HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Weird

La prima frontiera sta arrivando…


Da pochi giorni ho terminato di lavorare sulla curatela di una nuova antologia, uno strano weird con ambientazioni non umane, poste oltre le dimensioni del conosciuto e totalmente distanti dall’antropocentrismo imperante, in uscita nel prossimo autunno. Il progetto esplora cosa può spaventare l’inumano, lo strano, il diverso; nomi meravigliosi, molto importanti, sono coinvolti nel progetto.

Sono stati sei mesi intensi che hanno prodotto un risultato fantastico, da ogni punto di vista: un’antologia contenente i racconti di 21 autori e autrici; si chiamerà La prima frontiera ed è quasi pronta per… rullo di tamburi… Kipple Officina Libraria!

KeepTalking, verso la frontiera dell’inumano.

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Una Tomba per gli alieni: La seduta spiritica


Un estratto di Uduvicio Atanagi segnalato dal suo blog. Terribilmente bello.

La vecchia tentenna, piega la testa all’indietro e la testa fa chioc.
Le dita sembrano stecchi, le braccia scheletriche mostrano le vene sfinite, lo scialle nero ci ciondola sopra, fa trasparenze funeree, si adagia sui nervi.
La vecchia spalanca la bocca e inizia a sbrodolare una sostanza rossa, densissima, il sangue le cola sulle labbra avvizzite, le cade a litrate sui seni secchi, sulla collana, i gioielli.
Il sangue scivola sopra al tavolo, cade per terra scrosciando, le signore rabbrividiscono, tremano, gli uomini trattengono il fiato, il conte Anteluchi osserva in silenzio, porta una mano alla guancia cercando di nascondere la deformità dei suoi denti, quel molare gigante che si allunga, che gli spezza la faccia, rompe le forme aguzze del volto, la sua aria regale, l’alone, il potere che lo circonda come polvere nera.
La stanza è più buia, le luci si fanno flebili, ondeggiano, annegano nella tenebra. Adesso dal sangue iniziano a emergere i primi volti, la luce è loro, la luccicanza che li riveste. Escono protuberanze, ditina, linguine, escono bolle, gorgogli che sembrano voci.
La vecchia ha un conato, poi un altro, e sul tavolo si riversa un’ondata rossa, un plasma vivo vermirglio che sgorga dai margini, che scende come fontane, che mentre avanza gli uomini, le donne, le ragazzine e i bambini si avvicinano ai bordi del tavolo, aprono bocche, stringono labbra come cannucce, cominciano a bere.

Hypnos 9 – rivista di letteratura weird e fantastica – Ver Sacrum


La recensione al numero 9 della rivista Hypnos, su VerSacrum. Dev’essere un numero da urlo…

Esce il numero 9 della rivista Hypnos, una garanzia per il appassionati del fantastico. Ultimamente le uscite si sono un po’ diradate e fra i collaboratori non c’è più Andrea Bonazzi. Tuttavia la qualità è rimasta su ottimi livelli. Il piatto forte di questo numero è rappresentato dalla presentazione di due racconti inediti di Aleister Crowley, celebre mago e personaggio a tutto tondo. La sua influenza è stata molto importante in diversi ambiti fra cui la musica basti pensare a tutta la corrente dark esoterica rappresentata dai vari Current 93, Coil e Death In June. Di lui ci parla il bravo Andrea Morandi che traduce anche Al crocevia delle strade e La violinista. Sicuramente degno di nota è, poi, l’articolo di Ivo Torello consacrato all’estetica teratologica nell’arte del Novecento. Il vincitore del Premio Hypnos quest’anno e’ stato il napoletano Fabio Lastrucci con I colori sbagliati e viene pubblicato in questo numero assieme a Luigi Musolino che ci parla invece di Kurt Fawver, autore da noi sconosciuto di cui ci viene proposto La convessità dei nostri figli

Zona 42 traduce Stella Benson | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un nuovo lavoro per Zona42, la casa editrice di Giorgio Raffaelli che tanto buon materiale ha tirato fuori in questi pochi anni di esistenza. In questo caso parliamo di Stella Benson e del suo Viver soli; la quarta:

Questo non è un vero libro. Non ha a che fare con persone vere né dovrebbe essere letto da persone vere. Al mondo ci sono così tanti libri veri che sono stati scritti a beneficio delle persone vere, e tanti ancora ne saranno scritti, che non credo che un piccolo libro strano come questo, scritto per una minoranza di persone incline alla magia, possa essere considerato una minaccia.

