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Intervista: Giuseppe Lippi – Atlantide e i Mondi Perduti, la nuova edizione Mondadori di Clark Ashton Smith | Heroic Fantasy Italia


Bella intervista a Giuseppe Lippi su HeroicFantasyItalia, sul tema della recente traduzione alle opere di Clark Ashton Smith. Un estratto tra tanti, tutto molto interessante:

Oltre che poeta e narratore, Smith è stato anche pittore e scultore. Quali autori e correnti culturali hanno ispirato la sua visione dell’arte?

Ha tradotto Baudelaire e ha ereditato la sua volontà di non rappresentare fedelmente il mondo esteriore, ma di crearne uno a immagine del sogno. La differenza principale è che in Clark Ashton Smith si tratta quasi sempre di incubi, e che nei suoi racconti in prosa il processo prevede una messinscena plastica, turgida come nel miglior manierismo: voglio dire che all’allusione antepone spesso una rappresentazione esplicita. A differenza del suo corrispondente Lovecraft, Smith non ama la lingua aulica ma razionale del XVIII secolo, bensì quella barocca ed esclusiva dei decadenti. È un tardoromantico che ha letto i simbolisti come Baudelaire, ma nella narrativa ha preferito usare una tavolozza a colori forti che vanno dal viola al porpora, dall’oro al nero. (Per non parlare di una buona dose di necrofilia e di una certa crudeltà, che ne fanno un visionario degno delle riviste americane del Novecento e non solo un abusivo dell’altro secolo.) Per fortuna il suo genio possiede il ritmo giusto per suggestionarci anche con i termini più desueti, scelti sempre in funzione della loro risonanza e maestà. Non a caso, Smith accenna ripetutamente a realtà ulteriori: in un passaggio contenuto alla fine del nostro volume, «Atlantide», suggerisce che ogni autentica visione appartiene “all’eternità”, non al tempo, in cui non ha ancora potuto manifestarsi. È l’immagine di quello che verrà, o che ritornerà.

Il lavoro che hai compiuto è stato lungo e impegnativo. Quali sono state le principali difficoltà nel tradurre la prosa smithiana?

In ordine di difficoltà decrescente: 1) trovare l’energia per affrontare, la scorsa estate, seicento pagine di lavoro, compito che mi ero prefisso da molti anni ma che avevo finora rinviato. 2) Mantenere il ritmo per cinque mesi (all’inizio avrebbero dovuto essere tre) e anzi, acquistare velocità. 3) Cercare di rendere in un italiano leggibile, ma rispettoso e coinvolgente, il vasto accumulo di immagini e formule del nostro, risonanti come una lunga litania. 4) Da ultimo, finire: non lasciare nessuno strascico, nessun tentativo incompiuto per consegnare un lavoro che, in quel momento, rappresentasse il meglio delle mie possibilità.

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Intervista per LucaniArt Magazine | MicheleNigro


Un’altra intervista a Michele “DottoreInNiente” Nigro, segnalata sul suo blog. Un estratto:

Una seconda cosa che mi incuriosisce è la mutazione nello stile, nel modo di scrivere e nelle tematiche affrontate. Ossia il tuo linguaggio si è fatto più scarno, senza tanti orpelli. Si è affilato come una lancia pronta a colpire. Chi vorresti colpire e come mai?

Sì, hai ragione e ti assicuro che vorrei scarnificarlo ancora di più, ma per ora va bene così. Come accennavo nella precedente risposta, e come tu m’insegni, il poeta non è un essere fortunato raggiunto sulla terra da un raggio di luce miracolistico in conseguenza del quale comincia a verseggiare, ma è il protagonista (nella maggior parte dei casi inconsapevole) della propria evoluzione neurolinguistica, frutto del tempo, delle esperienze, delle continue sollecitazioni genetiche e fenomeniche, delle letture, dell’addensarsi della conoscenza o, meglio, della non conoscenza… Protagonista umano, biologico, mortale, anche se nel fare poesia rivela il suo lato laicamente “divino”. Non so se ho trovato uno stile mio, o se un domani sarà lo stile a trovare me: di sicuro so che non cerco nulla, non desidero niente, non aderisco a un manifesto, non costringo la materia a una scuola o a una forma, non c’è uno sforzo logico (almeno nella fase preliminare, “sporca”, del poetare) ma aspetto, ascolto, soprattutto mi ascolto, annoto nel silenzio tutto quello che l’anima mi suggerisce di conservare perché sa che ne vale la pena. Quando il verso funziona e soddisfa il tuo ritmo interiore, lo senti; anche se in seguito non piacerà al lettore. Sono contento che si noti questa “affilatura” ma ti assicuro che, volendo fare un paragone tra le poesie della raccolta e quelle pubblicate successivamente sul mio blog “Nigricante”, trovo queste ultime molto più scarne e affilate, più aderenti al mio status neurolinguistico attuale: segno che l’evoluzione, verso un’affilatura che si assesti intorno a uno stile tutto mio, è in atto. Ma la strada è lunga…

