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Archivio per William Hope Hodgson

Acque profonde – William H. Hodgson – recensione


Recensione di Cesare Buttaboni alla seconda raccolta di racconti di William H. Hodgson, uscita per Hypnos, dal titolo Acque profonde. Ecco uno stralcio della valutazione:

Secondo lo psichiatra e filosofo svizzero Carl Gustav Jung “L’acqua in tutte le sue forme – in quanto mare, lago, fiume, fonte ecc. – è una delle tipizzazioni più ricorrenti dell’inconscio, così come essa è anche la femminilità lunare che è l’aspetto più intimamente connesso con l’acqua”. Il simbolismo del mare non ha mancato di influenzare la letteratura migliore: da Melville a Conrad fino a Stevenson, Jules Verne ed Edgar Allan Poe con il suo celeberrimo Gordon Pym sono numerosi gli esempi in questo senso. Ma forse colui che ha saputo evocare in maniera più efficace il senso di solitudine, di mistero e di minaccia incombente delle infinite distese marine è stato il grande William Hope Hodgson.

L’editore Hypnos, dopo il primo, pubblica anche il secondo volume di “Tutti i racconti di mare” ovvero Acque profonde, un volume curato, con grande passione e competenza, da Pietro Guarriello. La nuova traduzione è della brava Elena Furlan. Ogni racconto viene introdotto e inquadrato da Guarriello con molta precisione e ricchezza di riferimenti bibliografici mentre la sua lunga postfazione Perduto nei mari stregati: William Hope Hodgson e il mistero dei Sargassi è un contributo realmente importante per capire la genesi di quello che, a ragione, può essere definito come il “Ciclo del Mar dei Sargassi”. In definitiva siamo di fronte ad un altro tassello importante per conoscere la produzione di una figura fondamentale nell’ambito della letteratura soprannaturale.

Imbeversi


Sospeso su infinite estensioni degli abissi psichici mi lavo, mi rivesto, m’imbevo dell’inumano.

“La casa sull’abisso” di William Hope Hodgson – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo che analizza a fondo il capolavoro di William Hope Hodgson, ovvero La casa sull’abisso. Un estratto significativo:

Una discesa agli inferi si tramuta in un vagabondaggio spaziotemporale. Alle soglie del XX secolo la tradizionale catabasi si tinge ormai delle tinte fosche del cosmicismo già einsteiniano. In un universo che ha da secoli perso il proprio centro, W. H. Hodgson tenta per l’ultima volta di gettare uno sguardo d’insieme sul Tutto. La visione che ci restituisce è quella di un universo senza appigli, in perenne marcescenza, dominato da ignote forze che incarnano il caos e la morte, anticipando quelli che saranno gli incubi tipici del nichilismo sepolcrale di H. P. Lovecraft.

L’occasione della narrazione è il ben noto canovaccio del ritrovamento del manoscritto misterioso (altro topos lovecraftiano). Due amici, Berregnog e Tonnison, avventuratisi in campeggio in una zona remota dell’Irlanda occidentale, i cui abitanti, per la maggior parte, non parlano neanche inglese, ma solo un incomprensibile dialetto gaelico, scoprono un prodigioso sperone roccioso, dalla forma vagamente circolare, a picco su una profonda forra carsica, nella quale un torrente si getta con sonori scrosci. Sullo sperone incombente sull’abisso, i due rinvengono i resti di quello che probabilmente una volta era stato un edificio e, più interessante ancora, un manoscritto abbastanza male in arnese, ma in gran parte leggibile, la cui intestazione è, neanche a dirlo, La casa sull’abisso.

E così, esortato da Tonnison, Berregnog dà inizio alla lettura di quello che si scopre essere un diario di strani accadimenti verificatisi in un ignoto passato.

Le vicende sono ovviamente narrate in prima persona dal protagonista, un vecchio sulla cinquantina, ma ancora vigoroso (forse un rimando allo stesso Hodgson), di cui non viene mai rivelato il nome. Questi vive da tempo nella “casa sull’abisso”, con l’unica compagnia della sorella Mary e del cane Pepper. La presenza assidua del cane, in tutti gli episodi in cui si snoda la narrazione, non è casuale, in quanto, come noto, il cane è, in quasi tutte le culture del mondo, l’essere psicopompo per antonomasia. L’abisso che si apre al di sotto della casa non può che rimandare all’accesso del mondo dell’oltretomba. La catabasi, in tal caso, non conduce, tuttavia, nelle viscere della terra, ma, sorprendentemente, negli incommensurabili spazi interstellari.

