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Delos Digital presenta “Il Dio rosso” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Il dio rosso, libro digitale di Jack London uscito per la collana InnsMouth, diretta da Luigi Pachì per DelosDigital, dove si esplora a 360° il weird. La quarta:

Bassett, uno scienziato naturalista, si trova impegnato nell’Oceano Pacifico in una spedizione nell’oscura giungla dell’isola di Guadalcanal per raccogliere farfalle. Qui sente un suono magnifico e struggente che si propaga dalla foresta fin sulla spiaggia dove è sbarcato. Bassett si mette così alla ricerca dell’origine di quel suono ma viene catturato dai nativi, spietati cacciatori di teste. Qui scopre che i selvaggi adorano un qualcosa di misterioso di origine sconosciuta e al quale compiono sacrifici umani. Così Bassett scopre l’esistenza del Dio Rosso, ne diventa ossessionato tanto che alla fine rischierà tutto per scoprire la verità celata al centro della giungla.

Hypnos. Rivista di letteratura weird e fantastica – Vol. 12 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni al numero 12 della rivista Hypnos. Vi lascio a uno stralcio delle sue valutazioni:

Il nuovo numero di Hypnos ci propone una serie di autori indubbiamente poco conosciuti in Italia e si conferma una rivista di grande interesse per chi desideri approfondire la materia weird in tutte le sue sfaccettature. Ma il pezzo forte di questo fascicolo è costituito dall’attenta e approfondita disamina di Laura Sestri sul weird russo! La riscoperta della tradizione del fantastico europeo non anglofono (penso a Jean Ray, Stefan Grabinski, Hanns Heinz Ewers, Karl Hans Strobl, J. H. Rosny ainé e l’annunciato Claude Seignolle) da parte di Hypnos è sicuramente lodevole. Vengono prese in esame in particolare le figure di Alexandr Ivanov e Leonid Andreev e ci viene presentato uno dei racconti più significativi di quest’ultimo ovvero Lui. Racconto di uno sconosciuto. Si tratta di una storia intrisa da un senso di malinconia assoluto che rivela l’estrema sensibilità di Andreev. Indubbiamente deve qualcosa a La casa degli Usher di Poe ma questo non significa che non si tratti di un testo originale in cui la realtà sfuma in una dimensione onirica.

Muco di fata | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione della nuova uscita per la collana weird di DelosDigital, InnsMouth diretta da Luigi Pachì: Muco di fata, di Tamara Deroma. La quarta:

Roberto vive in un condominio alla periferia di Milano. È un tipo tranquillo, sfuggente. Si accontenta di vivere le vite altrui in maniera indiretta, come se leggesse un libro. Una sostanza sconosciuta permette a Roberto di penetrare nei muri del suo condominio, gli permette di estendere la sua volontà all’intera struttura in cui vive. Attraverso muri e tubature, Roberto ascolta i discorsi degli altri condòmini. Conosce ogni segreto; è un osservatore silenzioso, discreto. Poi entra in scena Salvo, il cafone della porta accanto.

Fuori ora! «Zothique n.6: speciale Gustav Meyrink» | AxisMundi


Segnalazione su AxisMundi per il nuovo numero di Zothique, la rivista di cultura e narrativa fantastico di Dagon Press dedicata, in questo numero, all’opera di Gustav Meyrink. Un estratto (in basso c’è il sommario, giusto per ingolosirvi un po’):

In questo speciale viene analizzata in dettaglio tutta la sua produzione, sia narrativa che saggistica. Si parte con un esauriente oltre che autorevole pezzo introduttivo di Gianfranco de Turris, forse il massimo esperto italiano delle opere di Meyrink, che in “La fantasia esoterica di Gustav Meyrink” ci parla del forte legame che c’è tra la vita e l’opera dello scrittore; gli scritti di Meyrink sono infatti pervasi da vere conoscenze arcane che lo scrittore realmente acquisì attraverso le sue ricerche e i suoi studi personali o frequentando i numerosi circoli esoterici del suo tempo. A seguire, Matteo Mancini getta un lungo e particolareggiato sguardo sulla narrativa breve di Meyrink, analizzando in dettaglio tutti i suoi racconti tradotti e pubblicati in Italia. Mentre Cesare Buttaboni si sofferma sulla produzione più lunga dello scrittore, partendo da “Il Golem”, il romanzo più famoso, fino alla novella lasciata incompiuta “La Casa dell’Alchinista”.
Uno sguardo quindi a 360° sugli scritti di Meyrink, che viene completato da Marco Maculotti che ci parla con competenza della dottrina del “Risveglio Mistico” che è alla base della saggistica di Meyrink, produzione non meno importante di quella narrativa. Segue un classico tradotto per la prima volta in Italia di Angelo S. Rappoport (1871-1950), studioso che ha analizzato a fondo le leggende ebraiche e che ci illustra sulla nascita e l’origine del Golem, il mostro d’argilla che stregò l’immaginazione di Meyrink.
Quindi arriviamo al pezzo forte di questo speciale: ben tre racconti dello scrittore austriaco da noi ancora inediti! Ma non è finita qui: il pezzo finale di uno dei biografi dello scrittore ci fa conoscere le circostanze della strana morte di Gustav Meyrink, che fu un evento fantastico quasi quanto i suoi racconti! Lo scrittore andò infatti incontro alla signora con la falce in modo assai singolare… Tutto questo e altro potete leggere sulle pagine di “Zothique”.

