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Esce per la collana Spin Off “L’ologramma sommariano”, di Marco Milani e Sandro Battisti | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Esce per la collana SpinOff, dedicata al mondo dell’Impero Connettivo, il nuovo romanzo di Marco Milani e Sandro Battisti: L’ologramma sommariano. Il volume è disponibile in ebook su www.kipple.it e nei principali store online.

Perché l’imperatore nephilim Totka_II ha nascosto al suo plenipotenziario postumano Sillax gli eventi accaduti nel deserto Sommaria, del pianeta Turiya?
“Sembra di osservare una scena dall’alto di un deserto di sabbia, steso su un passato sterminato; intere civiltà appaiono ricoperte da epoche di tempeste e la memoria potrebbe perfino essere stata spazzata dagli elementi atmosferici” si disse Sillax mentre passava le dita sugli occhi, come a stropicciarsi il variabile focus ottico. “Cosa poteva esserci di così interessante in questo mare di sabbia” si chiese subito dopo, “e perché l’imperatore ha avuto a che fare con quel limes?”.

SINOSSI

L’Impero Connettivo è uno Stato che domina sullo spazio – come l’Impero Romano – ma anche sul tempo. Nelle sue innumerevoli estensioni di eventi surreali il Connettivo ha già toccato gli accadimenti di Turiya, pianeta esotico su cui Sommaria, l’immenso deserto che somiglia a quelli terrestri del Medioriente, gioca un ruolo fondamentale per la vita e le evoluzioni politiche di quel mondo alieno.
La creazione di un’entità golemica, nata nel primo romanzo di questa serie PtaxGhu6, continua in questo sequel con l’importante definizione di una figura storica romana sopravvissuta fino ai nostri giorni, una nobildonna di sangue giulio-claudio che ha un ruolo decisivo nella vicenda narrata nell’Ologramma sommariano: Ottavia minore.
Sillax, il potente plenipotenziario postumano dell’imperatore nephilim Totka_II, non ha mai saputo nulla degli avvenimenti di Turiya e ora, che ne è venuto casualmente a conoscenza, si adopera per capirne ogni risvolto passato e, quindi, del futuro, giocando un ruolo di primo piano mitigato dalle vibrazioni zen della popolazione del deserto, la cui esistenza disegna stralci di una vita semplice e illuminata dalle pieghe dell’asfissiante caldo desertico.
Tornano molti personaggi di PtaxGhu6 e s’innestano altri attori turiyani; così il flusso degli eventi si srotola nuovo e coerente con quanto Marco Milani e Sandro Battisti hanno delineato nel precedente romanzo, tratteggiando una storia che può essere letta in autonomia: l’ambizione di un mondo esteso su ogni dimensione recepibile dai postumani e dai nephilim, è davvero senza fine?

ESTRATTO – INTRO

Cos’è quest’alba? – chiese Sillax.
– È la rappresentazione olografica di un mondo intero, la sua nascita – rispose l’entità.
– Sembra una complessa emulazione a 8Kq del reale.
– Lo è – disse l’entità. – È soprattutto il Manifesto di un’idea, il paradigma di un nuovo mondo.
Sillax rimase perplesso nel valutare le implicazioni di tutto ciò che l’altro gli stava rivelando; “Forse è una confidenza?” pensò.
– No, non è una confidenza, ti spiegherò soltanto cosa puoi intendere per reale – lo apostrofò allora l’essere.
– Io so cos’è il reale, lo puoi vedere anche tu visto che ti connetti ai miei piani energetici.
– Io sono i tuoi piani energetici, Sillax! – lo corresse l’altro.
– Pensi che oltre quest’alba si dispiegherà il giorno?
– Chi lo sa? Può darsi che l’emulazione, come la ritieni tu, sia soltanto un incipit di nuovi paradigmi dell’esistenza – sottolineò beffardamente l’entità, Sillax non riusciva a scorgerne i lineamenti del viso e da dietro una luce potente ne oscurava la nuca le pieghe espressive.
– Non puoi prenderti gioco dell’Impero Connettivo – lo ammonì quindi l’anziano funzionario imperiale, il fruscio delle sue vesti di broccato da connessione lasciavano nell’aria una fragranza di pura energia surreale.
– Pensi che se davvero volessi prendermi gioco del tuo Stato, userei questo semplice giro di parole o di eventi? – sorrise eloquente e teatrale l’entità, dimostrandogli una parvenza sorniona.
– Sì, perché no?
Il sorriso beffardo dell’entità si trasformò in una risata aperta. A quel punto cominciò a muoversi e camminare apertamente verso un palcoscenico desertico che si rischiarava man mano che l’alba avanzava e diveniva rovente. – Chissà, caro Sillax… chissà se tu hai davvero ragione o se ce l’ho io e a te rimane un misero torto… Chissà se ognuno di noi ha punti di realtà da far valere?
– Non è entrando in questo sogno che puoi porti dalla parte dei giusti – osservò l’imperiale.
– No infatti, è vero quello che tu dici – rispose quindi l’essere divenendo di nuovo serio. – Ma tu sai il tuo sogno da cosa è stato indotto? Puoi dirlo con certezza?
Sillax si guardò dentro e mostrò a se stesso un percorso onirico pregno di significati surreali; il collegamento con l’immaginario collettivo postumano gli sembrò lucente ed efficace, miriadi di sincronicità si aprivano in frattali che sfidavano la magnificenza degli spazi siderali incipienti: erano innumerevoli universi a se stanti o in antitesi tra loro, dove i ricordi di cosa era stato nelle sue esistenze umane, prima che diventasse postumano, sbiadirono un poco facendo diminuire le sue sicurezze.
– Con un buon grado d’indeterminazione – gli rispose allora Sillax. Gli strizzò l’occhiolino e lasciò che gocce di realtà sprizzassero dai suoi occhi, come se fossero state dispensate da un demiurgo.
– Lo spettacolo può iniziare, allora – intonò quindi l’essere. Una musica disincarnata e siderale risuonò nelle sinapsi alterate di Sillax con un senso di psichedelia che lo prese alla gola, modificandogli violentemente i sogni che erano stati fino a quel momento.
– Lasciati andare – lo incalzò l’entità.