Sarah Brown vive una vita tranquilla nella Londra nel 1918. Nonostante la guerra si dà da fare lavorando per un co- mitato di beneficenza. La magia entra improvvisa e inaspettata nella sua vita quando una strega la invita a trasferirsi in una nuova dimora: La Casa del Viver Soli. Nella sua stanza ai confini del mondo magico Sarah Brown avrà modo di conoscere e frequentare streghe, maghi, draghi e manici di scopa volanti.

Proposto da Zona 42 a cento anni esatti dalla prima pubblicazione, Viver soli è un piccolo gioiello che anticipa il tipo di letteratura fantastica portato al successo da Terry Pratchett e Neil Gaiman. Un romanzo in cui il dramma della grande guerra si stempera nell’umorismo e nell’invenzione magica, in una Londra dove comuni mortali e mondo fatato condividono strade ed esistenze.

Cronache dalla Miskatonic University – Sub Rosa. Tutti i racconti fantastici. Vol.3 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione, a cura di Miskatonic University, di Sub Rosa, raccolta di racconti di Robert Aickman edita da Hypnos. Un bel passaggio della rece:

Il termine Sub Rosa, abbastanza comune nel lessico anglosassone, indica un’abbreviazione dall’espressione latina Sub rosa dicta velata est, che indica la “rosa come simbolo di segretezza”. Così, per semplificare, possiamo dunque interpretare il termine Sub Rosa come qualcosa di riservato che sarebbe preferibile non svelare.

Del resto la scrittura enigmatica di Aickman ci viene incontro e in più di un passaggio si ha veramente la sensazione di far quasi parte di una specie di ristretta e selezionata minoranza (addirittura una setta) a cui viene dato il privilegio di assistere ad alcune sconcertanti rivelazioni. Eccoci allora trasportati in un polveroso e buio negozio che vende stranissimi giocattoli, come ad esempio una vecchia e maltenuta casa di bambole di dimensioni a dir poco preoccupanti. Racconto, questo La stanza interna, che sono abbastanza sicuro abbia fornito parecchia ispirazione a un autore come Ligotti.

Oppure, come avviene nel conclusivo Nel bosco, verremo ospitati in una struttura sperduta tra le foreste svedesi che è a metà tra l’albergo di lusso e una clinica assai singolare che cura persone sofferenti di gravi forme di insonnia. E dormire fuori casa diventa davvero poco consigliabile se la meta del vostro soggiorno è la decadente Clamber Court descritta in La polvere sospesa, dove avrete il (dis)piacere di conoscere le glaciali e apatiche sorelle Brakespear, in un incubo che sembra partorito direttamente da un M.R. James in vena di scherzi macabri.

È in arrivo Hypnos 9 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del prossimo arrivo di Hypnos 9, la rivista dell’omonima casa editrice dove il weird regna incontrastato, sovrano nella sua profonda bellezza.

Edizioni Hypnos comunica che è già disponibile in pre-ordine il nuovo numero di Hypnos, rivista di letteratura weird e fantastica.

Il numero conterrà racconti di autori classici come Aleister CrowleyEdward Lucas White Francis Stevens, e dei contemporanei Kurt Fawver, con il racconto vincitore dello Shirley Jackson Award 2018, La convessità dei nostri figli, e Fabio Lastrucci con I colori sbagliati, racconto vincitore della sesta edizione del Premio Hypnos. Completano il numero, articoli, recensioni e la prima parte della Strana Storia dell’Arte, a cura di di Ivo Torello.

Come immedesimarsi nel “cattivo”, come uscirne e perché | Segnali


Su L’indiceOnLine, Franco Pezzini analizza l’ultima fatica letteraria di Valerio Evangelisti, Il fantasma di Eymerich, mettendola in relazione col genere weird. Un estratto:

“‘Padre Nicolas, cosa fate qui?’ Si lasciò baciare la mano. ‘Ammirate questi splendidi palazzi imperiali?’. La definizione, riferita al Campidoglio e ai suoi dintorni, era paradossale. La facciata del palazzo municipale e senatoriale, a due piani con finestroni, era scrostata e solcata da fessure incise dall’incuria e dai terremoti. Gli ornamenti erano catene, ruote, battenti e altri ammennicoli strappati ai nemici in battaglie dimenticate. C’erano anche resti arrugginiti dell’antico Carroccio milanese”.