The Night House: è online il trailer dell’horror diretto da David Bruckner


Su HorrorMagazine la segnalazione di un film fruibile prossimamente – si spera – nella sale USA: The Night House, di David Bruckner. Tralascio la quarta e vi invito a vedere il trailer qui sotto.

Aspirazioni


Aspiro a distogliere dalla mia idea di complessità il suono lontano dei gong, la fantasia evanescente delle distanze, la cinica esistenza biologica che ha termine.

Piranesi, di Susanna Clarke – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. è disponibile una mia piccola recensione a Piranesi, di Susanna Clarke, romanzo che ho adorato. Per quanto mi riguarda, questa recensione rappresenta un altro dei miei ritorni in casa ghost”, a sort of homecoming che dopo venti anni ha il sapore del piacere puro.

Complice una segnalazione captata in giro per la Rete mi sono incuriosito del romanzo Piranesi, di Susanna Clarke. Devo essere sincero: non conoscevo l’autrice però la quarta, potentissima, mi ha subito sedotto e in un momento in cui mi sentivo un po’ deluso dalla SF che si legge in giro, leggere le righe sottostanti mi ha fatto sentire l’impeto della creazione, della folgorazione, mi ha dato la sensazione di un’opera d’arte.

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.
Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

Ordinarlo in libreria e poi averlo finalmente tra le mani è stata una questione di soli due giorni. Fremevo, avevo la netta sensazione che quel libro lì sarebbe stata l’occasione per respirare di nuovo la sospensione dell’incredulità, quella che solo i capolavori sanno donarti, cambiandoti un po’ anche la vita.
In duecentocinquanta pagine circa la Clarke fa precipitare il lettore in un mondo surreale, o forse parallelo, staccato dal flusso temporale della nostra quotidianità. Un mondo delimitato da una casa sconfinata, ma non infinita, in cui un unico abitante, Piranesi, si aggira per le sue stanze, per i suoi piani, per la sua strana monumentalità che lascia trasparire la domanda di fondo: perché lui vive lì? Dov’è il resto del mondo e perché c’è un unico contatto con il reale, questo “Altro” non meglio definito e che opera le sue strane manovre con intenti che appaiono via via sempre più bizzarri?
Ho avuto solo un momento di dubbio: dopo un po’ che avevo iniziato a leggere, la successione monotona della situazione casalinga descritta mi aveva fatto quasi demordere, poi però un improvviso colpo di scena mi ha catturato e definitivamente trascinato dentro quella sorta di ipercasa, dove gli eventi indoor che esplodono lasciandoti senza fiato mi hanno illustrato un orizzonte degli eventi catartico, una sorta di magia che funziona come una trasgressione, come un teorema psicologico che si apre su realtà dimensionali possibili. Leggevo e il senso di un filtro immaginifico, pari alle oscure song ipnotiche dei Coil, si è applicato alla realtà inglese dei nostri anni, lasciandomi annusare il senso di un occulto che apre ogni via…
Altro che SF urlata e strombazzata, corretta e noiosa oppure figlia di hippy che pensano positivo ma poi confermano il fetido business del nostro mondo! Qui, leggendo Piranesi, non ci sono le plastiche avventure di supereroi e nulla appare narrativa vuota come gusci di noce lasciati alla mercè dei ghiri: il senso vertiginoso del Fantastico è potentemente presente nel romanzo di Clarke ed è, sì, un po’ come leggersi L’oceano in fondo al sentiero, di Neil Gaiman, quando ci si sente connessi a ogni particella del reale e del possibile, di ogni universo.

Orde di sciamani


Orde di sciamani percorrono il mio spaziotempo in ordine caotico, appaiono lì dove altri scompaiono, salmodiano e cadono in trance mentre alcuni ti osservano ipnotici, ti sfiorano con le mani imploranti sulle rive di un fiume che solo loro vedono, e che solo tu non vedi.
È la catarsi, quella tua, che nessuno ti ruberà o imporrà.

