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Archivio per Interviste

Verde, la rivista ispirata a Fiumani e Pazienza — facciunsalto.it


Bella intervista ai fondatori/redattori di VerdeRivista, tra i quali un certo Vinicio Motta (uhm, uhm…) 😉 – su Facciunsalto.it.

Pensi che si possa saper scrivere bene pur leggendo meno di dieci titoli all’anno, o credi che la scrittura richieda pure un notevole sforzo in termini di letture?

P.D.A.: è stato John Fante a dire “è assurdo che uno scrittore debba anche scrivere”?
Vinicio Motta: Leggere è essenziale. Soprattutto cose diverse da quelle che si vuole scrivere. Il nuovo allontana dalle “comfort zone”, che sono le vere nemiche della creatività.

Spiegare il misticismo | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo con intervista di Francesco D’Isa a Richard H. Jones per sviscerare l’argomento Misticismo. Ecco a voi alcuni passi esplicativi del post:

Chi ha rifiutato qualcosa per poi provarne la mancanza potrà comprendere il problematico rapporto dell’Occidente col misticismo, dapprima spodestato a seguito dei successi tecnico-pratici del naturalismo – aeroplani e antibiotici sono argomenti molto persuasivi – e poi ricercato altrove, spesso con la medesima superficialità con cui era stato scacciato. Un interesse talvolta inaspettato, nascosto, persino inappropriato, ma sempre presente, come dimostra l’attenzione crescente nei confronti delle pratiche meditative, gli psichedelici , lo yoga, le filosofie orientali o persino alcune teorie fisiche che divinizzano gli alieni.
La globalizzazione delle culture ha portato a un proficuo scambio di conoscenze, evidenziando similarità e divergenze in prassi religiose nate in contesti e culture diverse. Gli studi di storia delle religioni del ventesimo secolo non sono stati accantonati, anzi, generano dei frutti maturi, scevri dell’acerbo entusiasmo e della scarsa scientificità che ha caratterizzato una parte della produzione che va dalle società teosofiche del XIX secolo a quella che viene abitualmente classificata come letteratura New Age.

D: Anzitutto, a cosa serve una filosofia del misticismo?

R: Ci sono domande circa le esperienze mistiche e il loro valore cognitivo a cui la scienza non può rispondere. E queste domande sono particolarmente importanti in una fase in cui in molti si avvicinano alla meditazione, per ragioni legate alla salute fisiologica e psicologica, così come (almeno negli Stati Uniti) in molti tornano a porsi delle questioni legate alla spiritualità. Ci si chiede se le esperienze mistiche siano eventi cerebrali che producono allucinazioni soggettive, prive di un valore conoscitivo che vada oltre dei dati utili agli studi dei neuroscienziati, o se invece ci permettono di accedere a una dimensione che trascende l’ordine naturale, mettendoci in contatto con una realtà trascendente. La neuroscienza in sé, non importa quanto accurata, non è in grado di determinare la verità. Nonostante questo molti scienziati e professionisti della meditazione presuppongono, senza approfondire la questione, che qualche spiegazione naturalista degli stati “mistici” sia la soluzione giusta. Una filosofia del misticismo può delineare questi problemi e costringere la gente – o almeno le persone che desiderano una “vita consapevole” – a esaminare i presupposti delle proprie convinzioni. Studiare le tradizioni mistiche con diversi valori e approcci metafisici può inoltre evidenziare i presupposti nascosti delle nostre idee – in effetti, in questo senso il misticismo è meglio dello studio delle diverse culture e sistemi filosofici, in quanto i mistici sono spesso estremi, radicalmente altri rispetto alle credenze e ai valori della maggior parte dei contemporanei. Questo non significa che la filosofia risponderà alle domande che solleva. Huston Smith dopo decenni non è riuscito a decidere se le esperienze vissute mediante l’uso di sostanze stupefacenti avevano un valore cognitivo o erano semplici deliri. Quel che si può fare con una filosofia del misticismo, dunque, è esporre le problematiche coinvolte e offrire alcune valutazioni degli argomenti addotti dai sostenitori di diverse risposte.