LA QUARTA

L’Impero Connettivo torna nel raggio d’influenza di Turiya, il pianeta esotico dove Sommaria assomiglia così fortemente al deserto del Medio Oriente terrestre, luogo in cui la cultura prese vita dagli aliti divini dei Nephilim. Sarà proprio l’impero governato dall’alieno Totka_II a scontrarsi nuovamente con Ptaxghu6, l’entità demiurgica generata dagli esperimenti surreali dei Sommariani. Sillax, venuto accidentalmente a conoscenza dei fatti sommariani, decide di indagare su cosa sia accaduto realmente.

GLI AUTORI

Marco Milani è nato a Como il 5 maggio 1964 e risiede a Stienta, in provincia di Rovigo. E-writer e scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Tra i fondatori della rivista NeXT e del movimento Connettivista. Premio Kipple 2014. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti.
Sandro Battisti: è uno dei fondatori del connettivismo. A partire dal 2004 si è dedicato allo sviluppo di uno scenario comune a molti suoi lavori successivi, l’Impero Connettivo, dapprima con racconti apparsi su NeXT, la fanzine del movimento, e con il fumetto Florian, successivamente nei romanzi PtaxGhu6 (2010), scritto in collaborazione con Marco Milani, e Olonomico (2012). Ha vinto il Premio Urania 2014 e il Premio Vegetti 2017 con L’Impero restaurato; è curatore delle antologie di strano weird La prima frontiera (2019) e La volontà trasgressiva (2021). Scrive quotidianamente sul blog https://hyperhouse.wordpress.com/.

LA COLLANA

La collana SpinOff è dedicata alla diffusione delle storie ambientate nell’Impero Connettivo e che narra gli eventi di un impero postumano simile a quello Romano, dove lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione.

Sandro Battisti e Marco Milani, L’ologramma sommariano

Kipple Officina Libraria – Collana SpinOff
Formato ePub e Mobi – Pag. 161 – 3.95€ – ISBN 978-88-32179-64-4

Link:

LO ZEN DELLA GAMBA ADDORMENTATA | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Sul blog di Marco Milani un post per addentrarsi nei meandri della filosofia Zen, che Marco conosce bene. Ecco il dettaglio:

L’interlocutore chiese a Maharaj: “Come sei tu quando dormi?” e il Maestro rispose: “Sono consapevole di essere incosciente!”