In questo scenario, con un occhio agli studi storici e uno a certa quotidianità a noi nota (il corsivo è mio), Valerio Evangelisti conduce il suo antieroe intelligentissimo e cattivissimo, l’inquisitore Nicolas Eymerich, nella sordida Roma dove è tornato il papa, dove in tempi rapidi si consuma il Grande Scisma d’Occidente e dove un culto antico pagano pare rialzare la testa. Con l’affresco impietoso di beghe tra cardinali, isterismi, misticismi dal sapore d’insopportabile buonismo e allegre crudeltà, Il fantasma di Eymerich (pp. 266, € 20,00, Mondadori, Milano 2018) è tra le puntate più maliziosamente divertenti di una saga senz’altro “popolare” che scintilla di cultura e intelligenza. E ad indagarla con passione giunge ora il denso saggio Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti di Alberto Sebastiani, pubblicista e docente presso l’università di Bologna (pp. 237, € 18, Odoya, Bologna 2018). Articolato in cinque capitoli, lo studio parte da una riflessione sul senso della ricerca, l’incalzare gli indizi di un disegno generale che corre in tutta l’opera dell’autore bolognese – il “One Big Novel”, a usare un titolo del suo Ciclo Americano – a “far ragionare su un discorso impegnativo: la storia dell’uomo moderno e il suo futuro”.

In effetti nella saga di Eymerich non entrano solo vicende del Trecento, ma altre connesse di secoli dopo, stranianti paradossi temporali e riflessioni che rimandano alla fantascienza; e nel cap. 2 Sebastiani ne analizza il “canone” e le “estensioni”, con attenzione a composizione (1994-2018) e cronologia interna (in genere sparigliata su tre livelli, cioè il “tempo base” dell’inquisitore, un “livello 1” tra il XX e XXI secolo, e un “livello 2” esteso anche molto oltre, nel futuro). Proprio in merito a tale struttura peculiare il cap. 3, Decolonizzare l’immaginario, accantona anzi come inutile una questione che ha suscitato un certo dibattito sul web e che merita una parentesi: cioè la funzione classificatoria del termine weird, dalla storia lunga e nobile anche in chiave pop. Si pensi solo alla leggendaria rivista pulp americana Weird Tales (1923-1954).

Approssimativamente traducibile come “strano, misterioso” – poco in comune con lo “strano” di Todorov –, il vocabolo si trova attestato fin dal 1400 da wierd, inglese antico wyrd, “fato, destino”, cfr. norreno urðr, “fato, una delle tre Norne”: un’origine cui richiama la nota definizione Weird Sisters per le streghe del Macbeth (appunto tre come le Norne: in realtà tramite le Chronicles di Holinshed, 1587, perché Shakespeare usa weyward e non weird) e che veicolerà un significato di “strano, disturbantemente diverso”. Sia come sia, weird fiction è ormai una dicitura d’uso nel mondo anglosassone per un sottogenere di speculative fiction con origini nel tardo Ottocento: e sempre più – si veda il dibattito sul new weird e il lavoro di Ann e Jeff VanderMeer – trova utilizzo per quel tipo di opere del fantastico al crocevia tra un genere canonizzato e l’altro (fantascienza, fantasy, horror…). In un pezzo-monstre a più firme comparso l’anno passato sul sito “Not” (Il canone strano. Da Calvino a Evangelisti, da Buzzati a Moresco: per una possibile storia della weird fiction in Italia, 8 maggio 2018, il curatore Carlo Mazza Galanti ricordava che “tra i viventi, autori di riferimento sono considerati abbastanza unanimemente China Mièville e il più anziano M. John Harrison; Mervyn Peake è riconosciuto come un predecessore importante, e dietro tutto questo ci sono i grandi precursori Kafka e Lovecraft (e dietro ancora Poe e Hoffmann); a partire da queste non troppo definite coordinate è stato costruito una specie di canone anglosassone attuale comprendente, oltre ai suddetti, autori come Michael Moorcock, Thomas Ligotti, lo stesso VanderMeer”.

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