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Archivio per Attraverso le dimensioni

Groviglio dimensionale


Schegge di un passato mai creato, negli abissi della complessità mnemonica rimangono i ricordi mai diventati futuro.

Altri continuum olografici


Nel ricordo di una complessità quantica ti muovi avanti e indietro, sulle olografie esperte di altri continuum.

Möbius | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine è segnalato un interessante cortometraggio: Möbius, di Vincent Laforet. Ambientato in Messico, racconta di una strana connessione spaziotemporale che… Be’, insomma, guardatelo, che merita 😉

Mircea Eliade: l’iniziazione sciamanica e le tecniche dell’estasi – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un corposo estratto dal saggio Lo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, scritto circa settant’anni fa da Mircea Eliade. Vi lascio ad alcuni passi che non fanno altro che aumentare il già enorme fascino verso lo sciamanesimo, che porta a un suo studio serio.

Magia e maghi li incontriamo un po’ dappertutto nel mondo, mentre lo sciamanismo corrisponde a una “specialità” magica particolare: implica il “dominio del fuoco”, il volo magico e così via. Così, benché lo sciamano sia, fra l’altro, un mago, non ogni mago può essere qualificato come sciamano. La stessa precisazione si impone nel riguardo delle guarigioni sciamaniche: ogni medicine-man è un guaritore, ma lo sciamano utilizza una tecnica propria solo a lui. Quanto alle tecniche sciamaniche dell’estasi, esse non esauriscono tutte le varietà dell’esperienza estatica attestate dalla storia delle religioni e dall’etnologia religiosa: non si può dunque considerare un qualsiasi estatico come uno sciamano; questi è lo specialista di una trance durante la quale si ritiene che la sua anima possa lasciare il corpo per intraprendere ascensioni celesti o discese infernali.

Queste precisazioni preliminari, per succinte che siano, indicano già il cammino che ci proponiamo di seguire per giungere alla giusta comprensione dello sciamanismo. Dato che questo fenomeno magico-religioso si è manifestato nella sua forma più completa nell’Asia centrale e settentrionale, si prenderà come esemplare tipico lo sciamano di tali religioni. Non ignoriamo, e anzi cercheremo di mostrare che, almeno nel suo stato attuale, lo sciamanismo centro-asiatico e nord-asiatico non è un fenomeno originario, esente da ogni influenza esterna: al contrario, è un fenomeno che ha una lunga “storia”. Ma questo sciamanismo centro-asiatico e siberiano ha il merito di presentarsi come una struttura nella quale vari elementi che esistono diffusi nel resto del mondo – e cioè: rapporti speciali con gli “spiriti”, capacità estatiche permettenti il volo magico, l’ascensione al Cielo, la discesa agli Inferi, il dominio sul fuoco e così via – si rivelano già, nella zona in questione, integrati in una particolare ideologia e convalidati da tecniche specifiche.

[…] i popoli che si dichiarano “sciamanici” danno un’importanza considerevole alle esperienze estatiche dei loro sciamani; queste esperienze li riguardano personalmente e direttamente, perché sono gli sciamani che, per mezzo della loro trance, li guariscono, accompagnano i loro morti nel “regno delle ombre” e fanno da mediatori tra loro e i loro déi, celesti o infernali, grandi o piccoli. Questa ristretta élite mistica non solo dirige la vita religiosa della comunità, ma in un certo modo veglia sulla sua “anima”. Lo sciamano è il grande specialista dell’anima umana: lui solo la “vede”, perché ne conosce la “forma” e il destino.

Ove non si tratti della sorte immediata dell’anima, ove non si abbia a che fare con la malattia (=perdita dell’anima) o con la morte, o con una sventura, o con un importante sacrificio che implica una certa esperienza estatica (viaggio mistico nel cielo o negli inferi), lo sciamano non è indispensabile. Una gran parte della vita religiosa si svolge senza di lui.