Le tematiche sono quelle tipiche dell’esistenza: l’amore, la morte, la solitudine, la condizione sociale, la sensualità, il passato che spinge per farsi ricordare, la spiritualità, la natura, la musica… Come dice Brunori Sas in un suo brano: “… Canzoni che parlano d’amore / perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?…” E si parla d’amore anche quando non lo si nomina e sembra che il tema della poesia sia un altro. Amore in senso lato, sotto varie forme. Chi voglio colpire? Nessuno, te l’assicuro: spesso dietro un j’accuse o una sentenza disperata si nasconde l’esigenza di ricordare a se stessi le cose che contano e di confermare quella piccola sapienza privata creata da eventi non storici. Non pretendo di trascinare anime, di convincere, perché sono troppo occupato a salvare me stesso; però se un lettore si mette a riflettere dopo aver letto un mio verso, e me lo confessa, non posso non essere soddisfatto…”

Per leggere l’intera intervista: qui

Charles Manson: The Final Worlds, il trailer del documentario | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine il trailer del prossimo documentario su Charles Manson, morto pochi giorni fa in carcere, la cui voce narrante è di Rob Zombie; parliamo di Charles Manson: The Final Worlds diretto da James Bubby Day.

Il documentario, le cui riprese sono iniziate un anno fa, andrà in onda negli Usa il 3 dicembre e si concentrerà sugli omicidi della Manson family raccontati dal punto di vista di Manson, utilizzando file di casi mai visti prima, immagini e interviste esclusive allo stesso Manson. Molte le interviste anche ai membri della Manson family che hanno rivelato nuovi dettagli che aiutano a capire la vera storia e le motivazioni che li hanno spinti a terribili omicidi.

Disponibile per il download gratuito l’intervista ad Amedeo Balbi | KippleBlog


È disponibile gratuitamente su tutti i portali ebook e, naturalmente, sul sito Kipple, l’intervista con fumetto ad Amedeo Balbi, nata da un’idea di Roberto Bommarito e Alessandro Napolitano; l’incontro è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Electric Sheep Comics, mentre le tavole e i disegni interni sono di Marzio Mereggia. Il lettering è di Claudio Fallani e la copertina è di Ksenja Laginja.

Il tema dell’intervista verte sul ruolo dell’uomo nell’universo e vira su altre suggestioni aliene e astrofisiche tenute insieme dalla passione per la Fantascienza e la Scienza, passando per gli argomenti che interessano l’umanità sul procinto di una possibile Singolarità Tecnologica.

Amedeo Balbi è nato a Roma nel 1971, è professore associato di astronomia e astrofisica al Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche, i suoi interessi di ricerca spaziano dall’origine dell’universo, al problema della materia e dell’energia oscura, alla ricerca di vita nel cosmo. È editorialista de Le Scienze, scrive tra gli altri per Repubblica, La Stampa, Wired, Il Post, collabora con programmi radio e tv, ed è autore di diversi libri. Con Cercatori di meraviglia (Rizzoli, 2014) ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2015. Il suo ultimo libro è Dove sono tutti quanti? (Rizzoli, 2016).

La collana fuori (collana)

Uno spazio per le opere di frontiera di Kipple Officina Libraria, intrise di sensibilità ineffabile da lasciare l’anima e il cuore aperti, istanti di essenza in crescita.

FILIPPO RADOGNA… TRA GIORNALISMO E NARRATIVA – La zona morta


Bella e lunga intervista a Filippo Radogna su LaZonaMorta. Eccone un estratto significativo ma non esaustivo. Grande Filippo!