Questa semplice risposta fa subito comprendere al ricercatore attento, che il Maestro stava rispondendo dal suo Essere Supremo e non dal punto di vista illusorio della mente. È comprensibile comunque, che per molti questo tipo di risposta non sia del tutto decifrabile, anzi potrebbe sembrare uno dei tanti modi (filosofici) di raggirare la domanda piuttosto che di rispondervi.
A tal scopo, ora, vi racconto la spiegazione in forma Zen: “Prova ad analizzare per un momento cosa succede quando ti si addormenta una gamba, come succede mentre sei seduto scomodamente sul divano o sulla poltrona guardando la TV. Questa analisi, prova prima a farla dalla Tua reale prospettiva e poi da quella illusoria della gamba, questo ti aiuterà a trovare la risposta adeguata. Ne risulta infatti che Tu sei consapevole che la gamba (una parte del corpo e cioè della manifestazione) è divenuta incosciente perché si è addormentata. Tu solo lo sai. Dalla prospettiva “irreale” ed ipotetica di un “IO gamba” ne risulta invece la sua totale incoscienza. L’IO gamba non sa di essere addormentato, non sa di essere parte di un tutt’uno ed è incosciente dell’IO Reale (il vero Te stesso), essa infatti è priva di sensibilità nervosa/mentale anche di se stessa e priva di coscienza della fonte, ma non è privata del collegamento con la fonte – ne è solo temporaneamente incosciente. Tu infatti sei Consapevole di Te stesso e di tutto il corpo, compresa la gamba, in cui ti manifesti come Reale testimone – non grazie alla gamba che è incosciente, ma grazie al Reale Te stesso, che è riconoscibile nella gamba e nel corpo ma che è oltre gli stessi. Tu sei consapevole che la gamba è incosciente, perché tu non sei la gamba. Il Tuo Reale Essere Te stesso non muta a seguito dei mutamenti di coscienza della forma. Alla povera gamba addormentata (l’irreale IO gamba) non resta invece che svegliarsi dal suo intorpidimento per essere di nuovo cosciente e cercare di maturare la reale consapevolezza di sé.”

FANTAZEN TALES – racconti fanta-zen (4) | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Marco Milani continua la carrellata sui suoi raccolti prodotti in venti anni di scrittura, organizzati in sei volumi editi su Amazon dal titolo IndeedStories; è il momento del volume 4, Fantazen Tales.

Lo Zen, scuola di pensiero nata in Cina nell’alveo del buddhismo ma aperta alla suggestione di altre filosofie orientali come il Taoismo, nel corso del secoli è approdata dapprima in Giappone e infine anche in Occidente. Una via mistica, un modo di concepire la vita, che ha influenzato non poco la cultura moderna a livello mondiale. In questa raccolta vediamo lo Zen sposarsi alla perfezione con il fantastico. In tutte le novelle qui riunite (Una storia da raccontare, Guerriero di Luce, Chi sono Io?, La ‘MIA’ strada, La favola nera, La Via di mezzo) sia i miti della nostra civiltà dei consumi, sia gli stessi concetti tradizionali di “Io” e di identità vengono messi alla berlina. Il tutto con buon gusto, ironia e con tanta voglia di divertire il lettore.

 

ZEN E FANTASCIENZA | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Sul blog di Marco Milani una dissertazione in bilico tra zen e SF; vi lascio ad alcune sue considerazioni:

Cos’hanno in comune zen e fantascienza? Tutto e niente. Sono entrambi percorsi di ricerca e quindi ‘liberi’ di poter essere tutto e niente, e volendo, di non far perdere tempo in dubbi e discussioni che non hanno nulla a che vedere in relazione a ciò che non interessa, andando per la loro semplicistica direzione. Hanno la capacità di attuarsi entrambe a livello mentale e non essere fisicamente riscontrabili, anche se il ‘crederci’ e la possibilità di realizzarsi (l’una spiritualmente, l’altra fisicamente) le rendono veritiere e quindi accettabilissime. Restiamo quindi in ambito ideologico, applichiamolo a noi stessi, e attraverso queste ‘nostre’ idee possiamo giungere a ‘svestire’ il potere creativo dei nostri pensieri, liberandone il potenziale a cambiare in meglio la nostra esistenza apprendendo a sostentarci di pensieri positivi.
Un appunto sul termine zen, che a voler essere pignoli sarebbe solo la sintesi, riduttiva, recente (però molto meno dell’iperusato new-age), giapponese, per indicare una linea di pensiero spirituale di parecchio più antico (eterna?) e non locabile in un unico ambito e tempo.
Dico zen e penso al passato, dico fantascienza e la accosto al futuro. La coscienza globale che ci accompagna commette un errore (uno dei moltissimi) rimanendo statica su questi clichè. I vimana che sfrecciano nei cieli dell’India (stante i Veda, le Upanishad, il Mahabharata e compagnia bella dei miti Indù) sono veramente passato remoto? Non fantascienza? Lo scorrere del tempo potrebbe benissimo essere come il criceto che cammina nella sua ruota, che ogni pochi passi ritocca lo stesso punto e così prosegue a oltranza. Ovvero il passato potrebbe essere il futuro o il trascorrere del tempo (che non esiste, stando in tematica zen) è solo fotogrammi differenti di un’unica immobile eternità. E al termine ‘fotogrammi’ non riesco a non soffermarmi su un’associazione che esce spontaneamente e non è per nulla fuori luogo: simbologia. Un simbolo, che sia un’immagine o un oggetto collegato a un archetipo, anche in forma di espressione verbale o singola parola o singolo suono (vedi mantra), svolge la mansione di unificare il mondo esteriore (di simbologia materiale ma con un’accezione interiore) in una configurazione percettiva spirituale, assolutamente intuitiva, in uno stato totalmente cosciente. Per questo il simbolo ha il compito intrinseco evocativo verso un avvenimento interiore, e spronato da un orientamento esterno, di unificazione. L’universo della materia fuso con quello dell’anima umana (che è anche emozione, spirito e pensiero).

