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Ze-Ka – Ghost Planet | Neural


[Letto su Neural]

Prima uscita da solista per Jean-Philippe Feiss, violoncellista e compositore transalpino che adesso utilizza il moniker Ze-Ka, sconfinando in territori d’elettronica, ambient e musica iterativa. L’ispirazione – e con un titolo come Ghost Planet non potrebbe essere altrimenti – è data dalla costante inquietudine e senso di colpa che il nostro ambiente ci trasmette in quanto oggetto di sfruttamento e vessazione. Un effetto alquanto straniante, di perdita, che dà origine in quest’opera a sequenze lente, minimali, piuttosto cupe e ritrose, in alcuni passaggi elegiache ma fredde. “Il distacco, la lontananza, la sospensione delle affezioni disordinate, dell’emozionalità immediata, delle passioni senza freno” – ci ricordava il filosofo Mario Perniola da poco scomparso – sono quasi sempre distintivi di un grande stile, che è necessario soprattutto se i riferimenti diretti sono a un disastro epocale della portata di Chernobyl. In seguito alla contaminazione provocata dall’incidente, la “zona” – così è chiamato il territorio interdetto, al confine fra la Bielorussia e l’Ucraina – ha ispirato dal 1986 a oggi una moltitudine d’opere musicali (coinvolgendo praticamente ogni genere stilistico, dal death metal all’experimental, passando per la classica e il pop). “Fission” o “Red Forest” sono omaggi certo meno di maniera e formali nel novero di quelli finora ascoltati: sembrano come vivificati dalle radiazioni, un evento drammatico che soprattutto la popolazione autoctona ha vissuto e continua a vivere con grande dolore. Feiss è infatti abilissimo nel dar prova di semplicità e purezza d’intenti, come depurando le evoluzioni droniche dall’inessenziale, regolando gli spazi fra le note in maniera netta, prescindendo dal pietistico, mantenendosi su un piano assai astratto di citazioni e rimandi. Ci sono solo sintetizzatori e violoncello fra gli strumenti utilizzati e non sappiamo se il tutto sia suonato in tempo reale o frutto di montaggi successivi (come appare più probabile). Importante per Ze-Ka è solamente l’effetto ottenuto, ciò che accade nella ripetizione, uno stato sospeso di ascolto che sarebbe bello avesse poteri taumaturgici. Non è la prima d’insistite elaborazione drone music questa alla Opa Loka Records, ma sicuramente è una delle più interessanti e riuscite del catalogo, forte di tessiture decisamente austere ma brillanti e raffinate.

Zeromancer – Fractured


Vibrazioni movimentali di finto-pop, venato di spleen deflagranti.

Herbarium


Nel dolore interiore della polvere.

WALKING IN THE AIR | GUSTAVO FERREIRA


Un momento indefinito di poesia, sospesa, lungo le precipitazioni della bellezza. Al di là delle banalità del periodo.

In The Nursery – Grand Corridor


Dal passato, un gran ritorno. Mentre le foglie si decompongono ai sensi dell’oscurità.

So the darkness shall be the light


Il momento della comprensione cupa, cosmica, olografica dell’abisso.

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