Leggi il seguito di questo post »

Intervista a Zoltan Istvan – Ophelia blog


Bella intervista al transumanista Zoltan Istvan, che è stato in lizza per le ultime (in ogni senso?) presidenziali americane; sul blog di Stefania Romito. Un passo della chiacchierata:

Istvan futurista parla di un futuro mondo basato sulla conoscenza scientifica, l’informatizzazione sociale radicale e la libera ricerca scientifica: la robotica per la produzione industriale e il reddito minimo per gli …umani. La sua visione è utopica ma scientifica, libertaria e contro le religioni. Istvan transumanista scommette (la sua campagna elettorale è stata un straordinario tour spettacolare in Usa su un Camper speciale) sulla longevità e l’immortalità relativa promossa dal movimento attraverso le ricerche medico-scientifiche ad esempio di un Aubrey de Grey ed altri (Sens Foundation) e anche la Crionica (diverse cliniche sono già operative in Usa, Russia ecc.).

Istvan, questo famoso transumanesimo e  la scienza per un Mondo Nuovo, sono la nuova utopia?

Il transumanesimo è entrambi, sia filosofia  che Utopia e anche una filosofia per la pragmatica della scienza radicale per vincere la morte e tutte le sofferenze umane.

L’Ai (Intelligenza Artificiale)  è una scienza affascinante o pericolosa per il futuro dell’umanità?

L’Intelligenza Artificiale è straordinaria per l’umanità, ma fino ad un certo punto. Dobbiamo svilupparla, ma mai lasciare che diventi Intelligente… come gli esseri umani. Dobbiamo limitare  AI in modo che sia sempre meno intelligente di noi, altrimenti potrebbe superarci e dominarci…

La longevità umana e l’immortalità sono due temi rivoluzionari del transumanesimo: saremo come dèi nel futuro?

Sì, vivremo come dèi nel futuro. Noi elimineremo la sofferenza e avremo poteri incredibili grazie alla tecnologia.

Ray Kurzweil sul futuro dell’economia con l’IA – Controcorrente


Un’intervista a Ray Kurzweil sul postumanismo e futuro basso dell’umanità. Cose condivisibili e non, ma è importante la pulsione verso il futuro e la ricerca totale; attenzione ai tecnofascismi…

Su Controcorrente.

La sua idea chiave è che la tecnologia dell’informazione progredisce in modo esponenziale. Oggi anche la sanità e la medicina sono presenti in queste tecnologie dell’informazione. Ciò significa che la nostra abilità di comprendere, modellare, simulare e riprogrammare il codice della vita crescerà esponenzialmente. Kurzweil descrive tre step fondamentali per raggiungere questo obiettivo adottando la metafora dei ponti: alimentazione sana, biotecnologia e nanotecnologia.

Il giornalista ha poi portato Kurzweil sul tema della Singolarità tecnologica, cioè il momento in cui le macchine diventeranno più intelligenti dell’essere umano. Tutto parte da quello che ormai stiamo facendo già da diversi anni: estendere la nostra capacità mentale attraverso l’intelligenza artificiale.

Secondo Kurzweil, entro il 2030 saremo in grado di connettere la nostra neocorteccia al cloud attraverso i nanobot. Il nostro pensiero sarà quindi un ibrido tra la forma biologica e quella non biologica. Diventeremo sempre più intelligenti e nel 2045 avverrà una trasformazione così profonda, una trasformazione singolare appunto, che cambierà l’umanità.

Ma quando le macchine diventeranno più intelligenti di noi, cosa succederà? Qui l’immaginario ci conduce nelle narrazioni fantascientifiche più distopiche: le macchine ci controlleranno o distruggeranno. Kurzweil ha chiarito il suo punto di vista anche su questa storia.

Il mio punto di vista non è noi contro di loro. Abbiamo visto questo scenario in molti film distopici di IA future: le IA contro gli umani per il controllo dell’umanità. […] Nel mondo non abbiamo una o due IA, ne abbiamo diversi miliardi. Queste sono IA connesse al cloud, create per estendere la nostra portata.

Ciò non significa che non ci sarà alcun tipo di conflitto in futuro.

Nel mondo abbiamo conflitti tra differenti gruppi di umani potenziati dalle nostre macchine e dall’intelligenza artificiale. Quindi questo continuerà, ma in sostanza estenderemo la nostra portata creativa. E lo stiamo già facendo.