Come è noto, i popoli artici, siberiani e centro-asiatici sono composti nella grande maggioranza da cacciatori-pescatori e da pastori-allevatori. Un certo nomadismo li caratterizza tutti. E, nelle grandi linee, le loro religioni coincidono, nonostante le differenze etniche e linguistiche. […] venerano un Gran dio celeste, già creatore e onnipotente, ma in via di divenire un deus otiosus. Talvolta il nome stesso del gran dio vuol dire “Cielo”; tale è, per esempio, il Num dei Samoiedi, il Buga dei Tungusi o il Tengri dei Mongoli. Perfino quando il nome concreto di “cielo” manca, si ritrova uno dei suoi attributi più specifici, come “alto”, “elevato”, “luminoso” ecc.

Angoli dove la paranoia ti divora


Perseveri in una tesseratto a 16 dimensioni, continuando a inanellare considerazioni di conquista in ognuno degli angoli della matrice che ti si rivelano man mano. La paranoia ti sta divorando.

La Sorgente


Lasciati manovrare come se fossi un manichino quantico, in balia dei collassi arbitrari e indeterminati della Sorgente.

Tenet | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, pluriannunciato fin da prima dello scoppio pandemico. Alcuni stralci della valutazione:

Dalle costruzioni sovietiche dell’Estonia alle insenature della Costiera Amalfitana, Nolan ha scelto di avvalersi di paesaggi di tale abbacinante presenza che questi non possono che travolgere lo spettatore sin dai primi attimi di proiezione, preparandolo inconsapevolmente a un’esperienza che risulta tutt’altro che lineare. Il carisma di tali paesaggi offre al pubblico preziosi punti di ancoraggio attraverso cui identificare i nodi nevralgici della narrazione, allo stesso tempo la costante alternanza del setting rievoca negli spettatori quel senso di spaesamento che affligge gli stessi protagonisti della pellicola.

Mimando parzialmente le alchimie del suo stesso Memento, Nolan ha creato una trama che pare a prima vista intricata – se non impenetrabile -, ma che si dipana progressivamente fino ad assumere organicamente delle tinte comprensibili e immediate, evidenziate da scelte cromatiche esplicite che vanno a marcare i tanto caotici bivi temporali.

Rispetto a Inception, pellicola a cui viene frequentemente comparato, Tenet propone una minor approfondimento della psiche dei personaggi e abbandona quasi completamente gli effetti speciali digitali. Risulta tecnicamente più elaborato, ma le sue qualità sono pregne di una raffinatezza discreta che, inutile negarlo, non riesce a garantire gli alti tassi di intrattenimento di risorse più grossolane quali esplosioni e arti marziali. Scene che su carta dovrebbero essere eclatanti non sono in grado di trasmettere quell’alto tasso di pornografia visiva che ormai ci si aspetta dai blockbuster odierni.

I “difetti” di Tenet si legano perlopiù a scelte stilistiche che saranno difficilmente digeribili dal vasto pubblico, mentre sul piano prettamente oggettivo non restano altro che incrinature che, a seconda dei gusti personali, possono calare in secondo piano. Il copione, per esempio, si concentra tanto sul voler evocare un senso di straniamento nel pubblico da far sembrare che la trama sia relegata allo sfondo, sostituita in maniera zoppa con ricorrenti esposizioni. Altrettanto ambivalente è la colonna sonora firmata da Ludwig Göransson: pur dimostrandosi di qualità, questa sembra voler mimare troppo da vicino le trionfali composizioni di Hans Zimmer, ovvero si adegua con acritico manierismo alle tipiche musiche delle pellicole di Nolan.

Percorsi neurali


Sposti i tuoi percorsi neurali su piste cognitive che sembrano collegare l’assoluto col nulla, ma quando ti metti ad analizzarle bene ti accorgi che parli di una complessità inesistente, il caso caotico registra i suoi record insensati alla logica positivista del tuo mondo.

Tineidae – Stars so Bright, My Eyes Hurt


Mi muovo inesperto, ma suono istantanee surreali di altri continuum.

 

Sfrigolio dimensionale


Sfrigola lungo l’asse della trascendenza e ciò che risalta è la sfumatura dei mondi in fusione incontrollata.

La Ragazza con la Valigia

Ironia e parodie, racconti di viaggio e di emozioni…dentro, fuori e tutt’intorno !!

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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