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NeXT Hyper ObscureArchivio per Jinwon Lee (eeezeen)
REVIEW, embodying hostile language | Neural
25 gennaio 2026 alle 09:26 · Archiviato in Creatività, Experimental, InnerSpace, OuterSpace, Sociale and tagged: Intelligenza Artificiale, Jinwon Lee (eeezeen), Language, Performance
[Letto su Neural]
Una delle conseguenze più sottovalutate della moltiplicazione dei motori di apprendimento automatico e della loro integrazione invisibile nella nostra lettura quotidiana è che le parole, i toni, il lessico e le strutture generati avranno un impatto sulla nostra percezione del mondo, nel breve e medio termine, come sempre è stato per il linguaggio. Da questo punto di vista, l’artista Jinwon Lee (eeezeen) si è occupato dell’ipotesi di Sapir-Whorf, una teoria linguistica che fa parte della relatività linguistica e afferma che il modo in cui esprimiamo una lingua ha un’influenza diretta sui nostri pensieri e, di conseguenza, sulla nostra percezione e comprensione della realtà. Il progetto REVIEW di Lee è stato sviluppato partendo da questa premessa. Esso applica questi meccanismi digitali alla realtà concreta attraverso un performer. In questa versione, una ragazza vagabonda è dotata di dispositivi elettronici nascosti, una mini telecamera fissata vicino agli occhi e una stampante compatta montata proprio davanti alla bocca, che stampa i commenti su ciò che la telecamera e la ragazza osservano. Questi commenti sono formulati “in uno stile linguistico negativo e distorto”, elaborato da un modello di apprendimento automatico addestrato con modelli linguistici simili e commenti ostili in vari sottostili espressi in varie comunità online. Quello che sembra un semplice esercizio di rappresentazione è invece un tentativo di permettere a un corpo in movimento di abbracciare nel mondo fisico l’influenza di esseri umani astratti e anonimi dietro i commenti sempre più frequenti e vili sui social media, commenti che vengono pubblicati troppo facilmente e che risuonano in tutta la società. Questo corpo cyborgico risultante è assemblato in modo specifico, ma allo stesso tempo è universale, rappresentando chiunque di “noi”, sopraffatto e soggiogato dall’aggressività di sottili allusioni rese possibili dalla tecnologia. La stampante, quindi, sembra materializzare il traboccare di questo linguaggio sofferto dalla nostra persona, mentre la telecamera collegata evidenzia l’inevitabilità dell’essere esposti, manifestando drammaticamente la nostra fragilità in un cortocircuito inevitabile e inquietante.
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