Piccoli semi di logica zen


Hai rinnovato i tuoi propositi sulle rive di un fiume che si prolunga oltre i tuoi orizzonti strutturali: è forse esso infinito? Come fai a dire che le tue idee ti sopravviveranno?

Fabio Perletta + Luigi Turra – Ma 間 | Neural


[Letto su Neural]

Il sinogramma 間 (Ma), unità minima di significato utilizzata anche nella scrittura giapponese, estrinseca un concetto decisivo per numerose pratiche artistiche e filosofiche, riferendosi alle nozioni di spazio e di tempo tra le cose, focalizzando l’attenzione sul vuoto più che sul resto, restituendo alle pause, agli intervalli, il loro effettivo valore. In musica l’attenzione a tali relazioni trova immediata importanza e non solo in area contemporanea, come taluni potrebbero erroneamente credere, perché sulle figure di pausa, sul silenzio, molto è stato detto anche in altri contesti storici e culturali. È nella tradizione orientale tuttavia che questa concettualizzazione viene esaltata e Fabio Perletta e Luigi Turra, musicisti entrambi affascinati dall’approccio zen e dall’opera dell’architetto Tadao Ando, hanno deciso di riadattare un seminale studio sonoro di Perletta, i cui suoni furono raccolti proprio nel padiglione delle conferenze progettato da Ando per il campus Vitra a Weil am Rhein. Sono tre le composizioni lungo le quali si snoda la ricerca, dipanate assecondando i sensi dei luoghi esplorati, con suoni di legni, rocce, ciottoli e cemento, materiali d’elezione per Ando, che è particolarmente apprezzato per il suo stile essenziale ed evocativo. I suoni convivono con i silenzi e sono curatissimi, intensi e carismatici, l’intento è quello di lasciarsi solo attraversare dalle suggestioni architettoniche, alludendo al carattere degli spazi in maniera assolutamente libera e poetica. Se lo stile di Ando si dice crei un effetto “haiku”, enfatizzando il nulla e lo spazio vuoto per rappresentare la bellezza della semplicità, similmente anche Perletta e Turra partendo da catture auditive piuttosto scarne e basilari, riescono a coinvolgere emotivamente l’ascoltatore in un percorso dalle mille astrazioni e titillamenti. Altre ispirazioni sembrano provenire dall’accostamento di elementi tradizionali ed estetica modernista, da una cura dei dettagli quasi artigianale e da una definizione iper-controllata, tutti segni distintivi della poetica di Ando che sembrano infusi anche in questo album. Come diceva l’esteta Fulvio Carmagnola “le forme diventano in un certo senso illustrazioni, semi-opache di un’attività di pensiero che le accompagna. Bellezza aderente, come il risultato di un progetto, anche se si tratta di un progetto celibe, slegato dal registro dei fini pratici”.

T H E : N e X T : S T A T I O N – Il destino dei sogni irrealizzati


Su NeXT-Station un racconto di Marco “pykmil” Milani, bello e inconsapevolmente restauratore dei nostri vecchi nick connettivisti: Il destino dei sogni irrealizzati. Vi incollo qui sotto l’incipit, bello come il sole di mezzanotte.

