittorio Catani, che centra amabilmente le paurose distopie originate dal Liberismo attuale: Per il vostro lavoro: FasTime!

Conoscete Fast-Time? (detto anche FasTime). Credete che sia un gestore telefonico, o magari una specie di MacDonald’s con pasti in catena di montaggio? Sveglia! Siete fuori strada. Probabilmente vi è capitato di vedere per via, da qualche settimana in qua, strane scie in forma di sagome umane che zigzagano fulminee, come facevano Chaplin o Ridolini in certi film muti del primo ’900, proiettati sullo schermo a velocità accelerata. O avete pensato a un’illusione ottica, a strani riflessi di luci e ombre, o addirittura a una rivoluzionaria forma di pubblicità? Siete ancora lontani dal vero.

Voi avete invece visto camminare a passo “normale” uomini o donne. La differenza è che quel passo è normale per loro ma non per voi, anzi per noi. Ma partiamo dall’inizio.

Il FasTime è anzitutto un nuovo medicinale (alcuni dicono droga). Ha uno stupefacente effetto sull’intero organismo: ne accelera il metabolismo moltiplicandolo fino a tre, quattro, dieci volte. Dunque, quelle ombre che saettano per strada apparentemente impazzite, sono semplici persone che hanno assunto il FasTime, e che quindi muovendosi mostrano la loro vita a velocità accelerata. Chiaro? Naturalmente voi le percepite come macchie sfuggenti (e potreste pensare anche a qualche vostro difetto della vista), ma per coloro che abbiano assunto il FasTime succede esattamente il contrario: essi percepiscono il nostro mondo come se  funzionasse al rallentatore, o lo vedono quasi fermo, congelato, a seconda della dose di medicinale assunta. Essere – dal punto di vista medico – in FasTime significa vivere un tempo soggettivo che non è quello mio, o il vostro di adesso. Domanda: perché lo fanno?

Sboccerà il crisantemo – Carmilla on line ®


Un bel racconto di Vittorio Catani, su CarmillaOnLine. Risalta la sua gran penna, il suo gran poetare con le immagini; Vittorio è un grande non solo della SF italica, ma anche del panorama autoriale nostrano. Leggete il racconto tutto d’un fiato…

Bussarono alla porta.

Aprii e, stupefatto, la vidi sulla soglia. Rigida, ma come se nulla fosse mai accaduto. Esclamai con un tremito:  – Lorna… sei tu! – Avrei voluto caderle ai piedi, abbracciarle le ginocchia, fare salti di gioia, piangere, ridere, ma restavo immobile. Nonostante i dubbi e i costi avevo infine acconsentito, pressato da agenti pubblicitari del Centro e solleticato dalla travolgente novità. Ma non credevo che sarebbe tornata così presto, con le sue gambe.

Entrò lentamente in casa e disse con una voce un po’ soffiante:  – Ora mi chiamerai Lazzarella –. Non capii il perché di quel cambio di nome. Si accostò per posarmi sulla guancia un bacio leggerissimo, che sentii freddo. D’istinto mi ritrassi appena, con una specie di pelle d’oca. Pensai che fosse una reazione ipocrita. Dissi:  – Vieni… stavo mangiando qualcosa e…

Camminò in silenzio verso il tavolino in stile. L’avevamo acquistato insieme anni prima. Ricordai quel giorno luminoso, ricordai la nostra spensieratezza.

Sul ripiano c’erano una grande fotografia in una semplice cornice d’argento, e il vaso di cristallo ricco dei fiori che tanto le piacevano: rose d’un rosso sanguigno e crisantemi rosa, con molti boccioli. Mi avvicinai:  – Scusa… avessi saputo per tempo avrei… –  No – soffiò come ipnotizzata,  – lascia così –. Rimase a lungo dinanzi al tavolino. Entrando in cucina scrutò l’ambiente quasi lo vedesse la prima volta, le centinaia di giorni che aveva trascorso lì dentro sembravano spariti. I resti del mio pasto: fette biscottate, succo di frutta, sushi, un’insalata di fiori di crisantemo.

Il prezzo del futuro. 15 scrittori raccontano l’economia del domani | Lankelot


Da Lankelot la recensione de Il prezzo del futuro, antologia curata da Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani. Molti grandi autori della SF italica in questa raccolta, tra i quali Giovanni De Matteo con il suo racconto In caduta libera, del quale riporto le impressioni:

Da notare che Giovanni De Matteo, l’autore di “In caduta libera” viene ricordato come esponente del “connettivismo”, ovvero quel movimento che “considera la fantascienza un laboratorio per analizzare le dinamiche del cambiamento attraverso la prospettiva del futuro, coniugando estrapolazione scientifica, analisi sociologica e sperimentazione linguistica” (pp.327). Viene quindi da pensare che aspetti del connettivismo siano presenti non solo in De Matteo, ma, pur privilegiando innanzitutto situazioni grottesche e inquietanti, anche in altri racconti dell’antologia.
Idea del tutto plausibile soprattutto nella considerazione che il futuro, qui interpretato come specchio nero del presente, si possa prospettare innanzitutto con forme sempre più sofisticate di mistificazione e per  un ulteriore imbarbarimento nei rapporti economici e sociali.
Il tutto inquadrato nel giudizio finale dell’antologia, un gran bel momento di SF distopica, come del resto gli autori garantiscono a priori.
È evidente semmai che “Il prezzo del futuro” rappresenta tante variazioni su tema, dove l’economia a volte va intensa in senso del tutto generico, altre volte riferita più specificatamente ai rapporti di lavoro oppure alla necessità impellente di fare soldi, oppure ancora alle controversie tra scuole di pensiero. Di sicuro la rappresentazione di rapporti umani e sociali in un contesto distopico e che quindi tendono ad evolvere verso esiti drammatici se non addirittura raccapriccianti. Anzi, per parafrasare lo slogan incriminato potremmo precisare: “il distopico è adesso”; non fosse altro che qualche racconto (in particolare si veda “Il tirocinio” di Michele Piccolino) non sembra nemmeno ambientato in un prossimo futuro, ma piuttosto tra le quinte di un cupo e realistico presente.

Sarò ospite al decennale Delos


Oggi 14 settembre alle 15 sarò ospite in collegamento telematico, insieme a Salvatore Proietti, Vittorio Catani e Alberto Priora, all’incontro Il futuro della fantascienza. Ringrazio gli organizzatori e la Delos, che in questi giorni sta festeggiando i suoi 10 anni di attività: auguri, e complimenti per il vostro ruolo guida del Fantastico nazionale e in particolar modo della SF italiana. Ecco il sito col programma completo della manifestazione: www.delosdays.it/2013/.

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