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Delos Digital presenta “Il collassatore” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del ritorno editoriale di Danilo Arona, in un momento per lui terribile è presente da oggi con una pubblicazione intitolata Il collassatore. La quarta:

Annunciata da incubi condivisi e da suoni orribili dal cielo, l’apocalisse piomba su Milano, ridotta in poche ore a un ginepraio di morti viventi lanciati alla caccia dei vivi. Alessandro, brillante professionista trentasettenne, riesce a fuggire dalla metropoli a bordo del proprio SUV e raggiunge una baita in montagna, sbarrandosi all’interno nella speranza che gli zombie non si spingano a quota tremila. Qui trascorre dieci anni in angosciosa solitudine… sino a quando non decide di tornare a piedi in pianura diretto alla metropoli. Quel che troverà supera ogni immaginazione.

La nave di Teseo presenta “I morti viventi” di George Romero | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di I morti viventi, romanzo postumo di George Romero uscito per i tipi della Nave di Teseo. Ecco di cosa si tratta:

Per molti anni, Romero ha lavorato a questo romanzo, che considerava un’espansione contemporanea dell’universo zombie creato nei suoi film. Purtroppo, è scomparso prima di completare l’opera. Nei mesi successivi alla morte del regista, i suoi eredi hanno contattato Daniel Kraus, grande ammiratore di Romero, perché concludesse questa storia.

Sinossi: Comincia con un solo corpo. Due medici legali si imbattono in un cadavere che non resterà morto a lungo. Poi si diffonde rapidamente.In un villaggio di case mobili del Missouri, un’adolescente deve difendersi da amici e parenti appena resuscitati.Su una portaerei americana, i marinai devono nascondersi dai commilitoni morti,mentre un fanatico predica il vangelo di una nuova religione della morte.In uno studio televisivo, l’unico giornalista sopravvissuto continua a trasmettere senza sapere se c’è ancora qualcuno a guardarlo, mentre i suoi colleghi non-morti minacciano di irrompere in diretta.A Washington, un dipendente federale autistico traccia quest’epidemia, raccogliendo i dati per un futuro che potrebbe non arrivare mai.Dovunque, le persone sono prese di mira sia dai vivi che dai morti. Pensate di sapere come finisce questa storia?  Vi sbagliate.

Processi di ibridazione. La realtà (è) nella mente – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’altra puntata dell’indagine su David Cronenberg e la sua opera. Un estratto (qui tutte le tre puntate).

Il regista ricorre allo spazio architettonico residenziale come a una metafora del corpo umano: «il residence dove è ambientato il film è in tutto e per tutto un corpo visto dall’interno, con le sue aperture (bocca, naso, orecchie), i corridoi (i vasi sanguigni), i sotterranei e il garage (le viscere)», ed è all’interno di queste pareti/epidermide umana che prolificano quei vermi che conducono alla mutazione. In questo caso l’agente di contagio determina la riattivazione di appetiti sessuali eliminando ogni freno inibitorio; è dunque un desiderio sfrenato a dilagare nelle viscere di quelle Starliner Towers che si volevano totalmente assoggettate alla razionalità architettonica, dunque dei corpi umani che, allo stesso modo, si volevano totalmente sottoposti al controllo della ragione.

Attraverso il verme che entra e penetra nelle tubature e nelle intercapedini, il palazzo sembra animarsi diventando il vero antagonista del film: dopo essere stato infetto, il residence “prende vita” condizionando gli abitanti che vivono al suo interno. Così che l’eleganza stilistica della scena, con ambienti puliti, sgombri, arredati con fare moderno, si sporca del germe che muta quegli appartamenti; a un tratto, come spettatori capiamo che non è tanto il parassita a rappresentare il pericolo del contagio, ma il fatto stesso di trovarsi all’interno di quelle mura. Siamo all’interno di un corpo malato, corrotto e irrecuperabile.

Una volta contagiato anche l’ultimo degli abitanti, questi abbandonano l’edificio per propagarsi all’interno delle arterie della città: l’orda selvaggia – che non manca di rinviare all’immaginario zombie romeriano – potenzialmente può estendere il contagio all’intera città e con essa al mondo intero. Ed è proprio nell’ambientazione metropolitana che nel film successivo, Rabid – Sete di sangue (Rabid, 1977), si diffonde l’orrore. Se in Shivers il parassita permette ancora agli esseri umani un’esteriorità “normale”, con Rabid, sostiene Altobelli, la mutazione pare compiere un passo ulteriore intaccando anche l’aspetto esterno.

Anche in questo caso non mancano anaologie con gli zombie romeriani ma, scrive Gianni Canova nella sua monogrfia dedicata al canadese (Editrice Il Castoro, 2007) che se in un film come La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, 1968) di George Romero «si ha una struttura centripeta che conduce tutte le creature risorte dalla tomba a concentrarsi attorno alla casa isolata che diventa il simbolo dell’ultima resistenza degli umani, Rabid sete di sangue presenta invece una struttura centrifuga che porta i personaggi ad allontanarsi dalla clinica Keloid, lungo un percorso narrativo che si sfrangia e si ramifica nel territorio urbano, seguendo i rigagnoli capillari del propagarsi della malattia».

