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Zothique 7 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni al numero 7 di Zothique, rivista sul weird e sul fantastico che si distingue per la qualità dei suoi interventi. Un estratto:

La Dagon Press pubblica un numero che si dimostra davvero succulento per gli appassionati, con interventi di molti studiosi del fantastico.
L’articolo di apertura, intitolato Il mondo di Robert E. Howard, è affidato alla penna del compianto Giuseppe Lippi, che mette in rilievo come Howard sostanzialmente, al pari di H.P. Lovecraft e Clark Ashton Smith, fosse un outsider in lotta contro il suo tempo e la realtà quotidiana da cui cercava di evadere. C’è sicuramente qualcosa di “nietzschiano” nel voler sublimare la sua personale rivolta in un personaggio come Conan. Quella dei 3 moschettieri di Weird Tales, come ben scrive Lippi,

“È una vibrata protesta verso l’ordine delle cose, cui si aspira a sostituirne un altro fondato su canoni estetici”.

Abbiamo poi 2 scritti autobiografici di Howard (uno ricostruito da Glenn Lord attingendo alla sua corrispondenza). Ma troviamo anche delle lettere inedite in Italia che fanno luce sull’uomo, alcune veramente toccanti e drammatiche. Ne è un esempio quella del 6 maggio 1935 inviata al direttore di Weird Tales, Farnsworth Wright, in cui lo scrittore chiede urgentemente del denaro per poter far fronte alle cure dell’amata madre malata. Purtroppo qualche mese dopo, a seguito del suo decesso, Howard pose fine alla sua vita.

Fuori ora! «Zothique n.6: speciale Gustav Meyrink» | AxisMundi


Segnalazione su AxisMundi per il nuovo numero di Zothique, la rivista di cultura e narrativa fantastico di Dagon Press dedicata, in questo numero, all’opera di Gustav Meyrink. Un estratto (in basso c’è il sommario, giusto per ingolosirvi un po’):

In questo speciale viene analizzata in dettaglio tutta la sua produzione, sia narrativa che saggistica. Si parte con un esauriente oltre che autorevole pezzo introduttivo di Gianfranco de Turris, forse il massimo esperto italiano delle opere di Meyrink, che in “La fantasia esoterica di Gustav Meyrink” ci parla del forte legame che c’è tra la vita e l’opera dello scrittore; gli scritti di Meyrink sono infatti pervasi da vere conoscenze arcane che lo scrittore realmente acquisì attraverso le sue ricerche e i suoi studi personali o frequentando i numerosi circoli esoterici del suo tempo. A seguire, Matteo Mancini getta un lungo e particolareggiato sguardo sulla narrativa breve di Meyrink, analizzando in dettaglio tutti i suoi racconti tradotti e pubblicati in Italia. Mentre Cesare Buttaboni si sofferma sulla produzione più lunga dello scrittore, partendo da “Il Golem”, il romanzo più famoso, fino alla novella lasciata incompiuta “La Casa dell’Alchinista”.
Uno sguardo quindi a 360° sugli scritti di Meyrink, che viene completato da Marco Maculotti che ci parla con competenza della dottrina del “Risveglio Mistico” che è alla base della saggistica di Meyrink, produzione non meno importante di quella narrativa. Segue un classico tradotto per la prima volta in Italia di Angelo S. Rappoport (1871-1950), studioso che ha analizzato a fondo le leggende ebraiche e che ci illustra sulla nascita e l’origine del Golem, il mostro d’argilla che stregò l’immaginazione di Meyrink.
Quindi arriviamo al pezzo forte di questo speciale: ben tre racconti dello scrittore austriaco da noi ancora inediti! Ma non è finita qui: il pezzo finale di uno dei biografi dello scrittore ci fa conoscere le circostanze della strana morte di Gustav Meyrink, che fu un evento fantastico quasi quanto i suoi racconti! Lo scrittore andò infatti incontro alla signora con la falce in modo assai singolare… Tutto questo e altro potete leggere sulle pagine di “Zothique”.