Le difficoltà dei piccoli editori in Italia, la narrativa di genere e i talenti italiani: Intervista a CUT UP Publishing | Kipple Officina Libraria


Sul blog di Kipple c’è una bella intervista Fabio Nardini di Cut-Up; grazie a Roberto Bommarito per le sue belle domande. Un estratto:

Quali sono gli obiettivi della casa editrice?

Nel corso degli anni abbiamo cercato di sviluppare una nostra precisa linea editoriale, centrata sul fumetto di qualità e sui lavori grafici, sulla saggistica e sulla letteratura di genere (horror, ma anche fantascienza, noir, trhiller…). Attualmente abbiamo in piedi diverse collane, ognuna caratterizzata da un particolare progetto editoriale: Neon, ad esempio, è centrata sui nuovi autori, giovani in senso anagrafico o editoriale, Incubazioni è dedicata alla narrativa Horror e Splatterpunk illustrata, Suture si occupa di saggistica e di “dietro le quinte” sul mondo delle arti (fumetto, letteratura, cinema, ecc…), Nerotika è dedicata alla narrativa noir e “poliziottesca”, mentre Cartilagini (siamo sempre un po’ sanguigni, anche nella denominazione delle collane) ospita fumetti e artbook. Poi c’è l’ultima nata, Immaginaria, dove presenteremo narrativa legata alla fantascienza, alla speculative fiction, allo Steampunk e all’immaginario in generale.

Adrian Maben, il regista di ‘Pink Floyd at Pompeii’. “Eravamo gli anti Woodstock” – Musica – Spettacoli – Repubblica.it


Su Repubblica una bella intervista ad Adrian Maben, l’indimenticato e indimenticabile regista di Pink Floyd at Pompei. Una sequenza di visioni psichedeliche e immaginifiche, ancora oggi, a sviscerare l’enormità dei Floyd.

Strani giorni: Autointervista con domande implicite – parte seconda


La seconda parte dell’autointervista di Ettore Fobo, comparsa sul suo blog, riguardo la sua silloge Il diario di Casoli. La prima parte è Qui.

Proprio la musica ha un ruolo centrale in Diario di Casoli. In quel periodo ero ipnotizzato da “Music for Airports” l’album di Brian Eno, lo ascoltavo continuamente. Penso – e in realtà spero – che quelle melodie avvolgenti, circolari, quelle spirali melodiche, mi abbiano influenzato. Poi rompevo l’incantesimo di quella musica, con il ruvido suono dei CCCP, con la cantillazione ipnotica alternata al grido di Giovanni Lindo Ferretti, vi aggiungevo la dolce, cinica per gioco, fintamente ubriaca, di sicuro ironicamente dannata, musica di Guccini, maestro di poesia nei suo meravigliosi testi, secondo me, i migliori della musica italiana e penso, per esempio, a una delle canzoni degli anni ‘90, neanche fra le più note, “Lettera”. Citerei i Grateful Dead, rivelazione di quell’estate, gruppo che conoscevo superficialmente. Sono entrato dentro quel mondo musicale fra psichedelia e folk e mi sono molto divertito. Ascoltavo Crosby Stills e Nash, per esempio. C’erano i Doors, naturalmente ma quelli li ascolto sempre. E i Velvet Underground, sì, quasi sempre. Che altro? Non so, Battiato, ma soprattutto come autore per Giuni Russo, Alice. Ascoltavo quell’eccezionale album che è “Energie”, dove la voce di Giuni Russo ritma la follia metropolitana, l’alienazione, l’ allucinazione urbana. Penso che tutto questo mi abbia influenzato durante la scrittura di “Diario di Casoli”, io scrivo spesso ascoltando musica e i miei percorsi musicali sono strani, come si è visto da quello che ho appena detto.

Sento di aver ingannato il lettore, in quanto poeta è mio compito, naturalmente, il bucolico è solo il travestimento di un poema che realizza altro: la fuga di colui che è “passato al bosco” come recita più o meno Jünger. Ecco Diario di Casoli è traccia di questa illuminazione, che naturalmente trattandosi di poesia è finta, anche nel senso etimologico di modellata, costruita, artefatta.

Ottobre

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Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

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Un diario non è altro che un registro di viaggio.

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Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

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