RECENTEMENTE HAI PUBBLICATO PER ALTRIMEDIA EDIZIONI L’ANTOLOGIA “L’ENIGMA DI PITAGORA E ALTRE STORIE”. CE NE VUOI PARLARE?

Il fulcro è l’antichissima Matera, tra le profonde voragini che la fiancheggiano, l’altipiano murgico e i suoi paesaggi metafisici. Ma c’è anche lo Jonio con Metaponto, la cosiddetta spiaggia degli Dei, dove visse e misteriosamente scomparve Pitagora al quale ho dedicato il noir fantascientifico che dà il titolo alla raccolta. Ma ancora, si ritrova la Lucania interna dove l’antico coesiste con il postmoderno: a Melfi, c’è il magnifico Castello di Federico II di Svevia e il mega-stabilimento industriale dellaFiat Chrysler Automobiles”. Per non parlare dei minuscoli vecchi paesi dispersi sulle montagne che sono stati il regno delle fattucchiere.

DA QUALE BASE LETTERARIA NASCONO I TUOI RACCONTI?

C’è una sorta di letteratura regionalista all’interno, quella cara a Cesare Pavese. Sono stato un appassionato del realismo magico di García Márquez, che scriveva dei suoi luoghi dell’America Latina. Mi ha influenzato Raffaele Nigro, “Premio Campiello” e maestro del realismo visionario e antropologico lucano. Aggiungo Stephen King, che nei romanzi parla del suo Maine. Ecco,  i luoghi nei miei racconti divengono allegoria e soggetti di storie esoteriche, avventure fantascientifiche, utopiche o dell’orrore e gialli storici.

L’ultimo angolo di mondo finito a La Lettura TG5


Giovanni “Kosmos” Agnoloni è stato ospite, pochi giorni fa, a La Lettura, su TG5, rubrica letteraria del TG5 condotta da Carlo Gallucci, dove ha parlato del suo ultimo romanzo L’ultimo angolo di mondo finito. Ecco il video dell’intervento (complimenti Giovanni!).

Ti racconto un quadro: Francesco D’Isa | ReaderForBlind


Su ReaderForBlind un’intervista a Francesco D’Isa, fantastico illustratore connettivo della prima ora.

Quest’anno è uscito il tuo romanzo: La stanza di Therese, edito da Tunuè, che affronta diversi temi come l’ossessione, la solitudine e l’abbandono, un romanzo molto particolare che in un certo senso, vista la sua struttura a epistole, può essere inserito in una narrazione breve. Ti va di raccontarci la sua storia, dal pensiero alla stesura fino alla pubblicazione? E cosa ti ha suscitato la pubblicazione di questo lavoro?

La Stanza di Therese è per me un punto d’arrivo sia teorico che stilistico, che mi auguro avrò modo di affinare e usare come base per nuovi sviluppi. Gli appunti della protagonista nascono come miei appunti personali; nello stilarli e discuterli con amici e colleghi è nato un personaggio, anzi due, necessari per meglio veicolare l’impatto emotivo e quotidiano di concetti apparentemente astratti come quelli metafisici. Data l’inafferrabilità del tema – nientemeno che l’infinito – ho usato vari linguaggi e punti di vista per coglierlo, con l’uso di lettere, disegni, grafici, ritagli, trattazioni filosofiche miste a esperienze private. È stato bello e faticoso, rappresenta un momento molto importante della mia vita. Spero che per i suoi lettori abbia anche solo un briciolo dell’importanza che riveste per me.
In Italia sono sempre di più le riviste letterarie, molte di queste sono rivolte al racconto. Tempo fa Vanni Santoni ne parlava come di una fucina da cui attingere per scovare nuovi talenti, una sorta di scouting che le case editrici non fanno quasi più (tranne sporadiche eccezioni). Tu cosa ne pensi di questo? E quanto possono essere utili per un autore, nell’ottica della pubblicazione e della visibilità?
Concordo appieno con Vanni, con cui d’altra parte condivido questa esperienza sulle pagine di Mostro. Le riviste sono il migliore investimento da parte di un autore, specie se esordiente, per farsi conoscere, sperimentare con un margine maggiore di libertà e sviluppare il proprio stile. È stato così anche per me e continua a esserlo.

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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