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Filmhorror.com – Alessandro Forlani inaugura la collana Heroic Fantasy Italia!


Su FilmHorror la segnalazione di La scure e i sepolcri, nuovo lavoro di Alessandro Forlani di cui incollo la quarta:

“Non ci sono tenebre tanto fitte che un’ascia ben affilata non possa tagliare in due.”

Thanatolia: il continente-necropoli dove la negromanzia è legge e i cui sepolcri custodiscono favolosi tesori. Malqvist, valoroso guerriero ridotto a tombarolo, leale, sfortunato, diffidente di qualsiasi forma di magia, si trova a misurarsi con entità aliene, demoni, mostri antropofagi e subdoli stregoni. Attorno a lui una folla di personaggi, mercanti senza scrupoli, cinici avventurieri, fanciulle in pericolo ma soprattutto pericolose, combattenti abbrutiti e prostitute generose, che Alessandro Forlani ritrae, vividi e indimenticabili, con la sua prosa fantasiosa e inventiva.

Conoscendo la qualità che normalmente sforna Alessandro, credo sia un altro dei volumi imperdibili per il cultore del fantastico: edotore DelosDigital, whatelse?

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Lankenauta | Magniverne


Su Lankenauta la recensione a Maginverne, la raccolta di racconti weird scritta da Maurizio Cometto. Un estratto:

Quella di Magniverne è una provincia piemontese dall’aspetto fiabesco, seppur molto vicina alla grande città, che nasconde un lato oscuro di cui gli abitanti, per lo più omertosi, sono spesso consapevoli, ma che solo i bambini, col loro sguardo vergine ed ingenuo, riescono a rivelare, non avendo ancora ricacciato le paure collettive nelle profondità del loro inconscio. Oscurità e misteri, sullo sfondo di incombenti e mostruosi doppelgänger, che mostrano il loro fulcro e la loro genesi in luoghi ricorrenti, a volte innominabili e proibiti, a volte del tutto evidenti, elementi imprescindibili del paesaggio di Magniverne: il già citato e onnipresente fiume Labironte (forse una voluta somiglianza con l’infernale Acheronte?), i rifugi nelle oscurità del bosco, il vecchio mulino, che le dicerie di paese vogliono volta volta infestato di fantasmi, ma probabilmente luogo dove si manifestano creature e realtà molto più terrificanti e definitive a confronto dei più rassicuranti spettri. Intendiamoci, i racconti di Cometto presenti in “Magniverne” – “Il costruttore di biciclette”, “L’uomo invisibile”, “Magniverne sommersa”, “Via da Magniverne”, “Un ragazzo solitario”, “Ritorno a Magniverne” – non seguono sempre uno schema prestabilito, e da questo punto di vista viene meno il rischio della monotonia. Se in alcuni scritti l’atmosfera fiabesca la fa da padrone, in presenza di protagonisti appena adolescenti, circondati loro malgrado da realtà soprannaturali e da irrisolto mistero, in altri scritti l’infanzia e la giovinezza, col loro carico di angoscia e di rimorsi, rappresentano storie di un passato che riemerge nonostante i tentativi di rimozione e con evidenti effetti da incubo.

Un’antologia che crediamo sarà apprezzata e che confermerà ancora volta l’importanza di uno scrittore che, forse a causa di un genere poco considerato e soprattutto ancora poco compreso dalle grandi case editrici, meriterebbe ben altra considerazione.

Disponibile il secondo numero di “Zothique”, la rivista edita da Dagon Press | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del secondo numero di Zothique, rivista horror curata da Pietro Guarriello per la Dagon Press. Molto interessante il contenuto, che va al di là dell’horror stesso:

Inizia con un saggio teorico sulla narrativa dell’orrore questo secondo numero di Zothique, ma il pezzo forte è un ampio ed esclusivo Dossier che fa il punto sullo scrittore Ambrose Bierce, di cui vengono presentati anche cinque racconti weird inediti in Italia, oltre a guide bibliografiche e saggi sulla sua figura e sulla sua narrativa. Si passa poi a Thomas Owen, uno dei padri del fantastico Belga, e dopo un saggio introduttivo seguono quattro sue storie tra il surreale e il fantastico, anch’esse in prima traduzione italiana.