“Zothique n. 4”: Arthur Machen e il fascino panico del perturbante – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una estesa disquisizione su Arthur Machen e la sua opera sulle culture cultuali celtiche, delle creature fatate, e sui rapporti che lui ha avuto con le società ermetiche ignlesi del XIX secolo. Le considerazioni partono dal numero 4 della rivista Zothique, già recensita qui.

Nel suo saggio del 1919, Das Unheimliche, Sigmund Freud prendendo spunto dalle intuizioni del collega Ernst Jentsch indagò la natura di questo strato della vita psichica:

« Non c’è dubbio che esso appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore, ed è altrettanto certo che questo termine non viene sempre usato in senso nettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso. È lecito tuttavia aspettarsi che esista un nucleo particolare, che giustifichi l’impiego di una particolare terminologia concettuale. »

Nondimeno, ben prima delle ricerche freudiane e oltre un decennio dopo, Machen scandagliò tale sentimento in lungo e in largo, conducendo il suo pubblico all’interno di quel nucleo che lo psicanalista austriaco aveva soltanto abbozzato. Il presente corposo volume, comme d’habitude curato con grande passione e professionalità da Pietro Guarriello, ricostruisce organicamente tale esperienza, attraverso numerosi contributi critici e cinque racconti (di cui quattro dello scrittore gallese) rimasti fino ad ora inediti in Italia.

Arthur Llewelyn Jones nacque a Caerleon-on-Usk il 3 marzo del 1863, figlio del pastore anglicano John Edward Jones e della scozzese Janet Robina Machen, da cui prenderà il cognome d’arte. Nelle sue memorie rimarcò come la sua più grande fortuna sia stata quella di essere nato nel cuore del Gwent, in un vero e proprio caleidoscopio di leggende.

All’interno del suo mirabile studio inserito nella seconda parte dell’albo (pp. 181-222), Le fate, le streghe e la porta per l’Altro Mondo: rilievi folklorici ed etnografici sull’opera di Arthur MachenMarco Maculotti ricorda come già Jorge LuisBorges avesse rilevato la fiera identità celtica di Machen, attraverso cui «poté sentirsi oscuramente vittorioso e antico, radicato nella propria terra e alimentato da primitive scienze magiche». Caerleon, Isca Silurum per i romani, è anche identificata con Camelot, la fortezza di re Artù. Infine, è una delle terre maggiormente interessate dalla tradizione dei fairies, le enigmatiche creature che abitano il Regno segreto, pregevolmente tratteggiato dal presbiteriano scozzese Robert Kirk sul finire del Seicento (The SecretCommonwealth, scritto nel 1692 e pubblicato per la prima volta solo nel 1815).

Nell’opera macheniana, tuttavia, si assiste a più riprese a un capovolgimento radicale della percezione post-shakespeariana di questi esseri, in quanto l’autore gallese, appassionato studioso di folklore celtico, recuperò la visione tradizionale e perturbante del cosiddetto “piccolo popolo“. Ne La storia del sigillo nero, il professor Gregg, alter ego dell’autore, sembra riferirsi direttamente a Kirk quando afferma:

« Così come i nostri antenati avevano chiamato “fatati” o “buoni” gli esseri terribili perché li temevano, li avevano anche rivestiti di forme affascinanti, ben sapendo che la verità era assai diversa», giungendo alla conclusione per cui fate e diavoli sarebbero di un’unica razza e di un’unica origine.