Le stranezze prendono avvio d’emblée, senza un apparente motivo, in una sera tranquilla. Il vecchio, postosi come di consueto a leggere nel proprio studio, viene sollevato da una forza misteriosa e condotto sempre più in alto e lontano, oltre il pianeta Terra, addirittura oltre il sistema solare conosciuto, finendo per approdare, non si sa bene se con il proprio corpo o con il proprio spirito, in un luogo inimmaginabile: un’ampia pianura chiusa da un anfiteatro di monti nel mezzo della quale spicca, solitaria e silenziosa, una replica esatta della propria casa. Già da questo nel lettore si fa strada l’ipotesi che, più che trovarsi in una diversa parte dell’universo, il protagonista si trovi in un’altra dimensione, collegata alla nostra in modo misterioso, e la cui porta di accesso pare essere proprio la casa (in effetti, il titolo corrente, La casa sull’abisso è improprio: il titolo originale è The house on the borderland: lett. La casa sulla terra di confine).

Ma è ciò che incombe sull’anfiteatro di monti (o l’arena, come ribattezzata dal pensiero del vecchio) a destare, sulle prime, il maggior sconcerto: due giganti terrificanti, che si rivelano essere due antiche, quanto famose, divinità pagane, Set e Kali: il Caos e la Morte, verrebbe da pensare. Sono dunque questi i principi che governano l’universo? Un pessimista come Albert Caraco non esiterebbe a rispondere di sì. Oltre a queste divinità supreme, tuttavia, ve ne sono altre, più piccole, tutte disseminate lungo gli anfratti dei monti. Alcune di esse sembrano familiari, altre del tutto ignote e repellenti:

“Mi girai e guardai rapidamente in alto, tra i foschi dirupi alla mia sinistra. Sotto un alto picco appariva, indistinta, una forma grigia. Mi stupii di non averla già vista: poi ricordai che non avevo ancora guardato da quella parte. In breve, la vidi più distintamente. Era, come ho detto, grigia. Aveva una testa enorme, ma era priva di occhi. Quella parte del viso era informe. Vidi allora che vi erano altri esseri, lassù tra i picchi. Più lontano, semisdraiata su un alto crinale, distinsi una massa livida, macabra e informe a parte la faccia immonda, semianimalesca, che orrendamente occhieggiava a metà del corpo. Poi ne vidi altri, a centinaia. Parevano affiorare dall’ombra. In molti, riconobbi quasi subito divinità mitologiche; altri mi erano ignoti, totalmente ignoti, al di là delle umane possibilità di immaginazione. Guardai da ogni parte e ne vidi altri, e altri ancora. Le montagne pullulavano di esseri fantastici: divinità animali e mostri così orrendi che, se anche avessi la capacità di descriverli, la stessa decenza me lo vieterebbe”.

Lo scrittore dell’abisso | Pulp libri


Recensione di Walter Catalano a Terrore degli abissi e Acque profonde, opere di Edizioni Hypnos che racchiudono i racconti di mare scritti da William Hope Hodgson. La trattazione fa un quadro anche della vita dell’autore. Su PulpLibri.

In questo campo Hodgson fu autore innovativo e originale nei registri del fantastico e del weird che seppe articolare essenzialmente in tre direzioni: l’horror cosmico dei suoi romanzi maggiori, La casa sull’abisso (1908) e La terra dell’eterna notte (1912), che profonda influenza avrebbe avuto su H. P. Lovecraft e tutti i suoi seguaci; il mystery sovrannaturale, con i racconti dedicati a Thomas Carnacki, l’ennesimo detective dell’occulto da affiancare al Martin Hesselius di Le Fanu, al Jules De Grandin di Seabury Quinn, all’Harry Dickson di Jean Ray, al Principe Zaleski di M.P. Shiel, al Van Helsing di Bram Stoker, ma soprattutto al Phisician Extraordinary per antonomasia, il contemporaneo John Silence di Algernon Blackwood. A differenza di questi ultimi, però, Carnacki, mantiene un piglio ironico e disincantato nei confronti del fantasma di turno che disinfesta utilizzando, a preferenza delle arcane conoscenze esoteriche, strumenti parascientifici di ispirazione assolutamente positivista come il pentacolo elettrico (innovazione di quelli tradizionali dei grimoire), la barriera cromatica e altre affini diavolerie metapsichiche della Seconda rivoluzione industriale. Infine si annovera il weird marinaresco, nella tradizione del “Manoscritto trovato in una bottiglia” e del Gordon Pym di Poe, dei suoi romanzi Naufragio nell’ignoto (1907), I pirati fantasma (1909) e della gran parte dei suoi racconti.