Fiabe della notte oscura | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Fiabe della notte oscura, riscrittura di alcune fiabe in chiave romantica, gotica o pervase da una vena di umorismo nero. Guidati da Alessandro Iascy, undici autori con alcune penne famose – come Francesco Corigliano, Lorenzo Davia e Nicola Lombardi – percorrono il sentiero fino alla completa rimappatura del genere. La quarta:

C’era una volta… l’orrore cosmico, che s’agitava inquieto, in agguato nella notte profonda e senza fine.
Le fiabe, quelle vere, popolari, fanno paura. Sono state scritte per insegnare che l’oscurità è più antica della luce e che la morte attende gli incauti, nella foresta o nelle segrete di un castello. E se le fiabe sono crudeli, i racconti dell’orrore sono spesso fiabeschi. Basta pensare a Sheridan Le Fanu, Lord Dunsany, Arthur Machen, Clark Ashton Smith e soprattutto Howard Phillips Lovecraft, il Lovecraft de I gatti di Ulthar, La chiave d’argento, La ricerca in sogno dello sconosciuto Kadath, L’estraneo.

Ivo Torello: Estasi e tormento a Montmartre + intervista all’autore – Ver Sacrum


Su VerSacrum una recensione di Cesare Buttaboni a Estasi e tormento a Montmartre, di Ivo Torello, uscito per Hypnos. Di seguito, nello stesso post, è possibile leggere un’intervista all’autore.

Continua la serie delle avventure di Ulysse Bonamy dello scrittore genovese Ivo Torello con “Estasi e tormento a Montmartre”. Si tratta del quarto romanzo breve (o racconto lungo) di questo ciclo ambientato negli anni ’30 a Parigi (i cosiddetti Anni Ruggenti) che prende le mosse dall’acclamato La casa delle conchiglie che si svolgeva alla fine dell’800. L’atmosfera generale di questi libretti è però simile a quel fortunato romanzo (di cui ritroviamo alcuni personaggi come Madame Sabatière) anche se non riescono, a mio avviso, a raggiungerne l’intensità se non a tratti. Questi volumetti sono in ogni caso di piacevole lettura (personalmente ho apprezzato in particolare il secondo e il terzo capitolo) e si presentano bene dal punto di vista grafico (davvero raffinate le copertine di Elena Nives Furlan) e credo piaceranno molto a chi ama seguire le avventure seriali di personaggi come i famigerati detective dell’occulto creati dalla penna di William Hope Hodgson, Algernon Blackwood e Sax Rohmer. Tuttavia credo che Torello dia il meglio di sé sulla lunga distanza e che, alla fine, pur continuando il livello (anche di questo Estasi e tormento a Montmartre) a essere buono il rischio è quello di ripetersi e di diventare di “maniera”. Ma forse lo stesso Torello deve averlo capito visto che i prossimi capitoli saranno dei veri e propri romanzi. Nondimeno il libro ha, in alcuni momenti, un’atmosfera onirica che riesce, pur nell’ambito di una vicenda simile ad un giallo, a elevarne il livello con squarci deliranti di puro fantastico.

Indubbiamente sei un personaggio noto a chi frequenta l’horror italiano: in passato ti sei messo in luce vincendo il Premio Lovecraft e ottenendo altri riconoscimenti fra cui il MortErotica bandito dal sito LaTelaNera. Inoltre hai diretto per un periodo il portale HorrorMagazine. Personalmente ti ho conosciuto leggendo il racconto “Amalgama” su Carmilla, una rivista allora ancora in versione cartacea. Da quel periodo ne è passata di acqua sotto i ponti. Ti riconosci ancora (almeno in parte) nella tua prima produzione o ritieni si tratti di un capitolo chiuso con cui non hai più niente a che fare?

In quasi un quarto di secolo, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta, e mentirei se dicessi che non rinnego nulla del mio passato o che i miei gusti sono sempre gli stessi. Oggi leggo narrativa che a vent’anni non avrei nemmeno preso in considerazione e ammiro scrittori che a quell’età conoscevo solo per sentito dire e, magari, disprezzavo senza una valida ragione. Ma non posso, e nemmeno voglio, prendere le distanze dalla mia “incarnazione horror” e definirla un capitolo chiuso. La modalità horror la uso ancora all’interno delle mie opere, che personalmente considero dei fantasy per adulti di ambientazione storica. La casa delle conchiglienon manca certo di scene orrorifiche, così come gli Strani casi di Ulysse Bonamy.

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