Zothique 4: Arthur Machen – Ver Sacrum


Su VerSacrum, Cesare Buttaboni recensisce Zothique 4, numero della rivista dedicato ad Arthur Machen. Un estratto della rece:

Dopo il numero consacrato ad Algernon Blackwood la mitica rivista Zothique di Pietro Guarriello dedica un corposo speciale a un altro nume tutelare del fantastico ovvero Arthur Machen. Rispetto allo stesso Blackwood e ad altri autori del genere, Machen in Italia ha avuto una relativa fortuna: di lui anche di recente (penso a Il cerchio verde pubblicato da Providence Press e Un frammento di vita delle Edizioni Hypnos) si continua a pubblicare materiale inedito ed edito. Nonostante questo Machen (a dispetto degli omaggi di Lovecraft, Stephen King e Guillermo Del Toro) non ha mai sfondato (come è invece successo a Lovecraft) presso il pubblico ma il motivo è che ci troviamo di fronte a un autore particolare, lontano anni luce da un horror di facile presa sul lettore. Per Fruttero e Lucentini era uno scrittore estremamente raffinato e di nicchia (trovavano il suo stile troppo reticente e, per questo motivo, cassarono Il gran dio Pan dall’antologia Storie di fantasmi della Einaudi, anche se consideravano Il terrore un capolavoro e in effetti questo racconto ha ispirato la Du Maurier per Gli uccelli da cui venne tratto il film di Hitchcock) mentre per Borges era un “minore” senza che questo termine fosse da considerare in senso negativo dal famoso scrittore argentino.

Zothique 1– Rivista di cultura fantastica & Weird – Dagon Press – Vol I, n. 1 – Ver Sacrum


Su VerSacrum la segnalazione del primo numero di Zothique, in uscita per la Dagon Press, rivista di cultura Fantastica e Weird. Per darvi un’idea maggiore di cosa è la pubblicazione, incollo qui sotto alcune note dell’articolo:

Zothique è un ciclo decadente e cosmico ambientato in un futuro remotissimo opera della febbrile penna Clark Ashton Smith. Come omaggio allo scrittore americano viene proposta, in una nuova traduzione, il poema “Zothique”che dava il titolo alla raccolta, sorta di manifesto estetico della rivista che abbiamo fra le mani. Il primo articolo è intitolato “Elogio della letteratura fantastica” ed è di Luca Rasponi: uno studio interessante che è quasi un’introduzione ai contenuti di Zothique. La carne al fuoco è molta: in copertina campeggiano i nomi di Arthur Machen, Hanns Heinz Ewers, Mary Fortune e Howard Pease. Di Ewers ci parla in maniera approfondita Pietro Guarriello: si tratta di un articolo che, in origine, aveva trovato spazio nella prima incarnazione della rivista Hypnos oggi introvabile. Scelta quantomai oculata quello di riproporlo in quest’occasione: dello scrittore tedesco sono presentati 3 brevi racconti inediti in Italia – Carnevale a Cadice, Il mimo crocifisso e Il paese dei mostri – nel solco del grottesco, dell’erotico, del decadentismo e del sogno. Viene anche ripreso un vecchio articolo di Giuseppe Marotta che ci parla del romanzo “La Mandragora” – di recente finalmente ristampato da Hypnos – e dei suoi adattamenti al cinema. Di Machen viene tradotta, per la prima volta in Italia, un suo scritto dedicato alla tematica dell’occultismo in letteratura. Machen fece parte della Golden Dawn ma il suo punto di vista sull’argomento era molto critico: considerava paccottiglia l’uso di questa tematica in ambito letterario. Machen era sostanzialmente un artista e percepiva, così come i grandi poeti come Keats, l’esistenza di un residuo di soprannaturale nella realtà. Secondo lui “il vero occultismo è da ricercarsi nei libri di coloro che mai con consapevolezza hanno provato a scrivere di cose segrete, nelle “melodie inascoltate”, e sono gli incantesimi più potenti che i “rivestimenti magici” aprono sulla piena visione del mondo invisibile”. Mary Fortune è invece un’oscura autrice australiana che scrisse sotto lo pseudonimo di “Waif Wander”: il suo La maniaca bianca tratta il tema del vampirismo. Di grande impatto Il sosia di Howard Pease – tradotto da Annamaria Bellantuono – , una storia sul tema del “Doppelganger” dove emergono le concitate qualità di questo autore.

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