Terrore dagli abissi | FantasyMagazine.it


William Hope Hodgson

Su FantasyMagazine la segnalazione dell’ennesima grande opera edita da Edizioni Hypnos: Si tratta di Terrore Dagli Abissi, il primo volume dell’edizione integrale di tutti i racconti di mare di William Hope Hodgson.

Terrore dagli abissi è il primo di tre volumi che raccolgono tutti i racconti di mare di William Hope Hodgson. Hodgson fu il grande cantore dell’orrore del mare, ove realtà e fantasia fluttuano come le onde del mare in tempesta. Un orrore che arriva dall’Oceano, simbolo di quell’Abisso dal quale emergono le angoscianti creature dell’inconscio. Come dice Pietro Guarriello nella sua introduzione: “Dotato di una fantasia fuori dal comune, Hodgson ci ha lasciato alcune delle pagine più originali e suggestive che possa offrirci la letteratura di genere, che lo rendono secondo forse solo a H.P. Lovecraft nell’adombrare squarci di realtà ignote e sconvolgenti visioni apocalittiche”.

Da non perdere, come qualsiasi opera della Hypnos.

∂| FantasyMagazine | Mostri e altre meraviglie nascoste


Su FantasyMagazine il dettaglio di una nuova pubblicazione per le Edizioni Hypnos. Parliamo di Mostri e altre meraviglie nascoste, un’antologia di racconti di maestri del Fantastico e del terrore, con firme ormai assolutamente mitologiche, e per questo inarrivabili. All’interno nomi come M.R. James, H.P. Lovecraft, H.G. Wells, Arthur Conan Doyle, William H. Hodgson, Ambrose Bierce, A. Hyatt Verrill e altri.

Creature che, per quanto immaginarie, hanno un peso, una solidità: non simboli astratti, draghi dell’immaginazione, ma vere e proprie anomalie biologiche, molto più possibili di quanto alcuni vorrebbero ammettere…

L’antologia è curata da Ivo Torello, autore anche della postfazione che illustra la nascita e lo sviluppo della criptozoologia. Dieci racconti, nella nuova traduzione di Elena Furlan, dei più importanti autori del fantastico, tra classici affermati e importanti riscoperte.

Il sommario completo

Il frassino, Montague Rhodes JamesNell’Osservatorio di Avu, Herbert George Wells
Il Terrore del Serbatoio Idrico, William Hope Hodgson
Il Mostro dei Sargassi, Edsel Newton
Vampiri del Deserto, A. Hyatt Verrill
L’Orrore delle Altezze, Arthur Conan Doyle
Quella Dannata Cosa, Ambrose Bierce
La Caverna degli Orrori, S. P. Meek
Dall’Oscurità degli Abissi, Morgan Robertson
Dall’Altrove, Howard Phillips Lovecraft

∂| HorrorMagazine | Carnacki, Il Cacciatore di Fantasmi


William Hope Hodgson

Su HorrorMagazine la segnalazione della riedizione, in ebook e a cura della Dunwich Edizioni, di un classico di William H. Hodgson: Carnacki, Il Cacciatore di Fantasmi. È una raccolta di racconti incentrati su una figura di investigatore dell’occulto, che tanto seminale risulterà da essere ampliata e perfezionata anche da quel genio empatico di Algernon Blackwood, col suo dottor Silence.

Piccola nota: La Dunwich Edizioni non vorrebbe limitarsi a tradurre ex novo i testi classici di Hodgson, ma vorrebbe dare vita a nuove avventure di Carnacki. Gli autori interessati possono scrivere a infodunwich@gmail.com per inviare le loro idee, sinossi e racconti completi.

∂| FantasyMagazine | In arrivo Hypnos 2


Da FantasyMagazine la segnalazione dell’uscita del numero 2 di Hypnos, la rivista dedicata al Fantastico e ai suoi autori meno conosciuti.

Sarà disponibile a breve il secondo numero di Hypnos, che si apre con un autore tra i più importanti e amati del fantastico e del weird, William Hope Hodgson! Tra le “riscoperte” Tom Reamy, autore del romanzo Blind Voices e di alcuni racconti memorabili, due dei quali presentati qui per la prima volta al pubblico italiano. Il vento del portico è il più importante racconto weird di John Buchan, noto ai più come autore di thriller e gialli, tra cui il famosissimo “I trentanove scalini”. Tra gli autori contemporanei siamo fieri di presentare per la prima volta al pubblico italiano Laird Barron, tra i più apprezzati autori weird contemporanei, vincitore due volte del Shirley Jackson Award. Per la narrativa italiana è la volta del poliedrico Ivo Torello, noto ai nostri lettori anche per il romanzo Predatori dall’Abisso.

Grandi auguri a questo continuo percorso di valorizzazione delle perle sconosciute del genere che, tutti noi, amiamo.

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