Anche in Rabid le ambientazioni assumono un valore simbolico: «la Keloid Clinic è il ventre che partorisce il mostro, dopo averlo tenuto in incubazione, esattamente come le Starliner Towers del film precedente; i viali della città di Montreal diventano flussi sanguigni dove si consuma la follia». L’esperimento scientifico – il trapianto di pelle necessario alla protagonista – diviene elemento mutante che, incontrollato e incontrollabile, dilaga in una città presentata come estensione del corpo della donna, ulteriore passo verso l’infezione dell’intero pianeta.

Avanti barbari! Il ritorno del grande cinema di serie B – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine lo stato dell’arte attuale sul paradigma degli zombies. Non male, direi.

Finalmente la carica politica e critica tipica del cinema di serie B, horror e splatter, degli anni Settanta e Ottanta è tornata. Alla grande direi.
Una serie come Zombie Nation (giunta alla sua quinta e ultima stagione), il film Hotel Artemis di Drew Pearce e soprattutto l’ultima prova cinematografica di Jim Jarmusch (The Dead Don’t Die I morti non muoiono), tutti piuttosto snobbati dalla critica, dimostrano che la lezione di Brian Yuzna, Wes Craven e, naturalmente, di George Romero non è andata perduta. Mentre il cinema dell’”assedio” di John Carpenter dimostra di avere ancora qualche cartuccia da sparare attraverso l’ultima prova del suo emulo Drew Pearce.

Pare anzi che la lezione originale si sia arricchita di una nuova consapevolezza e di una ferocia critica che sembrano perfino sopravanzarla.
Lo schema delle trame legate ai morti viventi, alla rivolta e ai suoi archetipi sembra ormai essersi liberato da qualsiasi pastoia narrativa tradizionale per dare vita, in tutti gli esempi citati, quasi sempre distanti mille miglia dalla tradizionale drammatizzazione tipica di una serie come Walking Dead, a una distruzione radicale di qualsiasi giustificazione dell’esistente e dell’immaginario che lo sorregge.

Famiglia, Stato, Proprietà, Democrazia (rappresentativa), Ordine, Consumo, Lavoro, Patria non esercitano più alcun fascino su coloro che ne hanno compresa l’intima essenza e che sanno di poterne fare a meno. Anche soltanto per giustificare i meccanismi di trame narrative (cinematografiche e non) morte e sepolte.
Lo sguardo lucido impone di porsi al di fuori dei rimasugli hollywoodiani e perbenisti, in cui troppo spesso quei contenuti fingono di uscire dalla porta per poi rientrare alla grande da finestre panoramiche che mostrano sempre lo stesso paesaggio: datato e consunto. Non più adatto ai tempi.

Gli zombi del capitale. La “galera infame” della xenofobia in Go Home – A casa loro – Carmilla on line


Da CarmillaOnLine un nuovo rilievo – che prende spunto dal film Go Home – A casa loro, di Luna Gualano – dell’infinita identificazione tra zombie ed emarginati, un parallelismo assai evidente che da tempo annette questo tipo di immaginario horror all’analisi del sociale e dell’economia contemporanei.

Il diffuso odio per i migranti, per i ‘diversi’, per gli stranieri si muove in modo cieco e meccanico come una massa di zombi. La xenofobia e il razzismo rappresentano perciò dinamiche sociali scaturite dalla struttura capitalista, la quale, proprio come uno zombi – un essere bulimico che non mangia per nutrirsi ma per ripetere in modo pressoché infinito il suo atto – produce un consumo di merce finalizzato alla ripetizione del consumo stesso. L’odio razziale, quindi, è un meccanismo cieco, generato dagli scarti della società capitalistica, una sorta di malattia che si diffonde per contagio.

Sempre più spesso m’interrogo su come uscire da quest’impasse planetaria che, fortunatamente morti e sepolti da tempo, Thatcher e Reagan continuavano a postulare come inevitabile, ineluttabile, l’unica via da percorrere. Il Liberismo va combattuto con la Cultura, fino a trovare la strada per un nuovo tipo di mentalità e socialità che preveda la cooperazione, non la competizione. È davvero tutto un problema di Cultura, che manca? Lo spero, forse una soluzione semplice è ciò che davvero ci serve…

Newton Compton Editori presenta “Leonardo da Vinci, Il Rinascimento dei Morti” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Leonardo da Vinci, Il Rinascimento dei Morti, il primo romanzo della trilogia zombie scritta da Giorgio Albertini, Giovanni Gualdoni e Giuseppe Staffa. Intrigante la sinossi:

