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Archivio per Yannis Kyriakides

Yannis Kyriakides & Andy Moor – Pavilion | Neural


[Letto su Neural]

Qual è la sottile linea di demarcazione fra un live, il lavoro di studio ed essere parte di un’installazione artistica dove un consistente numero di persone sarebbe confluito in maniera pressoché continuativa? Yannis Kyriakides e Andy Moor invitati alla 57a Biennale di Venezia nel 2017 da Xavier Veilhan a partecipare al progetto Studio Venezia presso il padiglione francese hanno optato per una soluzione intermedia, quella di interagire occasionalmente con il pubblico, come stabilendo un contatto casuale, cercando di rompere l’aspettativa insita nell’idea di un concerto o di una performance nella quale la linea di demarcazione tra musicisti e pubblico fosse rigorosamente fissata. L’idea di fondo insita nell’installazione del multimedia artista parigino era quella di idealmente proiettare i visitatori nel mondo di uno studio di registrazione, ispirandosi alle seminali intuizioni di Kurt Schwitters, quelle che diedero vita nella prima metà degli anni venti al Merzbau ad Hannover, un atelier che era al tempo stesso un’opera in se, uno spazio-evento. Il padiglione traeva ispirazione in parte anche dal modernismo Bauhaus, dal suo essere luogo di creazione artistica, fondendo arte visiva e musica, ammiccando anche agli esperimenti del Black Mountain, innovativo college statunitense fondato nel 1933 e dedito allo studio dell’arte nelle sue varie espressioni. In questo studio di registrazione-scultura erano diversi i musicisti invitati da ogni parte del mondo che durante i sette mesi della Biennale avrebbero operato implementando le loro creazioni in un ambiente fuori dal comune, avendo a disposizione attrezzature di altissima qualità, tecnici del suono, strumenti di ogni tipo che potevano essere utilizzati. Kyriakides e Moor fra le apparecchiature predisposte hanno scelto di utilizzare solo degli storici sintetizzatori Moog, Buchla e Vermona, e il suono che adesso è stato selezionato scaturisce da complessive nove ore di registrazioni, per lo più improvvisate o basate su alcuni schemi ritmici che Kyriakides aveva in precedenza preparato. Il materiale, condensato in 45 minuti, ha giocoforza subito numerosi tagli e modifiche, diventando ancora più fascinoso e dissonante, con partiture alquanto difformi e suddivise per ispirazioni e tipi di effetti, suddivise in sei differenti tracce. L’impatto emozionale è notevole e gli accordi di chitarra di Moor sono avvincenti mentre l’elettronica di Kyriakides disegna diversi strati e strutture astratte, con inviluppi sognanti, tesi e millimetrici.

Yannis Kyriakides – Narratives 1: Dreams | Neural


[Letto su Neural.it]

L’uso di testi nei cortometraggi è tipico di molti generi, tra cui film muti (ovviamente), cinema sperimentale e poesia visiva. L’approccio di Kyriakides in questo campo è stato descritto come “testo musicale filmico” e comprende lettere maiuscole in grassetto e alcune piccole strisce sottili di campioni di film in loop. Il testo è giustapposto e appare in entrambe le forme – leggibili e non leggibili – nelle animazioni, rimanendo a tutti gli effetti l’elemento più importante del lavoro. Andando indietro nel tempo, durante la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, le opere di net art di Young-Hae Chang Heavy Industries hanno anche cercato di raccontare storie attraverso l’animazione di testo puro ma avrebbero dovuto essere “create” attraverso il software, mentre qui il testo visivo è considerato un mezzo visivo come qualsiasi altro. Il dipanarsi del testo si basa sui ritmi di lettura. Qui l’equilibrio tra ascolto e lettura è assolutamente personale e il rapporto tra la musica e le parole visualizzate è tutt’altro che evidente. I testi non sono scelti a caso, però: i tre pezzi sono circa i sogni delle persone non vedenti (“Dreams of the Blind”), un sogno strano descritto da Georges Perec, un membro di Oulipo (“The Arrest”) e alcuni brani tratti da scritti del filosofo romano antico Lucrezio (“The Lucretian Picnic”). Il tutto “suona insieme” come spiega Kyriakides, mentre uno alternativamente si oppone all’altro”. Forse delicatamente collidono nel mezzo, stimolando i nostri sensi a collaborare e generare nuovi – o espandere vecchi – significati.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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