Ma anche la narrativa nostrana è ben rappresentata, con un racconto di Francesco Brandoli che si rifà al mito della mater tenebrarum ed è un omaggio a Suspiria. Si passa quindi a Robert E. Howard, con la prima parte di un lungo saggio dedicato alla sua poetica. E per la serie Le donne del weird, che chiude il numero, questa volta il focus è sulla scrittrice Gertrude Atherton, presente anche con il classico racconto The Striding Place.

Blackwood: il «Panico della Natura Selvaggia» e dell’infinita distanza – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un articolo stupendo che analizza l’opera di Algernon Blackwood, lo scrittore che a cavallo del ‘900 ha espresso:

un’atmosfera sospesa, nella quale l’«uomo moderno» sembra ritornare idealmente e traumaticamente, anche per una notte soltanto, all’alba dei tempi. Trovatosi improvvisamente circondato dalla natura vergine, potremmo dire pre-umana, solo allora il protagonista blackwoodiano avverte l’instabilità e la fragilità della posizione che l’essere umano «civilizzato» ricopre all’interno di un cosmo che, in ultima analisi, appare come il palcoscenico su cui si manifestano potenze ataviche ben più antiche dell’umanità e non concepibili secondo i valori sociali e morali ad essa proprî; potenze che, pur manifestandosi talvolta per mezzo degli elementi naturali a noi noti, nondimeno differiscono ontologicamente dagli stessi, utilizzandoli piuttosto come portali per manifestarsi nella nostra realtà, a cui accedono infiltrandosi attraverso il labile velo che la separa dall’«altro mondo».

A 150 anni dalla nascita, quindi, è giusto celebrare quest’artista delle parole, nella mia considerazione nettamente superiore a qualsiasi altro autore weird, nel senso più esteso del genere. La sua padronanza delle parole, dei suoi significati e delle forze elementali che racchiudono, in perfetta sintonia con la magia sottesa a ogni verbo, sono per me leggendarie, irraggiungibili. Basta leggersi uno dei suoi mirabolanti racconti per esserne coscienti, come per esempio I salici:

The Willows (“I salici”) è profondamente influenzato dai viaggi compiuti dall’Autore sul Danubio e considerato da Lovecraft il suo picco creativo nonché il migliore racconto britannico in assoluto ascrivibile al filone dell’Orrore Sovrannaturale [il racconto è consultabile dai Lettori italiani nell’antologia H.P. Lovecraft — I miei orrori preferiti, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton, Roma 1994)].

Rispetto a “Il Wendigo” ci troviamo nelle lande dell’Europa orientale anziché in quelle dell’America settentrionale, ma la sostanza non cambia. La narrazione si incentra sulla spedizione di due amici in una vasta area acquitrinosa, che i locali ungheresi evitano superstiziosamente, in quanto ritengono appartenere «ad esseri estranei al mondo degli uomini»:

« Il lugubre fascino di quell’isola solitaria che emergeva tra milioni di salici, spazzata da un uragano e circondata da profonde acque mulinanti […]. Mai calpestata da piede umano, e quasi sconosciuta, giaceva lì, sotto la luna, lontano da influenze umane, sulla frontiera di un altro mondo: un mondo alieno, abitato solo dai salici e dalle anime dei salici. »

Pur manifestandosi ai sensi dei protagonisti mediante la fisicità dei salici, più si prosegue nella lettura e più diventa chiaro che le entità malevole che li insidiano si limitano ad utilizzare queste piante come «maschere» per accedere al nostro mondo: «Sono i salici, naturalmente. I salici mascherano “gli altri”, ma gli altri ci stanno cercando qui intorno».

ARTHUR MACHEN e il segreto delle Ninfe | Heroic Fantasy Italia


Su HeroicFantasy una bella biografia di Arthur Machen, ben dettagliata e innervata nei suoi gangli creativi e occulti. Un estratto:

L’opera di Machen può essere avvicinata a quella di Tolkien nel resuscitare gli antichi miti celtici. Ma mentre Tolkien, con gli occhi del letterato, dà valenza positiva ai “piccoli popoli”, Machen sa che questi erano visti con paura dagli antichi gallesi, così come gli Alvar nordici e gli Alp tedeschi e alpini erano ben più temibili degli Elfi di Tolkien. L’idea che il popolo di Faerie sia una maschera per un orrore arcaico indicibile è bene esposta nel racconto Il Sigillo nero.