Capitolo 1 – Morte
La Luminosità sarà la mia prossima esperienza. Non posso più lottare, non ne ho più voglia. Sta sorgendo in me questo senso di trascuratezza, di caldo e freddo insieme, come se dolore e piacere si manifestassero allo stesso tempo. È un’esperienza intensa, la sento piena e potente, l’esperienza dell’unitarietà in cui gli opposti sono un’unica cosa. Lo sforzo duale per cercare di essere qualcosa di unico è totalmente confuso dalle due forze estreme: speranza e paura. I due sono così vicini da permettermi un certo rilassamento, e capisco… quando si smette di lottare la Luminosità si manifesta naturalmente. Sono pronto.
È un semplice velo, consolatorio, che lascia spazio a ogni congettura e al contempo comunica l’assoluta inutilità di qualsivoglia intento. Il messaggio è chiaro, come se l’aver vissuto fosse un istante realizzato in quella circostanza e immediatamente suggellato, cancellato. Il pensiero è unico, prima di svanire. Quando si perde, mi guardo intorno e resto in ascolto, in attesa di sensazioni.
Nebbia…
Chiudo gli occhi e mi concentro. Nebbia… Ed è un frangente quasi torrido, per una spirale travolgente che mi strappa verso l’alto. Poi è un vorticare caldo, subito caldo e quindi tiepido. Mi accompagna un sibilo brillante e crescente. Il senso finale è una scossa forte, completamente intima, e mi ritrovo a chiedermi cosa stia succedendo.
Battute di gong…
Percussioni costanti per una risonanza dapprima gravosa ma via via più familiare, bendisposta, rasserenante. Percepisco l’assenza di gravità insieme alla progressiva tranquillità e al desiderio di lasciarmi trasportare. Volare mi ha sempre fatto paura, incrociare il vuoto generato orrori psichici, la minima altitudine provocato vertigini. Sorrido ai ricordi e continuo a sentirmi come un estraneo in qualcosa di precedente insieme al nuovo cui sono avviato, volteggiando ormai in uno stato beato e strabiliante.
Battute… di gong…
La splendente luminosità della morte.

Sobolle desertiche


Sobolle di tipo arcaico, in un tripudio aramaico di essenze esotiche, nell’immensità di un deserto alieno rovente come Sommaria.

Christian Meaas Svendsen With Nakama And Rinzai Zen Center Oslo ‎– New Rituals | Neural


[Letto su Neural]

Può la musica presentare con un altro linguaggio la filosofia buddista? In New Rituals, Christian Meaas Svendsen prova che sia possibile, esplorando il rapporto tra forma e libertà, tra la cultura occidentale moderna e la cultura orientale tradizionale. Sono tre i cd presentati, tutti radicati e basati sullo stesso materiale sorgente: 10 antichi sutra o canti buddisti Zen. Quello che si vuole sperimentare è un sé indipendente, in realtà inseparabile da tutto il resto e che cambia continuamente. Questo in alcune parti di New Rituals prende la forma di veri e propri canti devozionali, in altre assume quasi le sembianze d’un free jazz molto arioso ed espressivo, in altre ancora è un cantilenare solo accompagnato da un contrabbasso. La musica in questo progetto mette in discussione la necessità della forma come mezzo per sperimentare la libertà e questo – secondo l’autore – potrebbe essere un valore che pervade anche altri aspetti della vita. Christian Meaas Svendsen è semplicemente il tramite d’una antica sapienza, che trascende la sua stessa persona. Sulla stessa onda emozionale sono sintonizzati pure gli altri musicisti, Agnes Hvizdalek, Adrian Løseth Waade, Ayumi Tanaka e Andreas Wildhagen, abilissimi nel districarsi stilisticamente, a metà strada tra la musica classica contemporanea e il canto tradizionale. Alla Nakama Records possono essere soddisfatti del risultato, che è stato possibile grazie anche al supporto della Norsk Komponistforening e del Rinzai Zen Center di Oslo, un luogo nel quale le pratiche di meditazione sono essenzialmente silenti. Il buddismo Zen è una tradizione religiosa con rituali e una forma fissa, ma è essenzialmente antidogmatico e antintellettualistico, in particolare la scuola Rinzai, che ritiene l’illuminazione un evento improvviso, che si può raggiungere sia mediante la meditazione seduta sia mediante forme di colloquio paradossale. Lo zen – non solo in Giappone – ha molto influenzato la produzione letteraria e artistica: dalla poesia alla pittura, dal teatro No all’architettura di templi e giardini, dalla disposizione dei fiori al rapporto con molte arti e discipline, fino ad arrivare alla musica contemporanea di Cage, che è tutta permeata dalla complessità e dalla mutevolezza del reale suggerita da questa disciplina. Si dà scacco matto ai nostri tentativi di classificazione e di indagine, quello che rimane – scevro da facili riduzionismi – ci avvicina al reale in quanto processo, per restituirci a pieno tutta la sua complessità.

Porzioni del possibile


Scivolano via le annose esistenze del complesso intimo, quando ti accorgi che esistere implica una quantità inumana di consapevolezze, quando la mansione che pensi di aver svolto è soltanto una piccola porzione del possibile.

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