Milano, settembre 1493. Leonardo da Vinci è chiamato nel cuore della notte per indagare su un cadavere sospetto. Durante l’autopsia, però, accade qualcosa di sconvolgente: la salma si rianima e assale lo studioso e gli assistenti. Scampato all’attacco, Leonardo viene convocato da Ludovico il Moro. Il potente signore di Milano lo mette a parte di notizie agghiaccianti: ciò a cui ha assistito non è che l’ultimo di una serie di casi che stanno terrorizzando l’Europa. Il duca gli affida allora una missione: andare a Roma per informare papa Borgia e coordinare le forze per contrastare ciò che sembra essere una feroce e letale pestilenza. Leonardo intraprende così un viaggio nel quale dovrà fare i conti con una realtà deformata: i morti sono tornati sulla terra e hanno fame, fame di carne umana. A Firenze subirà gli assalti della follia di Savonarola e stringerà amicizia con Michelangelo, prima di ripartire per la Città Eterna, dove altre difficili prove lo attendono. Per risalire alla inconfessabile verità e porre rimedio all’inferno scatenato.

Zombie: il soggetto e la massa – Carmilla on line


Gli zombie sono tra noi. Questa affermazione ormai è diventata mainstream, nella sua intenzione scopertamente politica di vedere nella figura del morto vivente che è mosso soltanto dal desiderio di nutrirsi degli esseri umani; nella raffigurazione del compiuto dominio capitalistico, della “zombificazione” dei rapporti sociali, del collasso di qualsiasi forma di convivenza. Come tutte le affermazioni mainstream, però, questa raffigurazione, pur contenendo degli indirizzi critici notevoli, sta diventando una frase irriflessa, che non si chiede davvero chi siano gli zombie e chi siamo noi. Gli zombie, con la loro apatia, quel loro incedere in un mondo in rovina alla ricerca esclusivamente di fonti primarie di sostentamento, in realtà “portano alle estreme conseguenze la crisi del processo di individuazione”, come è stato notato da Rocco Ronchi. Questo autore si è confrontato filosoficamente con la moda zombie, rilevandone le caratteristiche letteralmente trans-umane. Secondo questa lettura lo zombie è il nostro prossimo che ha cessato per sempre di essere tale, con il quale non si può instaurare alcun rapporto possibile che non sia di mero conflitto. Quindi – aggiunge Ronchi – non esiste lo zombie, esistono solo gli zombie, massa indistinta e priva di ogni forma di individuabilità, “un plurale che non ha più l’uno come unità di misura”. In questo senso gli zombie rappresentano l’esatto antitipo del Leviatano di Hobbes che vediamo nel suo celebre frontespizio: un sovrano che domina la città, il cui corpo è formato da tutti i suoi sudditi. Agli zombie Ronchi riserva, con una intuizione davvero interessante, il titolo greco – già rintracciabile in Platone – di onkos, “peso”, “massa”.

Questo l’incipit di un articolo di CarmillaOnLine sull’immaginario zombie, visto come espressione dell’appiattimento emotivo, interiore, come plagio della volontà della masse operato dal regime iperliberista vigente sul mondo. Buona lettura.

Edizioni Inkiostro presenta: Zilf. Zombie I’d like to fuck | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una graphic novel assai particolare: Zilf. Zombie I’d like to fuck, realizzata da Giancarlo MarzanoGiuseppe Guida, con la copertina di Maurizio Rosenzweig.

Elmwood, Stati Uniti. Ray, Chucky e i loro amici, un gruppetto di teenager come tanti, hanno un unico obiettivo: perdere la verginità, possibilmente entrando nelle grazie della milf definitiva, che nei loro sogni dovrebbe prosciugarli fino al midollo come succede nei porno su cui passano le loro giornate. Finché a Elmwood non arriva lei, Brenda O’Bannon, la nuova vicina di casa di Ray. Una superbionda, supersexy, superprovocante quarantenne che pare uscita dal sogno adolescenziale più sfrenato. Ma Ray non impiegherà molto per scoprire che Brenda è una vera mangiauomini… nel senso letterale del termine!

9 zombie movie non convenzionali | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione dei nove film più particolari che riguardano gli zombie. Per gli appassionati, buttateci un occhio, la lista mia mi sembra interessante.

Cut-Up Publishing presenta “Cadaveri & Polpette: Anche gli zombie si sposano” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del nuovo lavoro di Paolo Di Orazio: Cadaveri & polpette, anche gli zombie si sposano. Un estratto del gustoso lavoro di graphic novel uscito per Cut-Up.

Un manipolo di ragazzini zombie forma una micro-società in cui si vivono i drammi che affliggono gli esseri umani normali. Affetti, amore, invidia, rivalità, cinismo e aggressività. Tutto ruota attorno a Giulietta e Romero, la coppia del gruppo in continua crisi: lui, innamorato e idealista, lei aggressiva e dominante. L’amore in tutte le sue sfumature di humour nero, prima, durante e dopo il tanto (in)desiderato matrimonio.

AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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