Selvagge colline, arcaiche foreste, criptiche rovine romane fanno appunto da sfondo a The White People, secondo Lovecraft è l’opera in cui più ogni altra Machen ricrea la tradizione magica celtica. “In Machen, la storia più sottile—The White People— è indubbiamente la più grande, anche se non ha i terrori tangibili e visibili di The Great God Pan o The White Powder.” (lettera a Robert E. Howard, 4 Ottobre 1930). Il grande bibliografo e studioso dei letteratura fantastica E.F. Bleiler considerava questo racconto “probabilmente la migliore singola storia soprannaturale del secolo e forse della letteratura”, anche se l’elemento soprannaturale è fatto intuire, più che esplicitato e descritto.

«La stregoneria e la santità, ecco le sole realtà». È l’inizio del racconto, una lunga discussione tra un uomo pratico e razionalista (Cotgrave) e un mistico eccentrico (Ambrose), probabilmente portavoce di Machen. Questo prologo è stato bersaglio di critiche, sia di forma che di contenuto. Nella forma, si ritiene contrario a ogni buona regola di scrittura iniziare un racconto con un dialogo filosofico; nel contenuto, perché lo spiritualismo di Ambrose (nome non casuale: da Ambrosia, l’elisir dell’immortalità, come il Padre della Chiesa Ambrogio, ma anche come il mago Emrys Myrdinn, Merlino), e giudicato politicamente scorretto, irrazionale e misogino.

La tesi di Ambrose è che il vero peccato, come la vera santità, hanno poco a che fare con la nozione comune di bene e male, determinata dall’utile della società. La maggior parte degli uomini è debole, mossa dalle circostanze verso la criminalità o la rispettabilità. Il santo e il peccatore sono coloro che guardano oltre il velo dell’apparenza, l’uno per raggiungere sfere superiori con mezzi un tempo naturali, la contemplazione e l’estasi, l’altro con mezzi innaturali, la stregoneria. Il peccatore è non meno solitario del santo, e la sua via è ancora più ardua. Questo dialogo, da molti critici biasimato, è stato ammirato da Louis Pauwels e Jacques Bergier che vi hanno visto una spiegazione del male assoluto del nazismo. Perché l’adepto del male di Machen può non fare mai un atto violento (la strega bambina non fa nulla di più crudele di rompere dei piatti col pensiero, spaventando una cuoca), ma può anche compiere crudeltà mostruose come Gilles de Rais, che sacrificò, smembrò e violentò centinaia di bambini per trovare la pietra filosofale, o come, aggiunge Jacques Bergier, Hitler e Himmler che massacrarono milioni di persone per creare una razza di superuomini.

Edizioni Il Foglio presenta “Magniverne” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della riedizione di Magniverne, la raccolta di racconti di Maurizio Cometto.

Magniverne è un paesino sperduto fra le montagne di un Piemonte cupo dove i bambini giocano nei prati accanto a incubi che attendono nelle profondità dei fiumi e si nascondono nel ventre buio delle foreste. Magniverne è un luogo di predestinati, di memorie, di sdoppiamenti. Magniverne e i suoi confini che sono luoghi del passaggio verso l’età adulta, il suo cuore di fiaba fantasiosa e terribile, i suoi esorcismi e le sue avventure. Magniverne è il versante gelido, in ombra della provincia italiana: le case stregate non si contano e i luoghi innominabili sono invasi dai rovi, e ogni pietra nasconde una storia dimenticata. Magniverne è l’immaginario paese protagonista di questa antologia, il fulcro del realismo magico di Maurizio Cometto che ci conduce per mano nei meandri dell’oscurità per svelarcene i segreti.

Flowers for Bodysnatchers – A Heart Less Darkened


Alieno senso di strano, la difficoltà di essere altrove è pari al disturbante permanere qui.

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